Serendipity | Lab

di vincenzo moretti

Il pollo di Pasteur

Pasteur fu fortunato quando iniettò ai polli (poiché quella predisposta era terminata) una vecchia e dimenticata coltura di batteri, ottenendo così una conferma non prevista né programmata consapevolmente dell’immunizzazione. Ricapitoliamo quello che era successo: Pasteur per sbaglio iniettò ai polli una cultura vecchia, con i batteri morti, e i polli non si ammalarono; poi iniettò una cultura fresca e i polli non morirono. Erano stati immunizzati dalla cultura precedente.
Tutto vero, ma questo non ci autorizza a pensare che anche noi avremmo potuto scoprire la penicillina, perché senza la sua mente preparata Pasteur non si sarebbe accorto dell'importanza strategica della sua scoperta e il caso fortunato non si sarebbe realizzato.
È la forza della serendipity, la possibilità di cogliere l'attimo, la capacità di accorgersi del dato anomalo, imprevisto e strategico che crea le premesse per un cambiamento di paradigma.
Meditiamo, gente, meditiamo.

Business in cerca di Serendipity

Il mio amico Antonio Esposito, scienzato, creativo, imprenditore con esperenze importanti in Giappone, Germania, oggi in Svizzera, mi ha inviato alcune sue riflessioni accompagnate da una domanda: Pensi che possano uscire da qualche parte? La risposta è decisamente sì. Le riflessioni sono quelle che potete leggere qui di seguito.
Buona meditazione.

di Antonio Esposito
Il fatto che Serendipity sia sinonimo di “scoperte per genio e per caso” non vuol dire che il concetto sia applicabile solo nell'ambito delle scoperte scientifiche.

Le aziende, gli imprenditori e i managers, hanno negli anni formato una corporazione che si è, diciamo, isolata dal resto delle attività “terrestri” avendo sviluppato una forte confidenza nelle proprie capacità, decisioni e anche opinioni. Che le aziende si confrontino poco tra loro è secondo me un fatto oggettivo; che i loro proprietari e/o managers pensino di beneficiare dell’osmosi con l’ambiente circostante è raro.

Il fenomeno è reciproco e diffuso, ne è un esempio il mondo dell’arte che, nelle proprie manifestazioni di gruppo non commerciali, non è aperto a quelle categorie di persone orientate al commercio o comunque con un carattere troppo pragmatico e razionale.

Esiste, però, una particolare qualità umana che è la capacità di estrarre, succhiare, intuire, intravedere, captare – e la lista dei verbi puo’ continuare – informazioni utili dagli altri, indipendentemente da cosa fanno nella vita e da quale ambiente provengano.

Questa qualità è di solito riservata a quelli che hanno una vera “visione”, perchè solo loro possono immaginare al meglio come sarà il futuro nella sua dimensione globale e non solamente il futuro di una piccola realtà – come quella della propria azienda, piccola o grande che sia.

E di Serendipity il vero visionario si nutre. E se il visionario è un imprenditore o gestore di azienda, trasferisce questo modus all’interno della propria realtà, dando la possibilità ai suoi collaboratori di lavorare in gruppo, per esempio creando osmosi tra i venditori – a contatto con i clienti – e i progettisti.

Da un punto di vista pratico, la grande comunicazione di massa (internet in testa) fa accelerare la “democratizzazione del sapere”. Di qualunque sapere si tratti. Accade dunque, che mentre tu stai pianificando il tuo futuro imprenditoriale basandoti su una “conoscenza esclusiva”, questa conoscenza, nel giro di pochi mesi, è già appannaggio del globo e tu resti al palo poichè il globo è molto più rapido di te a sfruttare quella conoscenza.

Da questo punto di vista l’unico modo per cavalcare il futuro è cavalcare la Serendipity. Non chiudersi ma aprirsi, e riuscire a captare, intuire, succhiare ma anche godere dello scambio, delle idee altrui, dei punti di vista terzi e trarne le informazioni necessarie per avere più visione e immaginare come sarà il futuro per costruire meglio il tuo piano industriale.

Partecipare, quindi, ad un evento nel mondo dell’arte, puo’ diventare fruttuoso; dunque scambiare opinioni con gli “altri” di quel mondo ti può aprire gli occhi su qualcosa che non avevi visto, immaginato. E quel qualcosa, “per caso”, puo’ contribuire al tuo piano industriale attuale o spesso a crearne uno nuovo.

Un esempio di chi queste cose le capisce è un’azienda di nome SAP., un gigante di circa 60,000 risorse, che sviluppa softwares di gestione, apre una “chat” su internet per far si che i clienti ed i progettisti del software possano collaborare e farlo sempre meglio.(Scusate ma è più forte di me: immaginate i managers di  molte grandi aziende italiane  cosi’ occupati ad auto-elogiarsi e/o ad assegnare posti di responsabilità a mogli, figli , amici e parenti vari).

In un settore attiguo ci sono i proprietari di grossi fondi di investimento specializzati in tecnologie di punta che organizzano anche 40 conferenze all’anno fra persone diel tipo più disparato e su temi i piu’ eterogenei, (tra cui  anche sesso, arte e droga) con l’esclusivo obbiettivo di “attivare” Serendipity con i dialoghi da corridoio. Uno di questi e’ Yossi Vardi.

