Questioni di senso

di vincenzo moretti

Sapori e Saperi

"Chiudi gli occhi. Apri la bocca. Respira. E senti il sapore della montagna". Gerardo (nome inventato per la tutela del minore), 10 anni, ha vissuto il dramma del terremoto in Emilia.

Questioni di casualità?!

11 Giugno 1997. Silvia Ruotolo, vittima della camorra napoletana.

"Le vittime non erano nel posto sbagliato al momento sbagliato. Era la camorra ad essere nel posto sbagliato nel momento sbagliato" (cit. Alessandra Clemente, figlia di Silvia Ruotolo).

Che cos'è la MAFIA

Quante cose si possono imparare da una classe quarta di una scuola elementare di provincia.

Mafie emiliano-romagnole

Il laboratorio di giornalismo d'inchiesta della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Bologna ieri, 14 maggio 2012, ha presentato la Seconda Edizione del Dossier sulla presenza delle mafie in Emilia-Romagna. Giovani studenti hanno raccontato la presenza delle mafie, della 'ndrangheta in particolare, nel settore dell'edilizia, del traffico di cocaina e delle armi, degli investimenti e del riciclaggio di denaro nel paradiso fiscale della Repubblica di San Marino. La novità di quest'anno è rappresentata dalla sezione riguardo le mafie straniere presenti in questo territorio: cinese, albanese, ucraina, romena, nigeriana e sudamericana.

Obiettivo del laboratorio è quello di sensibilizzare l'opinione pubblica all'interno di un territorio apparentemente lontano dalle questioni mafiose.

Silenzio è Bellezza

Napoli. Ponticelli. Una classe della Scuola Elementare San Giovanni in Bosco entra nella Sala della Giunta Comunale di Napoli. Nessuno parla. C'è improvvisamente un silenzio che stupisce tutti gli adulti presenti. "Bambini, potete parlare!". Anna (nome inventato per la tutela del minore), sarà l'unica a dare una risposta. "E' così bella!". Quello che gli adulti presenti non avevano capito è che il silenzio coincide con la bellezza. Anna aveva letto Dostoevskij senza leggerlo: la bellezza come espressione di verità è liberata dalla condivisione di un momento di gioia o di dolore. L'occhio stupito e silenzioso di una bambina di 8 anni ha insegnato che spesso, il Silenzio esprime la vera Bellezza.

Made in Usa

Nella nuova classifica di Art Newspaper, nella top ten dei musei più visitati al mondo, non vi è alcuna traccia dei musei  italiani. Al primo posto, figura il Louvre con 8,9 milioni di presenze nello scorso anno, seguito dal Metropolitan di New York e dal British di Londra.

I Musei Vaticani, con circa 5 milioni di ingressi non sono stati considerati nella lista mentre, gli Uffizi salgono dal ventesimo al diciannovesimo posto con 1 milione e 700 mila visitatori.Alla luce dei suoi 3400 musei, 2100 aree e parchi archeologici e 43 siti dell’Unesco, l’Italia non riesce ad avere un ritorno commerciale adeguato alle proporzioni del suo patrimonio.

La colpa, viene il più delle volte imputata alla scarsa  tutela del patrimonio artistico che, rappresenta la causa di tristi avvenimenti di cronaca come il crollo della  casa dei gladiatori a Pompei e solo raramente viene attribuita  alla mancanza di studi strategici, finalizzati all’incremento degli ingressi.

A fare scuola stavolta sono gli Usa che nonostante detengano appena  la metà del numero dei nostri siti, ottengono un ritorno commerciale che è pari a 16 volte quello italiano. Analogo discorso per Paesi europei quali  Francia e Regno Unito che  hanno un ritorno commerciale rispettivamente di  4 e di 7 volte superiore.

Negli Usa la maggior parte dei musei sono finanziati da aziende o cittadini ai quali viene riconosciuta la possibilità di detrarre dalle tasse i contributi versati.  Le strategie di marketing e di fund-raising americane sono diventate un modello di riferimento anche per diversi Paesi Europei che riescono, attraverso un’attenta cultura imprenditoriale, a valorizzare i beni culturali e ottenere un aumento del numero di visitatori.

La gestione museale negli Usa è dunque marketing oriented. Accanto ai curatori che si occupano di tutela, conservazione e catalogazione vi è il management che individua gli strumenti per aumentare la notorietà delle attività del museo, incrementando così gli ingressi.

Ricorrere al modello statunitense per risolvere il problema dei mezzi di sostentamento e aumentare il numero di visitatori, rappresenterebbe dunque,  una valida alternativa all’attuale gestione museale italiana e consentirebbe al contempo allo Stato di non dover  ricorrere a figure estranee per procacciare il denaro. 

antonellaromano

Facciamo i compiti?

Sono bambini. Tra i 6 e i 10 anni. La legge li chiama minori. Vanno a scuola. Vivono in un contesto difficile. A 47 km da Napoli (e 45 da Caserta). Conoscono la povertà, Sanno cosa significa abitare in 10 in 3 stanze. Hanno come modelli fratelli maggiori agli arresti domiciliari. Giocano a pallone in strada usando i cassonetti come pali per le porte da calcio. Corrono tra i rifiuti (tossici e non). Aspettano il momento del doposcuola con entusiasmo. Quando si fermano attorno all'unico tavolo disponibile in casa, ognuno col proprio quaderno. Sorridono. Fanno a gara per parlare. Con la tecnica di chi urla di più. La frase più ricorrente "Facciamo i compiti?". Forse, bambini così desiderosi di studiare e di capire sono rari. Forse il loro entusiasmo andrebbe valorizzato. Forse una speranza c'è anche per loro.

La scuola:un diritto?

"Il nostro Paese garantisce il diritto allo studio a tutti": parole della preside di una Scuola Elementare di un Comune del Sud campano.

 A me pare che questa frase debba fare i conti con una realtà. Per raggiungere (e quindi frequentare) la scuola elementare è necessario l'abbonamento al bus scolastico (ditta esterna). Per avere l'abbonamento è necessaria una richiesta con allegato fotocopia di un documento valido e modello isee per avere una riduzione (da 30 euro mensili a 13).

E se sei figlio di una donna che non possiede alcun documento valido (e quindi nemmeno un modello isee)? (Situazione molto comune da queste parti)

Possibile soluzione. Potresti accompagnare tuo figlio e andarlo a riprendere. Se non fosse che sei agli arristi domiciliari (altra situazione comune) ed hai un permesso di uscita di due ore tra le 10 e le 12. E tuo figlio esce tutti i giorni alle 13,40.

Altra possibile soluzione. Potresti fare una delega a qualcuno. Se non fosse che per fare una delega serve la fotocopia del documento valido. Che non hai.

Forse l'Ufficio Servizi Sociali dovrebbe conoscere meglio il territorio e intervenire. Forse il ruolo di una preside dovrebbe essere quello di accertarsi che tutti i bambini tra i 6 e i 10 anni presenti sul territorio frequentino la scuola elementare senza difficoltà "burocratiche".

Siamo vulnerabili

Ho un amico dall’intelligenza vivida. Una di quelle persone che non vedo spesso, ma la cui presenza mi riempie di gioia. Quando parlo con lui mi sembra di avere la capacità di esprimermi meglio, di tirare fuori quei pensieri che difficilmente riesco a condividere. Forse è la sua calma, il suo non voler imporsi per forza, il suo saper ascoltare e il mio sapere che lo fa sempre con estrema attenzione…

 

Lui è una delle pochissime persone con cui io riesca a parlare con disinvoltura di politica e società. Spesso sono argomenti tabù anche con gli amici più cari, anche con quelli con cui hai condiviso tanto e che ti capiscono con uno sguardo. Sono argomenti tabù perché toccano delle strane corde, tese dalla superficialità o dai preconcetti o convinzioni ataviche e sedimentate. Sono corde che spesso non permettono di generare interesse nel creare assieme un pensiero condiviso.

 

Qualche giorno fa ho rivisto questo mio amico. Seduti al tavolino di un bar abbiamo bevuto del pessimo caffè americano e fumato tante sigarette. Il discorso si è dispiegato naturale, forte e potente. 

 

La domanda di partenza ruotava attorno al perché ci sentiamo così a disagio, stranieri a casa nostra. E’ vero o no che, anche se probabilmente non consapevoli, ci sta stretta la realtà in cui viviamo, la mancanza di progettualità, i farabutti al potere, il non sapere cosa fare della propria vita e il brancolare nel buio? E la politica, che dovrebbe lavorare nell’ombra, senza farsi sentire, sussurrando e nel contempo cementando la coesione tra tutti noi, avendo sempre come ultimo fine il nostro bene…com’è possibile che riesca solo ad urlare, sbraitare, ronzare?

 

Io e il mio amico abbiamo avanzato sospetti su chi possano essere i colpevoli. E questi colpevoli, secondo noi, ora stanno iniziando a rendersi conto di esserlo.

 

Noi pensiamo che la colpa, forse, potrebbe essere di coloro che più ci amano e che più ci hanno amato: i nostri genitori.

 

Così attenti a noi e a noi totalmente dedicati, così intelligenti, facenti parte della classe dirigente italiana, han permesso che il nostro paese arrivasse ad una deriva così totale. Hanno permesso che gente senza scrupoli si appropriasse di tutto, anche del nostro futuro.

Loro, che han raggiunto posizioni anche importanti nel lavoro, nella ricerca e nello studio, avevano l’obbligo morale di frenare e arginare questo arenamento. Potevano farlo… Anche nell’ombra dove hanno sempre vissuto, avevano strumenti per agire.

 

Spesso son riusciti solo ad indignarsi.

 

Han pensato a noi, con amore totale e dedizione infinita. E quello che accadeva fuori dal nido? Che sdegno… Ma, vabbè, per fortuna era qualcosa di lontano, per loro l’importante era che noi potessimo crescere al meglio, felici, senza pensieri.

 

Ora, cresciuti così, ci sentiamo fuori dal mondo, stranieri a casa nostra, incapaci di affrontare la vita da soli, spauriti e storditi.

 

Siamo vulnerabili.

vincenzorisi

silenziosaMENTE

Napoli. Stazione Centrale. Ore 22,10. La Croce Rossa distribuisce acqua e qualche panino. L'aria è calda. Mi fermo a parlare coi passanti. Un ragazzo sulla trentina è l'unico che si presta a fare due chiacchiere. Sorride. Mi racconta che capita spesso durante l'estate. La distribuzione di acqua intende. Entriamo sull'autobus. Mi aiuta a caricare la valigia. Di fronte a me un uomo sulla cinquantina mi fa una smorfia di fastidio quando il giovane ragazzo accenna a sedersi accanto a lui. Ma il ragazzo è cortese. Sorride ancora e fa spazio all'uomo che ha deciso di sedersi dietro. Awa (nome inventato) è senegalese. Mi racconta un pò della sua storia. Sorride. Sempre. Mi parla del Senegal. Della cultura. Delle differenze con il resto dei paesi dell'Africa occidentale. Dopo un pò mi saluta e scende. Al capolinea scendiamo. Io e l'uomo infastidito. Mi passa davanti. Scuote la testa e fa una nuova smorfia. 

Quando i silenzi dicono molto di più. Quando riesci ad avvertire qualcosa. Forse paura. Forse timore del diverso. O forse semplicemente la scelta di evitare. Di restare indifferenti all'Altro. Di proseguire (tranquillamente?) la propria vita senza esporsi. Forse.

Un paese per Donne

Sant'Agata Bolognese. E' Donna. Un sindaco Donna con altre quattro donne alla guida di un piccolo comune nella provincia di Bologna. Un record nazionale. Che funziona. Bilancio positivo. Investimenti raddoppiati in Cultura e Ambiente. Demografia in crescita. Forte presenza giovanile. Occupazione femminile alta.

Quando Competenza, Determinazione e Qualità (al femminile) diventano efficaci e funzionali alla guida di un paese.

Biocarburanti: l'alternativa emerge dai fondali.

In un post di qualche tempo fa avevamo già parlato di biocarburanti e delle problematiche etiche ed essi connesse.

Il maggior beneficio legato all’utilizzo di biodiesel è costituito dalla riduzione delle emissioni di Co2 nell’atmosfera e dunque dal porre un freno all’accelerazione dell’effetto serra.

In Italia, non vi sarebbe la possibilità di soddisfare il fabbisogno dei 34 milioni di mezzi di cui disponiamo a causa della limitata disponibilità di terre coltivabili.

 Inoltre, il numero di persone denutrite nei paesi occidentali è aumentato del 54%. Sono 19 milioni le persone che soffrono la fame e si stima che entro il 2050, si assisterà ad una diminuzione dell’8-20% delle aree coltivate, rendendo ancora di più inaccettabile l’approvvigionamento dalle materie prime, per la produzione di carburanti.

Tale questione, legata all’utilizzo di varietà vegetali ad uso alimentare potrebbe essere superata dalla scelta di ricavare biodiesel da alghe.

L’Istituto Nazionale di Oceanografia e di geofisica sperimentale (Ogs) ha stipulato un accordo con l’Università Tecnologica Nazionale (UTN) dell’Argentina circa la possibilità di  produrre in modo efficiente biodiesel da alghe marine. Il biodiesel infatti, può essere ricavato oltre che da oli vegetali (soia), anche da alghe e da  grassi animali.

In team, lavoreranno allo scopo di individuare le più adatte condizioni di luminosità e di temperatura per la proliferazione di alghe. Ai ricercatori italiani spetterà il compito di studiare un terreno di coltura ottimale, nel quale le alghe possano produrre  quantità consistenti di acidi grassi,  da cui ricavare biodiesel.

La scelta di puntare alle alghe risulta la più adatta in quanto andrebbe ad incidere di meno sulla produzione di varietà vegetali ad uso alimentare. La produzione inoltre sarebbe compresa fra 1.000 e 20.000 litri di biocarburante per ettaro a seconda della specie di alga coltivata.

Il progetto è tuttavia, ancora in fase sperimentale.                                                                                  Persistono i dubbi sulle modalità per l'ottimizzazione dei processi e le  strategie da attuare, per consentire un maggior contenimento dei costi.

antonellaromano

I nuovi Mille

Erano molto giovani. Alcuni bambini. Erano italiani e e stranieri. Tra loro anche una donna. Hanno combattuto. Hanno costruito l'Italia. Hanno unito l'Italia. E, ancora oggi, lottano per unire gli italiani. I Mille ci sono ancora. Ogni giorno affrontano la realtà cercando di migliorare questo paese. E, a volte, di unire questo paese. Oggi, a Casal di Principe, i familiari delle vittime di camorra, gli studenti e la musica lo hanno dimostrato. C''è un'Italia che prova ogni giorno ad essere migliore. A partire dallo Stato.

Semantic SEO

Come cambia l'attività di SEO (ottimizzazione sui motori di ricerca) con l'avvento delle tecnologie semantiche ? Una breve panoramica su Nova Lab Artificiali e Intelligenti.

 

AntonioLietoNova

Un secolo ancora

Stralcio da una Relazione dell'Ispettorato per l'Immigrazione del Congresso Americano, ottobre 1912.

"Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa relazione, provengono dal sud dell'Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione".

Quando i rimpatriati eravamo noi. La storia continua a ripetersi. E forse non ce ne siamo ancora accorti. O forse è più facile dimenticare. 

A piccoli passi

Da pochi giorni è partita l’operazione “wi-fi a scuola”, promossa dal Ministro Brunetta che, prevede il collegamento ad internet per 5.000 scuole nei prossimi 6 mesi e il coinvolgimento di circa 14.000 istituti scolastici italiani entro la fine del 2012.

L’obiettivo è di digitalizzare le scuole italiane, con l’introduzione della “pagella digitale” in sostituzione alla pagella cartacea. I genitori avranno inoltre, la possibilità di gestire i pagamenti on-line sui propri conti correnti e potranno utilizzare la Pec (Posta Elettronica Certificata) per dialogare con gli Istituti scolastici dei propri figli.

Il progetto di Brunetta punta alla diffusione del  kit a tutti i bambini delle scuole elementari nel giro di pochi anni e vede l’impegno del governo a finanziare l’iniziativa, in una fase di start-up, con 5 milioni di euro.

Esso prevede anche che, i fondi restanti, dovranno essere a carico delle regioni, province e comuni mentre, i costi di collegamento, saranno a carico delle scuole che, dovranno dimostrare di poterli sostenere per almeno tre anni.

Questo punto, rappresenta di sicuro un problema non da sottovalutare per gli istituti pubblici che hanno subito negli ultimi anni dei tagli consistenti.

Un ulteriore problematica è poi rappresentata dal digital divide ovvero, il divario digitale esistente tra coloro che hanno accesso alla rete e coloro che ne sono impossibilitati a causa di condizioni economiche e/o culturali. Non tutte le famiglie avranno dunque, un accesso ad internet garantito e per molte di esse, l’introduzione di servizi di monitoraggio digitali, potrebbe rappresentare motivo di esclusione dalla vita scolastica dei propri figli.

Infine, vi è sempre la questione dell’esposizione allo “smog elettromagnetico” che secondo alcuni potrebbe comportare rischi importanti quali il cancro e l’invecchiamento precoce.

Sicuramente con tale iniziativa l’Italia riesce a fare un grande passo a favore della digitalizzazione ma al contempo si allontana dalle politiche attuate da alcuni Paesi industrializzati quali Inghilterra e Germania che, presentano propagande ad hoc sui rischi connessi all’uso prolungato del wi-fi.

 
antonellaromano

POTENTIni

Potenza. Cemento e lavori in corso. Transenne per chiusura traffico assenti, avute in prestito dai comuni limitrofi. Rione Cocuzzo. 3 mila persone in più. Sovraffollamento. Una porsche che brucia in un dirupo. La super luna piena. Una chiesa di cemento e vetrate gremita di uomine e donne intenti ad ascoltare la voce di chi ha perso una persona cara per mano delle mafie.

Sono i segni di una realtà che chiede attenzione. Ascolto. Giustizia. Legalità.

E noi siamo qui per dimostrare che ne vale ancora la pena, Che quelle persone non sono morte inutilmente.

pensiero

Le nostre vite sono poco più che un insignificante racconto, una breve storia. Eppure è nostra, è la nostra di storia, l’unica che abbiamo…

Siamo uomini ordinari noi.

Quando, più in là, ripercorreremo le nostre gesta, riusciremo a ricordare poche cose. Perché, alla fine, pochi sono quei momenti che le hanno dato un valore, che davvero l’hanno impreziosita.

vincenzorisi

Tschida è differente

Non importa se la lingua per comunicare è diversa, se il modo di guardare il mondo cambia, se la cultura dentro ci separa. C'è sempre qualcosa che unisce le persone. La diversità. Forse è proprio quella che ci fa avvicinare. Nonostante certe persone e certe circostanze ci continuano a sottolineare il contrario.

In questi giorni l'Austria mi ha insegnato che non è così necessario usare la tovaglia per mangiare. Che il tè è buono anche se servito con un buon semmel (panino tipo rosetta) con wurstel fettato. Che è bello vedere che qualcuno che ti viene semplicemente a trovare ti porta in dono un cesto pieno di 24 panini al sale e kummel fatti a mano uno per uno. Che anche da un cervo può venir fuori un wurstel. Che puoi sopportare anche 8 gradi sotto zero se sei in buona compagnia. Che l'amore a 50 anni non solo è possibile, ma è stupendo da vedere. Che il vin brulè è più buono se fatto con il vino bianco. Che la sensazione di passeggiare su un lago completamente giacciato fosse così speciale. Che esistono tanti tipi di caffè al mondo tra cui uno che si chiama melange e tutto sa tranne che di caffè. Che a volte non c'è posto più bello in cui vorresti stare se non in una cantina con vecchie botti e un uomo simpatico che ti accompagna nelle degustazioni. Che si potesse bere (e che facesse così bene alla salute) un'acqua che sa di vomito; e soprattutto che quest'acqua fosse trattata come un monumento. Che potesse esistere una stufa a legna rivestita di marmo che riscalda un'intera casa. Che c'è tanta bellezza e commozione nel ballare un walzer in una piazza con tantissime persone.

Quando chi dovrebbe controllare, ci rinuncia!

14/12/2010

Oggi, una giornata come tante altre. Arrivo a Napoli alle ore 10.15 e da Piazza Garibaldi devo raggiungere Piazza Trieste e Trento.

Ancora una volta, mi appresto a prendere il famigerato R2.                                     

Perché famigerato? Ve lo spiego subito.

Per chi non lo sapesse, l’R2 è uno degli autobus più affollati di Napoli ma la sua notorietà non scaturisce da questo soltanto.                                                          

L’R2 ha la fama di essere la patria dei borseggiatori e dei maniaci. 

Per una donna prendere questo mezzo vuol dire, dover fare lo slalom tra i molestatori al fine di riuscire ad obliterare il biglietto e nascondersi in un posticino a riparo, magari nei pressi di qualche signora dal viso rassicurante.

Esagero? Non direi.                                                                                                   

Ne è una prova quello che ho vissuto stamane. A metà del  tragitto sale il controllore e inizia a chiedere i biglietti e controllare le convalide. In quel momento assisto all’ennesima scena di una signora che cerca di scampare al suo molestatore ed un’altra che si accinge a nascondere la sua borsetta nel cappotto.

 Siamo alle solite. E invece mi sbaglio, il meglio deve ancora venire.

 Tra me e il finestrino un uomo sulla cinquantina e il controllore.

Al richiamo del controllore “Prego biglietti” l’altro finge di non ascoltare. Al secondo richiamo mi ritrovo nel bel mezzo di una lite verbale.

 “Vergogna! Ti devi solo vergognare!” risponde l’uomo al controllore.

E l’altro: “mi faccia vedere il biglietto”.

L’uomo sulla cinquantina a quel punto prende un tesserino e lo esibisce al controllore.

Il compito di quel signore era di dover controllare l’efficienza e la tenuta in sicurezza dei trasporti pubblici. Insomma, una barzelletta!

 “Come puoi pretendere che le persone paghino il biglietto? Questo mezzo non funziona come dovrebbe, è usurato. E’ pieno di borseggiatori e di maniaci! E tu pensi ai biglietti? Vergognati, la gente come te dovrebbe manifestare, ribellarsi e tu invece non reclami nulla al di fuori del tuo stipendio! Io come te oggi dovrei lavorare ma, a differenza tua, ci rinuncio!”.

I passeggeri a quel punto si infuriano. Tutti pronti a reclamare i propri diritti al controllore che, poverino faceva soltanto il suo dovere. Ma con chi prendersela? Cosa fare quando anche chi dovrebbe controllare a Napoli, ci rinuncia?

Le porte si aprono, scendo dall’autobus, regalo il mio biglietto obliterato e proseguo a piedi.

Per oggi, ore 10.30, ne ho già abbastanza.

antonellaromano

Paradosso latino

Il sociologo Robert Sampson è partito da un'ipotesi molto chiara. Gli immigrati, in particolare coloro che vivono in condizioni di povertà e disorganizzazione, avrebbero una propensione a commettere crimini maggiore rispetto ad altri soggetti. La ricerca ha preso in considerazione 3000 atti violenti commessi tra il 1995 e il 2003 a Chicago. Strumenti utilizzati: dati raccolti dalla polizia, censimenti e studi condotti sulle popolazioni immigrate da organizzazioni specifiche. Lo studio d'analisi ha dimostrato che i luoghi dove la concentrazione di immigrazione è ai massimi livelli, presentano i più bassi livelli di criminalità della città. Si è verificato quello che Sampson ha definito "paradosso latino": la prima generazione di immigrati messicani ha il 45% di possibilità in meno di commettere atti violenti rispetto a soggetti americani immigrati di terza generazione.

"Nelle aree più povere la presenza di immigrati sembra una sorta di 'protezione' contro la violenza." 

Questo risultato può diventare una lezione importante anche per l'Italia, un paese che sta vivendo una fase di seconda generazione d'immigrati e che fa ancora molta fatica ad accettare quello che l'Unione Europea ha più volte sottolineato: l'immigrazione è una necessità fisiologica che non si può arrestare in nessun modo. E' ora di superare quella fase in cui l'immigrato è considerato esclusivamente "braccia" per iniziare a viverlo come "persona".

Partire dalle idee

Avete mai provato a contare il numero di cartelloni pubblicitari e di volantini che vi accompagnano, nel tragitto che, va da casa a lavoro?

Sembrerebbe un esercizio stupido e per molti versi una perdita di tempo ma, di certo aiuterebbe ciascuno di voi ad avere una maggiore percezione  non solo, del numero di messaggi a cui  il vostro subconscio è quotidianamente sottoposto ma, anche del numero di strategie che ogni azienda per la propria sopravvivenza, è tenuta a elaborare.

Si stima che, nel corso di una giornata, siamo esposti  da un minimo di 300 a un massimo di 3000 messaggi pubblicitari. Il più delle volte, li fruiamo in maniera fugace, senza neanche rendercene conto. Siamo talmente assuefatti dalla pubblicità, da aver innalzato delle barriere che, ci consentono sì, di esserne colpiti ma, al contempo di restarne indifferenti (almeno apparentemente).

Il compito di chi si occupa di marketing e comunicazione, è proprio  di riuscire a distinguere la propria campagna pubblicitaria dalle altre, in modo da attirare l'attenzione del consumatore, per un tempo sufficiente a farsi ricordare.

Ricordo un aneddoto, circa il mio secondo giorno di lavoro, il responsabile marketing entrò in ufficio e disse: “Esci, vai a farti un giro, e torna con un'idea originale”. A prima vista sembrerebbe  quello che ognuno vorrebbe sentirsi dire la mattina entrando in ufficio ma, in realtà, passata la prima fase di entusiasmo, subentrò una sensazione di smarrimento “Ed ora? Dove vado?  Cosa faccio?”.

Se c'è una cosa davvero difficile è rompere gli schemi facendo leva sull'immaginazione. Abbattere i costi di una campagna pubblicitaria e colpire il target, al punto da riuscire, a far risaltare il proprio messaggio, tra migliaia di altri messaggi. In altre parole, fare guerrilla marketing.Creare stupore e sorpresa in un target assuefatto, significa entrare ufficialment in guerra e iniziare a sentire la pressione della concorrenza. Oggi avere un'azienda, un prodotto, un servizio vincente non basta, occorre saperlo comunicare. Non solo dire al target che quel prodotto esiste e lo può acquistare ma, anche convincerlo che è proprio quello, ciò di cui   ha  bisogno.

Un'azienda ha prima di tutto bisogno di un'idea. Essa vive  tra migliaia di altre aziende e senza un format vincente, rischia di perdere. Ebbene, fare impresa oggi è estremamente difficile. Prima dei prodotti, dei servizi e degli investimenti, ci sono le idee  che guidano e generano l'intera economia. Ma anch'esse da sole non bastano, bisogna saperle comunicare perchè, soltanto questo fattore è in grado di decretare o meno, nel lungo periodo, un successo aziendale. 

antonellaromano

Vite di scarto

"Negli ultimi due anni ho imparato tanto dalla vita. Prima di oggi. Prima di questo presente io non mi accorgevo o acconsentivo tacendo. Oggi mi sento in colpa per non essermi ribellata per salvare l'uomo che amavo. Non stavo vivendo. Mi stavo adeguando al sistema. Ora lo so. Ora ho un'altra possibilità. E voglio usarla per dire a tutti voi che è necessario lottare per scoprire che significa sentirsi libera."

Una donna del sud scrive a tutti noi. Lo fa per il presente. Per le sue tre figlie. Per aiutarle a uscire dal sistema che si è impossessato della sua terra campana. Per evitare che diventino lo scarto di una società disattenta.

Un paese Impastato

Cinisi. 1977. 100 i passi che separavano la casa di Peppino Impastato da quella del capo mafia di cosa nostra dell'epoca Tano Badalamenti. Dopo 32 anni, oggi, quell'appartamento del civico 1 è stato confiscato divenendo la sede legale dell'Associazione degli amici di Peppino Impastato.

A volte nel nostro paese succede anche questo.

perifericaMENTE

Cinquina. Periferia di Roma. Ben, 16 anni. Padre italiano, madre italiana. Fabio, 19 anni. Padre italiano, madre capoverdiana. Lia, 18 anni. Padre italiano, madre italiana. Luca, 20 anni. Padre marocchino, madre tunisina.

"Cinquina è repressa. L'Italia è repressa. E la politica di questo paese si è costruita e fortificata su questa repressione."

Quando sono le giovani generazioni a parlare. E quando pochi hanno le orecchie allenate ad ascoltare.

Alisya nel paese delle meraviglie: storie di un quartiere, storie di un disagio, storie di speranza.

Prima di te

Carcere di Bari. Anni '70. Il boss dei quartieri spagnoli veniva arrestato. "Quando è iniziata la sua affiliazione?", inizia il suo dialogo il cappellano dell'epoca, Tonio Dell'Olio, oggi referente di Libera internazionale. "Avevo 8 anni. Giocavo in strada a pallone. Proprio in quella strada, in quei giorni stavano scaricando sigarette (di contrabbando). Uno di loro mi chiese di fare il palo. Mi diede 10 mila lire. Anche oggi riuscivo a pagarmi la colazione. Il giorno dopo non ho aspettato che me lo chiedesse, mi sono offerto io di fargli da palo. Mio padre era in galera e quei soldi mi facevano comodo.". Il dialogo continua: "E la scuola? Lei andava a scuola? La maestra non si preoccupava quando non la vedeva tra i banchi? E l'assistente sociale non veniva a vedere come stava e di cosa aveva bisogno?". Il dialogo si approfondisce e si conclude contemporaneamente. "La maestra si preoccupava quando andavo a scuola, piuttosto che quando non andavo. L'assistente sociale non si preoccupava per me, ma solo dei soldi che riceveva. Nessuno si preoccupava per me. La camorra è stata l'unica che si è preoccupata per me. Nella mia vita è arrivata prima la camorra, e sono diventato camorrista. Nella tua vita è arrivato per primo un prete, e sei diventato prete".

A volte, nella vita conta chi arriva per primo. Sarà quell'elemento a determinare le scelte future, quelle che, forse, ti segneranno per sempre.

Il fenomeno Foursquare e il caso Crocco Prima Infanzia

3 milioni di persone nel mondo hanno installato Foursquare sul proprio smartphone (iPhone, Android o Symbian che sia).  

3 milioni di persone che condividono la propria posizione sul globo con amici vecchi e nuovi, veri o presunti, indicando il luogo in cui stanno bevendo il caffè prima di andare in ufficio, la stazione della metropolitana da cui prendono il treno per tornare a casa, il locale dove ci si ritrova la sera. Casomai esprimendo valutazioni e consigli. 

3 milioni di persone che partecipano ad un grande gioco collettivo, dove l'obiettivo è quello di collezionare medaglie che testimoniano la propria attività di uomo di mondo. E dove si diventa sindaci del luogo che si frequenta di più. 

Sì, proprio così. Non ci sono implicazioni politiche, ma ludiche sì. E il gioco carica di senso un'attività che già ne ha di per sé (e tanto), ovvero la socialità, il condividere e il sentirsi parte del mondo in cui si è immersi. 

Il fenomeno della geo-localizzazione che Foursquare porta con sé è solo l'ultimo tassello di quello immenso del social networking. L'integrazione con Facebook e con Twitter amplia a dismisura le potenzialità di questa piccola e semplice applicazione. 

Il passo per arrivare a delle considerazioni di business è molto breve, e come sempre, sta tutto in questo desiderio e bisogno umano della condivisione della propria vita con le persone più care. Un bisogno che perseguiamo da sempre e che le ultime tecnologie non han fatto altro che potenziare esponenzialmente. 

Altrove, nel mondo, vi sono molte grandi (es. la catena di caffetterie Starbucks e la catena di ristoranti Zagat) e piccole aziende che stanno usando Foursquare come veicolo di promozione. Sì, perché quando qualcuno fa un "check-in" in un luogo questo segnale viene lanciato nella propria rete sociale, raggiungendo i contatti Facebook e Twitter.  

Allora: perché non incentivare i clienti a compiere questa piccola operazione nei propri negozi? 

Immaginate per le piccole aziende, che non possono permettersi grandi campagne da multinazionale, cosa questo possa voler dire. Immaginate che, oltre al "check-in", l'utente esprima anche un suo personale giudizio o lasci un consiglio agli amici e…il “gioco” è fatto. 

Foursquare, negli ultimi mesi, non è restato appannaggio dei soliti apripista d'oltreoceano o di pochi intrepidi early adopters italiani (i dati di diffusione dell''applicazione in Italia sono di crescita costante). Ormai il suo utilizzo è molto esteso e non ci sono motivi per cui in Italia non si possano pensare ad azioni di marketing e promozione fatte proprio attraverso questo strumento. 

Un esempio concreto di utilizzo di Foursquare made in Italy (e, cosa ancora più siginificativa, made in Sud) è rappresentato dalla PMI campana Crocco Prima Infanzia, che vende e distribuisce articoli per neonati e che ha il suo quartier generale nel Casertano. Questa azienda rappresenta un vero e proprio case study nel panorama nazionale per quanto riguarda l'avvio di attività di geo-location marketing basato su tecnologia smartphone. 

L'interessante e simpatica iniziativa dell'azienda casertana prevede sconti e omaggi per chi diventerà "sindaco" del negozio utilizzando Foursquare.  

Un'iniziativa che ha il merito di coinvolgere i clienti in un'attività ludica che porta loro anche dei vantaggi fattivi e tangibili. Riportando all'azienda, come controparte, una loro migliore fidelizzazione e un incremento della corporate popularity nelle reti sociali. Insomma: un'iniziativa da elogiare, da seguire nei suoi sviluppi e, per quanto possibile, da imitare. In cui, una volta tanto, una azienda del Sud sveste i panni di follower e diventa trend setter a livello nazionale.

vincenzorisi

Sammy

Sammy Mtile è una pediatra inglese. L’ho conosciuta qualche giorno fa in Kenya, precisamente a Malindi, girovagando  tra capanne costruite in fango e sterco di vacca.

Entriamo nel suo centro, l’unico edificio in mattone tra dozzine di capanne. La troviamo in ufficio, alle prese con scartoffie varie ed eventuali. La sua stanza è tappezzata di foto di bambini senza arti e con orgoglio ce ne mostra una. Dice che è suo figlio, ormai deceduto. La madre lo aveva abbandonato dalla nascita perché nato solo con il busto, e lei ha fatto giusto in tempo a prenderlo con sé ed accudirlo in tutti i modi sostenendo lei stessa i costi degli interventi in giro per il mondo, anche se alla fine, non ce l’ha fatta.

Ci racconta la sua storia. Nel 1995, data del suo primo viaggio in Kenya, decise di non abbandonare quella terra ed occuparsi soltanto dei suoi bambini speciali.

Quando parla dei suoi bambini subito le brillano gli occhi e l’istante successivo decide di farceli conoscere. Il primo è Henry un bimbo di 5 anni senza braccia è molto debole, tanto da non riuscire a camminare. La madre era un’alcolizzata e aveva avuto numerosi aborti prima di Henry che una volta nato, è stato adottato a pieno titolo da Sammy, che lo accudisce e lo coccola come una madre e forse più. Le storie e i volti si susseguono, sono davvero tanti e non riesco a capire come mai siano così numerosi.

Il perché me lo spiega Lien  un giovane ragazzo conosciuto a Malindi: “I figli sono un dono del Signore, se un bambino non nasce sano è una punizione, te ne devi liberare”.

Parole  inammissibili per la cultura occidentale ma che in Kenya rappresentano la cruda realtà delle cose.

Il più delle volte i genitori si sbarazzano del nascituro gettandolo in mare o in un fiume”.

Così i bambini arrivano all’associazione http://www.associazionerainbow.org/welcome.asp da ogni parte del Paese. Non appena arriva la notizia di un bambino nato con handicap Sammy è lì pronta a correre e raggiungere le aree più disparate del paese.

Intanto con orgoglio ci mostra quello che è riuscita a costruire in questi anni: una sala parto, un dormitorio e una stanza con medicine provenienti da diverse parti del mondo,  tanto che ci chiede di tradurre in inglese alcuni libretti illustrativi in italiano.

La struttura è al contempo una scuola, un ospedale, un orfanotrofio e un centro per bambini con handicap. Poi vi sono le classi e un grosso terreno con una rampa per disabili.

Ci mostra poi due mucche ovviamente essenziali per il latte. Così si riesce a fare colazione senza spendere un centesimo.

La nostra visita termina con un gruppo di ragazzini che intonano Jambo Bwana e una  voce che urla in italiano: Tornate presto!

 

antonellaromano

La mia generazione che vive guardando al passato

Io appartengo ad una generazione che vive guardando al passato.

Parafrasando Hobsbawm, io faccio parte di una “generazione breve” nata a cavallo degli anni ‘80 composta da ragazzi e ragazze che oggi hanno dai 31 ai 26 anni.

Noi siamo i figli di un’altra generazione gloriosa, quella a metà strada tra gli idealisti e gli yuppies, siamo figli dei cartoni animati giapponesi, delle passioni artistiche, del credere nelle proprie potenzialità. 

Ossì, quanto ci è stato utile tutto ciò, utilissimo fino a quando poteva esserlo. Prima o poi la resa dei conti arriva, e arriva anche la vita reale e il non poter più far affidamento su mamma e papà. Beh, che dico, tanti di noi non possono che far ancora affidamento su di loro.

E ci ritroviamo a guardare al passato, sì, perché è meglio così. Il futuro è troppo oscuro, troppo buio.
Facciamo proprio come dicevano gli antichi Greci, andiamo avanti fronteggiando il passato e lasciando che il futuro ci bussi alle spalle.
Ma è colpa nostra se era troppo bello prima? Era così eccitante e fantastico passare le ore facendo funzionare il cervellino, dipingendo, suonando, leggendo, scrivendo, guardando tanti film, studiando... e sognando un giorno di condividere con gli altri tutto ciò… Oh, per l’amor di Dio, tutte cose nobili.

Vi ricordate che al liceo e all’università gli unici ragazzi e ragazze che potessero essere interessanti avevano tutti la loro bella passione? Chi non ce l’aveva era un bifolco, un non degno di stima...
E quanti di noi la stanno ancora caparbiamente inseguendo quella passione, ora, alle soglie dei 30 anni? Son più fortunati questi o i loro amici che, avendo la testa più a posto, queste "sciocchezze" le hanno messe da parte trasformandosi, però, in un branco di frustrati?

E allora meglio non pensarci al futuro, abbiamo già tante difficoltà col presente. Ci resta la dolcezza del guardare al tempo trascorso che è lì, vicinissimo, dove sembravamo essere delle persone migliori...