La mia idea è che bisogna cambiare registro, muoversi verso un modello dove il “comando e controllo” in un azienda lascino il posto alla formazione di piattaforme dove le risorse umane possano scambiarsi idee ed estrarre il massimo soprattutto da quelle degli altri. Si deve cioè favorire Serendipity. Questo però significa anche selezionare risorse che non si “incollano” alla poltrona ma che siano dinamiche, cioè risorse abituate al cambiamento. Queste persone, ovviamente, sono anche più inclini a cambiare azienda ma, il beneficio  che se ne ottiene secondo me vince di molto il rischio di perderle.

Imprese che vietano ai loro collaboratori l’uso dei “social networks” tipo Facebook e Twetter rischiano di bruciarsi lentamente al palo su cui resteranno. Ancora più in basso i proprietari e i gestori di imprese che esaltano ancora la navigazione a braccio – ripudiando anche l’organizzazione interna più elementare – e che pianificano solo il non pagamento dei fornitori si estingueranno nel nulla da cui provengono.

Zona di confine

Secondo Weick (1997) per dare senso a ciò che facciamo o, meglio, a ciò che abbiamo fatto, siamo portati a cancellare "molte delle sequenze causali che hanno reso più difficile il raggiungimento del risultato finale".

Secondo Merton (2002) le discrepanze tra l’effettivo corso di un’indagine scientifica e la sua documentazione pubblica nel momento in cui il saggio o la monografia scientifica vengono presentati con quell’aspetto immacolato che poco o nulla lascia intravedere delle intuizioni, delle false partenze, degli errori, delle conclusioni approssimative e dei felici “accidenti” che ingombrano il lavoro di ricerca, fanno sì che la documentazione pubblica della scienza non sia di per sé (in quanto tale) in grado di fornire parte significativa del materiale necessario alla ricostruzione del corso effettivo dello sviluppo scientifico.

Secondo me nella zona di confine tra Weick e Merton, tra Sensemaking e Serendipity, è possibile rintracciare molti indizi interessanti per comprendere, dal punto di vista sociologico, come avvengono le scoperte scientifiche.
Il mio lavoro di indagine sull'organizzazione del Riken (english version) si è mosso solo in parte in questa direzione. Prima del prossimo viaggio n Cina converrà ritornarci su con maggiore attenzione.    

 

Definizioni (from Merton)

1. autoesemplificazione
concetto riflessivo che si applica a un’idea (ipotesi, teoria) che si riferisce al suo stesso contenuto o è esemplificata dalla sua stessa storia.

2. invenzioni multiple indipendenti
risultato dell’azione congiunta della crescita di determinati tipi di conoscenza e dell’adozione delle medesime soluzioni da parte di scienziati e tecnologi innovativi concentrati sugli stessi temi.

3. primo incontro con il termine serendipity
determinato dalla convergenza di almeno quattro interessi: quello sociologico per il fenomeno generico delle conseguenze non intenzionali di azioni intenzionali; quello metodologico per la logica della teorizzazione; quello per la storia e la sociologia della scienza; quello per i neologismi che si rendono necessari per descrivere fenomeni appena scoperti e idee appena emerse.

4. fecondità della ricerca empirica
quando è feconda, la ricerca empirica non solo verifica ipotesi derivate teoricamente ma dà anche origine a nuove ipotesi.

5. il dato fa parte della conoscenza esplicita e implicita del ricercatore
il dato imprevisto, anomalo e strategico non è solo un dato di fatto, ma è almeno in parte anche una costruzione cognitiva, una funzione dell’orientamento teoretico e della conoscenza sia esplicita che tacita dell’osservatore.

6. diffusione della parola serendipity attraverso i dizionari

7. loan words (prestiti linguistici)
esprit de l’escalier (spirito della scala);
scadenfreude (gioia maligna);
chutzpah (sfacciata impudenza, sfrontatezza faccia tosta).

8. integrare la prospettiva psicologica con quella sociologica
il caso favorisce le menti preparate, in particolare quelle che operano in microambienti che agevolano le impreviste interazioni socio cognitive tra esse, e che possono essere descritti come ambienti socio cognitivi serendipitosi.

9. paradigma (Kuhn)
conquiste scientifiche universalmente riconosciute che, per un certo periodo, forniscono un modello di problemi e soluzioni accettabili a coloro che praticano un determinato campo di ricerca.

10. kuhn e serendipity
l’opera principale di Kuhn costituisce un bell’esemplare, in forma schiettamente autoesemplificativa, di modello di serendipity in azione in un microambiente serendipitoso, dato che l’osservazione di un dato imprevisto, anomalo e strategico fornisce l’occasione per identificare un nuovo problema intermedio che, una volta esplorato, porta alla soluzione di un recalcitrante problema basilare.

11. Standard Scientific Article e Oblitared Scientific Serendipities
le differenze individuate da Jean Piaget tra il modo personale di sviluppare i propri pensieri e l’ordine nel quale essi vengono presentati agli altri;
falsificazione scientifica in termini sociologici dello SSA;
il saggio o la monografia scientifica si presentano con aspetto immacolato che poco o nulla lascia intravedere delle intuizioni, delle false partenze, degli errori, delle conclusioni approssimative e dei felici accidenti che ingombrano il lavoro di ricerca;
la documentazione pubblica della scienza non è in grado di fornire gran parte del materiale necessario alla ricostruzione del corso effettivo dello sviluppo scientifico;
discrepanza tra l’effettivo corso di un’indagine scientifica e sua documentazione pubblica.

12. il saggio scientifico è un inganno?
Medawar, Feynman, Hoffmann, Watson e Crick.

13. il viaggio di serendipity da parola arcaica a parola di moda

14. serendipity come concetto psicosociologico sistemico
la ricerca empirica, se feconda, non soltanto verifica ipotesi derivate teoricamente, ma da origine anche a nuove ipotesi. Ciò potrebbe essere definito la componente di serendipity della ricerca, cioè la scoperta, dovuta alla fortuna o alla sagacia, di risultati ai quali non si era pensato.

15. il modello della serendipity
si riferisce all’esperienza, abbastanza comune, che coonsiste nell’osservare un dato imprevisto, anomalo e strategico che fornisce occasione allo sviluppo di una nuova teoria o all’ampliamento di una teoria già esistente.
Ciascuno di tali elementi del modello può venire descritto facilmente. Prima di tutto, il dato è imprevisto. Una ricerca diretta alla verifica di un’ipotesi, dà luogo ad un sotto prodotto fortuito, ad una osservazione inattesa che ha incidenza rispetto a teorie che, all’inizio della ricerca, non erano in questione.
Secondariamente, l’osservazione è anomala, sorprendente, perché sembra incongruente rispetto alla teoria prevalente, o rispetto a fatti già stabiliti. In ambedue i casi, l’apparente incongruenza provoca curiosità; essa stimola il ricercatore a trovare un senso al nuovo dato, a inquadrarlo in un più ampio orizzonte di conoscenze.
In terzo luogo, affermando che il fatto imprevisto deve essere strategico, cioè deve avere implicazioni che incidono sulla teoria generalizzata, ci riferiamo, naturalmente, più che al dato stesso, a ciò che l’osservatore aggiunge al dato.
Com’è ovvio, il dato richiede un osservatore che sia sensibilizzato teoricamente, capace di scoprire l’universale nel particolare. Dopo tutto, gli uomini hanno osservato per secoli fatti banali come lapsus linguae o lapsus calami, sviste tipografiche e arnese, ma era necessaria la sensibilità teorica di un Freud per considerare questi fatti come dati strategici, grazie ai quali egli poteva ampliare la sua teoria della repressione e degli atti sintomatici.

16. la serendipity aiuta a comprendere la ricerca scientifica

17. la serendipity come linea di indagine

18. la serendipity come creatrice di opportunità per nuove scoperte scientifiche

 

Il nuovo Rinascimento

Francesco Merone oltrepasserà tra qualche mese il varco fatidico dei 18 anni e a conclusione di un saggio breve dal titolo non breve, "Il nuovo Rinascmento, dal mondo delle idee al mondo reale, come dare man forte al progresso", ha scritto:
In sintesi, creatività e innovazione sono alla base del progresso, e senza la loro interazione non c’è possibilità di creare nuove cose di utilità comune. La famiglia e l’istruzione sono importanti quanto la conoscenza e l’ambiente per lo sviluppo delle idee e del processo creativo. Per costruire un futuro migliore è necessario, quindi, che ci siano giusti valori da  trasmettere ai propri figli; modelli positivi da imitare, completamente diversi da quelli offerti dalla televisione; una conoscenza pluridisciplinare che non occupi sempre gli stessi campi, bisogna guardare oltre le solite materie scolastiche, soprattutto c’è bisogno di motivare nel modo corretto. Gli insegnanti e la famiglia devono stimolare all’apprendimento così da riuscire a rendere lo studio molto più piacevole e produttivo. Se si seguono, a mio avviso, queste modalità, potremmo davvero sperare in un progresso generale di tutta l’umanità e chissà magari un nostro lontano parente potrà svegliarsi un giorno in un mondo dove uomini volanti, incredibili astronavi, edifici sofisticatissimi e robot super intelligenti non siano solo pura fantascienza.
Bel saggio e ottima conclusione, mi sono detto, quasi quasi gioco a tirar fuori un pò di parole chiavi:
Creatività, Innovazione, Interazione, Pubblica utilità, Famiglia, Conoscenza, Ambiente, Valori, Buone Pratiche, Interdisciplinarietà, Motivazione, Apprendimento. Dopo di che ho pensato: "chissà magari  anche grazie a ragazzi come Francesco un mio lontano parente potrà svegliarsi un giorno in un mondo dove i ragazzi come Francesco possano realizzare le proprie aspirazioni". Mi è sembrato un pensiero e un augurio da condividere nell'attesa ormai breve dell'anno che verrà. 