Così ci hanno dato la possibilità di sognare, ma forse è colpa nostra che non abbiamo capito che erano solo sogni. Che botta il risveglio.

O forse, a ben pensarci, potrebbe essere dei nostri genitori la colpa, che ci han riversato addosso tutto quello che loro avrebbero voluto essere? Sì, erano loro che volevano fare gli artisti o gli intellettuali, erano loro che questa possibilità non ce l’hanno avuta. Però han lavorato una vita intera, alcuni guadagnando bene altri no. Ma nonostante questo, tutti si son ripromessi che avrebbero fatto qualsiasi cosa per darla ai loro figli questa opportunità. Chissà, se la fossero risparmiata sarebbe stato meglio per tutti.

Io non so cosa sia successo alla fine dell‘84. So solo che quelli nati dopo sono dei gran figli di puttana e che hanno le idee chiare... insomma, questi lo sanno come si sta a questo mondo.

Ma forse i loro genitori sono di un’altra generazione...

vincenzorisi

Un atto d'Amore

“Ebbe una crisi respiratoria, la trovai sul pavimento poi la corsa in ospedale e la diagnosi: una lesione irreversibile al cervello.”

Per Massimo e le sue due figlie a quel punto c’era solo una decisione da prendere: cosa avrebbe voluto la mamma?

E la risposta fu ancora più immediata “lei era generosa, aiutava  il prossimo, lei avrebbe detto di si”.

Così  nel Dicembre del 2002 Massimo e la sua famiglia decisero per il sì alla donazione.

La scelta non fu affatto facile, ma con l’aiuto di psicologi, medici ed amici in qualche modo riuscirono a prendere la decisione più razionale.

A distanza di tutti questi anni Massimo e le sue due figlie hanno continuato a credere nella loro scelta, sono riusciti a dare un senso e un significato alla morte, dalla morte hanno generato vita, compiendo quel difficile salto da “privazione” a   “donazione”  che fa della donazione degli organi, un atto d’amore incondizionato.

Unico neo della donazione -dice Massimo- è l’impossibilità di conoscere le persone che grazie agli organi di mia moglie rivivono. “Quel che cerco non è un ringraziamento, non abbiamo fatto altro che assecondare la  sua volontà. Vorrei solo sapere se  i trapianti sono riusciti, se c’è adesso  una persona in qualche parte d’Italia  che vede il mondo con i suoi occhi, così come lo vedeva lei”.

Se ho deciso di raccontare la storia di Massimo è per dare anche qui, attraverso Nòva Lab Questioni di Senso un piccolo contributo alla campagna promossa dall’AIDO (Associazione Italiana per la Donazione di Organi, tessuti e cellule) soprattutto in un momento critico come questo in cui, i donatori sono diminuiti da 35 persone per milione nel 2005, a 20 persone per milione nel 2010.

In Italia infatti vige ancora l’invalidità del principio del silenzio assenso. Il soggetto che non dichiara la propria volontà di donare gli organi affida tale decisione alla propria famiglia e rinuncia di fatto al suo diritto esprimibile  attraverso una semplice modulistica di adesione scaricabile dal sito dell’AIDO.

A dispetto dei numeri su riportati in Italia sono molte di più le persone a favore della donazione degli organi; quel che si chiede in tale sede è una maggiore sensibilizzazione su tale tematica, un semplice atto di prevenzione che possa valere come   impegno individuale  a vedere oltre la morte, una speranza di vita.

 
antonellaromano

La tenerezza della resistenza

Da un racconto di Eduardo Galeano.

Claudia è una bambina di 5 anni. Vive in Uruguay. Ogni domenica va a trovare il suo papà in carcere. In Uruguay i carcerati non possono ricevere oggetti o simboli che possano richiamare alla libertà. Una domenica Claudia prepara un disegno da portare a suo padre. Uno stormo di uccelli che volano tutti insieme. La guardia controlla Claudia, la sua borsetta e il disegno. Esclama: "Gli uccelli volano, sono leggiadri, possono arrivare ovunque volando. Non va bene". La guardia strappa il disegno e Claudia, con l'animo triste si reca dal padre, che la consola. La domenica successiva, Claudia ritorna a far visita al papà. Con un nuovo disegno. La guardia lo controlla: un grande albero. "Un albero robusto, con radici forti, ancorato nel terreno, stabile. Va bene", esclama la guardia. Il papà di Claudia accetta il disegno, sorride a Claudia e le chiede: "E queste palline tra i rami cosa sono? Mele? Arance?", "No, papà. Sono gli occhi di quegli uccelli che sono stati costretti a nascondersi".

Claudia. Cinque anni. Quando la resistenza è un gesto di creatività, di persistenza, di tenerezza.

Quando -per- non fa +

Probabilmente lo spreco è il maggior fallimento del mercato. Tutto quello che non viene acquistato (cibi a pochi giorni dalla scadenza, prodotti lievemente danneggiati o privi di etichetta, merce in scatole lesionate) e, di conseguenza, non consumato, si porta con sè un duplice impatto: sull'economia e sull'ambiente. Due conseguenze negative molto forti. Due segni meno in un'equazione che non crea soluzioni per nessuno. E' possibile fare in modo che la matematica risponda alle sue regole? Come trasformare due segni negativi in uno positivo? Una possibile risposta arriva con il Last Minute Market. Merce invenduta, gratuitamente donata a chi ne ha bisogno tramite una forte rete di collaborazione tra una pluralità di attori in gioco: università, caritas, parrocchie, e tutto il circuito commerciale disponibile alla realizzazione del progetto (supermercati in primis). Il livello è quello locale, a partire dai piccoli comuni. Il vantaggio c'è in termini ambientali ed economici per tutti gli attori che vi partecipano.

Un'idea-azione da Robin Hood dei consumi: lo spreco dei ricchi per sostenere i poveri, e non solo.

L'idea guida

Ricordo un racconto di Checov che lessi diversi anni fa. Un racconto meraviglioso.

 

Era la storia di un vecchio professore universitario, ormai in pensione, un professore di medicina. Aveva dato la vita, tutta la sua forza e tutta la sua grande mente per crearsi un suo mondo apparentemente perfetto, un mondo che seguiva dei principi sani di virtù e correttezza e che viaggiava entro binari stabili. Aveva lavorato perché ci credeva, aveva creato una famiglia perché ci credeva, aveva studiato perché ci credeva. Aveva perseguito tutta la vita quella che i filosofi chiamano idea guida.

 

E poi? Incredibilmente, sul finire dalla sua percorrenza su questa terra, d'improvviso si è accorto che basta un nulla per sgretolare tutto. Per perdere questa fiducia. Lui, ormai prossimo alla fine, perdeva la sua idea guida… E sapeva di essere un fortunato, uno estremamente fortunato. In quei giorni, una sua conoscente stava perdendo la sua idea guida, ma lei aveva poco più di 30 anni...

vincenzorisi

Uomini & Uomini (e strade anche, questa volta)

Internet, usato a dovere, realizza uno dei più grandi sogni dell'uomo. O almeno, realizza uno di quei sogni che dovrebbe essere uno dei sogni più grandi dell'uomo. Migliorare la capacità degli uomini di far sentire meno soli altri uomini, la capacità di metterli in contatto, di farli conoscere, di creare connessioni e rapporti d'amicizia.

Quanto leggerete riguarda due giovani uomini, appunto, una strada molto lunga ed una radio.

Giovanni Fontana è quel tizio giovane che una mattina è sceso di casa con una sedia ed un tavolino, quello che a Napoli chiamiamo "bancariello" e si è "piazzato"  a Piazza Del Popolo a Roma con un cartello recante il seguente messaggio: Parlo con chiunque di qualunque cosa. Giovanni ha fatto altre cose molto più importanti e molto più belle di questa, ma bisogna riconoscergli la capacità di aver trovato un ottimo modo per discutere con il prossimo. E la sua iniziativa ha avuto molto successo, tant'è che poco tempo fa l'ha ripetuta. Giovanni ha un blog molto curato ed interessante che vi invito a seguire.

Paolo De Guidi è invece quel tizio abbastanza giovane che da Terni sta andando in Inghilterra a piedi. La sua ragazza, Rosa, studia e vive a Cambridge e lui, per il suo compleanno, si è regalato una bella lettera di dimissioni e questo viaggio. Paolo scrive sul suo blog dove racconta giorno per giorno come prosegue il cammino e la sua avventura. 

Succede che Paolo, una volta arrivato in Francia, sente di non farcela più. Scoraggiato e col morale a terra pensa addirittura di tornare indietro. Scrive un post malinconico in cui parla della laicità della sua avventura, che non vuole che diventi sacrificio, un post in cui scrive della sua avversione per le gare fini a se stesse ed in cui ricorda la sua avversione storica per l'agonismo. Cammina in strade desolate con la neve e la pioggia che complicano tutto, attraversa paesini fantasma dove manca persino un bar.

Giovanni legge quotidianamente il suo blog. Leggendo questo post sente di dover fare qualcosa. In pochi minuti fonda una radio: Radio Contromano, apre una casella di posta elettronica, ed invita tutti ad inviare contributi e registrazioni. Paolo ha con se un lettore mp3 e così ogni mattina, prima di mettersi in viaggio, scarica e ascolta la voce di persone che non ha mai visto ma che vogliono dargli una mano. Le persone inviano canzoni, gli leggono racconti e gli fanno tornare il sorriso con delle barzellette.

Non si è ancora fermato, gira video divertenti in cui mette sottotitoli alle discussioni con gli animali, ed ha ripreso un po' di coraggio. 

AlessioStrazzullo

autenticaMENTE

Era il 25 maggio 1992, quando Rosaria Costa Schifani, moglie di Vito Schifani, uno degli uomini della scorta di Giovanni Falcone (e, in quel giorno, anche di Francesca Morvillo, sua moglie) pronunciava queste parole: "Uomini senza onore avete perduto. Avete commesso l'errore più grande, perchè tappando cinque bocche ne avete aperte cinquanta milioni. Vi offro il mio perdono, inginocchiatevi e cambiate."

Quelle parole incarnano uno dei momenti più drammatici della storia del nostro paese. E' stato un grido di giustizia che non può essere dimenticato. Era la strage dell'Isola delle Femmine (non di Capaci come ce l'hanno fatta conoscere i giornali). Era un'Italia molto emotiva che iniziava a prendere coscienza. Un mondo che iniziava a cambiare. Era il tempo del tutto e del contrario di tutto. Negli anni in avanti, quell'Italia inizia a subire stanchezza e delusioni. Il sogno di quella giovane donna di 22 anni non si è avverato. Ognuno di noi è responsabile di questo. Ognuno di noi deve almeno provarci o riprovarci di nuovo. Perchè quelle persone si meritano il nostro tentativo. Quell'Italia ha bisogno di nuovo cambiamento. E di nuove menti autentiche e creative.

Prove tecniche di connessione

Luciano Canfora, filologo classico e storico, il racconto del viaggio di Artemidoro, la storia che si fa geografia e viceversa. |-> Emma Fichera, insegnante, il suo delicato caffé, le riflessioni intorno alla necessità di difendere le tabelline dalla calcolatrice, la capacità leggere una cartina geografica, il nostro senso di orientamento, dalle mappe satellitari. |-> Elias Canetti, letterato, la sottolineata necessità "che gli uomini tentino di meditare su tutto quello che esiste a prescindere dalla tecnica". |-> Salvatore Veca, filosofo, le tecnologie che riarredano il mondo nel quale viviamo e ci chiedono di riconsiderare ciò che per noi è vero, ciò che per noi vale ..................

La censura di Ana

Forse molti di voi avranno già sentito parlare di ‘Ana ’, il termine usato dalle persone che soffrono di anoressia per deificare la malattia e presentarla agli occhi degli altri come una vera e propria filosofia di vita; ciò che invece è meno noto, è la dimensione che tale fenomeno sta assumendo negli ultimi anni.

Quella dei siti ‘pro-ana’ e ‘pro-mia’ (pro-bulimia) è una moda nata negli Usa e che è  dilagata in Europa senza che l’opinione pubblica abbia avuto il tempo per rendersene conto ed è cresciuta a ritmo esponenziale fino a toccare  la vetta di 300mila blog sul solo territorio nazionale.

Per avere una percezione di quanto sia facile imbattersi in siti di questo tipo provate ad  immettere in google parole quali ‘verso la perfezione’ oppure un più esplicito ‘pro-ana’. Il risultato, è una sfilza di siti contenenti consigli su come dimagrire, vomitare, ridurre le calorie giornaliere, annullare i dolori dei crampi allo stomaco e i dolori alle ossa.

 Le confidenze sono delle più svariate, si va dalle strategie per non farsi sorprendere dai familiari, ad elenchi dettagliati di cibi da assimilare nel corso di una giornata attraverso un calcolo maniacale del peso degli alimenti e delle relative calorie in essi contenuti e il tutto supportato da immagini di giovani donne scheletriche.

Con l’introduzione del  ‘reato d’istigazione all’anoressia e bulimia’  si cercò di inibire gli autori dei blog punendo tali condotte penalmente e contemporaneamente oscurando blog e forum. Ma  queste misure si sono rilevate del tutto inadeguate siccome, oscurato un blog, nel giro di poche ore ne nascevano altri, ancora più dettagliati e violenti dei precedenti. 

A complicare la situazione vi è poi l’impossibilità di circoscrivere il fenomeno entro confini ben definiti. Oscurare un blog vuol dire anche precludersi la possibilità di accedere ad altri analoghi e quindi è implicito il venir meno di tutta una rete di relazioni potenzialmente rintracciabili e punibili.

E’ curioso notare come finora tutte le politiche attuate abbiano cercato di aggirare il problema e non risolverlo. Ancora una volta sotto accusa è il mezzo che viene oscurato e la condotta che viene punita. Non si riflette sul fatto che internet offre a queste adolescenti un modo per uscire allo scoperto, per parlare dei propri problemi senza le difficoltà che un dialogo faccia a faccia comporta. Ogni anno in Italia si registrano 9000 nuovi casi di anoressia e la domanda a questo punto sorge spontanea: perché non sfruttare la rete con la prospettiva di istaurare un dialogo duraturo tra figure specializzate e giovani ragazze malate?  

antonellaromano

JFK & La Sua Bella Bionda

Non solo Sanremo. Per fortuna. C'è chi il senso nella musica e nella vita lo cerca, per forza, per genio e per caso, per strade più polverose e battute. Quasi tutti si perdono durante il viaggio, ma forse proprio per questo quelli che arrivano di solito riescano a lasciare una traccia importante del loro passaggio.
In attesa che il Barnum sanremese si concluda anche stavolta tra lacrime di sconforto e di gioia, noi vi proponiamo qualche brano inedito dei JFK & La Sua Bella Bionda. Buon ascolto.
Dimenticavo: naturalmente li potete seguire anche su Facebook.

Diamoci una regolata

Fisciano, Salerno, 20 gennaio 2010
Il presidente del consorzio della mozzarella di bufala campana che versa acqua nel latte. Il presidente della Juve che continua con la storia della terza stella incurante di una decisione della giustizia sportiva e di un ex dirigente della sua società che ha patteggiato la pena. Falsi non vedenti. Falsi pazzi.
Stamane sull'autobus verso l'università chiacchieravo con un mio amico dell'emergenza regole che affligge il paese. Lo studente due posti avanti ha bonfonchiato un "Prssò, 'o pesce fete d'a capa". E si è rimesso a dormire.   

sopravVIVERE

Lei vive in una piccola cittadina in provincia di Napoli. Un posto apparentemente tranquillo, a tratti ideale per viverci e pensare di costruirci una casa e una famiglia. Lei lo sa, anche se è molto giovane. A vent'anni il pensiero corre verso orizzonti lontani. Fino a quando il tuo sguardo s'incrocia con quello di uno sconosciuto. E' lo sguardo che hai irrequietamente cercato e che ti sembra di conoscere da sempre perchè ad un tratto, senti l'essenza vera della vita scorrere nelle tue vene. Un rapporto difficile. Lui entra ed esce di prigione. Lei combatte contro una famiglia che l'ha cresciuta ma non l'ha comprende, e l'altra che non la vuole. La loro relazione resiste e lotta. Lotta contro una cultura della violenza e dell'ingiustizia. Contro la camorra e contro il pregiudizio. In nome dell'amore. In nome della giustizia e del diritto di essere felici anche in un posto difficile come quello. Il picco più alto della loro felicità arriva il giorno del loro matrimonio. E, insieme il giorno che ha cambato la loro vita per sempre. All'uscita della chiesa lui morirà tra le braccia di lei. Perforato da un proiettile per una regolazione di conti tra clan. Sono trascorsi più di dieci anni da allora. Lei, da quel giorno non esiste più. La sua identità e il suo essere viva sono morti insieme all'unica persona che la faceva sentire in vita. Oggi sopravvive. Ha cambiato nome, città, famiglia. Ma è ancora viva. E sorride. A volte. Mentre ancora si chiede: Quando qualcuno ti porta via la vita e ciò che la alimentava, che altro puoi fare? Se non puoi più vivere, dove trovi la forza per sopravvivere? Dove puoi ancora vedere speranza e giustizia e diritti? E dove trovi la forza per resistere e per combattere ancora?

Se telecomando

E' davvero obbligatorio rassegnarsi all’idea del leader come uomo solo al comando? Che le vicende della politica debbano essere afforntate nell’ambito dei rapporti tra i leader? Che il luogo della partecipazione più frequentato sia il divano? Che gli strumenti di voto più utilizzati siano il telecomando e la tastiera del telefonino?

Riken Tan

Anche il Riken  approda su Twitter, anche se (per ora?) solo in lingua giapponese.
Riken Tan il titolo della nuova pagina. Solo un altro modo per far conoscere al mondo le cose che fanno? Vedremo. Per intanto vi abbiamo segnalato la notizia. Poi se son ciliegi fioriranno.

Kindle II

Su Amazon si può ordinare il nuovo Kindle, nuovo supporto per E-Book. Può essere considerato il nuovo I-pod per libri. Il tentativo di trovare il supporto adeguato per gli E-Book va avanti da mesi eppure sembra che nulla sia accaduto davvero.

In quattordici mesi i pezzi venduti sono 500mila ed intanto Amazon continua a lavorare sulle funzioni, sulla memoria del prodotto e sulla leggibilità. A me piace la carta, i libri e l'odore dell'inchiostro. Ciò non toglie che avere una libreria di 1500 titoli in una borsa abbia i suoi vantaggi. Condivido la scelta di puntare su questo prodotto e provare a migliorarlo fino a renderlo davvero utile. 

Quanta nuova linfa può portare al mondo dell'editoria? O quanto può facilitare la diffusione di riviste e quotidiani? Pensare  a questo progetto a lungo termine come ad un attentato alla carta stampata è pericoloso, riflettere su quanto possa aiutare un mondo in crisi è a mio avviso giusto. Certo il lavoro da fare è tanto, renderlo accessibile, funzionale e soprattutto universale non sembra essere cosa facile.

La sfida più grande, però, credo sia riuscire a renderlo effettivamente rivoluzionario ed efficace. Non credo ci sia bisogno di nuovi status symbol da sfoggiare in treni e sale da tè.

AlessioStrazzullo

Questioni di memoria

Atto I: Il dono

"A lei gentile Maria questo libro ricorderà un'epoca vissuta. Le invio insieme a suo fratello Augusto un abbraccio fraterno che accomuna tutti gli italiani di Libia" firmato, Grazia Arnese Grimaldi 25/09/1995.

Questa  dedica l’ho scovata nel  libro “I Ragazzi della IV Sponda”. Il testo è un regalo che l’autrice ha fatto a mia nonna Maria (sua compagna di colonia) e che dopo tanti anni, ancora come un dono, è giunto nelle mie mani, con le sue pagine ingiallite ma ancora integre e copiose.

La storia è quella di 13mila bambini libici figli di italiani che d’un tratto, Mussolini decide di allontanare dalla propria terra (la Libia) e con la scusa di una “vacanza estiva” in Italia, li terrà lontani dalle famiglie per tutto  il corso della Seconda Guerra Mondiale addestrandoli a suon di inni fascisti, marce, esercizi ginnici, violenze e  fame, tanta fame.

 

Il libro è "Una testimonianza che conferma una denuncia".

 Queste parole dell’autrice mi sembrano le più appropriate a descriverne il contenuto, anche se confesso che per me  e la mia famiglia oggi, a distanza di tanti anni,  quel libro rappresenta  molto altro ancora.

Ritrovare dopo più di mezzo secolo l’infanzia di mia nonna materna e scoprire dettagli in più sulle origini della mia famiglia  è stato qualcosa di impagabile. In quelle pagine vedo lei da bambina e le peripezie che ha dovuto afforntare ed imparo ad amare  la Libia e soprattutto Tripoli, di cui sin da piccola ho sempre sentito parlare. Ritrovo la storia di mia nonna ma stavolta ordinata, i racconti non sono più confusi ma scanditi da eventi storici  databili.

 

antonellaromano

Questioni di memoria

Atto II: L'altra faccia della medaglia

I coloni sono per definizione considerati  invasori di una terra che non è la loro ed è anche per questo che l’Italia ha deciso d’un tratto, di non parlare più del suo passato coloniale. Sono stati troppi gli errori ed orrori compiuti in quei territori che tanto vale la pena non discuterne, non parlarne, affinché tutto possa essere dimenticato al più presto.            

C’è però un’altra verità dell’epoca coloniale. Di questa  non si narra e se lo si fa, non abbastanza.

Non si parla mai di Libia come “terra negata”. Lo so, sembra strano parlare di terra negata riferendosi ad un passato coloniale ma a volte è utile considerare anche l’altra faccia della medaglia proprio perché la storia del colonialismo italiano in Libia, è anche la storia  di una  pacifica convivenza, di una forte integrazione culturale e soprattutto di un invalicabile senso di appartenenza.

Infatti, qual è la Patria per le piccole africanine? Sapevano che i  loro cari morivano in battaglia per l’onore, per la Patria, per l’Italia. Ma la realtà è che l’Italia conosciuta da quelle  migliaia di piccoli libici era l’Italia del fascio, delle colonie, delle severe regole militaresche. Cosa potevano davvero sapere dell’Italia i bambini libici che la Madre Patria la conoscevano soltanto per sentito dire?

Anche se nessuno di loro osava dirlo ad alta voce, la vera Patria per loro era una soltanto: la Libia.

 

antonellaromano

Questioni di memoria

Atto III: La metamorfosi incompiuta

 “I Ragazzi della IV Sponda” è un libro che racconta innanzitutto una verità  che sui libri di storia è ormai “Memoria dimenticata”. E’ come se accanto alla storia del colonialismo e della Seconda Guerra mondiale non ci fosse abbastanza spazio per altre testimonianze.

13mila racconti che non hanno trovato un posto nei libri di storia. E’ come se l’Italia fosse stata afflitta da una forte amnesia che l’ha portata nel corso degli anni non solo, a voler cancellare gli errori ed orrori del passato coloniale (perché il colonialismo è innanzitutto questo) ma, anche le  vicissitudini di migliaia di piccoli “italiani” costretti ingiustamente a pagare il prezzo di una guerra della quale sapevano ben poco.

Già Triulzi ne “Ritorni di Memoria nell’Italia postcoloniale” cerca di spiegare come le forze politiche e i governi dell’Italia post-fascista non riuscivano a convincere né i nuovi alleati né i loro concittadini sulla bontà e i pregi della coscienza coloniale dell’Italia Repubblicana.

L’Italia ufficiale del dopoguerra nella fretta di voltare pagina annullava il ricordo del passato.

In Italia non si parlava più di colonialismo. Gli italiani per i loro crimini si autoassolsero ricorrendo alla retorica della “brava gente” e al contempo anche le sofferenze patite dai bambini libici figli di italiani, non trovarono il benché minimo eco.

Ci troviamo di fronte a un vero e proprio problema di memoria.  L’Italia  rifiuta di misurarsi con il proprio passato coloniale e intanto, più gli anni corrono, più di quelle migliaia di testimonianze non rimane alcuna traccia e le memorie non riescono più a compiere quella metamorfosi che consente a un racconto di diventare storia.

                     

 

antonellaromano

7 miglia nei tuoi sandali

"Prima di giudicare l'altro fai 7 miglia nei suoi sandali".

Questo e' un proverbio arabo che riesce a riassumere bene la giornata di dialogo e di incontro con il popolo israeliano ad Ovest di Gerusalemme. I sandali in cui ho provato ad entrare sono stati quelli di israeliani attivisti per la pace, soldati e civili che vivono negli insediamenti. Parlare con loro, guardarli negli occhi, ascoltarli, e' stata un'occasione importante per capire l'altra meta' del cielo in cui sto vivendo in questa settimana. Scontrosi, timidi, a tratti simpatici, queste persone  non affermano di essere contrari alla pace ne' ad avere un' amicizia con persone palestinesi. Ma continuano ad appellarsi al passato e alla questione ideologica religiosa. E non vedono un'alternativa valida alla attuale politica di governo. Fanno appello sempre al passato. Forse perche' temono il presente.

Cominciamo dai bambini

Proprio mentre negli Stati Uniti il presidente Obama dice sì ai diritti degli omosessuali, a Roma si assiste all’ennesimo episodio di omofobia, proprio all’indomani della manifestazione contro l’omofobia indetta dall’Arcigay. Qualche trafiletto sui giornali che notoriamente in Italia pochi leggono, un po’ d’indignazione sui social networks di Internet, una notizia di sfuggita al tg, un po’ di bla bla fatto male in qualche talk show. Sembra che la cosa non tocchi nessuno. Sono cose che capitano, speriamo che sia l’ultima e si va avanti. L’avevo già sentito qualche mese fa, e invece l’ultima non è stata. Ma nessuno si muove. Nessuno cerca soluzioni. Dall’altra parte del mondo fanno le leggi, ma da noi no. Come se non fosse un problema da risolvere. I nostri problemi sono altri, come l’immunità penale data o non data al presidente del consiglio. Di quello bisogna parlare. Quello si che è un problema. Tutto il resto sono bazzecole.

Vero che le leggi arrivano sempre in seguito al radicarsi di certe consuetudini in un popolo, quasi come se fosse il popolo stesso a chiederle. E noi no, non siamo proprio pronti, è un dato di fatto. Ma, chessò, rendere un po’ più coscienti le persone di ciò che è il mondo intorno, non sarebbe poi male. 

Ma, vediamo, come fare, da cosa cominciare?...mmmm…la televisione? Seeee, buona quella, vedi paragrafo precedente riguardante “bla bla fatti male”.
La famiglia, allora! Beh, a quanto pare nessun genitore dei picchiatori omofobi ha mai detto loro “Non si fa!”, e se l’ha fatto non ha funzionato.
Ci sono, ci sono…la scuola!!! Aaaahhh, si, è l’istruzione che deve impegnarsi a forgiare le giovani menti affinché diventi impensabile discriminare qualcuno solo perché sia di un altro colore, di un’altra religione, o perché ami una persona. Ebbene a scuola questo non succede. Non succede in famiglia. Non succede in televisione. E se succede, udite udite, NON è ABBASTANZA!

Mi viene in mente una certa P. che, un po’ di tempo fa, dall’alto del suo “so tutto io” che teneva sempre ben in mostra e ben vestita dei suoi 25-26 anni (mica 85!), pronunciò testuali parole: “io non discrimino gli omosessuali, sono persone come noi, però potrebbero evitare di mostrarsi così tanto in giro”. A nulla servì il fatto che io cercassi di spiegarle che si, cara, questa è proprio discriminazione. Lei ci tenne ad aggiungere che erano persone che “vanno aiutate, perché hanno anomalie che possono essere guarite”. Non contenta concluse con un gran finale: “Se un giorno mio figlio dovesse capitare in una classe con un insegnante gay, come glielo spiego ad un bambino di 6 anni?”.

Inutilmente io (diventata ormai verde tipo Hulk) tentai di spiegarle che i bambini nascono senza pregiudizi e crescono senza di questi a meno che non abbiano una mamma come la suddetta P. che glieli infila a forza in testa. E che sono certa che mio figlio, per come ho intenzione di crescerlo io se mai ne avrò uno, non verrà a casa chiedendomi sbalordito perché la sua maestra ha una moglie e non un marito finché non incontrerà quello stupido figlio di P. (nessuna volgarità gratuita, la persona in questione ha davvero un nome che comincia per P.) !

Neanche a dirlo, non sono riuscita a convincerla, probabilmente perché il colore verde della mia pelle non le dovette sembrare particolarmente confortante, o perché osai chiamarla ottusa. Ma penso che in ogni caso il mondo non può rimanere sempre lo stesso. La mentalità delle persone, per quanto banale possa sembrare l’affermazione, dovrà cambiare.  Non ci si può indignare perché un ragazzo bacia per strada un altro ragazzo e poi far finta di niente o addirittura giustificare se una persona ne pesta un’altra. Dobbiamo dire ai bambini tutte quelle cose che si dicono ai bambini, come: mangia tutto, non farti male, non sudare e, soprattutto, non far del male a nessuno. Bisogna insegnar loro che non ci sono uomini che amano donne e donne che amano uomini, ma persone che amano altre persone. E nessuno ha il diritto di giudicarli per ciò.

Che sia il figlio di P. ad essere in minoranza, che vada a casa a dire a sua madre che non ha capito niente, così come io faccio con mia madre. E sapete che vi dico? A volte mi ascolta e mi dà ragione, perché io sono la nuova generazione e conosco le cose della mia società.

Bisogna cominciare dai bambini. Il segreto sono loro. Insegnate le cose giuste ai bambini e loro lo diranno ai loro amichetti e quando cresceranno lo insegneranno ai loro figli.

Bisogna chiudere col passato se il passato non va più bene per noi. Bisogna smettere di fare sempre gli stessi errori.

I bambini! Cominciamo da loro!

 

A tal proposito, riporto alcune frasi di un discorso del ministro spagnolo del PSOE Carmen Montón Guimenez (giovane, donna e intelligente…giusto per sottolineare le differenze con alcune ministrelle di casa nostra) riguardante la legge sui matrimoni gay, portato al parlamento spagnolo nel 2005. Qualcosa di datato per la Spagna, ma avanguardistico per l’Italia:

 “La storia la scrivono i vincitori. Decidono ciò che ricorderemo e quello che nasconderemo. Così è stato per gli omosessuali. Leggendo qualche libro di storia potremmo credere che nessuna società abbia mai celebrato l’amore tra uomini e tra donne.; che mai un pittore, un poeta o un politico abbiano mai aperto il loro letto o il loro cuore ad un altro uomo o donna. Le prove dell’amore omosessuale furono, con discrezione, soppresse, come si fece con i greci e i romani.Liberi da censure, gli antecedenti storici rivelano che la realtà è esattamente quella opposta: che l’amore tra uomini e tra donne è una costante universale. L’unica cosa che cambia è l’atteggiamento della società.”“Oggi siamo in un periodo storico in cui possiamo fare, con il nostro voto, l’uguaglianza.Se il matrimonio è un’istituzione umana, il matrimonio è culturale, non risponde al diktat di nessuna legge naturale e nemmeno divina. Per tanto realizzerà ciò che  richiede la società, in ogni momento, in funzione della realtà e delle sue necessità democratiche e decise in maniera legittima.Il  governo non solo può, ma deve regolare in forma di matrimonio le diverse forme affettive di unione presenti nella nostra società. Questo tipo di legge non attacca né snatura l’istituzione del matrimonio, ma la difende, la amplia, la arricchisce e la fortifica. Non è contro il matrimonio ecclesiastico e non è contro il matrimonio eterosessuale, non dice niente di tutto ciò.”“Chiamiamo le cose con il loro nome, non usiamo eufemismi. Se si vuole mantenere la discriminazione in base all’orientamento sessuale si chiama omofobia. Quando si vuole dare un tratto di inferiorità ad un individuo o ad una collettività, si chiama discriminazione. Quando si vuole che solo uno e non tutti i cittadini godano di vantaggi che siano speciali ed esclusivi, come in questo caso il matrimonio, si smette di parlare di diritto e si deve parlare di privilegio. E quando si finge che qualcosa che c’è non esiste, adducendo una scusa dietro l’altra, si chiama ipocrisia.”“Essere eterosessuali non è nessun merito. Perché essere omosessuali dovrebbe essere un demerito?Chi la pensa così si sbaglia e non vuole ammetterlo a se stesso.Oggigiorno, per la società e il paese che vogliamo ci sono cose che non si devono permettere.Ciò che successe con Buttiglione, candidato a commissario europeo per la libertà, quando a fatto quelle tristi dichiarazioni contro le donne e gli omosessuali, così non si può permettere che la complicità e i complimenti posteriori nel senato, si dichiari che l’omosessualità è una malattia curabile, prodotta, da padri ostili e alcolizzati: una tra le affermazioni senza nessuna verità.”“questa legge parla anche di felicità di molte persone, di molte famiglie, e non credo che nessuno abbia il diritto di negarla.”“Oggi dimostriamo la maturità della nostra società e che siamo molti a non essere disposti a sopportare e consentire l’ingiustizia.Oggi cominceremo a guardare avanti, perché indietro abbiamo già guardato abbastanza.La maggiore rivoluzione che possiamo fare è cambiare noi stessi.”

Il volto della pace

Se la forza, la pace e la disperazione potessero unirsi e prendere vita materialmente avrebbero questo volto. Quello di una madre palestinese che ha sorriso dalla gioia quando suo figlio ha vinto una borsa di studio in Italia, a Trieste, che gli ha permesso di lavorare a Bonn in Germania. E quello che si e' disperato quando non e' piu' tornato. Ucciso a sangue freddo da un gruppo di israeliani. Ma lei crede e spera ancora nella pace tra i due popoli.

Con gli occhi di Naivf

Lui, Naivf e' un semplice tassista. Semplice e speciale. Per qualche ora mi ha mostrato Betlemme attraverso i suoi occhi. Quelli di un palestinese che e' nato a Betlemme ma ha vissuto per lungo tempo a Gerusalemme, posto in cui non puo' piu' tornare. Da Nord a Sud Betlemme e' circondata da un muro alto 8 metri che ha condizionato in maniera devastante la vita in questa citta' e di queste persone. Il muro incorpora l'80 % delle colonie israeliane. in Cisgiordania. Naivf, con gli occhi lucidi, mi porta fino ad una parete di strade principali costeggiata su un lato da una parete di reti di ferro entro cui passa l'elettricita'. I palestinesi non possono entrare in quella zona, chiamata zona C, sotto il controllo diretto dell'autorita' israeliana. Fino al 2000, racconta lui, in quell'area c'era un parco naturale con degli antichi alberi molto cari ai palestinesi. In 9 anni, il parco e' scomparso. Sostituito da immense lastre di calcestruzzo che, a occhio, raccolgono circa 3 mila persone. E' una situazione molto complicata, continua il tassista, ma puo' cambiare. Lui ci mostra una forte convinzione in questo. Qualcosa deve cambiare e l'Europa questo lo deve sapere. I palestinesi vogliono cambiare questa situazione per poter vivere meglio.

Amianto: un problema mai risolto

L’amianto è un materiale che ha conosciuto una notevole diffusione tra gli anni ’50 e ’60 del 900. In questi anni,  ha visto il suo maggiore utilizzo non solo in ambito aziendale ma anche  per uso domestico sotto forma di Eternit, materiale ottenuto dall’impasto di cemento e amianto. Con questo materiale si producevano: canne fumarie, ferri da stiro, stufe, arredi da giardino, fioriere in cemento amianto. Sempre in amianto vi erano poi lastre di isolamento termico e il vinil-amianto utilizzato anche per le pavimentazioni.

L’amianto non è dunque un problema che riguarda solo chi vive in abitazioni contaminate o ha lavorato per anni in aziende che ne facessero uso, ma  per tutti coloro che  inconsapevolmente potrebbero, attraverso oggetti di vecchia produzione, entrare in contatto con tali polveri.

L’uso dell’amianto fu bandito in Italia con la legge 257/92 e con la sua entrata in vigore, il 27 Marzo del 1993.

Ad essere più colpite dal fenomeno sono le regioni del nord a causa della loro maggiore industrializzazione anche se regioni come il Lazio e la Campania non sono certo da meno.

Nel corso degli anni sono nate decine di aziende per regione che si occupano di smaltimento di rifiuti pericolosi ma  trattandosi di materiali cancerogeni, lo smaltimento  raggiunge costi elevatissimi. Per avere un’idea: se un cittadino nel napoletano, dovesse smaltire una canna fumaria contenente tra i vari materiali anche l’amianto, dovrebbe coprire da solo i costi del servizio di smaltimento (dai 2500 ai 4500 euro) che ovviamente lievitano a seconda della quantità e della forma del composto. Dunque, un cittadino che avesse acquistato 30 anni fa una canna fumaria in amianto (regolarmente venduta dal produttore)  ora, a distanza di 30 anni, dovrebbe provvedere da solo allo smaltimento versando l’intero importo richiesto dalla ditta privata a cui si rivolge.

I costi di smaltimento sono il più delle volte a carico del cittadino e questo spiega il perché dell’abbandono nell’ambiente di una sempre maggiore quantità di materiale pericoloso, non solo da parte delle aziende ma anche da parte di comuni cittadini.

A fare scuola in materia, il Comune di Asciano (Si). Nel 2008 pubblicò un bando per lo smaltimento e la bonifica di piccoli oggetti, manufatti e materiali contenenti amianto presso fabbricati ed edifici adibiti ad uso civile, commerciale ed agricolo. Potevano far richiesta tutti i cittadini presenti nel territorio comunale contando sul fatto che l’amministrazione comunale si impegnava a farsi  carico dello smaltimento di tutti i materiali contenenti amianto sul territorio agevolando i cittadini nelle spese e nelle pratiche burocratiche.

Quello del comune di Asciano è soltanto un caso isolato. Sul tema a far da padrone è l’indifferenza delle istituzioni nonché la disinformazione degli Urp, che il più delle volte delegano il problema a ditte di smaltimento dei rifiuti urbani che poco hanno a che vedere con le ditte specializzate nel trattamento di rfiuti pericolosi.