William Whewell

Le circostanze fortuite non si verificano mai nel caso di uomini comuni. Migliaia di uomini, anche i più inquisitivi e riflessivi, hanno visto cadere due corpi; ma chi, eccetto Newton, ha mai fatto seguire all’accidente tali conseguenze?
Philosophy of the Inductive Sciences, 1847

I racconti della scienza

Come dice Paolo Fabbri, in accordo con lo psicologo culturale Jerome Bruner, "La scienza, in tutte le sue facce, dalla progettazione di un esperimento all'atto divulgativo, è abitata dalla narrazione". Cos'altro è l'evoluzionismo darwiniano se non il racconto di una trasformazione? E la teoria del Big Bang? E a suo modo un'equazione complessa, con tutti quei segni e quei numeri che si sussueguono, non è forse la scrittura in codice di una storia, con tanto di intreccio iniziale che si "scioglie" in un finale denso di implicazioni?

Non mi stupisce che le scoperte di Sherlock Holmes e quelle di Fleming possano essere definite con lo stesso aggettivo: serendipitose. Come sosteneva Paul Ricoeur, d'altro canto, non si può comprendere senza narrare, e ogni cosa esisite solo dal momento in cui viene raccontata. Vuoi vedere che tra la formalizzazione tassonomica del nostro caro metodo scientifico e le piccole e grandi narrazioni mitiche e irrazionali della cultura orale non c'è poi questa gran differenza?

Questo lo ha detto Popper

«Anche la maggior parte delle cosiddette “scoperte casuali” presenta fondamentalmente la medesima struttura logica. Queste cosiddette “scoperte casuali” sono infatti, di regola, confutazioni di teorie consapevolmente o inconsapevolmente sostenute: vengono compiute quando alcune delle nostre aspettative (fondate su dette teorie) restano inaspettatamente deluse. Così la proprietà catalittica del mercurio fu scoperta quando si trovò accidentalmente che in sua presenza era stata accelerata una reazione chimica che non ci si aspettava ne venisse influenzata. Ma né le scoperte di Oersted, né quelle di Röngten, di Becquerel o di Fleming, furono davvero accidentali, anche se vi intervennero fatti casuali».

Tutto è comunicazione

Serendipitosamente il post di Alessandro mi ha fatto riflettere su quelle che sono le mie stanze confinanti e su come il mio "labirinto" personale si intersechi con quello di tante altre persone in mille modi differenti.

Le domande che si pone Alessandro nel suo intervento, quali siano i legami che attraversano mondi diversi, me le sono poste anch'io, soprattutto quando ho iniziato a scrivere online, per capire chi e perché potesse essere interessato a quel che avevo da dire.

L'ultima stanza che ho inaugurato, infatti, è il mio blog personale in cui ho tentato di ricostruire e includere tutte le mie stanze pubbliche: formazione, lavoro, pubblicazioni e docenze, oltre che riflessioni (più o meno casuali) sulle materie di cui mi occupo.

"- Parlami di un corpo che cade - le ho detto, poi te ne parlo io."
Mi sembra sia un inizio molto vicino alla mia visione delle cose e al motivo per cui ho un personal blog: tutto è comunicazione.
Parlare delle cose, soprattutto se si ha la possibilità di condividere punti di vista diversi, professionalità e competenze ritenute appartenenti a sfere lontane, aiuta a aumentare le conoscenze di ognuno e facilita connessioni inusuali, pensieri laterali, idee (cfr. post "L'importanza di essere seriamente creativi).
Dunque, comunicare crea innovazione.

 

Come stanze confinanti

Le esperienze non come scatole chiuse, ma come stanze confinanti, aperta una porta si entra nella stanza successiva.

Cosa lega il mondo fatto di numeri e forze invisibili al mondo fatto di parole e pensieri? Cosa vedono i matematici, i fisici, gli scienziati nei fenomeni che io non riesco a vedere? E cosa invece io noto che loro non riescono ad afferrare?

Il punto di partenza è una piccola discussione avuta con una cara amica neo laureata in Fisica. Parlavamo di ciò che studio e di quanto possa essere interessante anche in una discussione informale e senza pretese. - Tu puoi parlare di libri, io di che parlo - diceva ridendo e con sarcasmo - della legge di gravitazione universale? -. - Parlami di un corpo che cade - le ho detto, poi te ne parlo io.

Questo è l'inizio. Cosa spero di scoprire, alla fine?

AlessioStrazzullo

Serendipitoso, Watson

E se anche il grande Sherlock Holmes avesso contratto il virus della serendipity?
Non ci credete? E allora leggete qui:
1. Il mondo è pieno di cose ovvie che nessuno in nessun caso osserva.
2. Non c’è nulla di più ingannevole di un fatto ovvio.
3. Mi sono allenato a notare ciò che vedo.

Citazioni da:
1. Il mastino dei Baskerville
2. Il mistero di Valle Boscombe
3. L’avventura del soldato dal volto terreo

ora in
A. Conan Doyle, Tutto Sherlock Holmes, Newton Compton

p.s.
non ricordo da dove ho copiato le citazioni. se a qualcuno di voi viene in mente fatemelo sapere.