 Si tratta ora di convincere le istituzioni a sentirsi direttamente responsabili della condotta dei cittadini promuovendo un maggior senso civico e soprattutto regolamentando discipline delicate e di interesse collettivo al fine di evitare il libero arbitrio e il diffondersi di condotte delinquenziali.

  
antonellaromano

Tecnologie e adattamento

Le tecnologie cambiano la nostra vita, sconvolgono il mondo al quale siamo abituati, fanno venir meno una parte delle nostre certezze.
E' accaduto quando, ad inizio secolo, il tram elettrico e l’automobile hanno via via preso il posto del cavallo come mezzo di locomozione. O quando, alla metà degli anni 50, la televisione ha fatto irruzione nelle case degli italiani.
Quello che non sempre accade è che con le tecnologie cambi anche il paradigma, cambino cioè non solo le cose ma anche le categorie necessarie a comprenderle e ad interpretarle.
Se l’arte accade, il cambiamento tecnologico ridefinisce. E richiede adattamento.
Un adattamento che può essere più o meno socialmente costoso, più o meno personalmente consapevole, ma che è indispensabile se non si vuole provare l’esperienza amara dell’esclusione.

A' livella

Stand by me

Da una proposta di Sereno Dolci su Facebook

La carriola della pace

Confesso che quando l'ho sentito ho fatto fatica a crederci. Invece è tutto vero. Domani, domenica 9 agosto, la carriola della pace comincia dal Garigliano la sua marcia per 100 km e forse più.
Ideatore della singolare iniziativa Massimo Penitenti, che nella migliore tradizione della cultura non violenta non conosce arma migliore dell'impegno in prima persona, ma sì, diciamolo pure, dell'esempio.
Sul blog che ha appositamente attivato poche righe che valgono un programma:
"Il 2 ottobre 2009, parte la MARCIA MONDIALE DELLA PACE E DELLA NON VIOLENZA. La mia partecipazione avverrà portando una carriola almeno per 100 chilometri, lungo i quali raccoglierò pizzichi di terra che poserò nella carriola. Lungo il percorso, inoltre, inviterò chi incontro a fare altrettanto, chiedendo anche un pensiero scritto che accompagni il simbolico gesto. Se riesco, avrei piacere, adottando il sistema della staffetta, di raggiungere Trieste, la prima città in Italia ad accogliere la Marcia.
Io parto."
Come direbbe il mitico Mandrake, a me mi piace. E a voi?

Trame Africane

Ieri, 28 Luglio si è conclusa la serie di spettacoli teatrali organizzati da Trame Africane.

Trame Africane è il nome di un’associazione Onlus di Pompei che da ben otto anni si occupa di creare concrete possibilità di crescita nei Paesi in via di sviluppo prendendo però le distanze da ogni forma di assistenzialismo.

Cerca di fornire un  sostegno concreto, volto a migliorare le condizioni di vita degli abitanti, creando reali possibilità di sviluppo e autosostentamento attraverso un’opera di miglioramento delle infrastrutture, educazione sanitaria, istruzione, formazione professionale e lavoro. 

 Tra i progetti messi in atto è la volta di “Machaka Project”. Esso prende il nome da un villaggio del Kenya abitato da 8.000 persone dove la percentuale di sieropositività all’AIDS è elevatissima, circa il 60%.

Trame Africane è una Onlus che può contare su artisti come Marcello Colasurdo, Paolo Caiazzo, Vincenzo Salemme,  Alessandro Siani, Carlo Buccirosso e tanti altri disposti ad impegnarsi attivamente con spettacoli di beneficenza.

Questa è solo una storia. Una storia tra tante, tra migliaia di Onlus presenti sul territorio nazionale che fanno dell’organizzazione e della cooperazione la carta vincente per portar aiuto a popolazioni distanti anni luce da ciò che noi chiamiamo sviluppo.

Una storia che ricorda come, anche in un territorio particolare come quello partenopeo dominato- come sostiene Paolo Caiazzo- dalla filosofia di vita del “Che teng a veré” (traducibile con “che m’importa”) si può essere responsabili prima ancora che solidali e ricordare che in fondo...siamo tutti africani.

antonellaromano

Guernica

antonellaromano

Se Picasso fosse qui.

Se Picasso fosse qui. Se fosse campano. Se vivesse in questo secolo, cosa direbbe? E soprattutto, cosa dipingerebbe su tela?

No, non sono impazzita. O forse non lo sono ancora. Ma a volte, lo spirito irrazionale che è in me prende il sopravvento e lo fà imponendomi alcuni tra i più assurdi interrogativi. 

 Ieri sera, un pò per passione e un pò per un’improvvisa vena nostalgica, decido di frugare tra i libri ormai abbandonati a se stessi in cima agli scaffali e d’un tratto scovo lui, il mio Pablo. Uno dei pochi artisti del 900 a non soffrire di particolari problemini psichici. Uno dei pochi ad avere una biografia sotto questo punto di vista quasi pulita (il che non è da poco).

Come prevedibile la mia mente comincia a vagare. Mi ritrovo lì seduta sul divano e di fronte uno dei dipinti più famosi della storia dell’arte. Guernica.

Una tela senza colore.  La scena, il primo bombardamento aereo della storia. Un cavallo al centro che ha in bocca una sagoma che ricorda quella di una bomba e il tutto intriso di drammaticità.

Inizio a pensare ad una rivisitazione del quadro. Se Picasso avesse potuto vivere nel 2009 in Italia, non avrebbe forse scelto la Campania per il suo dipinto? Forse è solo egocentrismo o forse le città campane infondo, sono davvero molto simili alla città basca.

 Entrambe come Guernica sono vittime di una guerra che coinvolge civili. Entrambe devono fare i conti con le armi della modernità. Da un lato sono bombe, dall’altro sono depuratori mal funzionanti, rifiuti, camorra.

In Guernica è in corso un bombardamento. Un bombardamento che lascerà al suo passaggio 2000 civili morti. Solo per le faide di camorra negli ultimi vent'anni ci sono stati 3000 morti ammazzati 

Non solo, Guernica è la prima vittima dei Paesi Baschi. E’ la prima a pagare le spese  di una guerra che coinvolge l’intero  territorio nazionale. Ma è anche la prima a capire che non sarà l’ultima. Che prima o poi la modernità  arriverà anche altrove. Per effetto domino caduta la prima, saranno destinate a cadere anche le altre.

La Campania. Sepolta viva dai rifiuti prima, bagnata da un mare inquinato poi. Minacciata dalla camorra e tristemente abbandonata a se stessa. Consapevole di vivere problemi nazionali e non territoriali, cerca invano di spiegarlo agli altri ma come Guernica è terribilmente sola e non può spiegare quello che accade perché non viene compresa.

La popolazione locale finge semplicemente di ignorare, aspettando che il bombardamento finisca,  sperando che la bomba non cada proprio lì, dove sono loro. Si illudono di non dovere mai fare i conti con qualcosa che non li colpisce direttamente dimenticando che, quando le bombe avranno finito di esplodere e tornerà la calma, dovranno fare i conti con la desolazione di un territorio sterile e totalmente distrutto.

antonellaromano

L'importanza delle parole

Qualche giorno fa ho ricevuto una lettera inaspettata, da una persona che praticamente non conosco ancora, su questioni che non riguardano l'amicizia o l'amore.

Poche parole ben piazzate, che parlano di stima e di aspettative. Poche parole che mi han fatto emozionare, che mi han fatto capire quanto queste sono importanti, quanto possono farti provare gioia o dolore anche in contesti dove non c'entra l'affetto.

Penso che sia il caso che io rivaluti l'importanza delle parole...

vincenzorisi

Il codice dell'anima

Tu pensi che un uomo può cambiare il suo destino? Io penso che un uomo fa ciò che può finché il suo destino non si rivela.
Chissà se la frase pronunciata da Nathan Algren | Tom Cruise ne L'ultimo samurai avrà mai l'onore di essere inserita tra gli epigrafi a mò di prefazione che aprono Il codice dell'anima (James Hillman, Adelphi), accanto a quelle di Pablo Picasso (Io non mi evolvo. Io sono), di Thomas Mann (... il genio può essere confinato dentro un guscio di noce e ciò nonostante abbracciare tutta la pienezza della vita), di Josephine Baker (E' dunque questo che chiamano vocazione: la cosa che fai con gioia, come se avessi il fuoco nel cuore e il diavolo in corpo?). Per intanto ha fornito il pretesto per segnalare il libro, che dice e vale davvero tanto.
Buona lettura.

 

Living library

Di fronte a te un catalogo: un elenco di titoli. Alcuni banali. Altri superficiali. Ma strani per essere dei titoli di libri. Chiedi alla bibliotecaria se il libro che più ti ha incuriosito è disponibile. Attendi qualche minuto. Il libro c'è. Un'altra bibliotecaria ti accompagna allo scaffale. Ma di fronte a te non ci sono libri. Ci sono persone. Il libro che avevi scelto ha una forma, un colore. Ti guarda. Sorride. La lettura può cominciare. Inizi a sfogliare le pagine della sua vita, della sua storia. E' una persona speciale. Nasce un confronto. Una discussione. Uno scambio di idee. Nuove idee prendono forma. Nuovi stimoli. La lettura dura dai 10 ai 40 minuti. Il tempo di sostituire il senso di banalità che nascondeva quel titolo, con una nuova realtà e umanità da scoprire.

Questa è l'esperienza della Living Library, ossia la libreria vivente che è nata dall'idea di un danese nel 2000 durante un momento di forte discriminazione nei confronti di chi, in qualche modo, era diverso. Dopo Milano e Torino, è giunta anche a Bologna. Sta avendo moltissimo successo. Molte etichette si stanno superando. Molti pregiudizi stanno scomparendo. L'essere umano, con la sua storia, le sue esperienze e i suoi errori, sta vincendo.

Mi arrendo. No, mi sento sconfitto

Napoli. Ore 7.10 a.m. Scendo a piedi verso Piazza Municipio. Dall'auto bianca scende una signora sui 40 anni. Con fare precipitoso (la "larghezza" della strada non permette alle auto che sopraggiungono di sorpassare) si porta sulla destra. Uno dopo l'altro sposta 6 dico 6 cassonetti dell'immondizia dal loro posto e recupera lo spazio per parcheggiare la sua auto bianca. Naturalmente al di fuori delle strisce blu.
Penso di promuovere una legge di iniziativa popolare che preveda in casi come questi la fucilazione sul posto del conducente e la rottamazione immediata dell'auto. Ci ripenso. Ad un passo dei 54 (anni) non mi va di scoprirmi forcaiolo. Forse basta la rottamazione dell'auto. Forse no. Di certo così non ce la faremo mai. Mi arrendo. No, mi sento sconfitto. Almeno per oggi.

Siate affamati, siate folli.

Facebook fa rispuntare fuori il discorso di Steve Jobs alla consegna delle lauree a Stanford, il 12 giugno del 2005.In tanti me ne avevano parlato, mi avevano detto – Devi ascoltarlo, devi leggerlo – ed oggi, quasi per caso, me lo sono ritrovato davanti. Su youtube gira una versione con traduzione che sembra essere abbastanza accurata. Cosa c’è di così grande e straordinario in questo discorso? Credo che la grandezza sia stata riassumere le sue idee, la sua vita, le sue scelte, le sue vittorie, nelle tre storie in cui si articola il discorso. Tre storie, dice, niente di eccezionale.

“La prima storia parla di unire i puntini.”

Capire e vedere i momenti della propria vita, quelli che sembrano dolorosi, difficili, insignificanti, come momenti densi di senso. Ci è permesso capire questo senso non all’istante, non mentre li viviamo.

“La seconda storia parla d’amore e di una  perdita.”

La tua creatura, la tua migliore invenzione diventa così grande che finisci per non farne più parte.Un licenziamento, quello dalla Apple, che rappresenterà uno dei nodi più importanti della sua vita.Uno dei momenti più creativi della sua storia personale, fonda Next, la Pixar. Bisogna capire ciò che si ama ed affrontare le difficoltà forti di questo grande amore.

“La terza storia parla di morte.”

“Ricordare che morirò presto è stato lo strumento più importante che mi ha consentito di fare le scelte più grandi della mia vita. Perché praticamente tutto, tutte le aspettative, l’orgoglio, le paure di fallire, tutte queste cose semplicemente svaniscono di fronte alla morte, lasciandoci con quello che è veramente importante.”

E Jobs ha affrontato la malattia, il cancro, le operazioni, la vera paura di andare via da questo mondo. Ci ricorda che il nostro tempo è limitato, che non vale la pena vivere la vita di qualcun altro.

E, cosa più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore ed il vostro intuito. Loro sanno già quello che voi volete veramente diventare. Tutto il resto è secondario.”

Cosa c’è di grande? Che queste storie sono la nostra vita.

 

AlessioStrazzullo

Mare negato

16 Giugno 2009 gli addetti al funzionamento del depuratore di Cuma ( NA) esacerbati per i ritardati pagamenti degli stipendi decidono di scioperare e per quasi due giorni i liquami vengono sversati nel mare.

Ed è subito disastro  ambientale. Le acque del mare si tingono di scuro. e non solo.

17 Giugno 2009 il Sindaco di Monte di Procida, Francesco Paolo Iannuzzi, constatato il fatto e a seguito parere dell'ARPAC, dichiara non balneabile l’area del litorale montese e quella limitrofa di Miliscola.

Lo stesso giorno il sindaco di Pozzuoli, Pasquale Giacobbe, minacciando querele e denunce chiede spiegazioni alla Regione.

A Bacoli, ameno paese tra Monte di Procida e Pozzuoli, il Sindaco dimissionario Antonio Coppola ritiene inopportuno dichiarare il litorale non balneabile, e non emette alcun provvedimento.

Oggi 27 Giugno ai cittadini non è ancora dato sapere se accedere o meno al mare. Tra un bisbiglio e un altro qualcuno osa, altri come me no.

Le amministrazioni locali? La stampa? Silenzio

Chi ha arrecato danno? Impunito

Forse gli interessi da difendere sono alti. Forse l’accadimento non fa notizia. Oggi.

E intanto il tempo scorre, con esso le correnti e quel che portano, ed io resto perplessa, adirata, sgomenta, a osservare il mare senza poterlo toccare.

Paleotelevisione in Marocco

Sembrano lontani i tempi in cui l’analfabetismo in Italia raggiungeva vette elevatissime. In piena ripresa economica l’Italia poté contare sulla nascita di un nuovo medium che nel giro di pochi anni fece capolino nelle case italiane sancendo la sua definitiva affermazione come pricipale mezzo d’informazione e comunicazione: il piccolo schermo. Nel ’54 presero avvio le trasmissioni pubbliche e con esse si diede inizio al più rapido processo di alfabetizzazione delle masse.                                                                                                                            A quei tempi si parlava di “paleotelevisione”, ovvero di una televisione in primo luogo pedagogica, il cui compito era quello di educare ed informare le masse, lontana da qualsiasi logica pubblicitaria e guerra dell’audience.                                                                                                                                                           Sono questi gli anni de “Non è mai troppo tardi”, programma condotto da Alberto Manzi, nato allo  scopo di insegnare a leggere e scrivere ai telespettatori. Bastarono 8 anni di programmazione sulla rete pubblica  a far conseguire la licenza elementare ad oltre 1.400.000 persone.                                                                                                                         A partire dagli anni ’50 l’idea Italiana di far scuola in tv fu copiata da ben 72 Paesi in tutto il mondo ed oggi, a distanza di circa 50 anni, il miracolo sta per ricompiersi. Le autorità marocchine in collaborazione con l’Università di Nettuno, hanno realizzato “Il tesoro delle lettere” sulla scia de “Non è mai troppo tardi” italiano.  In Marocco quasi la metà della popolazione è analfabeta,  ma la quasi totalità della popolazione possiede almeno un apparecchio televisivo. Il progetto è stato finanziato dal Ministero degli Affari Esteri del Governo Italiano. Compiere un’opera di alfabetizzazione a distanza vuol dire soprattutto garantire a tutti l’accesso al sapere, elemento fondante di qualsiasi forma di democrazia perchè, come disse Epitteto,“Solo l’uomo colto è libero”.  
antonellaromano

fotoVOLTARE

Comune di Castel San Pietro Terme (BO). Un ragazzo semplice. Attento. Con una passione: il fotovoltaico. Accurate ricerche sul conto energia, hanno prodotto nuove idee. Se, a partire dalla finanziaria 2006, erano previsti vantaggi convenienti per ogni famiglia o azienda che avrebbe adottato impianti fotovoltaici (pannelli solari che producono elettricità) per produrre energia elettrica rivendendola direttamente al Gestore dei servizi elettrici (GSE) ad una tariffa incentivante. Con la nuova finanziaria 2009, gli incentivi sono calati ma vale ancora la pena pensare di scegliere il fotovoltaico. Non solo per la convenienza economica ma anche perchè è ecologico e rispettoso dell'ambiente. Questo giovane, ingegnere dell'automazione. Esperto e interessato al fotovoltaico come possibilità di un futuro lavoro e come risorsa energetica alternativa su cui investire per il nostro paese, scrive un progetto. Pensare ad un volantino: le persone devono sapere di questa opportunità. Il fotovoltaico è utile e conveniente. Il giovane, pieno di idee e buone proposte, si presenta al Comune. Incontra il sindaco. Parla con l'Assesore all'ambiente. Tante parole, tante promesse. Nessun risultato. Il progetto si ferma mentre prendeva forma. L'entusiasmo cala e pure gli incentivi. La rabbia prende il loro posto. Come uscire da questa situazione per continuare a portare avanti buone idee?

Forse voltando pagina. Scegliendo un'altra strada. Una più efficace. Una che possa arrivare direttamente ai cittadini. La strada dell'associazionismo. Forse. L'importante è non fermarsi ma trovare le strade più giuste per il progetto che ci sta a cuore. L'ingegnere non si è fermato. Ha voltato una pagina. Ne sta costruendo una nuova. E questo è già un importante successo. 

Conoscere per scegliere

Durante le giornate dedicate all'informazione attraverso il Premio giornalistico Ilaria Alpi, a Riccione lo scorso weekend, è stato presentato, per la prima volta, il primo Atlante delle guerre e dei conflitti nel mondo, che uscirà ufficialmente nelle librerie ad ottobre. Un'idea per informare e per formare le nostre coscienze intorno a quella che è diventata una costante della vita umana: la guerra. Proprio perchè è una costante, incide sulla nostra vita quotidiana attraverso l'economia, la politica e le scelte dei governi. Dunque non possiamo non occuparcene. Non dobbiamo dimenticare e ignorare ciò che è parte di noi.

La formazione delle coscienze individuali è il migliore strumento di pace e, probabilmente, è l'unico che abbiamo per scegliere una vera convivenza di pace.

Elogio della democrazia....

“Ho capito, Calebbà, ci vendiamo il divertimento. Si  ‘a gente ce piace  ‘a messa, noi gli diamo la messa, si  ‘a gente vò  pazzià  cù Marcos, noi gli diamo Marcos. Solo che devono pagare, e senza rompere il cazzo! Devono pa-ga-re…”

Il Calebbano annuì sorridendo allo Sciacallo, e disse che l’esempio del Presidente  aveva dimostrato a tutti che l’importante era non aver paura di sognare l’impossibile. Come aveva detto? “Quello che oggi vi sembra un sogno assurdo domani sarà la sola realtà.” E non era forse stato vero?.

“E comme no! Mò in questo paese comandiamo noi, di che ci dobbiamo mettere paura? Si, Cardà, è inutile che fai accussì c’ ‘a capa!Siamo stati scelti dal popolo, ‘e capito? Eletti democraticamente…

“La democrazia è una cazzata, coglione. Ma quale governo del popolo? La tua non è nemmeno una zoocrazia….”

Ferdinando restò interdetto per un momento, ripetendo tra  sé “zoocrazia, zoocrazia, zoocrazia”, poi scoppiò a ridere e scosse la testa. Il Calebbano aveva ripreso a parlare, e spiegò  che oggi tutte le idee del passato non contavano più  nulla. Bisognava conservare ancora per qualche tempo i vecchi nomi alle cose per non spaventare la gente, ma intanto trasformare tutto da cima a fondo. 

Giuseppe Montesano - Di questa vita menzognera (2003)

massimo santoro
maxifree

Yume no Konsaato

Concerto dei Sogni. Il sogno di cantare in napoletano per i napoletani di Tadahiko Higashi, famoso architetto di Tokyo, divenuto realtà grazie all'incontro con Rosalba Panachia.
Il sogno è diventata così un'iniziativa culturale giunta quest'anno alla quarta edizione, con 2 concerti organizzati dall'Associazione Internazionale Turistico Culturale Herculaneum's Friends e dall'Associazione Amici delle Scienze e delle Arti, coordinati dall'ottima Rosalba e che hanno coinvolto pianisti e cantati lirici giapponesi in 2 serate dedicate per l'appunta alla lirica e alla canzone napoletana. Da segnalare che questa edizione è stata impreziosita dalla presenza di Kudo Kenji, famoso tenore che ha studiato in Italia per anni col maestro Giuseppe Di Stefano, e sua moglie, la soprano Kumie Kobayashi. From Tokyo. To Naples.

Guaglione

’A scola ce ‘a salavamo p’arteteca e p’a foia:     
’o cchiù ’struvito, ’o massimo, faceva ’a firma soia.

Pò gruosse, senza studie, senz’arte e senza parte,
fernevano pe’ perderse: femmene, vino, carte,
 
dichiaramente, appicceche; e sciure ’e giuventù
scurdate ’int’a nu carcere, senza puté ascì cchiù.

Pur’io pazziavo ’o strummolo, ’o liscio, ’e ffiurelle,  
a ciaccia, a mazza e pìvezo, ’o juoco d’e ffurmelle:
ma, a dudece anne, a tridece, cu ’a famma e cu ’o ccapì,
dicette: Nun pò essere: sta vita ha da fernì.

Pigliaie nu sillabario: Rafele mio, fà tu!          
E me mettette a correre cu A, E, I, O, U.

Raffaele Viviani, 1931

Oggi ci ritornerebbero?

Leadership a rischio in vista del G8

Dal 6 all’8 settembre del 2000 i capi di Stato e di Governo di tutti gli stati membri dell’ONU si riunirono a New York nel vertice del Millennio, la più ampia riunione di leader della storia, per porre la propria firma alla Uneted Nation Millennium Declaration.Quei giorni passarono alla storia come la più importante presa di coscienza e responsabilità dei leader mondiali, non più soltanto nella tutela degli interessi dei rispettivi popoli, ma nei confronti dell’intera specie umana.Presero corpo gli otto Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Osm): eliminare fame e povertà estrema, istruzione primaria per tutti, pari opportunità fra sessi, ridurre la mortalità infantile, migliorare la salute materna, combattere l’HIV/AIDS e malaria, assicurare la sostenibilità ambientale, sviluppare un’alleanza globale per lo sviluppo.Tutto ciò per un miliardo di esseri umani che nel mondo vivono sotto la soglia di povertà.Oggi, a distanza di 9 anni dall’apposizione delle autorevolissime firme, Marta Guglielmetti, coordinatrice per l’Italia della campagna del Millennio delle Nazioni Unite, sostiene: “nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio siamo a metà dell’opera, ma il dato più impressionante è che sono stati i paesi più poveri ad aver fatto gli sforzi più importanti e ad aver raggiunto gli obiettivi intermedi...il vero problema è lo scarso impegno e la scarsa volontà dei paesi del Nord del mondo che faticano a riconoscere un vero cambiamento in cui ci sia un’interazione tra Nord e Sud del pianeta e una responsabilità condivisa...sono i paesi più ricchi che non stanno tenendo fede ai propri impegni giustificandosi con la crisi ma in realtà in Italia l’aiuto pubblico allo sviluppo è stato tagliato molto prima che esplodesse la crisi, i tagli infatti sono stati fatti già nel pdf di Giugno dello scorso anno mentre la crisi è stata proclamata nel tardo autunno...”Entro il 2010 Roma avrebbe dovuto destinare lo 0,51% del Pil per aiuti allo sviluppo e lo 0,7% entro il 2015, percentuali troppo distanti dalla situazione attuale.Non è certo la prima volta che le Nazioni Unite richiamano l’Italia, ma adesso il problema si pone in tutta la sua complessità. Presiedendo in Luglio il vertice del G8 l’Italia non rischia più soltanto di risultare poco “credibile”, ma di perdere addirittura il proprio ruolo di leadership.

 

antonellaromano

Neanche per un serto d'alloro

Si chiama così la bellissima raccolta di poesie di Giovanna Manfredi-Gigliotti (Publisicula, 2008). Ho pensato di condividerne una come omaggio a una bella sera siciliana e all'ospitale gentilezza delle persone che la hanno popolata. Non pretendo di aver scelto la più bella. La bellezza l'ho trovata in ogni pagina. Ho scelto la sola con il titolo tra parentesi. Forse come risposta a un imbarazzo. Forse per un significato. Buona lettura.

(Il mio cuore era uno zaino a Roma,
quella mattina, sul 446)

Ha mille tasche
il mio cuore;
uno zaino di ricordi,
un sogno di carta
e pastelli e penne
e fotografie.
In scrittura di luce
ora fermo la via
e la eterno
con le gocce di stelle
raccolte
per l'irto cammino
...solo perché voglio,
anche di notte,
il mio cuore di bimba,
perché voglio imparare
i tramonti e le brezze
ed i petali e i monti,
e le stelle lontane... 

Ma se ora
anche dentro i miei occhi
puoi vedere una stella
...è solo il riflesso
del tuo cuore di zucchero
e luna.

Le due Italie

Nel Febbraio scorso l’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle regioni italiane coordinato dal Professor Walter Ricciardi, direttore dell’istituto di igiene della Facoltà di Medicina, ha presentato uno studio al quale hanno partecipato 266 esperti di  Sanità pubblica.

Tra i dati rilevanti, vi è ancora una volta il divario tra Nord e Sud. Le regioni del Sud sono costrette a destinare quote elevate del Pil all’assistenza sanitaria (Molise 11% ed in Calabria il 9%) a differenza di altre regioni del Nord come ad esempio la Lombardia che riesce a soddisfare il diritto all’assistenza sanitaria con il 5% del proprio reddito.

Stesso discorso per il ricorso all’ospedalizzazione che al sud sarebbe nettamente superiore, indice questo di una scarsa azione di prenvenzione, con sprechi e inappropriatezza dei ricoveri.

Se al Nord vi è un’Italia che va migliorando e comincia a cogliere i frutti di attente politiche sanitarie, il Sud resta indietro e vede acuirsi le complessità.

Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha presentato oggi il suo ultimatum.

 Per l’estate potrebbero essere decise delle sanzioni per quelle regioni che non abbiano ancora messo in moto percorsi per eliminare le inefficienze. In particolare il ministro si riferisce alla possibilità di chiudere gli ospedali minori che gestiscono fino a un massimo di 20 posti letto e che rappresentano una spesa sanitaria  dannosa”. L’obiettivo sarebbe quello di porre fine alla ospedalizzazione eccessiva e generalista. A detta del Ministro vi sarebbero ancora una volta due Italie e “in una di queste bisogna addirittura usare la tradizione orale, e i conti costantemente non tornano”...

 
antonellaromano

The fool

"Quando i preti si vedranno dire bene e fare male, e gli osti aggiungeranno acqua al vino e sabbia al sale, se chi ha, sol perchè ha,-pur se non sa- a chi sa insegnerà, quando i roghi bruceranno chi non pensa come gli altri mentre ai roghi sfugiranno assassini e ladri scaltri, tutta quanta la nazione sarà in grande confusione. Ma quando non si faranno più ingiustizie in nome della legge, quando non ci saranno più contadini senza soldi, artigiani coi debiti, meriti oltraggiati, giuste attese deluse, quando i banchieri faranno i conti alla luce del sole, e i ladri d'ogni genere pagheranno le tasse, allora sarà il momento -e chi vivrà vedrà- che con i piedi sulla terra si camminerà". La profezia del fool, il matto di corte. Re Lear di Shakespeare.

E se fossimo noi, non loro, ad avere una visione distorta della realtà?

Malafemmena

Totò e James Senese. Napoli per fortuna è anche questo.

Ma cos'è questa crisi

Gli amatori del genere lo ricorderanno. Erano gli anni 30 del secolo breve e Rolando de Angelis cantava “Ma cos’è questa crisi […] si lamenta l’impresario che il teatro più non va”. Da tempo de Angelis non canta più. Anche se la canzone ogni tanto è tornata in auge. Fino a oggi. Alla domanda che non risparmia economisti. Sociologi. Naturalmente politici. Di ogni parte del mondo. Rimbalza di bocca in bocca. Già. Cos’è questa crisi? E soprattutto: come se ne esce? Quali risposte è possibile dare? Quali scelte è necessario fare? La discussione è come sempre aperta.

p. s.
La canzone ad un certo punto diceva: “Metta in scena un buon autore, faccia agire un grande attore e vedrà... che la crisi passerà!”
E se de Angelis avesse voluto suggerirci qualcosa?

p.p.s.
Ascoltala se vuoi.

se il bello alza la voce

Lei è solo una ragazzina di terza media. Lei ha 13 anni. Vive a Napoli. Nel suo compito in classe d'italiano scrive: "vivo in un quartiere difficile, non è tutto rose e fiori, ma se c'è qualche cosa di buono nessuno lo racconta, perchè non si parla anche di noi e dei nostri lavori? di noi che vogliamo cambiare?".

Quando (e dove) le cose belle della vita non fanno notizia. Quando gli adolescenti c'insegnano che le persone non sono contenitori che qualcuno riempie, ma sono risorse, intuizioni e idee che chiedono spazio e rivendicano il loro essere.

Tecnostress: internauti a rischio

La Netdipendenza Onlus ha creato un video, “Oggi respiro senza tecnostress” al fine di sensibilizzare gli utenti della rete all’abbandono, seppur sporadico, dei mezzi di comunicazione ed in particolare di internet. Scopo di tale iniziativa, sarebbe quello di ottenere un ricongiungimento con gli elementi della vita reale, in una società ormai dominata dal virtuale. Un pool di psicologi e sessuologi interpellati da Enzo di Frenna, presidente dell’associazione no profit e autore del libro “Tecnostress in azienda”, ha messo in luce che il tecnostress colpirebbe la vita sentimentale delle coppie “info-tech”.

Vi sarebbero molti aspetti in comune tra Stress e Tecnostress: “Multitasking, sovraccarico informativo, tempi veloci, impegni eccessivi e connessione continua che indurrebbero, ansia, stanchezza, irritabilità, disturbi del sonno e calo del desiderio”.

In Cina la questione non è certo una novità. Già da tempo sono attivi centri di disintossicazione per aiutare i “drogati della rete” a liberarsi dalla propria dipendenza. I timori si iniziarono a diffondere a seguito del decesso, nel Settembre 2007, di un uomo di trent’anni, dopo aver trascorso 72 ore consegutive su internet in un cybercafè di Guanguzhou. Gli internauti in Cina sarebbero dunque 163 milioni e la web-dipendenza sembrerebbe diffusa soprattutto tra i giovanissimi.

L'assuefazione alla rete, viene spesso sottovalutata. Intere generazioni di drogati della rete che stentano ad ammettere la propria dipendenza. Trovare un equilibrio tra tempo interiore (Kairos) e tempo effettivo che scandisce i tempi (Kronos) sembrerebbe la cura di un malessere che sembra ormai destinato a crescere in maniera inarrestabile. 

 

antonellaromano

Oggi respiro senza tecnostress

antonellaromano

Coda lunga? No, grazie.

Da anni c’è un hype mostruoso in rete sul concetto di long tail. Introdotto con un best seller di Chris Anderson, direttore di Wired, nel 2006, coda lunga vuol dire che andare ad occupare nicchie di mercato non main stream può avere un ritorno pari se non superiore a quello generato da prodotti che si rivolgono alla più ampia fetta di consumatori. Come molti concetti nati intorno al Web 2.0, in molti se ne appropriano senza avere una visione chiara di cosa significhino.

La coda lunga ha un senso, secondo me, solo ed unicamente per prodotti la cui distribuzione è prettamente digitale. L’abbattimento notevole di questi costi unito al fatto che potenzialmente la platea di riferimento è globale permette una monetizzazione che giustifica l’ideazione e la commercializzazione del prodotto in questione.

La riflessione, banale, è che non tutto vale per tutto, e molto spesso, incredibilmente, c’è ancora bisogno di dire queste parole…

vincenzorisi

Una crisi in verde

L’effetto a catena non si placa. L’inarrestabile crisi economica non risparmia nessuno, coinvolgendo per riflesso anche il settore ambientale. Il Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclaggio e il Recupero dei rifiuti di Imballaggi in Plastica (Corepla), deve ora fare i conti con una situazione di grave squilibrio economico-finanziaria determinata, in primis, dal crollo delle quotazioni delle materie prime seconde di riciclo.  

 Altra causa di crisi del settore è da rintracciarsi, per assurdo, nel tanto concitato aumento della sensibilità dei cittadini italiani verso una mentalità del riciclo.  Dopo l’emergenza rifiuti in Campania, si è assistito all’incremento della raccolta differenziata degli imballaggi di plastica che ha difatti indotto un drastico peggioramento della qualità del materiale conferito determinndo, a sua volta, un’esplosione dei costi di selezione e smaltimento degli scarti. Insomma, a fronte di un maggiore senso civico dei cittadini, si assiste all’incremento dei costi che fa sorgere non pochi interrogativi circa la covenienza economica della racclta differenziata.                                                                                                                                                          

Tutto ciò accade inoltre nel frangente di una crisi economica globale che induce ad una progressiva riduzione dei consumi e dunque dei quantitativi di imballaggi in plastica immessi nel mercato. A sostenere il Corepla è il consiglio  Conai che ha disposto, a partire dal 1° Luglio 2009, una variazione del contributo Ambientale sugli imballaggi in plastica che passerà da 105,00 Euro/ton a 195,00 Euro/ton. Resta da capire, se gli effetti della crisi, con il passar del tempo possano influire anche sul riciclo di altri materiali altamente inquinanti rendendo inutile e altresì costoso il processo di raccoltà differenziata. 

antonellaromano

River Rouge

4 milioni di metri quadrati. 2 altiforni che producevano ognuno tra le 500 e le 600 tonnellate di ghisa al  giorno. 150 km di ferrovia interna. 105 mila lavoratori. 5 mila componenti per auto prodotti internamente. 93 edifici, 45 km di convogliatori a nastro, 53 mila macchine utensili. 120 stufe da 15 tonnellate ciascuna come forni da carbon coke. 1 centrale elettrica progettata per 500.000 HP.
That's Fordismo. Cose di un altro mondo. Quello della Ford T di qualunque colore purché fosse nera. Quello prima dei bit e della società liquida. Quello dell'operaio massa modello Gian Maria Volontè "un pezzo, un culo" ne "La classe operaia va in paradiso".
And now?

Dad, I'm a sociologist

Mi sarebbe piaciuto poterlo dire a mio padre. A lui che quando gli spiegai che non mi sarei iscritto a ingegneria mi chiese cosa fosse la "zozologia". A lui che quando gli dissi che intendevo fare il sociologo perché mi piaceva anche se poi si rimaneva disoccupati mi rispose "se ti piace, fallo, vedrai che ci riuscirai". Mi sarebbe piaciuto potergli dire che secondo una recente indagine il mestiere di sociologo occupa l'ottavo posto nella graduatoria dei 10 migliori lavori negli USA.
Sì, mi sarebbe piaciuto poterlo dire a mio padre. A lui che di indagini conosceva al massimo quelle di Gino Cervi - Il Commissario Maigret. A lui che nei momenti davvero importanti non aveva bisogno di capire. Gli bastava vederti felice.

Denudare canzoni e musica

55/21 è il nuovo album del duo voce e contrabbasso Petra Magoni e Ferruccio Spinetti. Incastrare il loro lavoro musicale in un genere predefinito è praticamente impossibile. Perchè? Prima di tutto per la varietà del repertorio. Schizofrenico, lo definisce scherzando Spinetti, riferendosi ad un live in cui al Tuca Tuca seguiva Lascia ch'io pianga.

Sono soli, loro due. Sebbene siano effettivamente in tre, data la stazza del contrabbasso. La prima volta che li ho ascoltati dal vivo ho capito che qualcosa di straordinario accadeva, e non solo sul palco, ma tra di noi, tra gli ascoltatori. Musica Nuda, come dicono loro stessi. Ripartire dalle fondamenta, dall'impalcatura e smontare, riportare alla luce brani conosciuti riconducendoli al loro stile, senza snaturarli ed anzi valorizzandoli.

Spogliare, denudare, per capire che la bellezza è anche nel non avere di più. E la loro straordinaria formula non è solo innovativa ma possiede un qualcosa di poetico. Sia che cantino canzoni in inglese, in italiano, canzoni scritte da loro e per loro, è lo scontro - incontro tra un contrabbassista ed una cantante ad addolcire, colpire, sussurrare alle oreccchie degli ascoltatori. La base, le radici con e contro la voce umana, in questo caso la meravigliosa capacità espressiva di un'artista che si realizza in pieno. 

Personalmente ciò che apprezzo di più è il lavoro fatto su brani italiani come Una carezza in un pugno, Perchè no, Guarda che luna, Io so che ti amerò/Anema e Core. Brani che nonostante la loro bellezza meritavano probabilmente che qualcuno ne ribadisse il valore, facendone ascoltare una versione finalmente pura, nuda.

Ascoltate tutti i loro cd, procurateveli tutti. Andate a vederli dal vivo. Se ne avete la possibilità scambiate due parole con loro. Per quanto non si prendano sul serio, questi due artisti stanno facendo qualcosa di nuovo, alla loro personale maniera. 

 

AlessioStrazzullo

TWItoShirt: da Twitter alla T-shirt

Twitter inizia davvero a seccare…

Non bastava tutto l’hype che si è generato attorno a questo servizio! Non bastava il fatto che, volenti o nolenti, ci ritroviamo giornalmente a leggere studi e notizie sulla sua presunta estrema potenzialità come strumento di marketing. Non bastava che tanti, tra cui io, si ritrovano ad usarlo ed apprezzarlo.

Mashable, che molti di noi monitorano costantemente, riporta la notizia dell’avvio dell’attività di TWItoShirt, un “eccezionale” servizio di trasposizione di tweet “memorabili” su T-shirt… “Una tecnica di stampa fantastica, la possibilità di scegliere colori e taglia, spedizione veloce”… Un servizio che evidentemente mancava, visto che al momento in cui scrivo i server che ospitano il sito non ce la fanno a reggere il traffico. Sulla maglietta, frontalmente, verrà stampato il tweet così come lo vediamo sul sito, con lo stesso font, la fotina dell’autore, l’orario di posting…

Spassionatamente, l’idea sembra anche carina, ma ripensandoci, cose di questo tipo mi appaiono un po’ assurde…

vincenzorisi

Libri & città

L'11 febbraio Erri De Luca ha incontrato i suoi lettori all'istituto Cervantes. Un'oretta di spiegazione dedicata alla sua ultima pubblicazione: Il giorno prima della felicità.