Visionari di tutto il mondo unitevi

Segnalata da Nòvalab la pagina di Utne Reader con i 50 visionari che stanno cambiando il nostro mondo.
Potrebbe essere interessante stabilire - verificare possibili connesisoni con il nostro serendipity lab.

Simurg

Debbo al grande Jorge Luis Borges, cantore di tigri, labirinti e sogni, il mio incontro con Farid al-Din Attar, poeta persiano che annovera tra le sue opere un singolare poema mistico, Mantiq-al-Tayr, che racconta le epiche fatiche di trenta uccelli alla ricerca del Simurg, il loro re. Allorquando finalmente arrivano al suo cospetto si rendono conto che il Simurg contiene tutti loro e che ciascuno di loro è il Simurg.
Il Simurg come l'Aleph? Un elogio in versione poetica della strategia win-win? E ancora: senza il Simurg, i 30 uccelli esistono (si possono pensare) in quanto tali? E se manca anche uno solo di loro, il Simurg può esistere (si può pensare) in quanto tale?

Serendipity and Sensemaking

Le rivoluzioni scientifiche come esperienze di sensemaking (Khun, 1995; Weick, 1997). La connessione tra Khun e Weick, di una giovane e brillante studentessa nel corso della seduta di esami di qualche giorno fa, suggerisce l'ulteriore link con la serendipity (Merton, 2002).
Da un lato "Come posso sapere che cosa abbiamo da fatto finché non vedo quello che abbiamo prodotto" (Weick, pag.30). Dall'altro le menti allenate che prendono le mosse dall'osservazione di un dato anomal imprevisto e strategico per affermare un nuovo paradigma.
Da un lato il sensemaking. Dall'altro la serendipity. E noi in mezzo?

SerendiChina

L'idea di andare in China per farsi un'idea di come funziona il Paese (basta la parola a definire il contenuto?) e la ricerca scientifica è da qualche giorna qualcosa di più di un'idea.
Ho parlato con la persona che vorrei come compagno di viaggio, ho aperto un blog (che per ora non è aperto ai naviganti) dove appunto notizie e pensieri, ho comparato qualche libro, ho cercato di ricrdare se e dove ho già scribacchiato cose intorno al tema. E' così che sono inciampato in China Serendipity Country, che forse potrebbe suggerire qualche ulteriore connessione. Sulla Cina.  E/O. Sulla Serendipity.

p.s.
Ho fatto il giochino proposto da Alessandra. Ha funzionato. Non ci ho riprovato per paura che non fosse un caso.

p.p.s.
Inutile nasconderlo. La nostra idea di Serendipity Lab ancora non decolla. Io non demordo. Forse.

Sito web serendipitoso


"Non è solo il fato a tracciare le dinamiche della serendipità, ma più spesso è proprio l’attitudine del ricercatore che pone attenzione agli indizi che incontra e alla sua capacità di far emergere dagli elementi riscontrati il valore della scoperta."

Diego mi segnale questo sito basato sulla serendipity (dicono loro).

Cliccando al centro si accede a uno a caso dei siti del loro database.

Che ne pensate?

Vantaggio competitivo e serendipity

Nell'ultimo periodo ho approfondito i miei studi sul vantaggio competitivo (di cui ho già trattato qui). Ogni impresa, per eccellere  nel suo mercato di riferimento, dovrà identificare il proprio vantaggio competitivo e risolvere le questioni connesse alla sua creazione e al suo mantenimento, a dispetto dei cambiamenti endogeni (ovvero interni all'azienda) ed esogeni (esterni ad essa). Tale vantaggio competitivo sarà “sostenibile” se in grado di garantire performance migliori di quelle dei competitors e se sarà allo stesso tempo non facilmente replicabile da questi.

Il filone di ricerca denominato Resource-based View of the FirmRBV – che prende piede a partire dagli anni '90, ricerca le fonti e la sostenibilità del vantaggio competitivo delle imprese al loro interno, ponendo l'attenzione tanto sulla loro dimensione economica quanto su quella organizzativa: se la dimensione economica comporta una differenziazione basata sulla varietà di risorse controllate e sulla loro non perfetta circolazione, da quella organizzativa deriva una differenziazione che nasce dall'originalità della combinazione che rende asset non replicabili le strategie organizzative.

A prescindere da quale delle modalità di interazione tra combinazione e controllo (escludendo l'imitazione debole) verrà portata avanti da una data organizzazione (sfruttamento, innovazione magageriale o leveraging), la sostenibilità del vantaggio competitivo deriva dall'impossibilità di essere imitati che a sua volta dipende dal verificarsi di una o più delle seguenti situazioni:
  • possono derivare dal fatto che le condizioni storiche in cui si è sviluppa l'azienda siano irripetibili: lo studio di questa dinamica ha dato i natali a quel filone denominato heritage marketing;
  • è possibile che la sostenibilità del proprio vantaggio competitivo sia dovuta alla presenza di un'ambiguità causale e cioè che risulti impossibile risalire a come  certe risorse e capacità siano state trasformate in vantaggio competitivo a causa dell'originalità delle modalità di combinazione poste in essere dall'azienda;
  • un'impresa può risultare imperfettamente imitabile grazie alla sua complessità sistemica per cui la molteplicità di risorse e collegamenti è talmente elevata da non permettere di essere gestita e influenzata sistematicamente.