Sono di parte, adoro i suoi libri e la sua scrittura. Il giorno prima della felicità è quello precedente alla liberazione di Napoli dai tedeschi. La città che si è liberata da sola, che si è tolta gli schiaffi da faccia da sola. Un popolo, delle persone in carne ed ossa, una città che tranne qualche bomba subdola lasciata dai tedeschi, dice De Luca, è stata riconsegnata pulita.

Quando spuntano sei persone, tutte in una volta, allora si vince. Alla domanda Dove è finito questo popolo? l'autore risponde con lucidità e serietà. Se ci si aspetta un'insurrezione si commette un errore, come scrive nel libro, è una questione di attimo. 

Una felicità conquistata, una felicità rischiosa. 

Personalmente, non appena terminata la lettura mi è venuta la voglia di andare a fare una lunga chiacchierata con i miei nonni. Se vorranno, risponderanno a qualche domanda. Le storie piccole dice De Luca, che nessuno ricorda.

Non conosco tante città ma conosco Napoli. E più la vivo e più discuto con chi ci vive capisco, con quel misto di sorpresa da rivelazione, che ciò che dice il premio Nobel Orhan Pamuk della sua Istanbul, vale anche per me e la mia città. E vale anche per chissà quanti altri.

"Questo mio legame con Istanbul significa che il destino di una città può diventare il carattere di una persona."

 .-.-.-.-.-.-.-.-.

Il giorno prima della felicità - Erri De Luca, Feltrinelli

AlessioStrazzullo

Farelecosexbene.it

Caro lettore,
se non lo hai già fatto leggi qui prima di proseguire.

Farelecosexbene.it non esiste. Non esiste un board. Non esiste la Maria Esposito intervistata nell’articolo.
Ma se  pensi che è solo un gioco ti sbagli. Lo definirei piuttosto un tentativo. Una possibilità.  Che per ora non esiste. Ma domani?

 

Ciro Russo

Ci siamo abituati a chiamarlo social networking. Può essere un modo per condividere conoscenza. Un modo per "pariare". O un modo per essere assillati da sciocchezze ai confini della paranoia. Come quando ti chiedono di iscriverti al gruppo di quelli che "bevono l'acqua minerale gassata" o di quelli che "si lavano i denti con la mano sinistra".
Ma accade anche che sia un'emozione vera. Come oggi quando ho aperto Facebook e ho trovato tra le richieste di amicizia quella di Ciro Russo.
Ho pensato subito a lui. Ma non potevo esserne certo. A Napoli Ciro Russo contende ad Antonio Esposito il primato del nome e cognome più diffuso. Poi ho letto la sua mail. Era lui. Il mio amico del cuore alle scuole medie. Lui a un capo di Secondigliano. Io a un altro. La scuola media Giuseppe Moscati in mezzo. Giornate intere trascorse a studiare e a giocare assieme. Poi le scuole superiori e ci siamo persi di vista, anche se ogni volta che mi è capitato di passare nei pressi di quella che era casa sua, anche ad anni di distanza, ho sempre pensato "qui abitava Ciro Russo".
Lo chamiamo social networking. Oggi è stato per me un regalo straordinario. Grazie a Facebook. Che  oggi si merita proprio un bel 10.   

Uomini & Città

Sembra di ripetere sempre le stesse cose e di fare sempre gli stessi discorsi. I Napoletani ed il rapporto con la loro città, odio ed affetto come se si trattasse di una storia d'amore.

Per me, che studio uno strumento classico nella mia città, è un onore poter assistere alle prove generali dell'Evento di questi giorni: Riccardo Muti dirige coro ed orchestra del San Carlo, nel teatro tirato a lucido, nel suo rosso e nel suo oro. 

Muti, pochi istanti prima di cominciare le prove, prima di iniziare un qualsiasi movimento, ruota appena la testa e si rivolge alla platea - Bello il teatro eh? - dice, e si va ad incominciare.

Tra la Sinfonia n.41, Jupiter di Mozart, Veni Creatur Spiritus Di Niccolò Jommelli, lo Stabat Mater ed il Te Deum di Verdi, c'è spazio per i discorsi tanto attesi. L'arrivo del presidente Napolitano scuote la sala, il maestro viene giù dal palco e i due si incontrano. Accompagnato dalla sua signora e dal ministro Bondi, Napolitano parla di quanto sia importante questo teatro e di quanto tale manifestazione possa aiutare Napoli. La sua Napoli, dice, il suo teatro.

Muti, poco prima di terminare le prove, si volta verso platea e palchi. Come se sentisse di doverlo fare, cerca di fermare gli applausi che gli impediscono di trattare l'argomento tanto atteso. Perchè si ripetono sempre le stesse cose, ma è giusto ripeterle finchè non sarà più necessario.

Parla dei suoi studi, di come sia cresciuto tra i vicoli di Napoli. Che Napoli non è solo l'arrangiarsi, l'esser furbi, ma è anche severità, professionalità. Lui è andato via, ha fatto carriera, dice, ma ci chiede di aiutare la nostra amata malata. Cosa succede? Succede che qualcuno si alza e chiede al Maestro di dare una mano. Non so chi sia questa persona, se un maestro del conservatorio o un professore. Si è alzato di scatto, come mosso da una voce più grande. Il teatro ha accettato in se questa richiesta, serviva solo una voce, una voce per tutti. 

- Lo sto facendo - Dice Muti. In italia, continua guardando la platea, c'è un ardore che se messo nelle condizioni di lavorare rende la nostra nazione migliore delle altre. Ed allo stesso modo, se non messo nella condizione di lavorare, ci fa sprofondare nella vergogna di essere la peggiore. E' l'ardore dice, dimostrato nel fragoroso applauso del teatro intero all'esecuzione dell'inno di Mameli. Ed il Maestro dice di più. Ci chiede di non pensare che siano gli altri a dover cambiare le cose per noi. Lo chiede a noi ragazzi, studenti, giovani musicisti. Ci chiede di non accettare i problemi alzando le spalle, ci chiede di non essere passivamente tristi. 

- Non può essere sempre "adda passà 'a nuttata" - dice - si combatte anche di notte. -

Non sono bravo a valutare le persone. Ma sia Napolitano che Muti mi sono sembrati sinceri. D'altronde, che importanza ha l'essere presidente della repubblica o uno dei più affermati direttori d'orchestra? Questa resta pur sempre la loro città e da uomini la amano, proprio come noi. 

 

AlessioStrazzullo

La malattia che cura l'uomo

Poeti, filosofi, musicisti, scienziati. Tutti si interessano all'amore e tutti provano a capirne qualcosa.

Non dipende da ciò che si fa nè da cosa piace, prima o poi ogni essere umano si pone qualche domanda sull'amore.

Mi piaceva citare Franco Battiato, che nel 1979 con L'era del cingale bianco, cantava così in Stranizza d'amuri:

"Man manu ca passunu i jonna
sta frevi mi trasi 'nda lI'ossa
'ccu tuttu ca fora c'è 'a guerra
mi sentu stranizza d'amuri... I'amuri
e quannu t'ancontru 'nda strata
mi veni 'na scossa 'ndo cori
'ccu tuttu ca fora si mori
na' mori stranizza d'amuri... I'amuri."

Mi piace che sia proprio la malattia dell'Amore a curare l'altra, più dolorosa e grave Malattia.

AlessioStrazzullo

Memoria Tampone, Topolini Cocainomani e Ram: un'inversione dei punti di vista.

 È ormai consuetudine attribuire i meriti del processo di memorizzazione all’ippocampo, sede del cervello da cui parte una cascata di reazioni che si conclude con la formazione di nuove sinapsi che consolidano il ricordo. Pochi si sono interrogati su come sia possibile trattenere le informazioni che fluiscono, istante dopo istante, nel nostro cervello. Grazie ai neuroscienziati del UT Southwestern Medical Center è ora possibile individuare la memoria di transizione ovvero la “Memoria Tampone”. Oggetto di studio sono state le cellule disposte nel lobo frontale. Esse riuscirebbero a trattenere le informazioni per pochi ma fondamentalissimi istanti (circa un minuto) indispensabili al fine di fissare i ricordi. Studi condotti su topolini di laboratorio cocainomani, hanno dimostrato che la dipendenza da droghe mette totalmente fuori uso la “Memoria Tampone”, sarebbe dunque improbabile, sotto effetto di sostanze stupefacenti, trattenere informazioni da tramutare in ricordi. La “Memoria Tampone” avrebbe caratteristiche analoghe a quelle della Ram (Random Access Memory) dei Pc. Entrambe sarebbero memorie a breve termine, indispensabili per la fissazione delle informazioni. A conti fatti, la Ram potrebbe esser concepita come archetipo della Memoria Tampone. Infatti, sembra quasi che il processo si sia invertito. Le macchine, nella perfezione dei loro meccanismi divengono un valido spunto per intuizioni circa la natura umana.  Ѐ stata inventa prima la Ram e poi si è cercato di capire in quale parte del cervello umano fosse contenuta. Si assiste ad un inversione dei punti di vista: non è più la macchina fatta a immagine e somiglianza dell’uomo, ma è l’uomo che cerca di raggiungere costantemente la perfezione della macchina. Null’altro che persone talmente immerse nell’evoluzione, da finire col cercare in essa una natura propriamente umana.
antonellaromano

Flying

Volare o cadere? L'infinito e sottile confine tra il bene e il male. Da un fotografo giapponese in ArteFiera di Bologna.

Storie di Facebook...

Come tanti ho avuto, per un certo periodo, l'impressione che Facebook non fosse così innovativo. Non che credessi che fosse solo uno strumento per perder tempo, ma di certo non potevo immaginare che avrebbe dato così tanto una mano nel ritrovare amici del passato.

C'è anche chi crede che alcune amicizie si perdano perchè senza la volontà di tenere in piedi un rapporto è difficile non perdere i contatti. Non credo si tratti di volontà. Non sono di questa idea, alle volte semplicemente si è presi da tante cose, e non si può stare dietro a tutto. Lo si fa con rammarico, però lo si fa. Insomma, alcune volte le cose accadono e basta.

 - Non ridiamo per lei, è che non ci vediamo da dodici anni -. Questo dico ad una cameriera indispettita dalle nostre risate, mentre ci porge i tre caffè. Ma è la verità, io Vitale e Domenico non ci vediamo da più di dieci anni. In realtà è il secondo incontro da settembre, giorno in cui Vitale ha compiuto la prima tappa ufficiale nel cammino verso il sacerdozio. Ci ha contatto tramite le nostre maestre delle elementari ed io e Domenico abbiamo assistito alla cerimonia in chiesa. Dopo di allora, tramite Facebook, abbiamo organizzato questo piccolo incontro, anticipazione di quello che vedrà riunire l'intera classe delle elementari. Tre ragazzi completamente diversi, che non provano il minimo imbarazzo a stare insieme dopo dodici anni. Ognuno di noi ha fatto il suo percorso, chi più chi meno ha cercato la propria strada.

Facebook di certo può essere considerato in tanti modi. La mia modesta considerazione del fenomeno, dopo quanto ho scritto, è che se Facebook può aiutarmi davvero a non lasciare andare alla deriva alcuni rapporti è ben accetto nella mia vita. Basta che dal virtuale si arrivi al reale. Questo però non possiamo chiederlo ad un pc, questo tocca a noi.

AlessioStrazzullo

Carte d'identità

Più d'uno, come faccio senz'altro io, scrive per non avere più volto. Non domandatemi chi sono e non chiedetemi di restare lo stesso: è una morale di stato civile; regna sui nostri documenti. Ci lasci almeno liberi quando si tratta di scrivere.

M. Foucault, L'archéologie du savoir, 1969.

"Aspettate"

"Aspettate" è facile per chi non è mai stato ferito dalle frecce aguzze della segregazione. Ma se uno vede plebaglie inferocite lasciate libere di linciare vostra madre, vostro padre, di annegare i vostri fratelli e sorelle a piacimento; se vede poliziotti pieni d'odio insultare, prendere a calci e perfino uccidere i vostri fratelli e sorelle neri; se uno vede la stragrande maggioranza dei venti milioni di suoi fratelli neri che soffocano, in una gabbia di povertà a tenuta stagna, nel bel mezzo di una società opulenta; se uno sente che la lingua s'inceppa e le parole escono in un balbettio perché bisogna cercare di spiegare alla figlia di sei anni come mai non può andare al parco pubblico di divertimenti che la televisione ha appena finito di pubblicizzare, e si accorge che le vengono le lacrime agli occhi appena sente che la Città dei divertimenti è vietata ai bambini di colore, e vede minacciose nubi di inferiorità cominciare a formarsi nel suo piccolo cielo mentale, e la sua personalità cominciare a distorcersi nello sforzo di maturare un inconscio rancore verso i bianchi; se uno deve cercare di rispondere a un figlio di cinque anni che chiede: "Papà, ma perché i bianchi trattano così male la gente di colore?"; se uno, quando fa un viaggio in macchina, si trova costretto una notte dopo l'altra a dormire in posizione disagiata, in un angolo dell'automobile, perché non lo accettano in nessun motel; se tutti i giorni, immancabilmente, uno vive incalzato da umilianti cartelli su cui sta scritto "bianchi" e "di colore; se il suo nome di battesimo diventa "negraccio", il secondo nome "ragazzo" (qualunque sia la sua età) e il cognome diventa "John", e se per sua moglie o sua madre nessuno usa mai il titolo di cortesia di "signora Taldeitali"; se il fatto di essere un nero lo tormenta di giorno e l'ossessiona di notte, lo costringe a vivere sempre in punta di piedi, senza sapere che cosa può capitare da un momento all'altro, se lo fa sentire angustiato da ogni sorta di paure interiori e da ogni sorta di risentimento verso l'esterno; se uno non può mai smettere di lottare contro la corrosiva sensazione di "non essere nessuno"... se tutte queste cose accadessero a voi, capireste perché per noi è difficile aspettare. Arriva il momento in cui la coppa della sopportazione trabocca, e gli uomini non accettano più di sprofondare nell'abisso della disperazione. Spero, signori, che possiate comprendere la nostra legittima e inevitabile impazienza."

Martin Luther King per rircordare che, "quando l'oppressore non concede la libertà per decisione spontanea: sono gli oppressi che devono decidere di ottenerla". E non si tratta di infrangere la legge, ma se è una legge che la propria coscienza ritiene ingiusta, come si fa a decidere di infrangerla senza avere re-azione violenta? E come è possibile formare una coscienza giusta? E come risvegliare la coscienza della comunità circa la sua ingiustizia?

L'azienda che comunica

 

Probabilmente questa piccola riflessione non aggiungerà nulla a quanto già detto e ridetto sul Marketing 2.0. Ma pian piano riesco a rendermi conto con più consapevolezza di cosa questo significa.

Guardando a quello che ho studiato, l'esperienza che pian piano sto accumulando, i casi aziendali che ho avuto modo di visionare, inizio a capire che, oggi come oggi, l'azienda moderna "deve essere capace di comunicare". Comunicare non solo nel senso che ci hanno insegnato sui libri di Marketing, ovvero partendo dall'advertising per finire al direct marketing, al CRM, al marketing relazionale, alla gestione delle segnalazioni in back office in stile help desk...

Il web è la piattaforma che mette a disposizione gli strumenti per attivare relazioni dirette, per porsi come utente tra gli utenti, per gestire nei limiti del possibile il buzz che viene generato online.

Il Marketing 2.0 significa farsi percepire come un'entità "umana", capace di parlare, rispondere, ammettere errori o rivendicare i punti di forza. E fare tutto ciò in prima persona, in modo visibile a tutti. Il Marketing 2.0 vuol dire entrare nelle comunità ponendosi sullo stesso livello degli altri, affrontando quel gap che di solito l'utente vede tra sè e "quell'entità metafisica" chiamata azienda. Il Marketing 2.0 significa proporre contenuti da veicolare in modalità pull, trovando quel magico modo per cui sono i consumatori a ricercarli e non viceversa. Il Marketing 2.0 è gestire tutto questo, tentando di integrarlo con l'immagine coordinata e con tutti gli altri classici strumenti della comunicazione, del prodotto, del prezzo, della distribuzione...

 

vincenzorisi

Uomini & Uomini

Chi di voi ha visto The soul of a man di Wim Wenders già conosce questa storia.

Skip James nasce nel 1902. E' uno dei personaggi che più ha ispirato i grandi nomi del blues e non solo. I'm Glad, famoso successo dei Cream ad esempio, è una sua canzone.
La storia di Skip James è incredibilmente affascinante. Alle volte, la vita degli esseri umani, ti permette di vedere aldilà del fondale abilmente colorato che siamo costretti a guardare ogni giorno.

E' il 1931 quando il giovane Nehemia "Skip" James incide 26 brani per la paramount. Il successo di allora non è il successo che si può ottenere oggi. Dopo l'incisione Skip James scompare per circa trent'anni. E trent'anni sono davvero tanti.

Viene "riscoperto" quasi per caso nel 1964. Riscuote un grandissimo successo al Newport Folk Festival suonando per la prima volta davanti a migliaia di persone.

 

 

AlessioStrazzullo

Cammino nella notte

El tango es un pensamiento triste que se puede bailar.

Isabel era sempre un po’ triste da quando era lontana. Isabel era lontana, per definizione. E lontano è una parola bellissima solo quando si è a casa. Ma Isabel non era a casa e non sopportava quel cielo straniero illuminato di colori e rumore.

Esta tierra sobre los ojos,
este paño pegajoso, negro de estrellas impasibles,
esta noche continua, esta distancia

Tanta allegria per un Bum! ... -3 ... -2...  -1...Bum! Tanta allegria...perché? E solo Bum!I colori danzavano nel cielo e sembravano  il ballo della sua terra.Uomo e donna, Yin e Yang, l’abbraccio, il cerchio. Le coppie girano, i pianeti girano, gli atomi girano.Quando entri in una milonga, il diavolo lo vedi subito. Troneggia sopra ogni cosa e balla sulle punte dei piedi dei ballerini. I musicisti tra la rabbia e la malinconia strimpellano le note della protesta di Buenos Aires.

El tango es un pensamiento triste que se puede bailar. 

 Ma la milonga non c’era più e Isabel aveva nostalgia del tango ballato a Caminito, nostalgia dei due vecchi che si tenevano per mano in Avenida Corrientes, nostalgia degli occhi grandi dei bambini che giocavano alla Boca, nostalgia dei murales colorati di San Telmo, nostalgia delle carezze leggere di Nicolás, nostalgia delle nuvole bianche che corrono sempre, instancabili, nel cielo azzurro di Buenos Aires.

La tierra entre los dedos, la basura en los ojos,
Ser argentino es estar triste
Ser argentino es estar lejos

Poteva ancora permettersi un respiro profondo, uno sguardo alla luna piena di un nuovo gennaio, e un’immagine del suo passato.

Te quiero país desnudo

Simulare la sicurezza minima era indispensabile per mantenere un certo contegno con se stessa.

Tan triste en lo más hondo del grito

Nessuno la seguiva. Silenzio assoluto. Luce vaga.

Te quiero sin esperanza y si perdon, sin vuelta y sin derecho, nada más que de lejos y amargado y de noche.

Un saluto distratto al nuovo anno sarebbe bastato. Tutto ciò che era nuovo non le serviva più.

Hoy es distancia, fuga.

Proseguì per qualche altro metro senza voltarsi indietro. La bocca era secca e le mani erano umide, ma niente di più adatto alla piccolezza di quel momento.Il cuore urlò per l’ultimo ballo, per l’ultimo casqué, per l’ultimo salto, ma nessuno lo sentì.

El tango es un pensamiento triste que se puede bailar.

Qualcuno, il giorno dopo, parlò del suono di una fisarmonica.


Via Roma

Domenica 11 gennaio. Ore 13.37. Via Roma. Procedo a passo veloce verso la funicolare. Spero di riuscire a prendere al volo quella delle 13.45. Incontro Aldo. Non lo vedevo da un anno. Mi fermo. Un abbraccio rapido. Pochi metri più avanti Mario. L'ho visto un paio di mesi fa. Grande sorriso, saluto con la mano, gli grido al volo che corro perchè altrimenti perdo la funicolare. Pochi metri ancora, Gino con la moglie, da un pò che non lo incrociavo, nemmeno all'università. Non faccio in tempo a riprendere la marcia che incontro Carlo. saranno due anni che non lo vedo. Mi fermo. Scambiamo due chiacchiere. Mi accenna di suo figlio Gennaro, del nuovo lavoro in pizzeria, del rammarico di non aver potuto partecipare alla partita di basket organizzata da Paolo. La funicolare è là, ormai non mi sfugge, quando vedo Salvatore, Francesco, Ugo, per fortuna salgono anche loro. Tornano da una regata. Io da Reggio Emilia. Finiamo a parlare della lasagna che li aspetta. Delle zeppole che sto portando a casa. Di Facebook. Poi il Petraio. Saluto. Scendo. Penso.
Penso che in meno di 200 metri ho incontrato Aldo, Mario, Gino, la moglie, Carlo, Salvatore, Francesco, Ugo. Meglio di Facebook. Sarà stato un caso? Non lo so. Ma domenica prossima ci ritorno. Faccio la prova. Via Roma come Facebook, mi ripeto. Come al tempo in cui non c'era Facebook, insisto.
Busso alla porta. Mi aprono. Sorrido. RIcambia. Non so lei. Ma io sto pensando che da domenica prossima la perdo apposta. La funicolare. Tutte le domeniche. A prescindere. 

reperibilità a tutti i costi..

...da un articolo scovato sul web...questo emblematico stralcio rende l'idea di come siamo immersi nell'era moderna e nelle tecnologie che esse ci propina giorno dopo giorno..

Il “mitico” telefonino ha compiuto nel 2003 appena trent’anni e venti soltanto ne sono passati dalla commercializzazione del primo modello. Ecco le tappe più importanti di questa storia tecnologica e sociale.

“George, se hai bisogno di me puoi trovarmi a

questo numero: 3629296, ancora per un po’. Poi

sarò al 6480024 per circa quindici minuti. Poi

mi troverai al 7520420, poi andrò a casa, al

6214598. Sì, esatto, George. Arrivederci.” Queste frasi sono pronunciate da Dick, manager ossessionato dalla reperibilità, nel film di Woody Allen Provaci ancora Sam, del 1972. E a qualcuno di noi sembreranno provenire da una sorta di preistoria, quel periodo per molti inimmaginabile che precede l’invenzione del telefono cellulare.

angelacasale

Twitter Hacking

E' stato violato l'account Twitter del neo Presidente eletto degli USA Barack Obama. La notizia, riportata anche da Repubblica.it, rappresenta solo l'ultimo caso di "violazione informatica" ai danni di personaggi in vista dell'estabilishment americano (a livello politico ne aveva fatto le spese, nella passata campagna elettorale, anche l'ex candidata alla vicepresedenza Sarah Palin, a cui era stato violato l' account personale di posta elettronica).

Twitter, strumento molto utilizzato da Obama nel corso della sua campagna elettorale, è un servizio di microblogging che permette algli utenti di "spedire" in rete messaggi dalla lunghezza massima di 140 caratteri. Insomma un sistema di comunicazione di tipo "speed" molto funzionale nell'ambito del web 2.0.  L'account twitter di Obama, una volta violato, ha iniziato a spedire (fino al momento del suo blocco) ai propri "followers" (coloro che si sono abbonati a ricevere le news di quell'account) "spam links" e false news (ad es. il lancio di un sondaggio per buoni benzina). Oltre all'account di Obama sono stati violati anche quelli della Fox News e quallo di Britney Spears. L'attacco, inoltre, ha riguardato anche gli account Facebook di circa 33 personaggi noti.

Il "come" sia stato possibile, agli hackers (o all'hacker), violare tali account (su twitter) è stato spiegato sul blog ufficiale della piattaforma di microblogging, che riporta:

"These accounts were compromised by an individual who hacked into some of the tools our support team uses to help people do things like edit the email address associated with their Twitter account when they can't remember or get stuck."

Insomma: l'attività di hacking sembra sia stata possibile grazie all'utilizzo degli strumenti di supporto che normalmente si utilizzano nei casi in cui, ad esempio, ci si dimentichi la password dell'account creato. A quanto pare, dunque, sembra sia bastato inviare, al team di supporto twitter, una mail spacciandosi per Barack Obama (o, cosa più probabile, per qualcuno del suo staff) e dire di aver perso la password dell'account per poter avere accesso ai dati del profilo twitter del Presidente.

Una falla davvero troppo grande per un servizio di questo genere. Falla resa possibile, molto probabilmente, dall'utilizzo di sistemi di supporto basati su procedure automatiche "ingenue" (che automaticamente, dunque, inviano, a chi ne fa richiesta, i dati di accesso ai vari profili senza considerare da chi è stata inoltrata la richiesta e per quale tipo di account). Incredibile. Ma vero.
AntonioLietoNova

Caro Presidente (III)

Caro Presidente, mi chiamo IamI e ho 25 anni.

Sono laureata in Progettazione della moda, questo sistema non mi piace, vedo le cose in un altro modo. Faccio il servizio civile nel commercio equo e solidale perchè ci credo ma anche perchè non avevo altre scelte (dopo la laurea). Eppure so fare un sacco di cose e sono in gamba come tanti giovani della mia età. Ma in questo paese per noi, sembra non esserci un futuro e nemmeno lo spazio per poterlo inventare. E se trovi lo spazio mancano i soldi. E se trovi i soldi manca l'amore. Se sei fortunato a trovare l'amore, non puoi mettere sù famiglia perchè non avrai mai una casa nè un lavoro fisso per aprirti un mutuo e comprare una casa. E non siamo così irresponsabili da mettere al mondo dei figli in queste condizioni e poi, bimbi ce ne sono così tanti al mondo che mi chiedevo signor Presidente: perchè è così complicata e dispendiosa l'adozione? Anche questo è un business, o per via della Dea Burocrazia, regina incontrastata del popolo italiano?

Quello che ho sono solo sogni, quello che vorrei è la possibilità di realizzarli. Vorrei lavorare nel sociale e nell'arte, i primi settori dove vengono tagliati i fondi. Vorrei avere la libertà di essere ciò che sono e di fare ciò che mi piace e invece sono una disoccupata, una diversa, una drogata, una con la testa fra le nuvole che non conosce le regole, una outsider come tanti, e, come Alice vorrei un Paese delle Meraviglie, e come Amelie vorrei un Favoloso Mondo, ma come tutti, vivo in un cesso. Allora Presidente, ti scrivo questa lettera come fossi il mio più caro amico o un perfetto sconosciuto, tanto per quel che ne so io, un giorno puoi essere l'uno e il giorno dopo l'altro.

Caro Presidente, io vorrei non essere italiana ma cittadina del mondo a pari diritti e doveri di tutti gli altri che sono in questo casino come me, con l'obbligo morale e legale di rispettare questo pianeta e tutte le sue forme di vita. Fosse questa l'unica regola da seguire e i trasgressori puniti severamente, allora capirei il ruolo delle forze dell'ordine, e allora non sarei più ribelle. Vorrei che si candidasse al governo un supereroe, uno di quei gentiluomini, non un borghese ereditario, un uomo d'onore, ma non un mafioso moderno, un guru, ma non un finto profeta, un genio, ma non un avido sfruttatore opportunista, un cavaliere mascherato un pò zorro, un pò lupin, un gandhi un pò arrabbiato, un Che senza bandiera, un Cristo senza chiesa. Vorrei un vero leader, un professionista capace, uno che più che parlare sappia ascoltare, uno che sia più avanti degli altri, ma in grado di aspettare e sostenere chi rimane indietro, un avanguardista del sistema, uno che abbia finalmente capito che per evitare l'autodistruzione è necessario almeno risolvere qualche questione e magari mettere dei ministri che sappiano davvero fare il loro mestiere e che ognuno di loro sia il migliore in quel campo e non un raccomandato. Vorrei vedere facce nuove, non le solite vecchie, rugose e corrotte. Vorrei sapere che il ministro della sanità è il migliore tra i medici italiani, è un plurispecialista e che la sua vocazione non è il denaro, ma salvare la vita della gente. Vorrei che il ministro della giustizia venga scelto perchè è il più giusto tra gli uomini. Il più saggio e il più sincero. Deciso e determinato a far quadrare le cose. Capace di punire chi davvero andrebbe punito, e in grado di ristabilire dei parametri di giustizia in relazione alla società di oggi, che non è più il medioevo. Per l'economia, vorrei uno veramente bravo, un professore che conosca il commercio alternativo, uno che sa del mondo e dei suoi problemi, uno che sappia gestire una bilancia. Un uomo informato ed equilibrato. Che investa di più nel sociale e nei servizi al cittadino. Vorrei che potesse prendere dai ricchi e ripartire tra i poveri quel surplus che non ci sta, qull'avanzo, quello spreco che è un di più e che se ne potrebbe anche fare a meno. Vorrei che tutte le aziende che hanno sfruttato l'uomo chiudessero e basta, e gli utili distribuiti tra la gente, a ognuno il suo, non a qualcuno il forziere nazionale. Un uomo che sappia trovare il modo di risolvere la crisi finanziaria partendo dalle banche, vera causa di molti problemi. Uno col potere di far chiudere i grandi usurai e riutilizzare quei soldi in investimenti pubblici seri, utili, reali, che migliorino le condizioni e la qualità della vita del paese. E' troppo importante stare bene per far muovere le cose. Vorrei anche qulacuno che si occupasse davvero dell'ambiente e che abbia il potere di far chiudere le industrie che rovinano la terra, l'acqua e l'aria. Vorrei che si rispettassero gli elementi e la natura, vera madre di tutti noi. Vorrei che dove ci sono alberi fosse considerato un luogo sacro come lo sono le chiese. Per quanto riguarda l'istruzione e la formazione, vorrei una vera e gigante riforma. Più specificità fatta per bene, più qualità e più gente in gamba che lavori e che ci sappia fare.

Caro Presidente, è giunta l'ora di più meritocrazia. Se ci devono essere delle graduatorie, dei concorsi, delle scelte del personale...è così difficile scegliere il migliore? Migliore s'intende che sia capace di fare ciò che deve tecnicamente ma anche col cuore. Fare del bene e farlo per bene. E se poi quest'uomo lavora davvero così bene, gli vogliamo dare delle garanzie? Degli incentivi, delle prospettive, dei soldi per vivere dignitosamente? Il necessario per vivere bene. Vivere bene non significa nè lusso nè grandi proprietà, ma avere sicuramente denaro, ma anche tutto il resto della vita da sfruttare e da condividere con gli altri. Vivere bene significa avere il tempo e le possibilità di avere una vita oltre al lavoro. Il lavoro dovrebbe aiutare in questo. Essere un mezzo, non un fine per vivere. Per gli esteri, vorrei un plurilinguista superinformato sulla scena internazionale che, se quelli delle Iene gli fanno un'intervista, non faccia figure di merda da ignorante, specchio riflesso dell'uomo medio. Vorrei uno che sappia farci entrare nel mondo, stringere relazioni e collaborazioni pulite, non sugli stessi interessi economici e di potere. Vorrei che fossimo internazionali perchè è bello lo scambio, l'apertura, il viaggio, i popoli, le diverse culture. Tutto nel rispetto ovviamente.  E poi, togliamo dalle carceri gente che non ci dovrebbe stare. Vorrei un uomo con il coraggio di arrestare quelli che veramente lo meritano ma sono ancora fuori e liberi. E tutti gli altri, certamente non innocenti, ma uomini, trasferirli in case di recupero gestite da psicologi e arteterapeuti non da poliziotti corrotti. L'importanza delle comunità è enorme per tutti gli svantaggiati del sistema, vogliamo investire, signor Presidente, più fondi in quest'ambito e in persone più competenti? Poi vorrei che tutti questi ministri lavorassero in rete, perchè da soli è più facile sbagliare o rischiare di fare i propri interessi individuali. In gruppo c'è confronto, e in ciascun gruppo metterei: un giovane con idee nuove, un padre di famiglia che abbia il senso delle responsabilità, una donna che abbia intuito, istinto e competenze, un anziano con tutta la saggezza e l'esperienza di una vita in quel settore. Questa gente si unirebbe e confronterebbe a sua volta con gli altri gruppi per raccogliere informazioni, scambiarsi idee e proposte. Sicuramente non sarà facile, ma i bambini questo gioco lo sanno fare, lo imparano da piccoli, e litigano solo se gli dai in mano un solo premio per molti che ce ne sono. E' molto più semplice di ciò che sembra. Si tratta di fare le cose per bene, con rispetto e amore. Si tratta di andare d'accordo, non essere superficiali e indifferenti ai problemi, ma cercare di risolverli e di denunciare chi li causa. Vorrei anche un garante della libera informazione che filtri e censuri tutto quello che non rappresenti la verità, che è sacrosanta e sorella del rispetto, dell'amore e della bellezza.

Caro Presidente, vorrei vivere in un bel paese. Se questo non è possibile, me ne andrò come molti altri giovani che qui non sanno che fare, e ci sarà una nuova fuga dei cervelli e delle risorse. Verremo accolti da altri paesi, e con loro faremo una gran rivoluzione, lo sa anche la natura ed è d'accordo. Il futuro ha quest'odore. Buona serata, signor Presidente. Volesse esaudire solo uno di questi miei desideri diventerebbe forse un amico, e chissà un giorno smetterà di essere il perfetto sconosciuto da cui non accettare alcuna caramella.

IamI

Caro Presidente (II)

Caro Presidente, mi chiamo IamI e ho 15 anni.

Vorrei scriverti una lettera come se fossimo a C'è posta per te e tu Maria De Filippi: ti chiederei di smetterla di fare certi programmi che piacciono così tanto alle mie amiche che, allora, il sabato pomeriggio guardano Amici al posto di venire con me a esplorare castelli abbandonati...e la sera vanno in discoteca invece di suonare e ballare attorno a un fuoco. Ti chiederei anche di fare ingrassare un pò le veline, altrimenti i miei compagni maschi non mi cagano perchè c'è sempre qualcuna meglio di me. Poi vorrei che i prof ci portassero più spesso al cinema e a teatro e vorrei fare un sacco di laboratori artistici e scambi culturali, ma mi dicono sempre che non ci sono soldi per queste cose però, i libri costano un sacco eppure ci obbligano a comprarli. Vorrei anche navigare in internet e scoprire un sacco di cose nuove, ma il fratello della mia migliore amica dice che ormai su internet si trova di tutto, soprattutto cazzate, ma scusa Presidente, le bugie non le possiamo vietare? E poi vorrei non dovermi sentire diversa se non ho vestiti firmati perchè i miei non me li possono comprare...e, a parte che non mi piacciono neanche tanto, vorrei vestiti personalizzati e colorati come quelli che vedi alle bancarelle...poi, perchè quelli delle bancarelle sono sempre dei poveracci mentre quelli delle grandi firme dei ricconi senza idee? Me lo puoi spiegare tu Signor Presidente?

Caro Presidente

Caro presidente, mi chiamo IamI e ho 5 anni.

Vorrei scriverti una lettera come fosse la vigilia di Natale e tu quel Babbo che fa i regali...allora vorrei chiederti un Paese dei Balocchi: con tutti i colori e tutte le forme del mondo, case di marzapane per ogni bambino che ha fame, cascate da bere e un sacco di belle sorprese per ogni giorno in cui non è il mio compleanno. Vorrei un enorme giardino di giochi fatti con la spazzatura, però senza la puzza, e vorrei che a scuola ci fosse anche l'ora della fantasia insieme alle altre materie un pò noiose, e che le mie maestre fossero dei piccoli animaletti del bosco. E vorrei anche un bosco tutto verde con un sacco di spazio per giocare. Vorrei giocare a nascondino e perdermi ovunque senza avere paura di nessuno. Vorrei poter accettare le caramelle dagli sconosciuti e anche avere un amico immaginario senza che nessuno mi porti da uno strizzacervelli. Vorrei potermi ancora sporcare. Vorrei disegnare i miei desideri e una macchina che trasforma li trasformi in realtà. Vorrei che alla tele ci fossero dei cartoni divertenti ma, che se c'è il sole fuori, la tele non funziona così la nonna mi porta a spasso. Vorrei che ci fossero almeno due domeniche per stare un pò con i miei genitori che lavorano sempre e non hanno tanto tempo per me. Vorrei un fratellino, anzi tanti, ma la mamma dice che non può metterne al mondo degli altri perchè già su di me c'è una tassa sulla vita che neanche col mutuo puoi pagare...io pensavo che parlasse della moglie del tasso e di un vecchio signore muto...da grande imparerai mi ha detto mamma...ma anche mia sorella maggiore non c'ha ancora capito niente.

IamI

Uscire e...

Quando sono entrato in uno dei bar del mio quartiere la mattina di Santo Stefano faceva freddo ed era troppo presto. Ad accogliermi un assonnato barista che indicava ad un altro ragazzo dove prendere ciò che avevo ordinato.

- Un cornetto...lì lì, alla cassa 1... -

Poi mi guarda e fa:- Bella questa cosa della cassa eh? come una banca. Voglio vedè una banca se ha la responsabilità che ho io qua dietro. E non so se mi piacerebbe comunque lavorare in una banca...-

Da qui in poi si fa veramente interessante.

- Mo sono le feste no? Ci sta mio figlio che continua a fare e quando torni a casa? Sto da due giorni chiuso qua dentro...ma come glie lo spieghi che c'è una responsabilità? La banca che fa? Vai là, prendi i soldi, firmi, i documenti. Ma qua dentro noi dobbiamo svegliare la città. Scusa se è poco, Salvatò, forza che dobbiamo svegliare la città! - Mi mette il caffè sul banco e subito si rimette a lavorare.

 E uscendo e sorridendo, perchè la mia Napoli mi fa questo regalo di natale, mi dico che svegliare questa città è il compito un po' di tutti. C'è già chi lo fa ogni giorno. Mi sa che è il caso di uscire...e dare una mano. 

AlessioStrazzullo

"Caro" il mio defunto

Da poco è stata condotta  un’indagine da Help Consumatori sul costo dell’ultimo commiato in alcune delle maggiori città italiane. Quello delle imprese funebri è un giro d’affari di oltre 1 miliardo e 200 milioni di euro. Dall’indagine è emerso che  la città in cui “conviene” senza dubbio morire è Venezia (1.160 euro) a fronte della carissima “Torino”  (2900 euro). Al secondo posto delle città in cui è più costoso morire, Milano e Genova  (2.500 euro), a seguire Palermo e Udine  (2000 euro) e Bologna (1950 euro).  I prezzi  si riferiscono ad un trattamento “all inclusive” comprensivo di trasporto della salma, pratiche per la tumulazione, feretro, zinco interno etc.  Questi prezzi possono poi naturalmente  lievitare fino a 10.000 euro (soglia limite). Ad essere  particolarmente rilevante per fare una stima dei costi è il tipo di legno scelto per il feretro. Il legno rappresenterebbe, in un funerale standard, uno dei fattori più costosi.

All’insegna dell’economicità e un pò in controtendenza è  la “bara eco-compatibile”. Propagandata da Beppe Grillo nei  suoi spettacoli teatrali, la bara di cellulosa, raggiunge un costo di appena 45 euro.

 In materia di cremazione invece, gli italiani, continuano ad essere particolarmente conservatori e tradizionalisti. Infatti, solo il 10,26% (stime Sefit) dei defunti viene cremato, nonostante la Chiesa abbia abolito il divieto nel 1963. Inoltre, per effetto di una legge del 2001, la cremazione viene considerata servizio pubblico locale e non può superare la tariffa massima stabilita di 537,97 euro. Ad offrire il servizio di cremazione gratuita per i residenti è Roma, mentre Venezia e Milano offrono tariffe agevolate per la cremazione che oscillano dai 120 ai 234 euro.

 In un paese come il nostro in cui la maggioranza della popolazione è di fede cattolica, non si può pretendere che il culto dei morti non sia fortemente radicato. Persiste però un rischio. Il rischio è quello di cartelli speculativi sul dolore altrui. L’adorazione dei defunti rischia di tramutarsi in forme esplicite di speculazioni che vengono autorizzate dalle nostre stesse coscienze e dalla vana illusione di dimostrare, a seguito del decesso, l’attaccamento al nostro “caro” defunto. 

antonellaromano

Non vedo, dunque gioco. A calcio

Confesso che non lo sapevo. Io che quando Riccardo ha dovuto fare la formazione del secolo mi ha addirittura preferito al fratello. E aggiungo che l'ho scoperto grazie a Silvana Perini, mia amica nel mondo di Facebook. E che è stata per me una gran bella scoperta. Cosicchè ho deciso di farla fare anche a voi.
Non vi ho detto ancora di cosa si tratta? Lo faccio subito. Del campionato di calcio a 5 non vedenti.
Come si gioca lo abbiamo scoperto visitando il sito di una delle squadre partecipanti, Liguria Calcio:
Ogni squadra è composta da quattro giocatori non vedenti più un portiere vedente. Il portiere ha la funzione, oltre a quella ovvia di parare, di coordinare e guidare i compagni che conducono le azioni di attacco e contrastano gli avversari in difesa. I quattro giocatori, grazie alla sensibilità che un non vedente riesce a sviluppare, riescono ad orientarsi all’interno del campo, a sentire i movimenti di un pallone speciale con sonagli e a compiere i tiri in porta.
Se volete saperne di più non avete che da visitare il sito. E ricordatevi che non esiste oscurità ma soltanto ignoranza. Parola di Shakespeare.

 

Il Social Media Marketing è il marketing del presente e del futuro?

Sembra essere il marketing (o almeno il lato comunicazione di esso) del presente e del futuro a giudicare da come e quanto se ne parla online. Il Social Media Marketing integra al proprio interno tecniche di PR 2.0, conoscenza dei fenomeni di networking, Social Network Analysis, etc etc.
C'è chi scommette che per l'impresa è (ed ancor di più sarà) importantissimo puntare su di esso, anche se il campo su cui va ad operare è in continua evoluzione. Oggi si parla tantissimo di Twitter, ma non è detto che tra un anno sia questo il sito di social networking che catturerà tutto l'interesse.
E' stata compilata una lista di società americane che usano Twitter per comunicare il proprio brand, lista che è straordinariamente ricca e che conferma che tale sito sia già usato come strumento di marketing: http://www.socialbrandindex.com/ .
Si contano innumerevoli i siti, i blog, gli articoli che trattano questo argomento. Una mia domanda su Linkedin a riguardo ha ricevuto 15 risposte nel giro di 10 ore.
Insomma, è il Social Media Marketing il marketing del presente e del futuro? Ai posteri l'ardua sentenza...
vincenzorisi

autogrill

Ma cosa significa vivere se non macinare chilometri e chilometri di autostrada, con l'ansia di raggiungere una meta..ma ogni tanto proprio come in ogni lungo viaggio è necessaria una pausa,una sosta..un attimo di riposo in autogrill..e gli autogrill della vita, sono diversi tra loro proprio come quelli che si trovano nelle nostre città, belli, brutti, piccoli, grandi..più carini, meno carini..+ economici, più cari..
angelacasale

Il presepe di papà

Odore acre di colla. Sento. Lo sento nel naso, nella gola e pure nelle orecchie. Lo sento come il fastidioso scricchiolare di una porta che va oliata. Una porta che invita ad un fuori. E fuori mi piace sempre. Non ci si sente coccolati come dentro, fa freddo ed è buio. Ma fuori i vetri non si appannano ed è tutto più chiaro.
Ma qualcosa succede qui dentro stasera. C'è la colla e c'è mio padre che sorride. Qualcosa di bello succede qui dentro stasera.
Stasera mio padre fa il presepe.
E' una cosa tutta sua. Che deve fare lui, da cima a fondo, dai pastori alla scenografia, al più minuto particolare. Non ha finte fontane, non ha il pizzaiolo meccanico che infila la pizza nel forno e non ha il finto cielo stellato.
Ha tre angeli. Due pecore. Gli zampognari. La natività. E uno solo dei tre Magi. Quello che porta l'oro. Perché gli altri due, dice papà, sò purecchiuse.
"Ma come! Tu vai ad adorare il Re dei Re e porti incenzo e mirra? Purecchiuse!"
Tutti gli anni, da 24 anni, sento la sua giustificazione alla pigrizia che lo ha fatto fermare ad uno solo dei tre magi. Gli sorrido e gli rispondo: "Hai ragione, papà! che purecchiuse!"
Resto a guardarlo nella sua mania di perfezione. Da anni mai un cambiamento. Ma un pastore in un posto diverso rispetto a l'anno precedente. Neanche la stella cadente di cartone e brillantini è cambiata.
E' il suo tentativo di immobilità quando tutto intorno a lui si modifica vorticosamente.
E io lo guardo da lontano e con un occhio guardo alla finestra. I vetri sono appannati. Io mi ci avvicino e con le dita imprimo un segno di me. Ci scrivo il mio nome che sgocciola rigando il resto del vetro con goccioline cariche di sogni.
Che egocentrica che sono, penso.
"Te piace 'o presepio, a papà?"
"Si."

Ladri di baci.

Mettiamo che domani sera il palinsesto della rai mi proponga uno dei film che amo di più, che so, visto che respiriamo aria di natale, La vita è meravigliosa di Frank Capra.

In questo film, c'è una scena ricca ti tensione sentimentale che si scioglie in un violento abbraccio e successivo bacio tra James Stewart e Donna Reed, mentre entrambi parlano al telefono con il pretendente di lei.

Se guardo questo film e non vedo il bacio tra i due ne resto piuttosto amareggiato.

Ringraziamo chiunque abbia pensato che un bacio tra due ragazzi potesse spaventarci, turbarci, rovinare la serenità familiare.

Hanno detto che si è trattato di un caso. 

Io credo si tratti invece dei soliti furti. I furti che tutti conosciamo e di cui abbiamo le prove. Ci rubano tutto, anche i baci.

AlessioStrazzullo

M'illumino di malinconia

Alfred Sohn-Rethel ha scritto che “a Napoli i congegni tecnici sono quasi sempre rotti: soltanto in via eccezionale, e per puro caso, si trova qualcosa di intatto. Se ne ricava a poco a poco l’impressione che tutto venga prodotto già rotto in partenza.(...) per il napoletano le cose cominciano a funzionare soltanto quando sono rotte”. Il “rotto” come colonna sonora della mia città. Come chiave di lettura della sua storia. M’illumino di malinconia. Prossima fermata: piazzetta Fuga.

La paura che ci rende cinici

Atto IV

Per qualche tempo, nel bel mezzo dell'emergenza rifiuti in Campania, il problema era giunto alla ribalta della cronaca. Poi, più nulla. E' proprio il nulla che spaventa. Nessuna bonifica, nessun intervento, nessuna ricerca. E intanto l'inquietudine cresce. Nonostante le pubblicazioni del Centro Europeo ambiente e salute dell'Oms e dei dati Istat circa i tassi di mortalità per regione e le cause, sono ancora in molti a sostenere che non sia possibile stabilire effettivamente un nesso tra gli eccessivi livelli d'inquinamento e l'aumento di mortalità tumorale. Intanto, le persone continuano a morire e per le speranze di sopravvivenza ci si affida alla sorte o, per chi ne ha, alla fede. Spesso ci si chiede cinicamente "Chi sarà il prossimo?". Quando la paura è ovunque non si può far altro che esorcizzarla. Le logiche di sopravvivenza sono imprevedibili e per assurdo, seguire una dieta equilibrata come presupposto per una vita longeva, qui nel triangolo della morte, non sembra tanto più raccomandabile.

antonellaromano

La paura che ci rende cinici

Atto III

Nell'Agosto 2004 "The Lancet Oncology", una tra le prime riviste scientifiche al mondo, ha pubblicato uno studio di Alfredo Mazza, giovane ricercatore napoletano di Fisiologia clinica in forza al Cern di Pisa intitolato "Il triangolo della morte". Da ricerche Mazza è riuscito ad attestare che in quest'area (il triangolo Nola-Acerra-Marigliano), si muore con una frequenza ben più alta rispetto al resto d'Italia. Le statistiche degli ultimi anni dimostrano che, in questa zona abitata da oltre mezzo milione di persone, su ogni 100 persone che muoiono, la causa di mortalità per il 35.9% degli uomini e il 20.5% delle donne è quella di tumore al fegato a fronte di una media nazionale del 14%. Tutto sarebbe dunque contaminato: gli agenti inquinanti nell'aria, nell'acqua e nei prodotti della terra, sarebbero ben al di sopra dei livelli consentiti.

antonellaromano

La paura che ci rende cinici

Atto II

Ad occuparsi delle prime ricerche fu in Centro Europeo ambiente e salute dell'Oms. Inizialmente lo scopo era quello di considerare l'impatto sanitario del ciclo dei rifiuti nei comuni delle province di Napoli e Caserta. In una prima fase sono stati calcolati i rpporti standardizzati di mortalità per le principali cause tumorali e i rapporti standardizzati di prevalenza di malformazioni congenite per ciascuno dei 196 comuni rispetto alla popolazione regionale. Dallo studio sono emersi eccessi di rischio per la mortalità in generale, per tutti i tumori e per alcune sedi tumrali (stomaco, fegato, polmone, pleura, rene e vescica) e di prevalenza per tutte le malformazioni congenite e per alcuni gruppi specifici (cardiovascolari, urogenitali e gli altri) in comuni concentrati in un'area a cavallo delle due province, nel nord della provincia di Napoli e nel sud della provincia di Caserta. Lo studio ha poi riscontrato un nesso tra laresidenza in prossimità di siti di smaltimento di rifiuti ed alcuni gruppi di malformazioni. I risultati suggeriscono che la residenza in prossimità dei siti illegali di smaltimento dei rifiuti abbia avuto un ruolo importante nel determinare gli eccessi osservati. Conferma poi ottenuta anche dalla valutazione del "Position paper" dell'Aie, nonché daccordo con le conclusioni del rapporto del 2007 dell'Oms "Population health and waste management: scientific data and policy options".

antonellaromano

La paura che ci rende cinici

Atto I

E’ risaputo che l’elisir di lunga vita è spesso determinato dalla fortuna di nascere nella  parte giusta del globo.   Sappiamo di essere Occidentali e pensiamo di essere, almeno per questo,  fortunati.  Ma infondo, siamo sempre meridionali di qualcuno. Essere meridionali, dalle mie parti, vuol dire accettare delle prospettive di vita ben al di sotto della media nazionale. Vuol dire accettare che la propria terra sia la pattumiera dell'Italia e del mondo. Vuol dire, accettare passivamente i mali prodotti dall'inquinamento come se a produrlo fossimo stati noi soltanto. Vuol dire accettare, più di tutto, i tumori frutto del tasso d'inquinamento elevatissimo.                                                                                                                     "Triangolo della morte". Così è stata denominata la zona Nola-Acerra-Marigliano. La mia cittadina. Pomigliano d'Arco. Anch'essa coinvolta.                                                                                                                                                                                                                                                                                           I numeri e le percentuali  hanno per noi residenti in quest’area nomi, volti, voci. Non c'è persona che qui non abbia la sua triste storia da raccontare. Non c'è famiglia che non abbia conosciuto la malattia da vicino. All'inizio non la riconosci. Poi, una volta conosciuta la prima vittima è come se con un solo sguardo riuscissi ad identificare un malato su un milione.  E' impressionante.                              Sara: "Papà, quell'uomo che hai salutato prima, Carlo, ha lo stesso volto del padre di Mirco prima di morire!"                                                                                                                            Salvo: "Non dire queste cose neanche per scherzo! Non hai visto che Carlo sta bene?!"                                                                                                                                          Dopo qualche giorno, Carlo muore. Tumore.                                                                                                                              Storie di vita, o meglio di morte, che continuano a ripetersi, con preoccupante periodicità.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              E’

antonellaromano

La parola nell'Elogio a Elena

"Nel modo seguente la parola è un potente signore che, pur dotato di corpo piccolissimo e invisibile compie le opere più divine. Essa può far cessare il timore, togliere il dolore, dare una gioia, accrescere la compassione. Chi l'ascolta è invaso da un brivido, dal terrore, da una compassione che strappa le lascrime ad una struggente brama di dolore. Il fascino divino che suscita la parola è anche generatore di piacere e può liberare dal dolore. La forza dell'incantesimo accompagnandosi all'opinione dell'anima, la seduce, persuade e trasforma per mezzo del suo incanto".

antonellaromano

Tapscott e Wikinomics

Ieri ho avuto la fortuna di essere presente ad una conferenza di Don Tapscott, che assieme a Tim Berners-Lee, Howard Rheingold, John Hagel e pochi altri, siede nell'olimpo dei guru del Web.
L'incontro, organizzato da Ruling Companies e tenutosi ieri (24 novembre 2008) a Milano, si è aperto con un riferimento alla crisi finanziaria. Tapscott, che si presenta come un simpatico studioso canadese sulla sessantina, propone la sua medicina restando ovviamente fedele alle sue idee, e sottolinea che "corporations and banks need a new operating model". Don, in quest'incontro, cerca di spiegare questo nuovo modello operativo, una ricetta che aveva già confezionato ben due anni fa, nel suo Wikinomics (chi non l'ha letto...), frutto di ricerche costate più di 9 milioni di dollari (prontamente offerti da numerose "public companies").

Per arrivare a raccontare cosa intende per mass collaboration o peer production, Tapscott parte da lontano, introducendo il concetto di Web 2.0 esemplificandolo con alcuni siti che secondo lui lo sintetizzano al meglio, da Intellione (che esprime la geospazialità ed il going mobile del web 2.0) a TakingITglobal (specchio della self-organization). Nonostante i concetti espressi siano già a conoscenza dei più, questo è per lui un passaggio obbligato, vista la platea piuttosto eterogenea.

Dopo questa introduzione, il discorso inizia a farsi interessante quando Don passa alla parte dedicata al suo ultimo libro, Grown Up Digital. Con alcune slides presenta le caratteristiche della Net Generation, ovvero la generazione nata tra il 1977 e il 1994, quella di chi, fin da piccolo, ha avuto a che fare con il mondo dei personal computer, di Internet e del Web. Questa è una generazione numerosa, dice Don, caratterizzata da un alto tasso di natalità in tutto il mondo (dopo un periodo di contrazione delle nascite dal 1965 al 1976, quello delle Generazione X, venuto in seguito ai famosi Baby Boomers, 1945-1964).
Secondo Tapscott, la numerosità della Net Generation e le sue peculiarità avranno un forte impatto nel mondo del lavoro e delle imprese. I ragazzi che oggi hanno dai 30 anni in giù hanno un modo diverso di creare interazione, di gestire il multi-tasking e le relazioni. Tapscott individua nella parola freedom la loro caratteristica principale, intendendo questo termine come possibilità di scelta delle fonti da cui reperire informazioni, possibilità di coltivare più facilmente i propri interessi, possibilità di esprimere con maggiore libertà le proprie opinioni, possibilità di scegliere meglio le persone con cui avere interazione, etc... Le imprese dovrebbero tener conto di queste caratteristiche per non farsi trovare impreparate al cambiamento generazionale...

Tapscott segue il suo percorso logico sottolineando come questa generazione si ritroverà nel modello economico e sociale che egli ha descritto in Wikinomics. La seconda e ultima parte del suo discorso tratta in sintesi quelli che sono i punti cardine del pensiero espresso in questo libro. È la collaborazione di massa che caratterizzerà il futuro imprenditoriale, una "collaborazione che cambierà il modo in cui le imprese e le società sfruttano le loro conoscenze e capacità per innovare e creare valore". L'impresa che vuole sopravvivere deve aprire le porte al mondo, collaborare con tutti (soprattutto i clienti) ai fini dell'innovazione, condividere risorse in precedenza tenute in segreto, far leva sul potere della collaborazione di massa, comportarsi come un'entità globale e non come multinazionale. I principi della Wikinomics elaborati da Tapscott sono dunque 4:
  • Apertura: con questo termine Tapscott si riferisce all'apertura dell'impresa verso il mondo esterno. Le imprese non possono più contare unicamente sulle risorse interne, in termini di capitale umano e di idee. L'impresa deve possedere confini porosi, accettare un maggiore networking con l'esterno...
  • Peering: i peers, coloro che trovandosi allo stesso livello trattano da pari, creano valore nell'ottica della mass collaboration. La peculiarità delle self-organization è che tutti sfruttano questo valore, ma nessuno lo possiede. L'impresa moderna, ponendosi come peer, può accedere al valore creato dalla collaborazione di massa
  • Condivisione: secondo Tapscott, questo è un passaggio fondamentale e allo stesso tempo il più difficile. Avere il coraggio di condividere la proprietà intellettuale mette in discussione il paradigma su cui si è basata la competizione fra imprese. Ma il nuovo scenario che si sta definendo porta inevitabilmente all'individuazione di nuove possibilità di business attraverso la condivisione di brevetti e conoscenze. Tapscott cita diversi casi, dal fallimento dell'industria musicale che non si è saputa innovare, al caso di successo della Goldcorp Inc.
  • Azione Globale: agire globalmente significa prendere in considerazione il sempre maggior livello di agilità, creatività e connettività che le imprese devono mantenere per restare competitive nell'ambiente odierno. Significa che il capitale umano e intellettuale deve essere gestito superando quelli che sono i confini culturali, disciplinari e organizzativi.
In conclusione, quasi a voler stupire il pubblico (in realtà solo la sua parte più attempata) Tapscott finisce la presentazione ringraziando e scattando una foto alla platea col suo cellulare postandola in tempo reale su Twitter...
vincenzorisi

-stato+individui=Pianeta sociale

Particolarmente interessante e utile al ragionamento, mi è sembrata l'intervista al sociologo britannico di origine polacca Zygmunt Bauman, apparsa qualche giorno fa su Repubblica. "Lo Stato sociale è finito.", questa è l'espressione che apre l'intervista e che rappresenta il filo conduttore dell'intera questione planetaria. Per Bauman, i governi di nessun paese, piccolo o grande che sia, sono condannati ad un fallimento dei tentativi di collaborazione globale, "che finiscono regolarmente in una poesia di nobili intenzioni piuttosto che in una prosa di concreta realtà". Attualmente, nessuno Stato-nazione ha previsto nella propria agenda politica, l'obiettivo di arrestare le ineguaglianze globali. La proposta che avanza Bauman è un'agenda politica planetaria che si fonda sull'individualismo. "Spetta ai singoli trovare e mettere in pratica soluzioni individuali a problemi prodotti dalla società nel suo complesso", ma per raggiungere questi intenti è fondamentale superare l'insicurezza che deriva dal divario tra la generale interdipendenza planetaria e la natura meramente locale. I problemi che più ci spaventano e che ci spingono a provare le sensazioni di incertezza e insicurezza riguardo a ciò che ci circonda, hanno origine nello spazio globale che è aldilà della portata delle entità locali. Le istituzioni locali non hanno gli strumenti che possano permettere un buon intervento planetario. Solo le istituzioni internazionali potrebbero tenere a bada le forze planetarie attualmente sregolate e raggiungere le radici dell'insicurezza globale. "Allo stadio di sviluppo a cui è giunta la globalizzazione dei capitali e dei beni di consumo, non esiste nessun governo che possa permettersi di pareggiare i conti", ed è impensabile come alternativa lo Stato sociale. L'alternativa possibile è il Pianeta sociale, che attraverso le organizzazioni, le associazioni extra territoriali e non governative, potrà "raggiungere in maniera diretta chi si trova in una condizione di bisogno, sorvolando le competenze dei governi locali e sovrani e impedendogli di interferire".

Facciamo finta che

Il mio amico Sabato Aliberti mi gira una mail di Francesca Dell'Acqua, che invece non conosco, con questo stralcio dal Discorso pronunziato da Piero Calamandrei l'11 febbraio 1950 al III Congresso dell'Associazione a Difesa della Scuola Nazionale.
A me fa pensare. E a voi?

'Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in un alloggiamento per manipoli; ma vuole istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di stato. E magari si danno dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A 'quelle' scuole private. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo apertamente trasformare le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle scuole private. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tenere d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi, ve l'ho già detto, per rovinare le scuole di stato.
Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto.


Pubblicato sulla rivista Scuola Democratica, 20 marzo 1950

Dignità collettiva stropicciata

Colpisce profondamente l'articolo "Il migliore dei mondi" di Francesco Gesualdi sul n°99 Novembre 2008 della rivista mensile Altreconomia. Il suo pungente cinismo ci offre una possibilità, quella di uscire dal vortice in cui il sistema (anzi, 'o sistema) ci sta spingendo: l'ignoranza. Un sistema ipocrita che punta il dito contro accattoni, ladruncoli, prostitute, immigrati su cui scaricare rabbia, odio e paura collettiva, mentre i banditi in giacca e cravatta occupano posti di comando. L'ultimo esempio è stato dimostrato proprio dalla crisi finanziaria. Mentre le persone non sono state aiutate a capire che cosa c'era alla base del crollo di colossi bancari, l'informazione si concentrava solo sulla necessità di salvare le banche invitando a non perdere il controllo (per evitare di ritirare i propri depositi). Attaccare il disordine apparente per distogliere l'attenzione dal vero problema. Le persone non devono sapere, non devono capire e nemmeno sospettare. Il popolo deve rimanere disinformato e ignorante. Ecco come si spiegano i tagli alla scuola, ai giornali, ai maggiori quotidiani e alle televisioni, tutti tenuti saldamente nelle mani delle imprese.

Oggi e qui, è necessario riprenderci la voglia di fare domande, chiedere e pretendere spiegazioni. E' davvero giunto il momento di suonare la sveglia, fornire strumenti di comprensione, indicare nuovi orizzonti e diffondere l'idea che noi non siamo pecore con la testa sempre bassa, intente solo a brucare.

20/11/2008 David Grossman a Napoli

David Grossman si alza dalla sua poltroncina e fa capire che il tempo a disposizione è finito. La sala si scioglie in un lungo applauso. L’applauso che si concede ad un qualsiasi grande artista che prima di essere tale è un grande uomo, è diverso da qualsiasi altro applauso. Quel piccolo grande uomo che è Grossman si inchina, porta la mano al cuore e poi soddisfa le richieste degli ammiratori, qualche foto, le dediche in ebraico o in inglese sulle prime pagine dei suoi libri.

David Grossman sembra un uomo in pace. Non la pace soddisfatta dalla mancanza di problemi, della mancanza di inquietudine, dal non aver bisogno ancora di ricerca.

Risponde di voler essere un “viaggiatore domestico”, quando la sua intervistatrice, Donatella Trotta del Mattino, gli chiede a quale categoria di scrittore indicata in un famosissimo saggio da Benjamin si riconosca di più. Non vuole scegliere, è l’uno e l’altro. Mi ha ricordato le parole di Orhan Pamuk, che in un’intervista su Repubblica diceva che non si scappa dal provincialismo rinnegando la propria terra. E la sua terra è tormentata da una guerra difficile da affrontare, da catalogare, in cui è difficile prendere una posizione. Ci spiega che viene chiamata “la situazione”, un termine che trascende le solite categorie con cui si affronta il tema di una guerra. E’ diventata una guerra così difficile da analizzare, da capire, da affrontare. “La situazione”, a David Grossman ha portato via un figlio, Uri, morto nel 2006 nell’esercito israeliano quando di anni ne aveva solo ventuno. Grossman su questa vicenda risponde sempre allo stesso modo. O meglio, la premessa alla risposta è sempre la stessa. “Non è un argomento facile da trattare per me in pubblico.” Al premio Ischia 2007 rispose alla Carlucci presentatrice che “C’è così tanto da fare che non ci si può permettere la disperazione.”

Eppure Grossman sembra un uomo in pace. Donatella Trotta gli chiede di Obama. Dice che in Israele qualcuno si è lamentato del fatto che il nuovo presidente si senta vicino ai dolori dei Palestinesi. Grossman pensa che questo non sia un problema, c’è bisogno di capire i dolori di tutti, dice, per risolvere “La situazione”.Grossman di problemi ne ha, il dolore per la morte di un figlio non si cancella.

Eppure sembra in pace. Parla con tono pacato, dimostra fiducia nel cambiamento. Ed è proprio con lo sguardo pieno di fiducia che saluta le persone venute ad ascoltarlo.

Sinceramente credo che sia la fiducia nell’uomo aldilà di ogni suo difetto a dargli quest’aria “pacifica”. Una fiducia necessaria per credere che le cose possano sempre cambiare fino a migliorare, passo dopo passo. Avrei voluto avere modo di chiedergli se questo mio pensiero fosse giusto o no. E Anche chiedergli cosa pensa che possa essere salvato della nostra umanità. Purtroppo non mi è stato possibile chiedere altro che non fosse la dedica sul suo ultimo libro A un cerbiatto somiglia il mio amore.

Ma gli scriverò in privato, è una piccola promessa che mi sono fatto. E se mi risponderà ovviamente vi farò sapere.

AlessioStrazzullo

Serenamente decrescere

Dopo "Come sopravvivere allo sviluppo"(2005), Serge Latouche ritorna con un nuovo opuscolo, "Breve trattato sulla decrescita serena"(2008). Le famose quattro "R", da lui proposte per un virtuoso cambiamento a partire dal proprio stile di vita, divenute sei con "Come sopravvivere allo sviluppo", oggi sono otto: "rivalutare, riconcettualizzare, ristrutturare, redistribuire, rilocalizzare, ridurre, riutilizzare, riciclare". La decrescita, come possiamo subito immaginare, non è l'aspetto più negativo della crescita. La situazione attuale ci vede protagonisti di una crescita infinita incompatibile con un mondo finito, in quanto le nostre produzioni e i nostri consumi non possono superare la capacità di rigenerazione della biosfera. Questa tesi può sembrare un'ovvietà su cui non è difficile trovare consensi. Molto più difficile, invece, è trovare consensi sui fatti altrettanto incontestabili che quelle produzioni e quei consumi devono essere ridotti e che la logica della crescita deve essere rimessa in discussione, insieme al nostro stile di vita.

Stiamo andando dritti contro un muro. E ne siamo tutti al corrente di questa situazione, già da molti anni. A partire da "Primavera silenziosa" di Rachel Carson (1962); il famoso rapporto sui "limiti dello sviluppo"(1972). E, sempre più sconvolgenti, i rapporti che confermavano questa diagnosi. Dopo la dichiarazione di Wingspread (1991), l'Appello di Parigi (2003) e il Millennium Assessment Report (www.millenniumassessment.org), e poi ancora i rapporti del Gruppo intergovernativo di esperti sull'evoluzione del clima (GIEC), quelli delle Ong specializzate (WWF, Greenpeace, Amici della Terra), ma anche quelli, semisegreti, del Pentagono, il rapporto Nicolas Stern al governo britannico, e ancora gli appelli lanciati dal presidente Chirac a Johannesburg e la denuncia dell'ex vicepresidente Al Gore. Il vortice di questa società della crescita in cui siamo immersi è controllato da un'economia la cui sola finalità è la crescita fine a se stessa.

Mentre il torrente sta per straripare con il rischio di devastare tutto, la necessità di ridurre la piena non è ben accettata. L'idea di una serena decrescita non è accettata, perchè questo significherebbe misurarne la portata, proporre un'alternativa al delirio della società della crescita, ovvero l'utopia concreta della decrescita e infine, precisare gli strumenti per la sua realizzazione.

Periferia totale_3. I creativi

1853- Antonio Meucci inventa il telefono

1897 – Guglielmo Marconi inventa la radio

1946 – Corradino d’Ascanio e Enrico Piaggio inventano la Vespa

1970 – Federico Faggin realizza per Intel il primo microprocessore a 4 bit

1983 - Carlo Rubbia scopre la particella Z-Zero

2002 – Riccardo Giacconi vince il premio Nobel per i suoi studi sulle sorgenti cosmiche dei raggi x

Nelle moderne ricerche i signori di cui sopra rientrerebbero nella categoria dei “creativi”. Secondo lo Studio Ambrosetti – pare - ce né un gran bisogno. Soprattutto nell’ineffabile Italia di questi tempi i cui creativi sono appena il 14% della popolazione. Pare anche che sia la città l’ambiente ideale per lo sviluppo della creatività, a patto che essa sia un luogo di eccellenza a tutto campo: economica, sociale, urbanistica, emozionale, culturale ecc.

L’ “ambiente ideale” nostro è la periferia totale e - come al solito - ci tocca fare gli straordinari. La città per fare i creativi non ce l’abbiamo. Dobbiamo prima costruircela. E ci servirebbe pure una mano… . creativa of course! 

ANCE e AMBROSETTI (2005) – “La città dei creativi. Visioni e progetti”Le città che attraggono creatività: quali, perché e le politiche per migliorarle

 

massimo santoro
maxifree

Semplici, ma dimenticati.

Non amo particolarmente Jovanotti. Mi piace però di tanto in tanto ascoltare i cd usciti durante l'anno o da pochi mesi. Ci si tiene aggiornati, perchè la musica non si ferma mai.

Con mio incredibile stupore ciò che avevo sempre considerato un po' banale, sdolcinato, eccessivamente semplice in questo cantante (che apprezzavo più quando avevo qualche anno in meno)mi è sembrato infinitamente chiaro. Ho cambiato idea su un cantante, uno scrittore un cantautore. 

"L'orecchio non può sentire quello che il cuore sente"

"Gerusalemme è divisa sotto ad un solo cielo e la mia mente è divisa dentro ad un corpo solo"

"Non si può scegliere un sogno non si può scegliere,  quando ti arriva ti arriva non c'è niente da fare"

"E c'è una terra di mezzo tra il torto e la ragione, la maggior parte del mondo la puoi trovare là"

"E l'invincibile non è quello che vince sempre, ma quello che anche se perde non è vinto mai"

"Viviamo comodi dentro alle nostre virgolette, ma il mondo è molto più grande più grande di così"

"Se uno ha imparato a contare fino a sette, vuol mica dire che l'otto non possa esserci"

Il cd si chiama Safari e tutte queste frasi vengono da una canzone il cui titolo è Temporale. Queste frasi sono semplici, anzi, semplicissime. Sono pensieri che hanno attraversato la testa di tutti, anche la mia. Qualcuno l'avrò anche formulato allo stesso modo. Ma tra le strade, il traffico, la velocità, l'affacendarsi quotidiano, questi pensieri, io li avevo dimenticati.

 

AlessioStrazzullo

Vivere: un diritto o un obbligo?


                                                                                                                                                                                     Dopo l’Oregon, a Washington, il “SI” all’eutanasia per i malati terminali. Nell’Oregon, la battaglia per l’approvazione della dolce morte si concluse nel 1994, con la legge nota come “Death with Dignity Act”, dopo quasi sette anni dalla nascita della “Hemlock Society”, organizzazione no-profit, che sponsorizzò nel 1997 la proposta di legge. La maggior parte degli Stati  americani riconoscono il testamento biologico ma nel 1997, la Corte Suprema, decise all’unanimità che il diritto all’eutanasia e al suicidio assistito non poteva essere affermato a livello costituzionale, riconoscendo però ai singoli stati la possibilità di legiferare in materia.    
                                                                                                    In qualsiasi parte del mondo, la storia si ripete. Il diritto alla morte non esiste in nessuna Carta Costituzionale e nessun giudice sembra disposto a riconoscerlo. Intanto, si combattono vere e proprie battaglie mediatiche: in Francia i casi Sabire e Salvat, in Italia Eluana e Welby, in Spagna Sampedro    etc.                                                                                                                                                                                     Sembra che il mondo intero sia convinto che sia più caritatevole mantenere una persona in vita in uno stato vegetativo, che concederle la possibilità di morire dignitosamente.                                   
Già tra il ‘400 e il ‘500, fu Tommaso Moro, uomo di legge, nonché scrittore e uomo politico inglese, santo della Chiesa cattolica, nel suo “Utopia” a sostenere: “Nella migliore forma di repubblica i malati incurabili sono assistiti nel miglior modo possibile. Ma se il male non è solo inguaribile, ma dà al paziente continue sofferenze, allora sacerdoti e magistrati, visto che il malato è inetto a qualsiasi compito, è molesto agli altri, è gravoso a se stesso, sopravvive insomma alla prorpria morte, lo esortano a morire liberandosi lui stesso da quella vita amara... ovvero consenta di sua volontà a farsene strappare dagli altri...sarebbe un atto religioso e santo”.                                            
In Francia, a pochi giorni dalla morte di Sabire, Salvat (23 anni) si suicida dopo aver chiesto invano il “diritto” di suicidarsi.  La risposta di Sarkozy fu: “per ragioni filosofiche personali, credo che nessuno debba poter decidere di interrompere volontariamente una vita...”  
In Spagna a risuonare ancora, dopo anni, sono le parole di  Ramon Sampedro:                                      “ho deciso di porre fine a tutto questo nel modo che considero più degno, umano e razionale”, scrisse, poiché “vivere è un diritto, non un obbligo”.           
La battaglia, è dunque, ancora aperta. Vivere/sopravvivere, vegetare/morire, dignità/fede, costituzione/etica... queste le opzioni alla base della scelta. Una cosa è certa. Da questionari anonimi emerge che sempre più medici sarebbero disposti ad eseguire la pratica dell’eutanasia ed altrettante persone vorrebbero poterne usufruire. Ogni uomo è proprietario e usufruttuario del proprio corpo.
 Perchè alcuni uomini dovrebbero imporre ad altri di condurre una vita di sofferenze?
E da un punto di vista etico: è più lecito costringere un uomo a soffrire contro la sua volontà fino alla fine dei suoi giorni, o “consentire” di interrompere le proprie sofferenze ponendo però fine alla sua vita?
antonellaromano

60 anni ma non li dimostra

Ieri a Messina è successo ancora. Una buona idea ha prodotto ottimi risultati. L'idea l'ha avuta la CGIL, che a  colto l'occasione dei 60 anni della Costituzione per discutere di democrazia, di partecipazione, di libertà con ragazze e ragazzi dei licei e delle scuole superiori. Il risultato è stato un Salone delle Bandiere, a Palazzo Zanca, sede del Comune, stracolmo di giovani attenti, interessati, partecipi.
Gli ingredienti del successo? Innanzitutto docenti motivati e capaci che hanno saputo coinvolgere i ragazzi e farli sentire protagonisti. Poi la voglia di parlare alle teste e ai cuori dei ragazzi. Di tenere assieme la storia d'Italia e quel futuro prossimo venturo del quale saranno loro i veri protagonisti. Poi ancora le idee di Giuseppe Di Vittorio, l'importanza dello studio, l'esercizio della responsabilità, le lotte per la libertà. E le parole di Piero Calamandrei. L'idea che i govani debbono dare alle Costiituzione il loro spirito, la loro gioventù per farla vivere concretamente nella vita di ogni giorno. Infine i giovani, con le loro dmande, i loro dubbi, le loro idee. E' stata decisamente una gran bella giornata.

I romanzi che danno risposte

Consiglio vivamente a tutti di leggere i due libri dello svedese Stieg Larsson: Uomini che odiano le donne e La ragazza che giocava con il fuoco, editi da Marsilio

Il primo è un libro che aspetta di essere risolto, il secondo sembra rispondere a qualche domanda.

"Non esistono Innocenti. Esistono solo diversi gradi di responsabilità." 

Ed ora aspettiamo l'uscita del terzo ed ultimo capitolo della trilogia. 

 

 

AlessioStrazzullo

Yes, we can?

Obama presidente degli Stati Uniti d'America. E già sotto casa mia un ambulante africano scandisce il suo nome per attirare l'attenzione dei possibili acquirenti. C'è speranza davvero nell'aria, non sono sole parole.

Obama dice  Yes, we can.

E stamattina si legge sui quotidiani e si ascolta al telegiornale che i Casalesi hanno in mano cinquanta chili di tritolo. Dove lo tengano è impossibile da scoprire, per chi sia stato acquistato è  abbastanza facile da capire.

Non credo di essere l'unico a sentire quest'enorme minaccia sempre più costante, giorno dopo giorno. Questa è o no la nostra terra? Quanto dobbiamo ancora aspettare? E più passa il tempo più sembra logico dover prendere una posizione chiara. Intanto il mio paese muore lentamente, la camorra è sempre più affamata e sempre più presente sul territorio. I ragazzi si vantano dei proiettili che li colpiscono, e non sappiamo più dove finiamo noi e cominciano loro. 

Yes, we can vale davvero anche per noi?

 

 

 

AlessioStrazzullo

There is a lack of space, energy and moneys. But dreams...we can still do it!

The space.                                                                                                                                                                                                                                        Più grande è la metropoli, meno sono gli spazi verdi. Per decenni il binomio verde-metropoli  è stato per molti inconciliabile. Poi...il roof garden. Giardino pensile. Sorge in cima agli edifici. Ed ecco nascere spazi verdi nelle più grandi metropoli del mondo. Un esmpio su tutti? Il roof garden di Kensington. L’estensione è di  6000mq. Le piante, si trovano a 30 metri di altezza e sono a malapena visibili da Kensington High Street.Intanto a New York viene  progettata una vera e propria foresta , con  101 pini, posta al quinto piano dell’edificio situato, ovviamente per analogia, su Warren Street 101.       