Come interagisce serendipity con tali elementi?
Può ritenersi che essa combaci perfettamente con la "solita" dose di "seria" creatività che ci servirà nella lettura della situazione storica, come nella creazione di combinazioni originali, quanto nel raggiungimento di molteplici connessioni diversificate? In cos'altro può ritenersi racchiusa e come può essere colta dalle aziende al fine di collegarla alle altre strategie di innovazione?

Questo lo hanno fatto loro


Donne e uomini di serendipity lab, provate a visitare il wiki a fianco. Non tutte le cose sono in tema, ma secondo me ci sono spunti e suggerimenti utili per la nostra ricerca.
Cosa aggiungere ancora? Che interagire è giusto. Nel nostro caso indispensabile. O no?

Creatività allo specchio

L'invito a scrivere un pezzo sul tema dello specchio - argomento affascinante che da sempre porta chi lo tratta a... riflettere con curiosità su un oggetto che è tanto portentoso quanto familiare - mi ha condotto a connettere i concetti di paradosso e di trasformazione con quello di creatività.

Lo specchio è paradosso perché, a qualsiasi livello lo si consideri, procura dei cortocircuiti identitari in chi lo guarda (in chi si guarda). Il fatto stesso di acquisire informazioni su noi stessi, sulla nostra pettinatura o le nostre occhiaie attraverso una superficie specchiata ha un che di curioso: di fatto quella immagine è una deformazione (e in senso più lato una trasformazione, appunto) di ciò che siamo, e quando ci specchiamo decidiamo in pratica di trascurare tutte le differenze tra noi e la nostra immagine riflessa: esaltiamo l'identità e cancelliamo l'alterità. Per paradosso, quindi, pur osservando la nostra immagine duplicata tutti i giorni siamo consapevoli che potremmo non sapere mai come siamo / chi siamo effettivamente.

Diversamente, se mettiamo da parte la meccanicità dello sguardo quotidiano e ci sforziamo di arrivare a un riconoscimento più attento (concetto coniato da Henry Bergson) siamo in grado di riconoscere dall'altra parte della superficie sia la nostra identità - perché è innegabile che la figura che abbiamo di fronte corrisponde univocamente alla nostra - sia l'alterità  che ci separa da ciò che osserviamo. In poche parole si tratta del principio che rese pazzo Narciso, condannato dagli dèi a innamorarsi di un'immagine riflessa su uno stagno che non avrebbe mai potuto possedere, perché era la propria.

A ben pensarci il riconoscimento attento è ciò che noi utilizziamo nel momento in cui produciamo un'idea. In assoluto, anzi, potremmo dire che è la creatività stessa (potremmo dire la speculazione creativa)  che si basa su questo principio: quando elaboriamo un concetto ci basiamo su due estremi inscindibili, che sono la ripetizione (di ciò che già sappiamo, di ciò che abbiamo imparato, della concezione che deve essere superata o migliorata) e la differenza (cioè lo scarto innovativo, il nuovo approdo concettuale). Così come Alice per imparare doveva visitare il paese delle meraviglie, cioè un mondo capovolto trasformato e paradossale che poteva essere raggiunto attraverso il sogno o, guarda caso, attraverso uno specchio, tutti noi possiamo conoscere, ideare e creare solo attraverso la trasformazione e il paradosso, uscendo dall'immobilità del quotidiano e confondendoci con l'altro.

 


 

Sophie Wolfe and Wolfgang Pauli

Sophie Wolfe, chi era costei?
Cominciava così un mio articolo di un paio di anni fa nel quale raccontavo di questa insegnante di scienze alla Abraham Lincoln High School di Brooklin, New York, che ha avuto tra i suoi allievi 3 dico 3 premi Nobel:
Arthur Kornberg, biochimico, premio Nobel per la medicina nel 1959 per le sue scoperte sui meccanismi della sintesi biologica dell'acido deossiribonucleico;
Paul Berg, biochimico, premio Nobel per la chimica nel 1980 per le sue ricerche sul DNA ricombinante;
Jerome Karle, biofisico, premio Nobel per la chimica nel 1985 per lo sviluppo di metodi per la determinazione delle strutture cristalline.
La cosa che mi aveva colpito è che tutti e tre avevano voluto rendere omaggio alla sua bravura, riconoscere l’importanza del suo insegnamento nella loro formazione.

Oggi leggendo L'equazione dell'anima (Arthur I. Miller, Rizzoli, 2009) apprendo che dei 27 ragazzi che facevano parte della classe di Wolfgang Pauli 2 avrebbero poi vinto il Nobel, altri si sarebbero fatti un nome come attori, direttori d'orchestra, professori universitari e magnati dell'industria.

La domanda è:
Quanto incide la qualità del "maestro" nella formazione del "genio"?
Si cercano risposte serendipitosamente.