                                                                                          

Energy and achievement.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                             A Manchester, in Inghilterra nasce il Solar Tower. Grattacielo di 25 piani. I due lati della torre sono ricoperti da 7.244 pannelli solari. Miami. E’ in atto la progettazione di un grattacielo con le sembianze di un gigantesco gruviera, ricoperto di pale eoliche incorporate e pannelli fotovoltaici. La struttura esterna  (per  la sua forma), dovrebbe fare da schermo, per le abitazioni e gli uffici presenti all’interno.                                                                                                                                                                          

Energy and inhabitance. Aesthetic and design.                        Recentemente è nata un’alternativa all’antiestetico pannello fotovoltaico.  Mentre in Italia, la diffusione dei pannelli  fotovoltaici è ancora esigua, in altre parti del mondo come Brooklyn ci si interroga sulle possibilità offerte dalle nuove frontiere del design, applicabili alle fonti di energia alternativa.  Nasce l’edera fotovoltaica. Si tratta di un rivestimento che  ha molte somiglianze con l’edera vera epropria e va a ricoprire l’intera facciata di un edificio, consentendo  non solo di  creare strutture autosufficienti per la produzione di energia, ma addirittura ottenere un miglioramento della facciata estetica del palazzo.

 

Economic is beautiful                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      In Spagna  l’architetto Moisés Alvarez Yela  (tra i più affermati nell’ambito della costruzione di abitazioni ecologiche) modifica la concezione delle  case ecologiche. Adesso  il destinatario è il popolo. La vera rivoluzione consiste nel prezzo e nei tempi di consegna. Esse vengono vendute per 900 euro al metro quadro e sono pronte in soli 15 giorni. Basta poi vedere le foto per rendersi conto di quanto possano essere gettonate. La loro estrosità  ne consente la diffusione anche in zone residenziali, come veri e propri modelli di abitazione alternativi al consueto design.  Sembra proprio il caso di dirlo: “beauty as style!”.

antonellaromano

Sweet Home Chicago

Di più, molto di più dei fans dei Fleetwood Mac, di Eric Clapton, dei Blues Brothers, dei Motor Sound. A cantare Sweet Home Chicago intorno alle 6 di stamattina ora italiana erano forse 2 milioni al Grant Park, di certo molti di più nel resto del mondo. Sono molto contento di esserci stato anch'io, anche solo grazie alla diretta della CNN. Era da molto tempo che una vicenda umana e politica non mi prendeva così tanto.
Sicuramente ci sarà chi l'ha già detto. Ma sentire il presidente degli Stati Uniti affermare che bisogna farla finita con il cinismo, che le idee e gli ideali sono importanti è stato un piacere vero.
Naturalmente alle parole dovranno seguire i fatti. Ma per adesso godiamocele queste belle parole.


Aspetto ed Aspettative

Ho ricevuto pochi giorni fa un regalo piuttosto singolare.

Una spilla da campagna elettorale di Barack Obama. Mi ha ricordato subito i vecchi fumetti. Il bianco e nero, il candidato che guarda davanti a se, il volto deciso. 

Devo ammettere che questa piccola spilletta mi ha mandato in circolo un bel po' di speranza. Speranza che ho percepito subito come infantile, una sensazione fuori controllo. Come qualcosa di "finalmente" piacevole che possa accadere. Si ha paura però per una possibile mancata realizzazione e quindi ci si autocensura. 

Il punto è che in questi giorni non si può parlare di piccole proteste, di grandi sollevazioni, di  contestazioni, di manifestazioni senza tener presente, come dice Eugenio Scalfari su Repubblica di ieri nell'articolo Ragazzi allegri e burattini di legno: Che stia avvenendo qualcosa di nuovo nel paese Italia, nel paese Europa e in tutto il mondo è sotto gli occhi di tutti. Qualcosa di profondamente nuovo.

Obama è diverso da ogni altro candidato che si sia mai presentato alle elezioni americane. 

[...]se non altro per il fatto maledettamente oggettivo d'avere alle spalle un popolo che fu portato in catene nelle pianure della florida, del Texas e del Tennessee. Continua Scalfari.

Sul filo tra l'aspetto dell'uomo che spero sia il nuovo futuro, e le aspettative che derivano dalla sua pelle scura, perdonatemi il gioco di parole, non ci resta che aspettare. Mi sembra un bel passetto in avanti rispetto al solito non ci resta che piangere.  

 

 

 

AlessioStrazzullo

Questioni di Network

Le connessioni, le relazioni, lo scambio di informazioni tra individui organizzati in rete rappresentano, nell'attuale era della conscenza, un valore reale. Una marcia in più. Un salto di livello direbbe qualcuno.

Partendo da questo assunto, Nòva Lab - Questioni di Senso ha aperto una sua pagina su Facebook (nell'era dei social networks come poteva essere altrimenti?) allo scopo di sperimentare l'utilizzo di questo "strumento" come ulteriore terreno di dialogo (e quindi di "accrescimento del valore") tra i suoi lettori ed i suoi autori.

Se volete unirvi alla nostra rete non dovete fare altro che cliccare qui. Vi aspettiamo. 

AntonioLietoNova

Sbaglio, dunque pago

Bacoli, Napoli. 31 ottobre. Cinzia e suo padre Salvatore arrivano all'ufficio postale che sono decisamente fuori di sè. Il pacco con le riviste spedito in Giappone è tornato indietro. Nonostante i 63 euro spesi, la marea di carte e documenti controfirmati, le assicurazioni e tutto il resto. Bisognerà avvertire Carninci e spiegare che le cose fatte in Italia non sono mai precise. Ripagare i 63 euro e rifirmare una marea di documenti.
E invece no. Perché quando la direttrice chiama l'addetto e gli chiede spiegazioni quest'ultimo si assume immediatamente la responsabilità dell'accaduto. E si dichiara disponibile a pagare di tasca propria per il nuovo invio.
Cinzia e il suo papà adesso sono quasi imbarazzati. In fondo sbagliare è umano e 63 euro non sono pochi per un lavoratore delle poste. Finisce che Cinzia paga 1/3 e il lavoratore 2/3, ma la morale della storia va bene oltre il denaro speso o risparmiato.
Tutti possiamo sbagliare. In fondo possiamo definirci uomini perché sbagliamo e moriamo. Ciò che fa davvero la differenza è la capacità di riconoscere l'errore e la serena consapevolezza che ci sono delle conseguenze da pagare.
Forse quello dell'ufficio postale di Bacoli, Napoli, Italia, potrebbe essere un piccolo grande esempio anche per le classi dirigenti di questo paese. O no?

Questi giorni da studenti.

Spero che questo intervento non risulti troppo sentimentale.

E' difficile comunque non tradire l'emozione. Ho parlato tanto con i miei colleghi di ciò che sta accadendo. Colleghi perchè anche se non si studia la stessa materia ci ritroviamo definiti allo stesso modo: Studenti. L'emozione che personalmente mi ha colto in questi giorni è stata scatenata da questo termine. Studenti appunto, non divisi da sciocca retorica sulla qualità e l'importanza dei campi di studio che affrontiamo, ma uniti dal desiderio di conoscere, studiare, capire.

Studenti. Tutto il resto è discussione. Discussione importante, sia chiaro, ma discussione. Ed è anche nel caso in cui non si riuscisse a cambiare le cose che svetterà questo termine. Nel corteo, partito come assemblea per varie facoltà e diventato poi manifestazione, non c'erano laureandi in fisica, medicina, lettere, filosofia, lingue, matematica, ingegneria. C'erano studenti. Colleghi appunto.

Ed anche i professori. Tra loro, uno che stimo particolarmente.

- In qualsiasi modo andrà a finire - mi ha detto - resterà questo, siete tutti. -

Io credo che questo professore abbia ragione. Nella caduta di alcune barriere e nel sentirci studenti ci sarà la possibile vittoria. Nonostante tutto, resterà questo barlume di speranza.

 

 

AlessioStrazzullo

Lo scienziato conservatore?

Di tutte le forme di attività mentale la più difficile da indurre […] è l’arte di adoperare la stessa manciata di dati di prima, ma situarli in un nuovo sistema di relazioni reciproche fornendo loro una diversa struttura portante; il che significa praticamente ripensarci su.
Herbert Butterfield, The Origins of Moderne Sciences, 1300 -1800, London, G. Bell & Sons, 1949, p. 1.

Nessuna fermata intermedia..

Ed è su uno dei temi tanto discussi in questi giorni, che mi esprimo..Si parla di blocco dell'istruzione, di cervelli non coltivati e di talenti giovanili.Talenti spesso non apprezzati, non promossi, non conosciuti.

Posto una recensione fatta personalmente, dopo aver letto il primo romanzo di un ragazzo come noi, che non è ancora riuscito a decollare e a farsi conoscere..

“Nessuna fermata intermedia”

Misto tra una sensibilità raccapricciante e un punto di vista diverso, è il libro di Alessio Blasetti, classe 1976, che si affaccia dal 2005 (anno di uscita del suo primo romanzo), sul panorama della letteratura odierna.

D’origine siciliana, che palesemente traspare dal suo scritto, vive ad Ancona svolgendo una vita come le altre e non ha nulla di più di un normale ragazzo trentenne, se non un modo particolarmente intuitivo di raccontare le cose.

Insolita, come insolito è il modo di trattare un tema, a tutti noi tanto caro e talmente tante volte toccato con mano, da sembrare a prima vista inutile approfondirlo, è la chiave di lettura della vita, che racconta con un linguaggio semplice e più che mai profondo, il retrogusto che lascia dopo ogni scena.

La vita di un ragazzo, le cui scene sono pensate, immaginate e rimurginate su, chissà quante volte come accade ad ognuno di noi, dopo averle vissute.Chissà quante volte avremmo voluto cambiare quello strano destino che ci stava stretto o che non doveva andare così, secondo il nostro parere. Chissà quante volte abbiamo immaginato alla “Sliding Doors”, come sarebbe potuta andare se avessimo fatto così o colà.. Ecco Alessio ci mette dinanzi il fatto compiuto e immagina un treno come mezzo per viaggiare attraverso la sua immaginazione, scavando nei ricordi. Il treno del tempo, sul quale tante volte vorremmo salire, va indietro nel tempo e la prima fermata è uno dei suoi primi ricordi adolescenziali. Autobiografico o no, tratta vicende che sono più che avvicinabili alla vita di tutti i giorni, con messe in scena che, chissà quante volte hanno rapito i nostri pensieri.. Far preoccupare la persona amata, escogitare qualcosa per provare la quantità di affetto che nutre per noi, quasi come se la mancanza fosse un metro di valutazione valido per quantificare un rapporto d’amore. Escamotage frutto di estraniazione, insicurezza, voglia di essere amati, temi che appartengono ad ognuno di noi, più che mai, in una percentuale maggiore o minore che sia.

Disagi giovanili, innamoramenti, domande sulla vita, sono questi gli interrogativi e i risvolti che riempiono le pagine del primo romanzo di questo scrittore, che si presenta come uno di noi. Dal gusto spiccatamente originale e dall’attenzione particolarmente rivolta ad aprire la mente del lettore, quasi coinvolgendolo come se si trattasse direttamente di una chiacchierata tra lui e chi lo legge, ad un tavolino del bar dinanzi ad un caffè..

Familiarità ed affetto sono le sensazione che subito si provano, con l’ansia di divorare tutto, qualcosa che in parte già si è esperito, nell’ottica speranzosa che potrebbe andare come volevamo noi.

Ed è il riscatto, che si prova tornando indietro nel tempo, quello che si vive immaginando di poter fare come narra Ales, che ci rapisce e ci induce a pensare anche dopo aver terminato la lettura, lasciandoci in bocca un gusto un po’ amaro che lascia spazio alla nostra immaginazione, per salire anche noi su quel treno…

Insomma, non resta che leggerlo!

 

angelacasale

La grandezza della parola

Le firme dei premi nobel per sostenere Roberto Saviano sono, a mio avviso, l'ultimo piccolo miracolo scatenato da quel fenomeno, che ancora pretende di essere libero, che è la Parola.

Non è certamente una questione di "etichetta" che muove nomi quali Grass, Pamuk, Gorbaciov e Tutu. C'è la volontà di ribadire un concetto che per uno scrittore, un pensatore e soprattutto, per ogni uomo libero, è un principio inviolabile. La parola non può essere sottomessa. Un chiaro segnale, credo, per questa virale forma di criminalità che abusa del nostro paese.

Saviano ci ha ribadito come queste persone violentino la nostra terra, i mercati, l'economia e in campania, addirittura, il nostro modo di pensare.

Con difficoltà ci libereremo dal controllo che hanno sugli aspetti materiali della nostra vita. Non sarà facile estirparli dai luoghi dove riescono a trarre profitto.

Possono, e spero ancora per poco, sparare contro le vetrine dei negozi. Possono mettere le mani in qualsiasi cosa che porti soldi. Riescono facilmente ad arricchirsi, uccidere, spaventare, diventare idoli per i ragazzini lasciati a loro stessi. 

Ma davvero credono di far tacere chi vede nella parola il proprio mondo intero? 

AlessioStrazzullo

Innovativi Dentro

Finalmente stamattina ho avuto il tempo per leggere con attenzione Nòva24, il numero del 16 ottobre, che titolava in prima pagina "Innovativi dentro - Visioni di sviluppo oltre la congiuntura". L'articolo di Antonio Larizza ha sollecitato alcune riflessioni che stavo facendo da tempo...

Nell'articolo si porta avanti l'idea che le crisi hanno sempre accelerato il processo di cambiamento, e che così sarà anche per la crisi in atto. "Alcuni, i più deboli, salteranno. Gli altri non potranno che cambiare". Probabilmente ci accorgeremo, anche nel breve periodo, che sarà così, come è sempre stato.

Io, però, non ho la possibilità, le conoscenze ed il tempo per riflettere con estrema cognizione su macrofenomeni della società...Mi fido di ciò che dice il professore di turno, in maniera critica semmai, ma fondamentalmente mi fido.

Io posso però guardarmi intorno, e cerco di farlo con attenzione, vedere cosa succede nel ristretto ambito del mondo e della società in cui io mi muovo. Mi accorgo che si parla di innovazione, di cambiamento, le sento queste parole nell'aria...Ma poi, che desolazione nelle semplici cose quotidiane, come è difficile che un nuovo paradigma possa essere accettato..."Sì, va bene tutto, sono d'accordo, ma lasciatemi per favore usare il mio vecchio Excel".

Dalla mia brevissima esperienza, mi accorgo che le persone sono incredibilmente avverse al cambiamento, più di quel che si immagini. Mi accorgo che, allora, diviene necessario l'indirizzamento dall'alto, diviene necessario che ci sia chi, più intelligente di noi e più potente di noi, ci "imponga", ci insegni, ci faccia capire l'innovazione e i vantaggi che essa porta con sè. Mi accorgo, infine, di non essere d'accordo con chi afferma che l'innovazione viene dal basso, cosa di cui prima ero convinto.

Ma se l'innovatore, la guida, non ci fosse, ci arriveremmo lo stesso a cambiare, sempre sotto "imposizione", questa volta della società, che nel frattempo sarà cambiata più in fretta di noi. Ma questo non è innovazione. Se tutti noi fossimo davvero innovativi dentro...

(21 ottobre 2008)

vincenzorisi

Difficile

Difficile è spiegare a chi non vive in Italia quali siano i problemi che affliggano un tale e bel paese.

Amie è Svedese, è una ragazza che ha viaggiato molto, ha visto tanto. Non ha niente a che vedere con la classica bellezza svedese, ha la pelle scura, gli occhi dal taglio orientale. E' il prototipo del futuro europeo, speriamo, speriamo davvero. Amie ha studiato per diversi anni in Cina, è stata in Italia, in Spagna. Quando mi chiede come ci si trova in italia le spiego che è una situazione complicata. Senza entrare nel particolare e senza fare nomi "scottanti" le spiego quali sono i problemi della mia regione e della mia città. E' incredula. Capisco che nonostante i problemi siano diventati popolari il tutto viene ancora vissuto con distacco. Scuote la testa incredula quando le parlo di "Camorra" e di Appalti truccati, della difficoltà di aprire una qualsiasi attività a Napoli e dintorni. 

Ciò che mi sconvolge di più, però, è la sua domanda ad una mia affermazione. Amie ha la mia stessa età, non crede di essere migliore di me perchè ha studiato qualche lingua in più o perchè parla inglese veramente bene. Amie non mi pone questa domanda con la classica intonazione retorica di chi cerca di insegnare qualcosa al prossimo, nè di chi vuole trattarti come un bambino che non sa risolvere un problema matematico.

Quando le dico che da noi, e continuo senza fare nomi e senza entrare troppo nello specifico, c'è chi ricopre importanti cariche al governo avendo avuto problemi con la giustizia mi guarda accigliata. Vedo dipingersi sul volto l'aria della fanciullezza, l'ingenuità che caratterizza una mente onesta. "Perchè non li cambiate? Perchè non vengono licenziati?"

E' una domanda onesta questa, non è ingenuità. 

AlessioStrazzullo

Prendere decisioni

Bisogna che prenda una decisione. Quante volte al giorno ci capita di ripeterlo?
In realtà prendere una decisione è una faccenda assai più impegnativa e meno banale di quanto di norma non siamo portati a ritenere.
Ne sanno qualcosa i protagonisti di La parola ai giurati, film capolavoro del 1957 diretto da Sidney Lumet. Il processo decisionale attraverso il quale i 12 giurati in questione propendono per l’innocenza del ragazzo accusato di aver ucciso il padre è davvero da manuale. Profetico. Anticipa i risultati della ricerca condotta da Garfinkel  sul processo decisionale delle giurie che evidenzia come i giurati, invece che partire dalla catena danno-sua gravità-attribuzione della colpa-definizione della pena, siano indotti, come suggerisce Weick, a rendere i fatti «sensati retrospettivamente per sostenere la scelta del verdetto ».
A proposito delle differenze esistenti tra Occidente e Giappone in merito a ciò che significa «prendere una decisione» Peter Drucker sottolinea che mentre in Occidente l’attenzione è rivolta alla possibilità-necessità di approcciare in maniera sistematica la «risposta alla domanda»,  in Giappone l’elemento portante, l’essenza della decisione, è rappresentato dalla definizione della domanda; nella misura in cui la risposta alla domanda, ciò che per gli occidentali rappresenta la decisione, dipende dalla sua definizione, il processo decisionale è riferibile alla determinazione di ciò che effettivamente riguarda la decisione piuttosto che a quale decisione dovrebbe essere presa.

Poche ma belle? No grazie!

La Crysler ha deciso di puntare con decisione sulla propulsione elettrica.  Gli attuali tre prototipi, ormai pronti da tempo, saranno presto convertiti in veicoli da produrre in serie per immetterli sul mercato nord-americano a partire dal 2010. Saranno naturalmente autovetture dotate di motore elettrico ovviamente a emissioni zero, un sistema di batterie a ioni-litio, un sistema di controllo, un’autonomia compresa tra i 240 e i 320 km.

 

Non è certo da meno il governo giapponese, che si presenta anzi come il più propositivo. L’obiettivo in questo caso è quello di incentivare le imprese private e di offrire tassi di sconto sui parcheggi, assicurazioni e prestiti per i conducenti di veicoli elettrici. Ai grandi costruttori il compito di offrire auto a batteria alla popolazione. Alle istituzioni quelli di realizzare in tutto il paese centinaia di punti “ricarica rapida”.

 

Il governo spagnolo ha stabilito invece che di mettere in commercio 1 milione di auto elettriche entro il 2014. A fronte di un investimento di 245 milioni di euro si prevede di ottenere ma effettivi molto positivi e ravvicinati sulla riduzione delle importazioni petrolifere e delle emissioni di monossido di carbonio.

 

E l’Italia? Per reggere il confronto ha deciso di attuare un’azione in grande stile e di affidarsi al cosstruttre più autorevole presente sul mercato: Pininfarina. Ma se lo stile sarà di indiscutibile bellezza, i numeri, al contrario, lasciano un po’ a desiderare.

Entro il 2010 le vetture realizzate dovranno essere infatti 2000, quota che verrà triplicata per l’anno successivo, laddove l’iniziativa dovesse aver avuto successo.

Il risultato? Nel giro di due anni saranno, se tutto andrà bene, ben 8000 le auto elettriche italiane in circolazione. Come si dice in questi casi, poche ma belle.

 
antonellaromano

serviZI di un sistema

Stazione di Napoli centrale. Lunedì 8 settembre. Ore 10:24. L'Intercity diretto per Bologna centrale parte puntuale dal binario 12. Prendiamo posto. Carrozza 10. Posto 44 e 45. La puntualità, l'efficienza della cabina e la simpatica accoglienza del capotreno ci promettono un viaggio sereno con la speranza di arrivare nella nuova casa cariche di entusiasmo e con la voglia di dare una forma a quelle voci telefoniche delle nostre coinquiline. Ore 15:10. Nel bel mezzo dei campi tra Arezzo e Firenze il treno si ferma. La voce del capotreno annuncia un guasto al locomotore. Il viaggio riprenderà al più presto. Trascorrono circa 3 ore. L'aria condizionata non poteva essere accesa. Il sole era più forte che mai quel giorno. La difficoltà a respirare ci prendeva tutti. I bagni erano bloccati. Il servizio bar per dissetarsi era fuori servizio. Dopo altri circa 30 minuti il capotreno annuncia che siamo pronti per ripartire. La prima fermata Firenze Campo di Marte. Distribuiscono bottigliette di acqua (molte a "temperatura ambiente"). Ripartiamo con molti dubbi su come mai è così difficile rendere un servizio pubblico nel rispetto di tutti. Arrivo a Firenze Santa Maria Novella. Il capotreno annuncia: "il locomotore di sostituzione non può continuare questa corsa a causa di ulteriori guasti, v'invitiamo a prendere un altro Intercity diretto per Milano centrale. Grazie". A turno, carichi di bagagli e animi collerosi, tutti, spinti dal comune desiderio di protestare nei confronti di Trenitalia, entriamo nel treno indicatoci. Le carrozze sono in sovraccarico. Il treno ha difficoltà a ripartire. I viaggiatori sono invitati in maniera "facoltativa" a riprendere la propria corsa tramite un Eurostar con partenza alle 20 diretto per Milano centrale. Dopo un'attesa snervante di 30 minuti, l'Eurostar fa la sua fermata, non prevista, a Firenze SMN. Costretto a cambiare rotta, per permettere ai "nuovi" passeggeri di terminare il proprio viaggio, anche quest'ultimo treno ha effettuato la sua corsa portandosi altri 30 minuti di ritardo. L'arrivo previsto a Bologna era alle 16:43. L'arrivo effettivo è stato alle 22:06. Senza più entusiasmo. Accompagnate dalla sola voglia di essere a "casa".

Ennesimo disservizio? O "ritardo nella preparazione" di un locomotore (o più di uno)? Con chi prensersela? Basta un reclamo o un bonus del 30% per scusarsi?

Controindicazioni di una politica mediatica

In questi giorni si è discusso a lungo di una ricerca fatta dal Censis che ha provveduto a porre la domanda: “quale sentimento meglio descrive il suo rapporto con la vita?”.

Pechino, Mosca, San Paolo, Il Cairo, New York, Parigi, Londra, Tokyo, Roma.

Queste le città in cui l’indagine è stata compiuta.

Il responso peggiore lo si è avuto dai romani: il 46% ha risposto “incertezza” e il 12,2% “paura”.

Nelle altre città sommando paura e incertezza si arriva appena al 36,6%.

Tra le città più timorose al pari dell’Italia c’è solo Londra.

Cosa le accomuna?

Forse vale la pena fare qualche riflessione aggiuntiva a quelle già trattate dai media.

Il malcontento sembra sia attribuibile al cocktail media/politica.

In entrambe le città, la campagna elettorale, ha cavalcato l’onda della paura per vincere le elezioni.

Inflazione, emigrazione, la paura del diverso, della delinquenza, della disoccupazione etc.

Il bombardamento mediatico è stato talmente forte, nel corso delle rispettive campagne elettorali, da portare un’alterazione della percezione della realtà che ha condotto gli italiani e gli inglesi, a prendere coscienza di problematiche lontane dalla propria sfera quotidiana e assimilarle come proprie. A ciò hanno contribuito, non solo, la presentazione dei programmi elettorali che proponevano risoluzioni a tali questioni, ma anche la diffusione di sondaggi che, oltre a rappresentare i reali timori della popolazione, hanno talvolta il potere di condizionare, a livello subcosciente, le masse.

La politica può e deve avere il potere/dovere di far crescere la coscienza sociale di ciascun individuo e porre, di volta in volta, rimedi ai mali della società.

Ma, è lecito lasciare che i media pervengano ad una tale esasperazione delle tematiche? Chi provvede alla tutela degli utenti?

antonellaromano

World Wide Web Foundation e affidabilità delle informazioni in rete

La notizia risale ad un paio di giorni fa ed ha già fatto il giro del mondo via web: Tim Berners Lee ha annunciato la realizzazione di una nuova Fondazione (la World Wide Web Foundation) finalizzata alla promozione e allo sviluppo del Web tanto dal punto di vista tecnologico ed infrastrutturale (tra i 3 punti della mission riportati sul sito della Fondazione uno è quello di "to expand the Web's capability and robustness") quanto da quello più strettamente sociale ("accessibilità globale" ed "affidabilità dei contenuti in rete" sono gli altri aspetti chiave su cui si basano i proponimenti della WWW Foundation).

Proprio quest'ultimo elemento (l'affidabilità dei contenuti in rete) rappresenta, come sottolineato anche da Luca De Biase, una delle parti più interessanti dell'intero progetto. E, a quanto pare, come riporta Slashdot, la strada tracciata da Sir Berners-Lee per l'attuazione di questo principio sembra dover passare attraverso la creazione (cito testualmente) di "systems of ratings (able) to help people distinguish truth and untruth online" ed in grado fornire ai siti web "a label for trustworthiness once they had been proved reliable sources".
 
Un'idea (ed un aiuto), in questo senso, potrebbe sicuramente venire dall'utilizzo di sistemi basati su algoritmi di collaborative filtering (già ampiamente utilizzati nell'ambito delle recommendations on line attuate dagli attuali siti di e-commerce), in quanto essi sono già intrinsecamente basati su un'idea di "ratings assignation" (assegnazione di un punteggio) e sono in grado, attraverso una modalità di apprendimento induttivo (generato sulla base di una fase iniziale di "training" o addestramento), di apprendere delle "regole" semplicemente tenendo conto dei punteggi assegnati dagli utenti alle informazioni presenti in rete (regole del tipo: "Se l'informazione X proviene dalla fonte Y che ha, in media, un alto livello di rating allora è molto probabile che essa sia affidabile"). Staremo a vedere, nel frattempo, cosa succederà. Keep in touch.
AntonioLietoNova

Comunicare vuol dire, again

Mercoledì 3 settembre 2008
Dove non arrivo con le forbici devo arrivare con la parola. Quel che è certo è che quando i clienti escono da qui devono essere contenti.
Parole di Pasquale Mancini. Giovane e bravissimo acconciatore maschile napoletano che, complice il suo primo  e fondamentale maestro, il padre Salvatore, ha fatto del taglio dei capelli un'arte. E uno strumento di comunicazione.

Giovedì 4 settembre 2008
Si avvisano i signori viaggiatori che il treno Eurostar Alta Velocità delle 18.25 da Roma Termini, per Napoli, partirà con 30 minuti di ritardo causa "ritardo nella preparazione del treno".
Non diremo qui che i 30 minuti sono diventati 38. Nè che questo significa che centinaia di pendolari arrivati a Napoli perdono le coincidenze e moltiplicano il ritardo. E neppure che è scandaloso che un treno AV che ha un tempo di percorrenza di 1 ora e 27 minuti debba fare più di 25 minuti di ritardo perché ai passeggeri sia rimborsata la metà del costo del bigiietto (in Spagna bastono 5 minuti, in Giappone il problema non esiste).
Ci chiediamo invece cosa significa "ritardo nella preparazione" di un treno che parte ogni giorno alla stessa ora dalla stessa stazione. Chi lo deve preparare? Perché non lo ha fatto? Quali misure sono state previste per impedire che la cosa si ripeta?

Venerdì 5 settembre 2008
Sarebbe bene che un pò di dirigenti FF.SS. frequentassero il salone di Pasquale Mancini. Ne guadagnerebbero non solo i capelli. Ma anche la capacità di comunicare.

Colleville, Normandia

Colleville, Normandia, Cimitero USA
Giampiero Assumma
assumma

Anche alle Apple hanno fatto i conti con le decisioni intelligenti!

E' inevitabile ormai, giorno dopo giorno, ritrovarsi a fare i conti con decisipiù o meno importanti..Le cosiddette decisioni intelligenti, che caratterizzano, chi più chi meno, il nostro cammino..Dalle quali derivano conseguenze a volte positive, a volte no..

Sembra una cosa teorica, appresi libri ma è più pratica di quel che si pensi..

 

Oggi mi sono fermata a riflettere su un articolo, che reputo opportuno ricopiare e linkare, a mò di esempio grafico di quello che dicevo sopra:

 

 Siate affamati. Siate folli.
Stanford Report, 14 giugno 2005 - Questo è il testo del discorso di Steve Jobs, capo di Apple Computer e Pixar Animation studio, in occasione della consegna dei diplomi celebratasi il 12 giugno 2005.

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Sono onorato di essere con voi oggi, per la vostra laurea in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. Ad essere sincero, questo è la cosa più vicina ad una laurea, per me.
Oggi voglio raccontarvi tre storie che mi appartengono. Tutto qui. Niente di particolare. Solo tre storie.

La prima storia parla di unire i puntini.

Ho smesso di frequentare il Reed College dopo i primi 6 mesi, ma gli sono rimasto attorno per altri 18 mesi prima di lasciarlo definitivamente. Perchè lo feci?

Tutto cominciò prima che nascessi. Mia madre biologica era una giovane studentessa universitaria nubile e decise di darmi in adozione. Sentiva nel suo cuore che io dovessi essere adottato da un laureato, così venne preparata la mia adozione, alla nascita, per un avvocato e sua moglie.

Solo quando vidi la luce questi decisero all’ultimo momento di desiderare una bambina. Quindi i miei genitori, che erano in lista d’attesa, vennero chiamati nel mezzo della notte da una voce che chiedeva: “Abbiamo un bambino indesiderato, lo volete?” Essi dissero: “Certo”. Mia madre biologica scoprì in seguito che mia madre non si era mai laureata a che mio padre non aveva neanche il diploma di scuola superiore. Rifiutò di firmare i documenti per l’adozione. Accettò, riluttante, solo qualche mese dopo quando i miei genitori promisero che un giorno sarei andato all’università.

17 anni dopo andai all’università. Ma ingenuamente scelsi un istituto universitario costoso quanto Stanford, e tutti i risparmi dei miei genitori lavoratori furono spessi per la retta. Dopo sei mesi non riuscivo a vederne l’utilità. Non avevo idea di cosa fare nella vita e nessun indizio su come l’università avrebbe potuto aiutarmi a capirlo. Così spesi tutti i soldi che i miei genitori avevano risparmiato in un’intera vita di lavoro. Decisi di non seguire il piano degli studi obbligatorio, confidando nel fatto che tutto si sarebbe sistemato. Ero molto spaventato da quella decisione, ma col senno di poi, sarebbe stata una delle migliori decisioni che avessi mai preso. Nel momento in cui scelsi un piano di studio personalizzato avevo la possibilità di ignorare le lezioni che non mi interessavano e di scegliere quelle che mi apparivano più interessanti.

Non era per niente romantico. Non avevo una stanza al dormitorio, così dormivo sul pavimento in stanze di amici. Restituivo i vuoti di cocacola per i 5 centesimi di deposito, ci compravo da mangiare, e mi facevo più di 10 kilometri a piedi attraverso la città, ogni domenica notte, per avere un pasto a settimana al tempio Hare Krishna. Che bello. Tutto quello in cui inciampai semplicemente seguendo la mia curiosità ed il mio intuito si rivelarono in seguito di valore inestimabile.

Per esempio:

il Reed College all’epoca offriva quello che era probabilmente il miglior corso di calligrafia del paese. In tutto il campus, ogni manifesto, ogni etichetta su ogni cassetto, era meravigliosamente scritto a mano. Decisi di prendere lezioni di calligrafia. Appresi la differenza tra i tipi di caratteri con grazie e senza grazie. Imparai l’importanza della variazione dello spazio tra combinazioni diverse di caratteri. Mi insegnarono quali elementi fanno della tipografia, una grande tipografia. Era affascinante: si trattava di storia, bellezza ed arte come la scienza non può catturare.

Niente di tutto ciò aveva la benchè mnima speranza di una qualunque applicazione nella mia vita. Ma dieci anni dopo, quando stavamo progettando il primo computer Macintosh, tutto mi tornò utile. E lo mettemo interamente nel Mac. Era il primo computer che curasse la tipografia. Se non avessi mai scelto quel corso, al college, il Mac non avrebbe mai avuto font proporzionali e font a larghezza fissa. E siccome Windows ha copiato il Mac, è probabile che nessun computer li avrebbe avuti. Se non avessi scelto di interrompere il piano degli studi obbligatorio non avrei scelto quel corso di calligrafia ed i personal computer avrebbero potuto non avere la stupenda tipografia che hanno. Era ovviamente impossibile unire i puntini guardando al futuro mentre ero al college e capire in cosa si sarebbe concretizzat. Ma la realizzazione era estremamenta chiara, guardardando alle spalle, dieci anni dopo.

Ve lo ripeto, non puoi unire i puntini guardando al futuro, puoi connetterli in un disegno, solo se guardi al passato. Dovete quindi avere fiducia nel fatto che i puntini si connetteranno, in qualche modo, nel vostro futuro. Dovete avere fede in qualcosa - il vostro intuito, il destino, la vita, il karma, quello che sia. Questo approccio non mi ha mai deluso e ha fatto tutta la differenza nella mia vita

La seconda storia parla d’amore e di perdita.

Sono stato fortunato - ho scoperto quello che amavo fare molto presto. Woz ed io fondammo la Apple nel garage dei miei genitori quando avevo vent’anni. Lavorammo duro, e in 10 anni la Apple crebbe dai due che eravamo in un garage ad una società da 2 miliardi di dollari con più di 4000 impiegati.

Avevamo appena creato il nostro miglior prodotto - il Macintosh - un anno prima, e io avevo appena compiuto 30 anni. E fui licenziato. Come si fa ad essere licenziati dalla compagnia che hai fondato? Beh, non appena la Apple si espanse assumemmo qualcuno che pensavo fosse molto capace nel gestire l’aziende con me, e per il primo anno le cose andarono bene.

Ma la nostra visione del futuro cominciò a divergere e alla fine decidemmo di rompere. Quando ci fu la rottura i nostri dirigenti decisero di stare dalla sua parte. Così, a trent’anni, ero fuori. E molto pubblicamente. Il centro della mia vita da adulto era completamente andato, sparito, è stato devastante.

Non ho saputo che pesci pigliare per un po’ di mesi. Sentivo di aver deluso la precedente generazione di imprenditori per aver mollato la presa. Incontrai David Packard e Bob Noyce per cercare di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Fu un fallimento pubblico, pensai addirittura di andarmene. Ma qualcosa, lentamente, si faceva luce in me. Amavo ancora quello che avevo realizzato. L’inaspettato e repentino cambiamento alla Apple non avevano cambiato quello che provavo, neanche un poco. Ero stato rifiutato, ma ero ancora innamorato. Quindi decisi di ricominciare.

All’epoca non me ne accorsi, ma il mio licenziamento dalla Apple fu la cosa migliore che poteva capitarmi. Il peso del successo fu rimpiazzato dall’illuminazione di essere un principiante ancora una volta, con molta meno sicurezza su tutto. Questo mi liberò e mi consentì di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita.

Durante i cinque anni successivi, fondai una società di nome NeXT, un’altra di nome Pixar, a mi innamorai di una meravigliosa donna che sarebbe poi diventata mia moglie.

Pixar finì per creare il primo film animato al computer della storia, Toy Story, ed è ora lo studio di animazione più famoso al mondo. Apple, con una mossa notevole, acquisì NeXT, io tornai ad Apple, e la tecnologia che sviluppo con NeXT è oggi nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple. Laurene ed io abbiamo una stupenda famiglia.

Sono sicurissimo che niente di tutto ciò sarebbe accaduto se non fossi stato licenziato da Apple. E’ stato un boccone amarissimo da buttar giù, ma era la medicina di cui avevo bisogno. A volte la vita ti colpisce in testa come un mattone. Non perdete la fede. Sono convinto del fatto che l’unica cosa che mi ha consentito di proseguire sia stato l’amore che provavo per quello che facevo. dovete trovare ciò che amate. E’ questo è tanto vero per il vostro lavoro quanto per chi vi ama. Il lavoro riempirà gran parte della vostra vita e l’unico modo per essere veramente soddisfatti e quello di fare quello che pensate sia il lavoro migliore. E l’unico modo per fare il lavoro migliore e quello di amare quello che fate. Se non lo avete ancora trovato, continuate a cercare. Non vi fermate. Come tutti gli affari di cuore, lo saprete quando lo troverete. E, come nelle migliori relazioni, diventerà sempre migliore al passare degli anni. Quindi, continuate a cercarlo fino a quando non l’avrete trovato. Non fermatevi.

La terza storia parla di morte.

Quando avevo 17 anni, lessi un brano che diceva più o meno: “se vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, prima o poi lo sarà veramente”. Rimasi impresso, e da allora, per gli ultimi 33 anni, ho guardato nello specchio ogni mattina e mi sono chiesto: “se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei veramente fare quello che sto per fare oggi?” E ogni volta che la risposta fosse “No” per troppi giorni di seguito sapevo di aver bisogno di cambiare qualcosa.

Ricordare che morirò presto è stato lo strumento più importante che mi ha consentito di fare le scelte più grandi della mia vita. Perchè praticamente tutto - tutte le aspettative, l’orgoglio, le paure di fallire - tutte queste cose semplicemente svaniscono di fronte alla morte, lasciandoci con quello che è veramente importante.