L'importanza di essere "seriamente" creativi

Se, parafrasando Vincenzo Moretti durante la presentazione di questo laboratorio, la Serendipity si propone di rielaborare secodo le proprie competenze un "dato anomalo" al fine di produrre innovazione, naturalmente, come lui stesso asseriva, più sono i punti di vista che è possibile esplorare, maggiore sarà la possibilità di riconoscere il "dato anomalo" da rielaborare. La domanda che mi pongo a questo punto riguarda le modalità attraverso le quali portare avanti tale rielaborazione.

Esperienza e competenza risultano essere fattori indispensabili, ma non sufficienti. Credo che in questa sperimentazione più che mai sia necessario un ulteriore elemento essenziale: la creatività. Per creatività non è da intendersi in questo contesto il mero risultato di un processo dalle caratteristiche estetiche e artistiche strettamente legate al "talento innato", bensì un processo di produzione delle idee che, secondo le accezioni comuni di senso può sembrare illogico, ma in realtà nasce dall'esplorazione dei meccanismi della percezione e dà vita a idee la cui validità è supportabile dalla logica: si tratta della creatività che scaturisce dall'utilizzo delle tecniche del "pensiero laterale" teorizzate da Edward De Bono nel suo "Essere creativi" e in altre numerose pubblicazioni.

Il pensiero laterale è infatti "una forma strutturata di creatività che può essere usata in modo sistematico e deliberato" che punta a utilizzare elementi esperienziali noti, le informazioni in proprio possesso, interpretendoli in maniera originale, esplorando "approcci diversi" per non rischiare di confondere "il pensare con l'essere logici" [Theodore Lewitt].

Dunque, tralasciando la "folle" creatività degli artisti, dotiamoci della "seria" creatività del pensiero laterale proprio per non restare "bloccati" dalla conoscenza nell'esplorazione dei territori dell'innovazione: "la vita è l'arte di trarre conclusioni sufficienti da premesse insufficienti" [Samuel Butler].

It’s the question that drive us

Sono i processi attivati dalle persone con le loro idee, il loro talento, il loro lavoro, la qualità e la quantità delle loro relazioni, connessioni, interazioni, a determinare la storia e il carattere, i successi e i fallimenti delle organizzazioni? O a fare la differenza sono piuttosto la forza e la consistenza delle strutture nelle quali le persone vivono, lavorano, studiano, si divertono? E ancora. Con quali caratteristiche si presenta la relazione tra persone e strutture negli ambienti contraddistinti da processi di innovazione, forte specializzazione, elevata professionalità? 
Queste alcune delle domande intorno alle quali mi piacerebbe connettere pensieri, conoscenze e competenze differenti; confrontare e condividere idee, progetti, cose realizzate e da realizzare.

Serendipity Lab according us

Ambiente sociocognitivo dove interagiscono menti non solo molto preparate ma anche un pò avventurose, capaci di cimentarsi con ciò che è inedito, che vogliono pensare e fare qualcosa di completamente diverso da quello che si fa da altre parti o che loro stesse erano abituate a pensare e a fare nel corso di esperienze precedenti. Ciò che c’è già fa da punto di partenza. Ciò che occorre cercare sono le connessioni inedite, di tipo nuovo. Per questo non contano solo le conoscenze esplicite, codificate, e quelle implicite, basate sull’esperienza, ma anche la capacità di guardare ai dati con occhi diversi, la propensione ad esplorare nuovi approcci e metodologie, la voglia di sbilanciarsi e di percorrere sentieri prima inesplorati con la determinazione di chi sa che alla fine del viaggio l’unica cosa che conterà davvero saranno i risultati.

serendipity lab
novaserendipitylab

Serendipity according Merton

Il modello della serendipity nella ricerca scientifica consiste nell’osservazione di un dato imprevisto, anomalo e strategico che fornisce occasione allo sviluppo di una nuova teoria o all’ampliamento di una teoria già esistente.
Prima di tutto, il dato è imprevisto. Una ricerca diretta alla verifica di una ipotesi dà luogo ad un sottoprodotto fortuito, ad una osservazione inattesa che ha incidenza rispetto a teorie che, all’inizio della ricerca, non erano in questione. Secondariamente, l’osservazione è anomala, sorprendente, perché sembra incongruente rispetto alla teoria prevalente, o rispetto a fatti già stabiliti. In ambedue i casi, l’apparente incongruenza provoca curiosità, stimola il ricercatore a trovare un senso al nuovo dato, a inquadrarlo in un più ampio orizzonte di conoscenze. [ …] Affermando che il fatto imprevisto deve essere strategico, cioè deve avere implicazioni che incidono sulla teoria generalizzata, ci riferiamo, naturalmente, più che al dato stesso, a ciò che l’osservatore aggiunge al dato. Com’è ovvio, il dato richiede un osservatore che sia sensibilizzato teoricamente, capace di scoprire l’universale nel particolare.