Ricordarsi che moriremo è il modo migliore che conosco per evitare le trappola di pensare di avere qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è nessun motivo per non seguire il vostro cuore.

Circa un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto una TAC alle 7:30 del mattino e mostrava chiaramente un tumore nel mio pancreas. Non sapevo neanche cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava sicuramente di un tipo di cancro incurabile, e che avrei avuto un’aspettativa di vita non superiore ai 3-6 mesi. Il mio dottore mi consigliò di andare a casa e di sistemare le mie cose, che è il messaggio in codice dei dottori per dirti di prepararti a morire. Significa che devi provare a dire ai tuoi bambini ogni cosa che pensavi di dirgli nei prossimi dieci anni, in pochi mesi. Significa che devi assicurarti che ogni cosa sia a posto così che sarà la più facile possibile per la tua famiglia. Significa che devi dire addio.

Ho vissuto con quella diagnosi tutto il giorno. Più tardi, nel pomeriggio, mi è stata fatta una biopsia. Mi hanno infilato un endoscopio nella gola che è passato per il mio stomaco ed il mio intestino. hanno messo un ago nel mio pancreas e hanno prelevato alcune cellule dal tumore. Ero sotto sedativi, ma mia moglie, che era lì, mi ha detto che quando hanno analizzato le cellule al microscopio i dottori cominciarono a piangere perchè scoprirono che si trattava di una rarissima forma di cancro pancreatico curabile con la chirurgia. Sono stato operato. Ora sto bene.

E’ stata la mia esperienza più vicina alla morte e spero che rimanga tale per qualche decennio ancora. Avendola superata posso finalmente dirvi con più certezza di quando la morte era semplicemente un utile concetto ma puramente intellettuale:

Nessuno vuole morire. Neanche chi vuole andare in paradiso vuole morire per arrivarci. E nonostante tutto, la morte è la destinazione che condividiamo. Nessuno vi è mai sfuggito. E così dovrebbe essere perchè la Morte è probabilmente l’unica, migliore invenzione della Vita. E’ l’agente di cambiamento della Vita. Elimina il vecchio per far spazio al nuovo. Proprio adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo distante da oggi, diventerete gradualmente il vecchio che deve essere eliminato. Mi dispiace essere così drammatico, ma questa è la verità.

Il vostro tempo è limitato, quindi non sprecatelo vivendo la vita di qualcun altro. Non lasciatevi intrappolare dai dogmi - che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altri. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui lasci affogare la vostra voce interiore. E, cosa più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore ed il vostro intuito. Loro sanno già quello che voi volete veramente diventare. Tutto il resto è secondario.

Quando ero giovane, c’era un’incredibile pubblicazione chiamata The Whole Earth Catalog, che era una delle bibbie della mia generazione. Era stata creata da un tizio di nome Stewart Brand non troppo lontano da qui, a Menlo Park, e la portò alla luce con il suo tocco poetico. Stiamo parlando dei tardi anni ‘60, prima dei computer ed il desktop publishing, quidi era tutta fatta con macchine da scrivere, forbici e Polaroid. Era una sorta di Google di carta, 35 anni prima della venuta di Google: era idealistico, e pieno di strumenti utili ed informazioni preziose.

Stewart ed il suo gruppo pubblicaro molti numeri del Grande Catalogo Mondiale fino all’ultima edizione. Eravamo a metà degli anni ‘70 ed io avevo la vostra età. Sul retro di copertina dell’ultimo numero c’erà la foto di una strada di campagna all’alba, quel tipo di strada sulla quale potreste trovarvi a fare l’autostop se voste così avventurosi. Sotto c’erano queste parole “Siate affamati, siate folli siate assurdi“. Questo era il messaggio di congedo. Rimanere affamato. Rimanere folle Rimanere assurdo. Me lo sono sempre augurato. Ed ora, per voi che state per laurearvi, lo auguro a voi.

Siate affamati. Siate folli.

 Grazie.

 Traduzione libera di Massimo Curatella. Ogni suggerimento per una traduzione più fedele ed appropriata è molto ben accetto.

 

 http://www.cgitalia.it/2005/06/26/devi-trovare-quello-che-ami-dice-steve-jobs/

angelacasale

INTERROGATIVI ENERGETICI

Dal rapporto “Solar Generation” di Greanpeace ed Epia (European Photovoltaic Industry Association) sono emerse prospettive molto ottimiste circa la diffusione del fotovoltaico.

Entro il 2030 saranno installati nel mondo pannelli solari in grado di generare chilowattora sufficienti per soddisfare circa il 14% del fabbisogno mondiale di elettricità (il doppio di quanto fornito oggi dal nucleare). Per il 2050 si calcola di riuscire a ridurre le emissioni globali di gas serra del 50%.

Il fotovoltaico dovrebbe fornire energia elettrica a 4 miliardi di persone.

Ma sarà davvero così? E come si comporterà l’Italia?

In Italia, per ora, più dell’82% degli incentivi vanno a impianti a base di fossile e non alle fonti rinnovabili.

Nel 2007 al fotovoltaico sono stati concessi appena 26 milioni a fronte dei 3,7 miliardi di euro delle fonti fossili “assimilate”.

L’Italia ha una potenza fotovoltaica installata pari al 0.01% sul totale della produzione dell’energia elettrica, quindi 28 volte inferiore rispetto a quella della Germania (leader nel settore).

ITALIA…ANCORA LA SOLITA?!?

antonellaromano

AUMENTI SI .... AUMENTI NO !!!

Il mondo della Ricerca ancora una volta in balia della politica, delle promesse non mantenute, degli errori degli altri...

Prima di tutto voglio salutare tutti voi che scrivete e leggete questo blog. E' tanto che non accedevo a queste pagine, e sono contento di vedere tanti nuovi contenuti, tante riflessioni, e soprattuto la voglia da parte di tutti noi di "dire" finalmente la nostra.

Quella di oggi sarà un piccolo sfogo nei confronti di una realtà italiana che va a rotoli. Il mondo della Ricerca, ma soprattutto quella fatta dai giovani, da quelli che credono in questa missione e che si accingono ad intraprendere un corso di dottorato con la voglia e la speranza di diventare parte integrante del "Sistema".

E' almeno da quanttro anni che il mondo politico continua a fare promesse, a parlare di aumenti di borse di studio, di opportunità post-doc, di nuovi concorsi ecc. La verità è che le cose non sono cambiate. I giovani dottorandi continuano a percepire una borsa di studio di 800 euro al mese, stesso compenso di 10 anni fa. E i fatidici 1000 euro al mese? Le promesse dei diversi ministri che da anni promettono un aumento? La cosa più paradossale è che proprio i professionisti dell'innovazione, coloro che dovrebbero dar lustro alla nostra nazione in ambito europeo ed internazionale, non solo hanno il compenso minore rispetto ad i colleghi europei, ma sono anche l'unica categoria il cui compenso non è stato modificato con il passaggio Lira-Euro. Chissà pero' perchè anche per loro il pane, il carburante, l'affitto, e tutto cio' che concerne il quotidiano non si paga piu' in lire...

Ma qualcosa sta cambiando, vedrete che tra pochi mesi verranno presi in considerazione i vostri diritti...queste le ultime paole del politico di turno pronunciate nel febbraio 2008 in previsione dell'ennesimo aumento a 1000 euro al mese. Ad oggi ancora nulla.

Ironia della sorte? Da due anni le tasse aggiuntive hanno ridotto il già misero compenso di ulteriori 15 euro al mese....

a presto.

BASTA COI DONATORI...ECCO IL SANGUE ARTIFICIALE!

La scoperta è stata fatta a Londra, dal gruppo di scienziati dell’Advanced Cell Technology.

Già in passato si era riusciti a riprodurre in laboratorio globuli rossi da staminali, ma è la prima volta che si è riusciti a riprodurli in massa. Partendo da queste cellule primitive, sarà possibile di qui a poco avere a disposizione grandi quantità di sangue del gruppo “0 negativo”, necessario più di ogni altro, perché compatibile con tutti gli altri gruppi sanguigni. Faccenda che sembra ancor più seria se si pensa che solo l’8% della popolazione appartiene a questo gruppo universale.

Finora molte terapie legate alle cellule staminali sono state fermate a causa della loro rischiosità. Il rischio è che queste possano crescere in modo incontrollato dando origine alla formazione di un cancro. Questa problematica non sussiste per la creazione di sangue. Infatti, nei globuli rossi, è assente il nucleo (che contiene il materiale genetico la cui alterazione provoca tumori). Resta però il problema etico. Sono molti i paesi in cui sono vietati gli esperimenti su cellule staminali embrionali e ciò ha condotto inevitabilmente a compiere esperimenti su “cellule adulte riprogrammate” conosciute anche come “cellule pluripotenti indotte” e cioè cellule che sono quanto di più vicino alle staminali si sia stati in grado di creare.

Resta di fatto che tale scoperta potrebbe risolvere non solo la problematica relativa alla scarsità di donatori, bensì anche agli aspetti relativi alla conservazione e all’eventuale rischio di trasmissione di malattie infettive.

antonellaromano

A lezione da Foucault

Il sapere nella sua vera essenza è la follia. Il folle, con la sua innocenza, ha il coraggio di sfidare i confini proibitivi del sapere fino a possedere tutto questo sapere così inaccessibile e così temuto. Mentre l'uomo di ragione e di saggezza non ne percepisce che gli aspetti frammentari, e perciò tanto più inquietanti, il folle lo porta tutto intero in una sfera intatta: questa palla di cristallo che per tutti è vuota, è piena ai suoi occhi di un sapere invisibile.

In questo mondo fatto di informazioni distorte, di false scienze e di saperi frammentati, la follia potrebbe essere l'unico modo per toccare le verità e raggiungere la vera saggezza?

Quando i giochi diventano affari

”Conto alla rovescia verso le Olimpiadi: le promesse mancate” è il titolo del rapporto pubblicato da Amnesty International, il quale valuta il comportamento delle autorita’ cinesi in quattro aree strettamente collegate ai valori fondamentali dell’Olimpismo: la persecuzione degli attivisti per i diritti umani, la detenzione senza processo, la censura e la pena di morte. In questi ultimi mesi, la situazione dei diritti umani e’ peggiorata nella maggior parte di queste aree. Nel periodo che ha preceduto i Giochi, le autorità cinesi hanno imprigionato, posto agli arresti domiciliari o allontanato a forza chi avrebbe potuto minacciare l’immagine di “stabilità” e “armonia” che intendono presentare al mondo. Secondo Amnesty International, gli attivisti e i giornalisti locali che si occupano di diritti umani rischieranno in modo particolare di subire persecuzioni durante lo svolgimento dei Giochi. L’attivista e scrittore Hu Jia continua a scontare una condanna per “incitamento alla sovversione”, per aver scritto articoli e rilasciato interviste alla stampa estera sui diritti umani: ha problemi al fegato, a causa dell’epatite B, ma le autorità impediscono ai suoi familiari di fargli arrivare le medicine necessarie. Il presidente del Comitato olimpico internazionale (Cio), Jacques Rogge, ha recentemente sostenuto che, grazie alla propria diplomazia silenziosa, il Cio é riuscito a ottenere varie riforme nel campo dei diritti umani, come le nuove norme sulla stampa estera. “Apprezziamo il fatto che il Cio abbia riconosciuto di avere un ruolo sui diritti umani ma, data la situazione attuale, ci sorprende la sua fiducia nel fatto che la stampa estera potrà riferire liberamente e che non ci sarà censura su Internet” – ha commentato Rife. “Ora ci aspettiamo che il Cio si esprima, quando le autorità cinesi violano i principi olimpici nel loro complesso”.

“I leader mondiali che assisteranno ai Giochi dovranno prendere pubblicamente posizione in favore dei diritti umani in Cina e appoggiare l’azione degli attivisti per i diritti umani. Se non lo faranno, manderanno al mondo il messaggio che e’ accettabile che un governo ospiti i Giochi olimpici in un’atmosfera di repressione e persecuzione”.

Il rapporto ‘Conto alla rovescia verso le Olimpiadi: le promesse mancate’ sara’ on line a partire dal 29 luglio all’indirizzo :
http://www.amnesty.org/en/library/info/ASA17/089/2008/en

Hedley Bull, uno tra gli studiosi di diritti umani: Portata alle sue conseguenze logiche estreme, la dottrina dei diritti e dei doveri umani ha un carattere sovversivo nei confronti dell’intero principio che l’umanità debba essere organizzata come una società di Stati sovrani. Infatti, se i diritti di ogni uomo possono essere rivendicati sulla scena mondiale al di sopra e contro le pretese del suo Stato, ed i suoi doveri messi in luce senza tener conto della sua posizione come suddito o cittadino di tale Stato, allora la posizione di tale Stato come un corpo dotato di sovranità sopra i suoi cittadini, e autorizzato a pretendere la loro obbedienza, è stata messa in dubbio, e la struttura della società internazionale è stata posta in pericolo. La via è stata aperta al sovvertimento di tale società a favore del principio organizzativo alternativo di una società cosmopolitica”.

La politica estera, principale strumento per giungere alla convivenza internazionale, risulta incompatibile nel nuovo contesto dominato dalla concezione dei diritti umani. Tutte le attività, attraverso cui ogni Stato si propone un accrescimento del proprio potere, sono organizzate (ad esempio in Italia) dal Ministero degli Affari Esteri, attraverso una politica di difesa e di promozione di quelli che ritiene essere i propri interessi vitali. Infatti, non a caso questo ministero si chiama degli «affari esteri»: i nostri funzionari e dirigenti politici entrano in affari con altri stati, ovvero mettono in atto operazioni politiche e commerciali col fine di soddisfare gli interessi del proprio Stato. Spesso, però, accade che, per difendere questi obiettivi, gli Stati e gli stessi uomini che obbediscono all’ordine dei loro governi compiono azioni “immorali” che ritengono indispensabili, o anche solo vantaggiose, per la comunità politica a cui appartengono. Il dilemma dello “Stato immorale che pretende cittadini morali”, non è stato ancora sanato. Lo Stato continua ad esercitare una forte coercizione sui cittadini partendo, innanzi tutto, dalla loro duplice identità, quella personale e quella collettiva (in situazioni d’emergenza come una guerra o una crisi internazionale, ogni uomo sviluppa una capacità d’appartenenza ed un legame emotivo di fedeltà alla patria molto forti), e, in secondo luogo, dall’attuale struttura anarchica del sistema internazionale. Questo è il risultato dello spettacolo che ci troviamo di fronte ormai sempre più spesso. Stati che si affrettano a giustificare bombardamenti sulle popolazioni civili, o le uccisioni dei soldati nemici fatti prigionieri, perché ritenuti necessari. Studiosi, anche di alto livello, che finiscono in contorcimenti verbali nel momento in cui provano a sostenere che i dirigenti politici devono preferire la sopravvivenza collettiva del loro Stato e calpestare quei diritti che si siano improvvisamente profilati come un ostacolo, ma non sono liberi da ogni colpa quando lo fanno. Si è diffusa la convinzione di dare vita ad un ordine mondiale basato sui diritti umani. Nasce così il diritto-dovere di intervenire, attraverso le frontiere, per difendere questa nuova categoria di libertà e diritti.

"L'Altro nel mutamento globale. Diario dalle Filippine", Tesi di laurea di Roberta Della Sala in Sociologia del mutamento.

Capitalismo triadico

A Roma, all'Università del Bene Comune, alla facoltà della Mondialità, Bruno Amoroso, il presidente, parla di capitalismo triadico.

L'economia capitalistica della prima metà del secolo scorso si basava su un mercato nazionale, uno Stato nazionale e una borghesia nazionale. L'economia capitalistica della globalizzazione si basa sul capitalismo triadico, cioè su un "apartheid globale", chiuso dentro i confini della triade capitalistica, costituita da tre poli tra loro interconnessi, che comprendono le aree ricche dei Paesi di vecchia industrializzazione: l'Unione Europea, gli Stati Uniti, il Giappone. Il sistema triadico rappresenta un'area geografica virtuale (il villaggio globale) i cui mercati sono dislocati al centro di tre diverse meso-regioni, o economie-mondo, ma senza identificarsi con queste, comprendono 700-800 milioni di persone e ne escludono i restanti 6 miliardi. Il potere finanziario è costituito da poche centinaia di fondi capitale che controllano 37 mila società transnazionali, dalle quali dipendono più di 200 mila società affiliate sparse nel mondo. L'economia ha come destinatari per lo più i consumatori delle aree ricche dei Paesi della triade, mentre al resto del mondo è assegnato il ruolo di fornitore di materie prime e produttore di semilavorati a basso costi. Attività dalle quali la triade, che ne detiene il controllo, espropria la maggior parte del surplus. Le istituzioni delle società transnazionali sono dislocate ovunque, a mo' di uffici di rappresentanza, o ambasciate di uno Stato inesistente, appellandosi a (e facendo rispettare) norme decise nei propri quartieri generali, legittimate nel diritto internazionale del quale sono i naturali rappresentanti. Per finire, le culture e i sistemi produttivi del capitalismo triadico sono il risultato di una sintesi totalmente nuova, priva di ogni rapporto di appartenenza storica, geografica, culturale o umana. Sono il risultato di un processo di clonazione costruito dalla ricerca scientifica che li rende indifferenti ai condizionamenti ai quali sono sottoposte le economie reali, che riguardano la cura dell'ambiente, l'etica, la politica, i valori della persona.

Ricominciamo dal merito

In Italia si può ancora invertire la rotta valorizzando il talento e premiando il merito? Si può pensare all’efficienza, alla competenza e alla conoscenza come a un volano per il cambiamento, per infondere ottimismo e ri-pensare a un futuro meno incerto?

Secondo Roger Abravanel, autore di Meritocrazia (Garzanti), si.
Tra le tante cose che mi ha detto per “Il Mese“ di Rassegna Sindacale di Luglio vi propongo questa:
Il merito è un concetto molto positivo e sta ad indicare un sistema di valori volti a promuovere le eccellenze indipendentemente dalla provenienza dell’individuo e ciòè: un nome, un sistema familiare, un’etnia, un partito politico, un sindacato, una famiglia di imprenditori. Può sembrare un ragionamento elitario ma non lo è. Perché una classe dirigente fatta di persone davvero eccellenti, che emergono non perché sono i figli di, raccomandatati da, ma perché valgono, anche se rappresenta solo il 10% crea opportunità per l’altro 90%. Il fatto che la maggioranza degli imprenditori italiani preferiscano mettere le imprese nelle mani della famiglia è la ragione per la quale esse non crescono e rimangono poco competitive. Offrire pari opportunità, dunque, azzerare i privilegi che si hanno alla nascita perché la vera democrazia richiede un processo continuo in base al quale potere e ricchezze vengono automaticamente ridistribuite alla fine di ogni generazione grazie al sistema educativo. Ma il sistema educativo và ripensato, và misurata la qualità dell’insegnamento per poter avere studenti migliori, classe dirigente migliore, società civile migliore.”

L'idea sembra essere quella di pensare il merito a 360 gradi. Nelle scuole, nel sistema pubblico e in quello privato.
E voi cosa ne pensate? Se ne avete voglia, scriveteci. Fateci sapere la vostra opinione. Tutti i vostri interventi saranno pubblicati.

Complimenti per la puntualità

Napoli. Stazione Centrale. Sabato 26 luglio. Alle 10.00 in punto ci sono. Il treno da Cosenza delle 10.10 che riporta a casa Laura e Riccardo è segnalato con 15 minuti di ritardo.
Ore 10.20. Sul tabellone degli arrivi 10 treni. 2  con un ritardo annunciato di 60 minuti. 1 di 40 minuti. 1 di 20 minuti. 2 di 15 minuti. 1 di 10 minuti.
Totale: 7 treni su 10 in ritardo. 1 dei 2 annunciati con 15 minuti, quello da Cosenza, è arrivato dopo 26 minuti. Per quello annunciato con 10 minuti, dopo 16 minuti non era ancora segnalato il binario. Degli altri non sappiamo.
Nel frattempo la gracchiante voce registrata a cura delle FF.SS. continua a subissare le nostre rassegnate orecchie con annunci di ritardi e di scuse per l'inconveniente. Se pensiamo alle ferrovie giapponesi non ci resta che piangere. Se pensiamo a quelle spagnole pure. Per gli altri paesi pensateci voi.
In sfiduciata attesa che le cose migliorino proponiamo che invece delle scuse per il ritardo si facciano i complimenti per la puntualità. Fa più ottimismo. E meno annunci. Almeno saranno contenti i nostri timpani. 

 

LEZIONE ISRAELIANA

 

Israele, 60 anni di storia e già ci dà lezioni. E’ il paese al mondo che investe di più in ricerca in rapporto al Pil (4,8%). E’ tra i primi 15 paesi al mondo nel ramo delle nanotecnologie e in alcuni settori è giudicato tra i primi.

Energia. La risposta la cerca nel sole. Sembra che le particelle di ossido di titanio di dimensioni di 10 nanometri, sarebbero in grado di produrre grandi quantità di energia quando sono esposte alla luce del sole, sostenendo così, paesi poveri di risorse.

Medicina. I ricercatori hanno creato nanocapsule in grado di condurre all’esatta destinazione le medicine necessarie, in maniera controllata.

Diagnostica. Il dott. Hossa Haick, ha constatato che alcuni tipi di tumore emettono molecole organiche durante la respirazione che possono essere riconosciute da sensori composti da nano-particelle. Sensori del genere, in futuro saranno introdotti nel sistema sanguigno per misurare la concentrazione di ossigeno nelle arterie vicino al cuore e avvertire con pochi mesi di anticipo la necessità di un intervento.

E che dire degli “ascensori per lo spazio”?...fantascienza?...staremo a vedere.

Intanto vien da chiedersi: quanto ancora, impiegherà l’Italia, per comprendere l’importanza della ricerca?

antonellaromano

Non solo Napoli

Napoli è la punta dell’iceberg di un problema che ci sommerge tutti: se a questo mondo, gli oltre sei miliardi di esseri umani vivessero come viviamo noi ricchi (l’11% del mondo consuma l’88% delle risorse del pianeta!) avremmo bisogno di altri quattro pianeti come risorse e di altro quattro come discariche dove buttare i nostri rifiuti. Latouche c’insegna lo stile delle quattro R: riciclare, riusare, riparare, rispettare…applicabile alla vita di ciascuno di noi. La Campania, regione ridotta da vent’anni a sversatoio nazionale dei rifiuti tossici: esponenti della camorra in combutta con logge massoniche coperte e politici locali, avevano deciso nel 1989, nel ristorante “La Taverna” di Villaricca”, di sversare i rifiuti tossici in Campania. Migliaia di Tir sono arrivati da ogni parte di Italia carichi di rifiuti tossici e sono stati sepolti dalla camorra nel Triangolo della morte (Acerra-Nola-Marigliano), nelle Terre dei fuochi (Nord di Napoli) e nelle campagne del Casertano. Questi rifiuti tossici “bombardano” oggi, in particolare i neonati, con diossine, nanoparticelle che producono tumori, malformazioni , leucemie…Il documentario Biutiful Cauntri esprime bene quanto detto. A cui bisogna aggiungere il disastro della politica ormai subordinata ai potentati economici-finanziari. Infatti questa regione è stata gestita dal 1994 da 10 commissari straordinari per i rifiuti, scelti dai vari governi nazionali che si sono succeduti. (E’ sempre più chiaro, l’intreccio fra politica, potentati economici-finanziari, camorra, logge massoniche coperte e servizi segreti!). In 15 anni i commissari straordinari hanno speso oltre due miliardi di euro, per produrre oltre sette milioni di tonnellate di “ecoballe”, che di eco non hanno nulla: sono rifiuti tal quale, avvolti in plastica che non si possono nè incenerire né seppellire perché inquinerebbero le falde acquifere. Buona parte di queste ecoballe, accatastate fuori la città di Giugliano, infestano con il loro percolato quelle splendide campagne denominate “Taverna del re “. Oggi la Campania ha raggiunto gli stessi livelli di tumore del Nord-Est, che però ha fabbriche e lavoro. Il nostro non è un disastro ecologico, ma un crimine ecologico, frutto di decisioni politiche che coprono enormi interessi finanziari. Il nuovo decreto n.90 sui rifiuti in Campania ci impone, con la forza militare, di costruire 10 discariche e quattro inceneritori. Se i 4 inceneritori funzionassero, la Campania dovrebbe importare rifiuti da altrove per farli funzionare. Da solo l’inceneritore di Acerra potrebbe bruciare 800.000 tonnellate all’anno. E’ chiaro allora che non si vuole fare la raccolta differenziata, perché se venisse fatta seriamente (al 70 %), non ci sarebbe bisogno di quegli inceneritori. E’ da 14 anni che non c’è volontà politica di fare la raccolta differenziata. Non sono i napoletani che non la vogliono, ma i politici che la ostacolano perché devono ubbidire ai potentati economici-finanziari promotori degli inceneritori. E tutto questo ci viene imposto con la forza militare vietando ogni resistenza o dissenso, pena la prigione. Le conseguenze di questo decreto per la Campania sono devastanti. ”Se tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge (articolo 3 della Costituzione), i Campani saranno meno uguali, avranno meno dignità sociale-così afferma un recente Appello ai Parlamentari Campani Ciò che è definito “tossico” altrove, anche sulla base normativa comunitaria, in Campania non lo è; ciò che altrove è considerato “pericoloso”qui non lo sarà. Le regole di tutela ambientale e salvaguardia e controllo sanitario, qui non saranno in vigore. La polizia giudiziaria e la magistratura in tema di repressione di violazioni della normativa sui rifiuti , hanno meno poteri che nel resto d’Italia e i nuovi tribunali speciali per la loro smisurata competenza e novità, non saranno in grado di tutelare, come altrove accade, i diritti dei Campani”. Davanti a tutto questo, l’indignazione diventa un nostro bisogno.La Campania è diventata oggi un ottimo esempio di quello che la Naomi Klein nel suo libro Shock Economy, chiama appunto l’economia di shock. Lì dove c’è emergenza grave viene permesso ai potentati economico-finanziari di fare cose che non potrebbero fare in circostanze normali. Se funziona in Campania, lo si ripeterà altrove. E per farci digerire questa pillola amara, O’ Sistema ci invierà un migliaio di volontari per aiutare gli imbecilli dei napoletani a fare la raccolta differenziata, un migliaio di alpini per sostenere l’operazione e trecento psicologi per oleare questa operazione.

Ma a che punto siamo arrivati in questo paese!?!

Enterprise 2.0

Se provate a leggere qualsiasi rivista di Information Technology troverete nominata innumerevoli volte l'Enterprise 2.0. È una delle tendenze più importanti per il 2008 in quest'ambito, assieme alla cosidetta Green IT. Ma cos'è L'Enterprise 2.0? Spesso sento a riguardo molti che parlano di cose che non conoscono bene, perchè se ne deve parlare, perchè sono sulla bocca di tutti, perchè sono diventate di "moda". Così si sminuisce tutto, si confondono le idee, non si capiscono quali sono i modi d'uso, i possibili benefici...
Enterprise 2.0 non è altro che una modalità di uso di una piattaforma Web 2.0 all'interno di un ambito organizzativo. Come si sa, il Web 2.0 è, sinteticamente, uno sviluppo delle tecnologie Web in chiave Social Software che permette di incentrare l'attenzione sugli utenti e sui contenuti da loro creati. Applicativi (social software) quali Wiki, Blog, Video e Photo Sharing, Chat, etc. sono strumenti che quando vengono integrati all'interno di un macroapplicativo di gestione di rete di nodi (social networking) potenziano enormemente la possibilità di condivisione, collaborazione, sharing della conoscenza, etc. Enterprise 2.0 è semplicemente applicare tutti questi strumenti in ambito aziendale.

Ma perchè l'Enterpise 2.0? Il fine di usare
una piattaforma Web 2.0 interna ad un ambito organizzativo aziendale è molteplice:
- Condivisione di conoscenza
- Sviluppo senso di appartenenza
- Capacità di muoversi in sintonia per realizzare gli obiettivi aziendali
- Capitalizzazione delle idee migliori per studiarne la replicabilità all'interno dell'organizzazione
- Strategia per coinvolgere i clienti nella progettazione dei prodotti-servizi

Il termine Enterprise 2.0 viene coniato da Andrew McAfee, professore alla Harvard Business School, nel 2006. McAfee identifica 6 componenti necessari e sufficienti riassunti nell'acronimo SLATES:
- Search: motore di ricerca interno
- Link: possibilità di aggiungere link interni ed esterni
- Authoring: possibilità di creare/modificare documenti e contenuti
- Tagging: possibilità di catalogare a piacimento progetti e documenti
- Extensions: possibilità di aggiungere funzioni
- Signals: possibilità di segnalare agli utenti modifiche di interesse, attraverso strumenti quali email e feed RSS

Applicare uno strumento di questo tipo all'interno dell'organizzazione permette la creazione di una forza potenzialmente enorme resa possibile dalla creazione e sfruttamento di intelligenza collettiva. L'approccio consiste nell'individuare parti potenzialmente comuni a più dipartimenti, la loro trasformazione in servizi a supporto dei processi interni ed esterni all'azienda. Queste potenzialità rivoluzionano il metodo di apprendimento, andando a influire ad esempio anche su un modello classico quale quello di Nonaka.
Grazie ad un utilizzo diffuso all'interno dell'organizzazione degli strumenti Enterprise 2.0 si mette in atto un processo di miglioramento continuo nel tempo, consentendo un ambiente più accurato ed intelligente con il crescere del numero di chi utilizza tali strumenti.

Il problema principale nella diffusione dell'Enterprise 2.0 è la scarsa comprensione del fatto che l'implementazione di un ambiente di questo tipo non è relativo unicamente ad una questione tecnologica, ma primariamente ad un cambiamento profondo nelle relazioni tra le persone che compongono l'organizzazione.
Le principali barriere percepite nella diffusione degli ambienti Enterprise 2.0 sono (fonte Osservatorio 2.0 - Politecnico di Milano):
- Scarsa comprensione potenzialità
- Difficoltà a valutare i benefici economici
- Necessità di cambiamenti organizzativi
- Scarsa propensione alla condivisione e alla collaborazione

Ormai le principali aziende di ICT offrono un servizio di supporto per l'Enterprise 2.0, come IBM, Microsoft, Oracle. Ho avuto modo di provare, invece, l'offerta di Google, detta Google Enterprise. Essa parte ovviamente da un modello SaaS (software-as-a-service) di cui questa stessa azienda è simbolo nel mondo. Google mette a disposizione per clienti Enterprise strumenti quali Gmail, Apps ed il nuovo Sites, oltre agli altri classici applicativi dell'offerta Google (ovviamente in modalità SaaS), tutti altamente integrati tra loro. L'utente non ha allora necessità di installazione, mantenimento, aggiornamento di alcun applicativo in locale, garantendo l'abbattimento di tali costi. In virtù della gestione da remoto dell'applicativo ed anche dello storage, viene posta in essere la possibilità di andare ad operare in modo collaborativo sui singoli documenti in tempo reale, ovvero anche con più utenti che lavorano sullo stesso file.
L'attenzione ricade in particolare su Sites, in quanto è quell'applicazione a metà strada tra il Wiki ed il Social Network che permette di collegare la rete di individui-nodi operanti all'interno dell'organizzazione e al contempo di contenere tutti quegli strumenti Web 2.0 che Google mette a disposizione. Questo fa sì che si attui quel processo di condivisione di conoscenza, processi, task, knowledge management in modo visuale, personalizzato, intuitivo rispetto alla classica intranet.
vincenzorisi

Malaga, 1997

Malaga, Spain, 1997
Giampiero Assumma
assumma

Lottare senza (la minima) speranza

E' molto strano per me guardare la vostra generazione. Abbiamo sempre avuto l'idea che ogni generazione sarebbe stata più intelligente, che ogni generazione sarebbe stata più progressista, e avrebbe sostenuto di più la causa della giustizia e della pace. Ma il mio figlio minore, che ha sedici anni, mi dice: < Papà, sei così bizzarro e romantico. Tu pensi che le cose andranno meglio, che ci sia speranza,> dice <ma nessuno di noi lo crede.> E poi mi racconta che metà del mondo sarà spazzato via dall'AIDS, che la calotta polare si scioglierà, che entro trent'anni la foresta pluviale tropicale sarà scomparsa e non avremo più ossigeno, il che comunque non ha la minima importanza dato che l'olocausto nucleare si verifcherà entro sette anni, e se io sono un pò dubbioso sulle date, lui dice che può dimostrarmi tutto con il suo computer... A mio giudizio, se la prossima generazione darà qualche contributo si tratterà della scoperta di un modo di lottare per i cambiamenti sociali senza nutrire la minima speranza. Negli anni sessanta, se assestavi un colpo alla Terra, la Terra te lo restituiva, proprio come diceva Einstein. Sapevamo che avremmo vinto ogni battaglia perchè crescevamo ogni giorno. Ogni giorno era un nuovo giorno e trovarsi sull'orlo dell'apocalisse era romantico. Ma forse la visione che avete voi è, tra le due, la più realistica.....

 

Abbie Hoffman (http://it.wikipedia.org/wiki/Abbie_Hoffman) all'Università della Carolina del Sud, 1987.

La citazione è tratta dal romanzo (da non perdere) di Matt Ruff " Acqua, luce e gas - La trilogia dei lavori pubblici" - Fanucci Editore

massimo santoro
maxifree

Centre Georges Pompidou, 2008

pompidou 01
Giampiero Assumma
assumma

Non ci resta che correre?

Ebbene sì. Il concetto di tempo può essere insidioso e banale, proprio come abbiamo pensato tutte le volte che ci siamo ritrovati come “Cesare perduto nella pioggia ad aspettare da sei ore il suo amore ballerina”, o ci siamo scoperti ad affermare, sentenziare, chiosare, con fare ironico o grave, che il tempo è relativo.
Le ragioni di questa insidiosa banalità sono numerose.
Ad alcune di esse abbiamo oggi accesso grazie al genio di Albert Einstein e alle sue teorie della relatività ristretta e della relatività generale. Altre ci vengono dalla considerazione che in fondo non sono ancora trascorsi 40 anni da quando, era il 1967, nel corso della tredicesima Conferenza Generale dei Pesi e delle Misure, si è convenuto che un secondo è un intervallo di tempo che contiene 9.192.631.770 periodi della radiazione corrispondente alla transizione tra i due livelli iperfini dello stato fondamentale dell’atomo di cesio 133. Altre ancora dalla consapevolezza che il tempo dei romani non è lo stesso tempo di Benedetto da Norcia, quello dei contadini medioevali non è lo stesso dei lavoratori dell’industria tessile inglese del diciannovesimo secolo, così come quello scandito dall’alternarsi del giorno e della notte non è lo stesso tempo dell’Horarium, dei congegni astronomici ad acqua, dei primi rudimentali orologi meccanici in legno e ferro, dei tocchi e dei rintocchi delle campane, del pendolo oscillante, dell’orologio a molla da taschino e poi da polso che permette finalmente di conoscere l’ora in ogni luogo e in ogni momento.
In definitiva, il tempo inafferrabile, che è la misura di tutte le cose, che tutto toglie e tutto dà, che non lascia alternative, non è stato e non è sempre lo stesso tempo né dal punto di vista scientifico, né da quello filosofico, né, tanto meno, da quello sociale.
Siamo davvero sicuri che l'equazione +veloci=+avanzati funzioni? 

MORE

Jeremy Rifkin

Aversa, O.P.G.

ospedale psichiatrico di aversa
Giampiero Assumma
assumma

Napule è

Mille paure. Ma anche mille colori. Come dimostra la storia raccontata da GDP dopo una giornata di esami neanche delle più tremende.
Per la verità è stato MDF a introdurre il tema. Raccontando del saggio che sta scrivendo. Di Simmel e di musica. Di significante e di significato.
Poi GDP. A Londra qualche tempo fa con la famiglia. Il tassista inglese che capisce che sono napoletani. E offre la corsa gratis la corsa in cambio di una canzone napoletana. Che la famiglia DP non ha naturalmente difficoltà a cantare. Non per soldi. Ma per orgoglio. Di sentirsi napoletani. Sentimento difficile da provare di questi tempi.
Napule è anche questo. Per fortuna.

Talento in cerca di organizzazione

Sono i processi attivati dalle persone con le loro idee, il loro talento, il loro lavoro, la qualità e la quantità delle loro relazioni, connessioni, interazioni, a determinare la storia e il carattere, i successi e i fallimenti delle organizzazioni? O a fare la differenza sono piuttosto la forza e la consistenza delle strutture nelle quali le persone vivono, lavorano, studiano, si divertono? E infine: con quali caratteristiche si presenta la relazione tra persone e strutture negli ambienti contraddistinti da forte innovazione, alta specializzazione, elevata professionalità?
Ne discuteranno il 30 giugno alle ore 18.00 alla libreria Feltrinelli di Via V. E. Orlando a Roma Mimmo Carrieri, Patrizio Di Nicola e Corrado Ocone.

E voi cosa ne pensate?

Globalmente locale 3

Globalmente locale 2

Globalmente locale

U pisci spada

caccia al pescespada
Giampiero Assumma
assumma

Una voce a rischio

Un topo guardò nella fessura del muro per vedere il contadino e la moglie aprire un pacco. “Quale cibo potrebbe contenere quel pacco?”
Il topo scoprì che nel pacco c’era una trappola per topi e ne fu devastato.
Tornando nell’aia, il topo volle avvisare tutti gli animali: “C’è una trappola per topi nella casa! C’è una trappola per topi nella casa!”
La gallina iniziò a chiocciare e raspare in terra e disse: “Signor Topo, posso capire che questa sia una grave preoccupazione per lei ma non ha conseguenze su di me. Non me ne importa molto.”
Il topo si voltò verso il maiale e gli disse: “C’è una trappola per topi in casa!”. Il maiale simpatizzò ma disse: “Sono molto dispiaciuto, Signor Topo, ma non posso far molto altro che pregare. Può star certo che la terrò presente nelle mie preghiere.”
Il topo si voltò verso la mucca. La mucca disse: “Accidenti, Signor Topo. Sono spiacente per lei, ma è difficile che io riesca ad infilare il mio naso nella trappola. E’ un problema suo.”
Così il topo tornò nella casa, a testa bassa e triste, per fronteggiare la trappola solo soletto.
Quella stessa notte, si sentì un suono nella casa, come il rumore di una trappola che scatta sulla preda.
La moglie del contadino corse a vedere cosa aveva catturato. Nel buio, non vide che era un serpente velenoso la cui coda era rimasta nella trappola. Il serpente morse la donna. Il contadino la portò all’ospedale e quando la riportò a casa aveva la febbre.
Chiunque sa che quando si ha la febbre fa molto bene prendere del brodo di gallina. Così il contadino portò la sua accetta nell’aia per preparare l’ingrediente principale del brodo.
Ma la moglie continuava a star male e così amici e vicini vennero per stare con lei ad ogni ora del giorno e della notte. Per dare loro da mangiare, il contadino uccise il maiale. La moglie del contadino non migliorò ed un giorno morì.
Vennero così tante persone al funerale, che il contadino dovette macellare la mucca per fornire sufficiente carne per tutti i convenuti.