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Le parole giuste

E allora entriamoci in questo clima sperimentale da Generale Agosto. Anzi, confesso che in un certo senso mi piacerebbe entrarci e non uscirne più, perché ciò che di più esaltante sottende l'idea di questo laboratorio è senza dubbio la sua vocazione alla sperimentazione permanente, senza soluzione di continuità. Incrociare, accavallare e persino confondere linee di pensiero e linguaggi differenti in un unico ambiente (virtuale, per giunta) ha un fascino irresistibile e serendipitoso in sé.
Speriamo che si giochi tutto sulla "confusione" (etimologicamente parlando): sull'inseparatezza delle opinioni, delle linee di pensiero, sull'idea che non è la dialettica (e quindi la contrapposizione metodica) a creare tesi nuove, bensì la dialogica, l'incontrarsi per far vivere e camminare i concetti con le loro stesse gambe, rinunciando a priori a qualsiasi desiderio di paternità assoluta da esercitare su di essi.
A volte cerchiamo di scegliere le parole giuste, dimenticando che spesso sono le parole giuste a scegliere noi, a scegliere di essere dette, perché il contesto lo permette, perché le intelligenze lo permettono, o perché, semplicemente, era arrivato il momento per loro di venire fuori, di venire dette. Credo che il contesto di questo laboratorio e le intelligenze di chi lo animerà potranno stimolare le parole giuste a uscire. Se vogliamo pensiamola come una divertente seduta spiritica: mettiamoci in connessione (web) per interrogare ciò che è al di là di quello che dominiamo, pregando le parole giuste e i concetti giusti di farsi vivi.

Bentrovati in questo Serendipity Lab, nato - e permettetemi di ringraziarlo - dalla sensibilità e dalla vivacità di Vincenzo Moretti: persona squisita, prima che valido sociologo.

Una sera ci incontrammo

Anche se questa volta la fatal combinazion non c'entra nulla. E' che abbiamo pensato che incontrarci "live" per scambiare qualche idea sul "come" organizzare i lavori del nostro laboratorio virtuale potesse aiutarci a fare le cose per bene.
Detto che anche dopo esserci incontrati contiamo a pensare di aver fatto una scelta aggiusta possiamo aggiungere che:
1. ci sono da subito 2 new entry, Alessandra e Susy, regolarmente  presentate e fotograte nel post precedente e nell'icona che rappresenta il serendipity lab;
2. Alessio per cause di forza maggiore non ha partecipato all'incontro e non c'è nella foto ma c'è più che mai nel laboratorio e di questo siamo assolutamente contenti;
3. il generale Agosto sarà per forza di cose il mese della sperimentazione e dell'organizzazione, da settembre speriamo di far vivere il nostro serendipity lab a pieno regime;
4. abbiamo naturalmente anche un indirizzo dedicato di posta elettronica novaserendipitylab@gmail.com
Buona partecipazione.       

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E' la somma che fa il totale

Nella foto i promotori del Serendipity Lab. From left to right: Beppe Del Vecchio, Alessandra Colucci, Vincenzo Bernabei, Assunta (Susy) Martone, Vincenzo Moretti, Luigi Glielmo, Cinzia Massa, Luigi Morra, Alessio Strazzullo (assente super giustificato ma ovviamente nella foto non c'è :-).
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Benvenuti

Per ora siamo in 7. Vincenzo Bernabei (owner Queimada Brand Care), Beppe Del Vecchio (restauratore, musicista), Luigi Glielmo (professore ordinario di automatica, Facoltà di Ingegneria, Università del Sannio), Cinzia Massa (quality manager; formatrice), Luigi Morra (responsabile nazionale la Feltrinelli Express), Alessio Strazzullo (studente, blogger), Vincenzo Moretti (sociologo).
L'idea è far vivere un ambiente sociocognitivo dove interagiscono menti un pò preparate e un pò avventurose, capaci di cimentarsi con ciò che è inedito, che vogliono pensare e fare qualcosa di completamente diverso da quello che si fa da altre parti o che loro stesse erano abituate a pensare e a fare nel corso di esperienze precedenti. Ciò che c’è già fa da punto di partenza. Ciò che occorre cercare sono le connessioni inedite, di tipo nuovo.
Da queste parti perciò non contano solo le conoscenze esplicite, codificate, e quelle implicite, basate sull’esperienza, ma anche la capacità di guardare alle cose, ai dati, alle idee con occhi diversi, la propensione ad esplorare nuovi approcci e metodologie, la voglia di sbilanciarsi e di percorrere sentieri prima inesplorati con la determinazione di chi sa che alla fine del viaggio l’unica cosa che conta davvero sono i risultati.
Un Serendipity Lab, insomma, un luogo di confronto, di creazione e di realizzazione di idee ed esperienze per genio e per caso.
Benvenuti.
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Connettere pensieri, conoscenze e competenze differenti. Confrontare idee, progetti, cose realizzate e da realizzare. Per genio e per caso. Grazie al talento. Alla serendipity. E all’organizzazione.
Per adesso possiamo contare su questo blog, su una sezione di approfondimento su Nòva Review, su qualche idea, su un indirizzo email, sulla voglia di affollare presto questo luogo con pensieri, conoscenze, competenze "altre". Buona partecipazione.