La prossima volta che ascolti qualcuno che ha un problema ed inizi a pensare che non ti riguarda, -- ricorda – quando uno di noi è minacciato, siamo tutti a rischio.
Siamo tutti coinvolti in questo viaggio chiamato vita. Dobbiamo darci un’occhiata uno con l’altro e fare uno sforzo per incoraggiarci a vicenda.
Ognuno di noi è un filo vitale nell’arazzo di un’altra persona. Le nostre vite sono intrecciate le une alle altre per una ragione.

COSTRUIRE DAI RIFIUTI: L'ESEMPIO TREVIGIANO

E’ nato a Conegliano (TREVISO) l’archetipo italiano di un edificio interamente costruito con i rifiuti della raccolta differenziata. Esso ospiterà la sede del Savno: Servizi Ambientali Veneto Nord Orientale ovvero il consorzio che da 7 anni si occupa della gestione di tutti i servizi di igiene ambientale.

Inaugurato il 30 Maggio è costituito da 600 mq realizzati secondo i criteri della bio-architettura.  

La struttura portante è stata realizzata con acciaio riciclato, per l’isolamento termo-acustico sono state usate bottiglie in Pet e gli scarti delle segherie hanno composto i pannelli di legno-cemento usati per il tamponamento. Quest’ultimi sono poi termolegati, cioè privi di resine leganti e colle, e autoestinguenti: in caso d’incendio non producono fumi tossici.

E’ poi dotata di giardino pensile sul tetto al fine di limitare l’impatto termico e di un sistema di climatizzazione geotermica che è garantito da fonti rinnovabili: il 70% dell’energia sarà fornito dall’accumulo della massa terrestre. Infine vi è un impianto di raccolta dell’acqua piovana, per garantire il funzionamento dei servizi igienici.

Il presidente del Savno, Riccardo Szumski, ha poi spiegato come anche se il costo dell’abitazione è del 20% superiore ad un altro appartamento di eguali dimensioni, grazie alle caratteristiche ecologiche del fabbricato, nel giro di poco tempo i costi verranno interamente ammortizzati.

Campania, se ci sei batti un colpo!

antonellaromano

Prove tecniche di ego

Rammendo i pensieri.
Lo faccio sempre quando è necessario presentarmi a qualcuno per la prima volta.
Ago e filo.
Ma forse così necessario non è.

Cerco le mie parole, le trovo in ordine sulla credenza, le mie parole di maiolica, le mie parole di striatura dorata. Le mie parole con cui nutro e mi nutro. Le mie parole che scivolano incontro alle vite, silenziose e curiose.

Strana bimba. Strana donna. Mi definisco(no).
La stranezza è una scusa. Un ombrello.
Per chi ha il vezzo orrido di dichiarasi strano. O di sentirsi tale. E per chi ha la crudeltà, o la superficialità, di vedermi così. Strana.

Tutta colpa delle parole. Eppure loro non sono così strane. Sono solo parole. Aspettano di essere usate.
Fluttuano come alghe morbide tra i villi intestinali ed immagino sia quello il luogo, la foresta incantata, in cui rifuggiare ogni mia buona intenzione.

Ed è questo quello che faccio. Prendo le parole e ne faccio frasi. E' qualcosa come ballare. Uno sforzo d'ordine, d'eleganza.
Ed è questo quello che faccio. Arrotondo i movimenti intorno a vocali e consonanti. Apro e chiudo. faccio cose che finisco. Le mie cose che hanno senso. Frasi.

Mi dò il benvenuto qui dentro. Tra queste parole che cercano un senso.
E lo dò a tutti voi tra le mie, che un senso...chissà...

Maria Clara Esposito

Aversa, O.P.G.

ospedale psichiatrico di aversa
Giampiero Assumma
assumma

Ascolto attivo

Come possono libertà e democrazia diventare una forma di vita oltre che di governo?

Libertà e coesione sociale possono presentarsi come alleate solo in presenza di un diffuso sapere pratico relativo all'ascolto attivo, autoconsapevolezza emozionale e gestione creativa dei conflitti. L'ascolto attivo prevede l'assunzione di un atteggiamento in grado di spostare la propria prospettiva a favore dell'altro che ha qualcosa da dire o proporre, senza tuttavia modificare o cancellare il proprio punto d'osservazione.

"Se vuoi comprendere quello che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva". M. Sclavi

Essere pronti ad imparare qualcosa di nuovo, accogliere ciò che ci spiazza e ci sorprende dalle nostre certezze. E' rinunciare all'arroganza di sapere e l'accettazione della vulnerabilità. E' l'allegria di imparare, di crescere umanamente e di cambiare con l'altro, non contro l'altro.

La creatività del conflitto

" Non siamo forse veri e propri analfabeti nella lingua e nell'arte necessarie per creare, tessere e conservare liberamente connessioni e legami?"

Ultrich Beck

Sognare sognare...

Mi è capitato di leggere sul Sole 24 Ore di martedì 27 maggio un interessante articolo sui giovani imprenditori italiani che prende spunto da uno studio di una società di Business Information di nome Cerved (il documento originario lo potete consultare su http://www.cerved.com/xportal/web/@extsrc/@ita/@focus/imprenditoria_giovanile_industria.pdf).

Il dato che maggiormente colpisce è come sia calata la nascita di imprese giovani (il cui titolare abbia meno di 35 anni) rispetto al totale delle nuove imprese. Per quanto riguarda le ditte individuali il calo è del 12,4%, dal 53,6% del 2000 al 41,2% del 2007; per le società di persone del 7%, dal 27,5% al 20,5%; per le società di capitale del 4,1%, dal 23,4% al 19,3% (ovviamente queste ultime si presentano in percentuali minori per la necessità di un consistente capitale iniziale).

L'altro dato che colpisce è che la presenza di imprese giovani straniere, ovvero aperte in Italia da stranieri sotto i 35 anni, è cresciuta dal 12,8% del 2000 al 30,4% del 2007.

I dati nudi e crudi non sembrano dir poi più di tanto, ma quello che si deve tirar fuori è, secondo me, una crescente sfiducia nel sistema, nella possibilità di realizzare una propria idea imprenditoriale...nella possibilità, in definitiva, di veder realizzati i propri sogni.

Evidentemente gli stranieri che arrivano in Italia con chissà quale chimera, con la volontà ferrea di migliorare la propra condizione sociale ed economica, alla fine ci provano davvero. Tentano, aprono la propria piccola attività commerciale. Loro non hanno ancora smesso di sognare.

Ma basta che io guardi tra le persone che conosco personalmente (me compreso) per vedere come è "infiltrata" una disillusione galoppante. Nessuno sembra sbilanciarsi, tutti hanno in mente cosa gli piacerebbe fare ma nessuno afferma di esser certo di potercela fare, o quantomeno di come potercela fare. Sanno che per chissà quanto tempo ancora avranno bisogno dell'appoggio economico familiare, che per fortuna che c'è.

Al di là di un pessimismo forse anche esagerato, resta che nessuno tra le persone di mia conoscenza ha in mente un'idea imprenditoriale realmente innovativa. Semplicemente reputano inutile pensarla, o se ce l'hanno, resta tra quelle idee immaginarie, tra gli "immagina se...". Sappiamo che senza vera innovazione, propensione al rischio, non si va molto lontano. Ma in Italia tutto vien bloccato all'origine da quello che sarebbe più facile garantire, il credito, che è da sempre legato solo alle banche che non prestano un euro se non ipotechi la casa di papà.

A volte ho la paura che se ci tolgono la voglia di sognare e di realizzare i propri sogni, alla fine ci tolgono anche il nostro futuro reale.

vincenzorisi

Biocarburanti tra etica e ambientalismo

Pro.

L’intera produzione europea di biocarburanti si concentra per l’80% sul biodiesel, seguita dal 20% di bioetanolo (sostituto della benzina). Vengono quindi prodotte 3,1 milioni di tonnellate di biodiesel,  il 50% del quale in Germania.

Il biodiesel, provenendo da fonti rinnovabili, è l’unico carburante che non contribuisce, o contribuisce in minima parte, all’aumento di C02 nell’atmosfera e che pertanto non accelera  l’effetto serra.

Contro.

La resa media del biodiesel italiano è di 850 Kg  per ettaro; considerando che la superficie agricola utile (SAU) è di circa 13 milioni di ettari, in Italia non vi è la possibilità di soddisfare il fabbisogno dei 34 milioni di mezzi di cui disponiamo.

Non solo. Poiché necessitano di ampie superfici coltivabili, i biocarburanti  vanno inevitabilmente a ridurre le derrate alimentari, portando tra l'altro anche un vertiginoso aumento dei prezzi.

L’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) nel rapporto presentato a Parigi, dal titolo “biocombustibili un rimedio peggiore del male” ha sostenuto non a caso che la corsa verso raccolti energetici minaccia di causare carestie alimentari e danneggia la biodiversità.

La mia morale della favola? Presto detto.

In faccende di questo tipo la partita è sempre doppia.  C'è sempre un lato oscuro della forza. E se è vero che usare i biocarburanti riduce l’inquinamento è altresì vero che con l'equivalente di un pieno di biocarburante si potrebbe sfamare un ragazzo africano per un anno intero.

Siamo proprio certi che sia la scelta giusta?

antonellaromano

Recommender Systems

Si chiamano Recommender System, e sono dei sistemi di supporto alle decisioni utilizzati (in misura sempre maggiore) dai moderni siti di e-commerce. Amazon, per fare un esempio noto, è un tipico caso di sito che utilizza delle “recommendations”, cioè dei suggerimenti, per guidare l’utente nel corso della sua attività di acquisto on line.

Un esempio molto semplice di raccomandazione on line, in grado di evidenziare la logica che è alla base dei recommender systems, è il seguente: consideriamo un utente che, nel corso della sua interazione con un sito di e-commerce, abbia espresso, in forma esplicita oppure implicita, preferenze per i libri di Dashiel Hammett. Dopo aver acquisito tali preferenze, il recommender system assegnerà quell’utente ad un cluster omogeneo di altri utenti che hanno espresso, per quegli stessi items (i libri del noto scrittore del genere giallo “hard boiled”), preferenze simili o del tutto identiche e, successivamente, suggerirà, allo stesso utente, di acquistare quei libri che, in media, gli utenti del cluster a cui è stato assegnato hanno poi effettivamente acquistato. In altri termini, dunque, è molto probabile che, all’utente che ha mostrato interesse per i libri di Hammett, saranno suggeriti, come acquisti potenzialmente interessanti (in base alle scelte di acquisto effettuate dagli altri utenti appartenenti al suo stesso cluster), i mitici romanzi di Raymond Chandler (celebre inventore del personaggio del detective Marlowe ed altro autore storico del genere hard boiled). 

Ma non sono solo i siti di e-commerce ad avvalersi di sistemi di raccomandazione. Movielens, ad esempio, sviluppato da un gruppo di ricercatori dell’Università del Minnesota, è un sito che offre in maniera davvero efficace (provare per credere) raccomandazioni riguardanti films da andare a vedere (il sistema richiede solo una fase iniziale di “training” in cui  l’utente deve indicare 15 films di suo gradimento).

In futuro, c’è da scommetterci, i siti web che offriranno servizi di questo tipo si moltiplicheranno sempre di più. Probabilmente nascerà un nuovo modello di business on line. Basato su uno dei più antichi ed ancestrali bisogni dell'uomo: ricevere risposte, consigli, suggerimenti. In qualsiasi ambito. E che siano effettivamente rispondenti alle esigenze e ai desiderata di ciascuno.

AntonioLietoNova

PORTICI: IL SUPERCALCOLATORE E' PRONTO!

E’ stato inaugurato a Portici, il Centro di supercalcolo dell’ENEA: Ente per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente.

Il nome del centro è CRESCO: Centro Computazionale di RicErca sui Sistemi Complessi.

Il progetto per la realizzazione del centro di supercalcolo è stato finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca con oltre 9 milioni di euro ed ha altresì, riguardato diversi atenei campani quali: l’Università degli studi di Salerno, del Sannio e di Napoli Federico II.

Il supercalcolatore è in grado di erogare una potenza superiore ai 25 Teraflops (1 flops: mille miliardi di flops; è una misura utilizzata per quantificare la velocità di calcolo dei supercomputer), aggiudicandosi così, il primato del più potente calcolatore degli enti di ricerca italiana e riuscendo ad entrare al 180° posto nell’ultima classifica mondiale dei “TOP 500 Supercomputer sites”.

E’ inoltre collegato con strumenti di archiviazione e visualizzazione tridimensionale ubicati presso i centri Enea di Trisaia (Matera) e di Brindisi.

Le sue applicazioni saranno inerenti allo studio dei sistemi naturali, dei sistemi tecnologici complessi e delle loro mutue interazioni e la realizzazione di soluzioni innovative in tema di architetture di sistemi di calcolo. Va inoltre segnalata la particolare attenzione che il Ministero dell’Università e Ricerca, sta riservando ai progetti di calcolo ad alte prestazioni e GRID per le quali vengono prefigurati sviluppi promettenti.

Il direttore generale dell’ ENEA, ing. Maurizio Urbani, ha sostenuto che “questo polo di supercalcolo multidisciplinare, rende possibile l’analisi e la soluzione di problematiche industriali altrimenti non affrontabili. E contribuirà quindi, a rendere la ricerca e l’industria nazionale, in grado di competere in ambito europeo in settori vitali come lo spazio, la modellistica climatica, la simulazione di reti tecnologiche complesse, la bioinformatica, il nucleare, i nuovi materiali”.

CRESCO realizza elaborazioni di modelli complessi con una significativa riduzione dei tempi: le elaborazioni che richiederebbero un anno, con CRESCO possono essere realizzate in qualche settimana.

Il supercalcolatore, sarà quindi utile alle aziende campane che potranno usufruire di uno strumento dotato di grandissima potenza di calcolo, a costi esigui.

antonellaromano

Sky Architecture

Sì, avete letto bene. Architettura del Cielo. Come quella che nasce dai disegni di Rem Koolhaas. Stupendi. Visionari. Città araldiche. Squarci di futuro pensati per stemmi.
Tutto questo e molto altro ancora sul primo numero di Compasses, rivista di architettura distribuita in tutto il mondo. In lingua inglese. Un pezzo di testa e di cuore made in Italy. E sede a Dubai, Emirati Arabi Uniti.
Perchè Dubai lo si può spiegare con un dato: nel Golfo Arabo si stanno realizzando oltre 2000 progetti per un valore di 1000 miliardi di dollari. Facciamo qualche esempio?
The Durrat, nel Bahrain, un progetto da 1,2 miliardi di dollari che prevede la costruzione di un nuovo complesso urbano sviluppato su 15 isole artificiali.
King Abdullah City, in Arabia Saudita, un progetto da 26,6 miliardi di dollari per la costruzione di una nuova città suddivisa in sei aree (porto, zona industriale, city finanziaria, zona residenziale, centro turistico, polo educational).
The Pearl, Qatar, un progetto da 2,5 miliardi di dollari per lo sviluppo residenziale e commerciale.
Sky Architecture? Forse. Di certo il paradiso degli architetti, se esiste, non deve essere lontano da lì.  

Lourdes, Francia

Lourdes, Francia, 1996
Giampiero Assumma
assumma

Sei un Asimo

Giuro che quando due mesi fa l'ho comprato a Tokyo neanche lo immaginavo. Che l'edizione originale di Asimo, 120 cm di robot targato Honda, made in Japan, avrebbe potuto dirigere un'orchestra sinfonica. Dovrò ricordarmi di dirlo a mio nipote Angelo al quale ho regalato la riproduzione snodabile in scala 1:10.
Insomma è proprio vero. Sono tra noi. Come annunciava Nòva 24 un paio di settimane fa. Ed è facile immaginare che non tutti ne saranno contenti.
Tra i favorevoli non mancheranno quelli che… “l’avvento dei robots garantirà un salto di civiltà e renderà la vita più agevole a decine di milioni di persone in tutto il mondo”. Tra i contrari quelli che “che mondo sarà un mondo fatto di androidi, nel quale tanti posti di lavoro andranno in fumo e molte aziende saranno costrette a chiudere”.
A me (mi) piace. Non solo perché sono della generazione di Carosello e ricordo ancora il robottino che chiedeva alla massaia "or che bravo sono stato posso fare anche il bucato?". Ma perché la tecnologia, come l'arte, accade. E quando c'è non la puoi fare più in là.
Il punto è come sempre la domanda. Nel caso specifico quella di Medea. Cui prodest? A chi giova?
La risposta giusta sarebbe "a tutti". Ma non per bontà. Per interesse. Quello stesso che, dai tempi di Adam Smith, porta il fornaio a fare il pane ogni mattina.
Le tecnologie possono fare molto per preservare il mondo, migliorare la qualità delle nostre vite, ridurre sofferenze e diseguaglianze. Bisogna volerlo. E la volontà, purtroppo e per fortuna, è prerogativa degli umani.

 

punti di vista diversi,decisioni diverse!

Se si guarda da prospettive divere una stessa situazione,può essere cambi la decisione da prendere,perchè muta la lista dei pro e dei contro da valutare.Ma per la decisione intelligente  forse le cose sono diverse.
angelacasale

Palermo, Italia, 2005

Palermo, Italia, 2005
Giampiero Assumma
assumma

cooperAzione

Ma può davvero essere ALTRO il mondo...

se la competizione viene prima della collaborazione,

se la crescita del singolo è indipendente dalla crescita di tutti,

se non siamo in grado di costruire nuove relazioni tra di noi prima che con i paesi lontani,

se accettiamo che le competenze siano una proprietà da proteggere piuttosto che una ricchezza collettiva...???

Le manderò la pagella

Riccardo ha 12 anni. Ci siamo conosciuti un’estate fa. Su un traghetto diretto a Procida. Abbiamo chiacchierato. Della sua passione per la scrittura. Per la musica. Ci siamo salutati. Lui verso la sua settimana di vacanza. Io verso la mia giornata premio con il mitico Salvatore.
Riccardo sta pensando di mettere su un complesso rock. Di incidere un disco. Per ora mi ha mandato i testi di 2 canzoni. Che a me sembrano molto belle. Ma non è questo il punto. E neppure che nella mia risposta gli ho ricordato di non perdere di vista lo studio. Perché è importante per la scuola. La musica. La vita.
Il punto è che mi ha riscritto nel giro di un’ora. Un messaggio con una frase sola: le manderò la pagella.
Mi è sembrata un’ottima risposta. Mi ha fatto ritornare al mio viaggio al RIKEN, ai miei amici scienziati Piero Carninci e Franco Nori, alle verifiche periodiche alle quali viene sottoposta la loro attività di ricerca, le Review, dalle quali dipendono in misura significativa le risorse che vengono loro attribuite.
Si. In questo mondo così insopportabilmente saturo di chiacchiere e distintivi “le manderò la pagella” è davvero una risposta straordinaria. Innovativa. Responsabile. Geniale. Da imitare.  

Apertura o chiusura

E' condizione necessaria ma non sufficiente che l'individuo per conoscere sia un sistema aperto

 

angelacasale

Se una regola c'è. Atto secondo

La faccenda delle regole naturalmente non vale soltanto quando si attraversa la strada. Prendiamo la candidatura a una carica pubblica. C'è la regola delle primarie? Deve valere sempre.
Perché se ad esempio Veltroni viene eletto segretario del PD con le primarie una parte degli elettori non capirà perché utilizza il potere che gli viene da tale investitura per decidere, assieme a pochi altri, chi deve essere il candidato a Sindaco di Roma. E non lo vota.
Si dirà che non c'è stato il tempo. Verrebbe da rispondere, come il Merovingio, ma chi c'è lo darà, il tempo, se non ce lo prendiamo, il tempo. Ma ci piace di più volgere lo sguardo a ciò che sarà. Ad esempio in Campania. Dove pare che l'anno prossimo saranno abbinate elezioni europee e regionali.
Sarebbe una buona idea per il PD utilizzare la Campania come laboratorio per l'elezione di un candidato scelto attraverso primarie vere? Decisamente si.
Le regole?
Più candidati, idee, programmi. L'impegno di ciascun candidato a sostenere chi vince, senza se e senza ma. Assemblee di comune o di quartiere per eleggere i delegati impegnati a sostenere i diversi candidati sulla base delle loro idee e del loro programma. Assemblea dei delegati per l'ezione del Candidato Presidente.
Modello USA? Modello USA. Meglio dei modelli peronisti - dirigisti oggi in voga. Nel centro sinistra e nel centro destra.
Forse il PD perderebbe lo stesso. Forse no. Qui non è questo il punto. Di certo contribuirebbe a ridare voce ai sentimenti e alle ragioni delle persone. A ridare senso e dignità alla partecipazione politica. A selezionare élite e classi dirigenti. 
Sarebbe una buona cosa per tutti. Da destra a sinistra. E viceversa.

Se una regola c'è

Ho visto ragazzini di 6 anni attraversare da soli strade a doppia corsia.
A Narimasu, 20 minuti di metropolitana dal centro di Tokyo.
Dite che i giapponesi sono particolari? Forse. Ma in fondo la cosa si basa su un principio semplice: rispettare la regola. Verde si passa. Rosso ci si ferma.
Se una regola c'è bisogna rispettarla. Sempre.
Passare i giorni pari a spedire rifiuti tossici che saranno seppelliti in qualche discarica abusiva e i giorni dispari ad assoldare vigilantes per proteggere la propria casa al contrario non funziona. Come non pagare le tasse. O non fare il proprio dovere sul posto di lavoro.
Rispettare le regole. Nel vocabolario del futuro. Alla voce Sicurezza.

Togliete le serrature dalle porte. E togliete anche le porte dai cardini.

Ricordate? Allen Ginsberg. Al tempo di Howl. Quando nei locali  di New York si poteva ascoltare la musica di Charlie Parker, Miles Davis, Dizzy Gillespie, Max Roach. Anche in un colpo solo. Nei sotterranei di Jack Kerouac si poteva dire Man, I am a beat.  Il messaggio era: Allargate l’area della vostra coscienza.
Un tuffo nel passato? Niente affatto. Piuttosto un modo per tornare alla storia. Per ascoltare le storie. Ripensare le parole. Raccontare il futuro.
Prendiamo ad esempio Sicurezza. Parola importante. Che qualunque candidato a qualunque carica pubblica porta in bella evidenza nella propria cassetta degli attrezzi.
Non si tratta naturalmente di sottovalutare l’importanza di vivere liberi in città sicure. Anche a costo di chiudere un occhio sulla non facile convivenza di libertà e sicurezza. Si tratta piuttosto di non pensare alla sicurezza soltanto come una questione di ronde o di vigili trasformati in poliziotti. Ma anche (si può dire soprattutto?) come l’urgenza di nuovi modelli di vita, di cooperazione, di sviluppo.
Innovazione. Fiducia. Partecipazione. Nel vocabolario del futuro. Alla voce Sicurezza.

Organizzare il talento

Innanzitutto il fatto. A partire da settembre di quest’anno, grazie all’accordo  della durata di 5 anni tra Riken e Università di Pechino, molti valenti giovani studenti e ricercatori cinesi potranno fare ricerca in uno dei più prestigiosi istituti a livello mondiale.
Joint Graduate School Program e Nishina School  Program le due iniziative previste. La prima permetterà  agli studenti universitari cinesi di fare esperienze di ricerca al Riken. La seconda  è finalizzata a promuovere attività di dottorato in fisica nucleare.

Poi gli obiettivi. Coltivare eccellenti giovani ricercatori nel lungo.  Stimolare l’avvio di attività di questo tipo in tutta la regione asiatica. Rafforzare l’istruzione e la ricerca in Cina e in Giappone.

Infine la considerazione. Attrarre giovani di valore, in ogni campo della ricerca e del sapere, è di fondamentale importanza per qualunque paese. Come dimostrano gli esempi del Giappone, della Cina, di Singapore, della Germania, della Spagna.
E l’Italia? Si deve fare molto di più. Si può fare. Promuovendo iniziative come questa. Favorendo l’arrivo di menti brillanti da ogni parte del mondo. Organizzando il talento.

partecipAZIONE

La ricostruzione parte da noi. Giovani e adulti. Pubblico e privato. Società civile e soggetti politici. Ognuno con le proprie responsabilita'. Insieme si può iniziare a costruire e a migliorare. Conta il presente, senza continuamente rimandare al futuro o giustificarsi per mezzo del passato.

La partecipazione riparte da qui e da questo momento attraverso due tipi di responsabilità: una personale, riferita alla coscienza individuale. L'altra è collettiva, rivolta alla comunità che vive nello spazio in cui definiamo le nostre azioni di partecipazione per il miglioramento.

Chiacchiere e distintivo

Soggetti. Contenuti. Luoghi. E se invece si ripartisse da qui?
Chi partecipa, e con quale regole, alla costruzione del discorso pubblico?
Intorno a quali idee, proposte, contenuti, le persone decidono di partecipare?
Quali sono i luoghi della decisione?

Domande vecchie. Che richedono risposte nuove. Coraggiose. Vere. Altrimenti è inevitabile la crisi. Della partecipazione politica. Dunque della democrazia.

Più partecipazione. Più idee. Più idee diverse. Più progetti alternativi. Più opportunità. Innanzitutto per i più giovani. Più luoghi dove discutere di queste cose. Più regole. Per essere più certi che le cose decise saranno realmente fatte.

La politica fatta di chiacchiere e distintivo davvero non interessa più nessuno. Tranne quelli che hanno qualcosa da guadagnarci.

 

Naples, Museum, 1996

Museum, Naples 1996
Giampiero Assumma
assumma

Modelli espliciti vs Modelli impliciti

Si è concluso ieri, all’Università di Salerno, il ciclo di lectures su user modeling e sistemi adattivi organizzato da ClicLab in collaborazione con l’Università di Haifa. Nel corso dei quattro seminari tenuti dal Prof. Kuflik sono stati analizzati i pro ed i contro delle più comuni tecniche utilizzate per le realizzazione di un “modello utente”. Una importante distinzione di fondo emersa è quella che passa tra user model costruiti “esplicitamente” e modelli utente inferiti, invece, implicitamente dalle macchine.  

Generare un user model esplicitamente implica, da parte di un sistema, la richiesta esplicita di informazioni all’utente (ad es.mediante la somministrazione di questionari, queries etc). Servizi come MyYahoo o iGoogle (che permettono di “personalizzare” le web page dei noti motori di ricerca creando delle homepages ad hoc in base alle esigenze e agli interessi personali di ciascun utente) si basano, ad esempio, su quello che viene per l'appunto definito explicit user modeling.

I sistemi in grado di creare modelli utente personalizzati in modo implicito seguono, invece, una logica meno intrusiva. Puntano, cioè, a “farsi un’idea” dell’utente (e dei suoi desiderata) non intervenendo direttamente nel corso della sua esperienza di interazione (chiedendo ad es. “preferisci questo o quest’altro?”) bensì monitorando, mediante sistemi di tracking, i suoi comportamenti ed adattandosi, in modo autonomo, a questi. Ed è proprio lo sviluppo ulteriore di tali sistemi a rappresentare il futuro dei sistemi intelligenti.  

In futuro, infatti, tanto maggiori (e maggiormente corrette) saranno le risposte che tali sistemi saranno in grado di fornire agli utenti, senza interpellarli, e maggiore sarà il grado di intelligenza attribuito loro da parte degli utenti umani. That's the challenge.

AntonioLietoNova

Il finto ragù

Mi ci ha fatto ripensare venerdì scorso Peppe Lanzetta durante la presentazione del suo L'opera di periferia, alla Feltrinelli Libri e Musica di Napoli. Il finto ragù. La finta genovese. Finti perché mancava l'elemento essenziale, la carne, che le famiglie più fortunate si potevano permettere solo la domenica, in dosi rigorosamente controllate.
Sarà stato il fisico asciutto, la società non ancora diventata liquida, l'orgoglio di essere figli nientepopodimenoche di un operaio dell'ENEL, ma, nonostante fosse dura, non ci mancava niente.
Con la finta politica è più difficile. Poche differenze. Poco radicamento sociale. Nessun luogo nel quale partecipare e decidere. Una croce sulla scheda elettorale come massima espressione di protagonismo. Poi ci pensano loro. Fino alla prossima elezione.
E se invece ...?

User Modeling e Sistemi Intelligenti

Dal 21 al 24 aprile, nel neonato laboratorio ClicLab - Computational Linguistics and Complexity Laboratory - situato presso il Dipartimento di Scienze della Comunicazione dell'Università di Salerno, si terranno una serie di lectures riguardanti il tema dello user modeling (modellizzazione utente).

L'evento è stato realizzato in partnership con l'Università di Haifa (il relatore sarà il Prof. Tsvi Kuflik).

Lo user modeling, ossia il processo attraverso il quale una "macchina" assume la "capacità" di "farsi un'idea", mediante la costruzione di un modello matematico, dell'utente che interagisce con essa (tale modello dovrebbe essere in grado di intercettare le parti significative dell'esperienza di interazione e, quindi, dovrebbe permettere al sistema di essere in grado di fornire all'utente servizi ad hoc), rappresenta, ad oggi, una delle issues più importanti che vengono prese in considerazione nell'ambito della realizzazione di "sistemi intelligenti".

Nel corso delle lectures saranno dicusse ed analizzate diverse prospettive utilizzate per la creazione di un modello utente: dagli approcci "knowledge-based" a quelli basati sostanzialmente su apprendimento automatico (machine learning). Il pdf del programma dettagliato dell'evento è disponibile qui.

L'evento sarà interamente seguito da questa pagina di NòvaLab. Per news, commenti e spunti di riflessione, quindi, non dovete fare altro che passare, di tanto in tanto, da queste parti.

AntonioLietoNova

Biutiful cauntri

Consiglio a tutti un'importante realtà da conoscere. Biutiful cauntri. Un documenario realizzato da Esmeralda Calabria, Andrea D'Ambrosio e Peppe Ruggiero. Allevatori che vedono morire le proprie pecore per la diossina. Un educatore ambientale che lotta contro i crimini ambientali. Contadini che coltivano le terre inquinate per la vicinanza di discariche. Storie di denuncia e testimonianza del massacro di un territorio. Siamo in Italia, nella regione Campania dove sono presenti 1200 discariche abusive di rifiuti tossici. Sullo sfondo una camorra imprenditrice che usa camion e pale meccaniche al posto delle pistole. Una camorra dai colletti bianchi, imprenditoria deviata ed istituzioni colluse, raccontata da un magistrato che svela i meccanismi di un'attività violenta che sta provocando più morti, lente nel tempo, di qualsiasi altro fenomeno criminale.

Oaxaca, Mexico 1997

Oaxaca, Mexico 1997
Giampiero Assumma
assumma

Una mostra sul lavoro a Ponticelli

Si inaugura il 16 aprile e sarà aperta fino al 28 aprle (Centro Polivalente del Rione Incis, via E. Hemingway, 102, Ponticelli, Napoli) la mostra La chiave a stella. Lavori e lavoratori, che ripercorre, attraverso fotografie, documenti d’archivio, vecchi strumenti agricoli e oggetti della più moderna produzione industriale forniti dall’Ansaldo Breda, la storia del lavoro in uno dei più antichi quartieri operai di Napoli.
La mostra, curata dalla Biblioteca Universitaria e dall’Associazione culturale “il Quartiere ponticelli”, rientra tra le iniziative dedicate a Primo Levi (Primo Levi: il lager, la provetta, la fabbrica) dalla  Biblioteca Universitaria di Napoli nell’ambito della manifestazione nazionale del Ministero per i Beni e le Attività culturali Ottobre piovono libri. I luoghi della lettura. 
Cosa aggiungere ancora?
Che nel corso dell'inaugurazione, mercoledì 16 aprile, alle ore 17,00 interverranno Maria Cristina Di Martino, direttrice della Biblioteca Universitaria di Napoli, Giorgio Mancini, presidente dell’Associazione culturale “il Quartiere ponticelli”, Gloria Chianese, della Fondazione “Giuseppe Di Vittorio”.
Che da qualche anno, per promuovere il libro e la lettura,  la Biblioteca Universitaria sta uscendo dalle sue antiche mura, per andare verso i cittadini, verso i lettori reali e soprattutto quelli potenziali.
L’anno scorso, partendo dalla magnifica mostra Le stanze di Elsa, ha organizzato una serie di incontri su Elsa Morante con i giovani di Scampia.
E che quest’anno, per il ventennale della scomparsa del grande scrittore torinese, ha organizzato, invece, una serie di iniziative a Ponticelli (Primo Levi a Ponticelli), che, avviate nel dicembre 2007, con la collaborazione delle scuole superiori, delle parrocchie, delle associazioni culturali, delle Asl Napoli 1 e 4 e di alcune importanti aziende, si concluderanno l’8 maggio, presso il Cinema Teatro Pierrot, con la proiezione del film La tregua e un incontro pubblico con Francesco Rosi curati dall’Arci Movie.

Un mondo che si occidentalizza

Mai come in questo momento storico, il mondo ha conosciuto un periodo di forte crisi dell’essere umano. La forbice che taglia il Nord dal Sud del mondo oggi è così divaricata. Il mondo, però, non sempre è stato così squilibrato e possiamo ben dire che gli squilibri si sono accentuati nell’ultimo secolo. Mentre nel 1913 la differenza tra i più ricchi e i più poveri era di 11 a 1, nel 1997 era di 86 a 1. La differenza insomma è aumentata 8 volte. La ricchezza mondiale è sempre più concentrata in mano a pochi privilegiati contro un numero in continuo aumento di persone che vivono al dì sotto della soglia di povertà. Se il mondo fosse un palazzo di cinque piani, abitato da cento persone suddivise in gruppi di venti per piano, scopriremmo che gli inquilini dell’attico arraffano, da soli, l’86% della ricchezza prodotta. Quelli del piano di sotto si appropriano del 9%, mentre quelli dei due piani successivi ricevono il 2% ciascuno. Infine, quelli dello scantinato devono accontentarsi di circa l’1%.Secondo questo scenario, il 20% della popolazione mondiale è in grado di controllare e decidere il destino del restante 80% perché nelle sue mani sono concentrati la maggior parte dei mezzi disponibili: denaro, armi, scienza e tecnologia, cultura, mass media, risorse energetiche e naturali (in particolare l’acqua). Queste ricchezze concentrate in mano a pochi membri dell’opulento occidente hanno generato una convinzione: la superiorità della civiltà occidentale in virtù dello sviluppo economico e industriale. Attraverso questa convinzione, l’uomo bianco si crede investito di una missione sacra: aiutare l’ “arretrato” e “incivile” Sud del mondo ad intraprendere il cammino per la civiltà attraverso lo sviluppo economico e politico. I paesi sviluppati diventano le guide e gli “operatori di sviluppo” per il resto del mondo “in ritardo”. Dietro queste teorie si cela un’idea principale: ridisegnare il futuro ordine politico attraverso nuove relazioni internazionali. S’intende chiaramente che questa è una strategia politica ed economica per soddisfare gli interessi dei pochi privilegiati alle spese di molti arretrati. Attraverso l’utilizzo di questa tattica, si è realizzato, in maniera del tutto consapevole, uno stato di dipendenza dei paesi sottosviluppati nei confronti di quelli sviluppati. E chi trae vantaggio da questa dipendenza sicuramente non è il Sud del mondo. Lo dimostrano oggi il debito internazionale contratto nei decenni passati da una politica neocolonialista delle potenze occidentali, la presenza di rappresentanti dell’Onu (soprattutto militari) nei diversi paesi dell’Africa, Asia e America Latina, la “missione” umanitaria delle organizzazioni non governative (Ong), l’universalismo dei diritti umani. Attraverso questa fotografia, caratterizzata da un forte interesse economico e politico che fa da sfondo, e dal controllo internazionale, da parte di chi ha il potere, che emerge in primo piano, è evidente un mondo globalizzato che aderisce al modello più attraente: quello occidentale.

L'Occidente non ha conquistato il mondo con la superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ma attraverso la sua superiorità nell'uso della violenza organizzata (il potere militare). Gli occidentali lo dimenticano spesso, i non occidentali mai. L’utilizzo della violenza organizzata, di cui parla Huntington nel 1996, si riferisce in particolare al potere militare esercitato attraverso le armi e la violenza legittimata. Oggi, dopo l’attacco alle Twin Towers, la violenza organizzata è espressa attraverso nuovi mezzi. E’ aumentata la produzione di armi, soprattutto quelle leggere che provocano un numero sempre maggiore di vittime tra i civili. Insieme al potere militare, cresce e si radicalizza il potere mediatico. In Africa le televisioni trasmettono un mondo occidentale idilliaco: immagini di vita felice, colori, ricchezza, famiglie unite, lavoro facile. In contrapposizione, le nostre televisioni ci mostrano un’Africa triste, povera, con la pancia gonfia d’aria, sporca e arida. Sono entrambe costruzioni sociali, la realtà è ben diversa. L’Africa è povera ma piena di dignità, di colore e di vita. Non permetterebbe mai di farsi fotografare triste o sporca: “Il mio bicchiere è mezzo vuoto, ma preferisco bere la mia poca acqua piuttosto che bere dal tuo bicchiere pieno fino all’orlo!”.

Tratto dal lavoro di tesi "L' "Altro" nel mutamento globale. Diario dalle Filippine".

L'etica e il gene

Un interessante articolo sulle Regole etiche per le ricerche sul genoma umano, di Olga Rickards e Gianfranco Biondi, ci ha fornito l’occasione per raccogliere l’opinione di Piero Carninci, leader del Functional Genomics Technology Team e dell’Omics Resource Development Unit e vicedirettore del LSA Technology Development Group all’Omics Science Center, RIKEN Yokohama Institute.
Queste alcuni degli argomenti sollevati da Carninci:
è assolutamente giusto che coloro che donano i campioni di DNA siano compiutamente informati di quanto verrà fatto;
è decisamente da respingere l’idea della distruzione di dati visto che i donatori possano essere tutelati rendendo anonimo qualsiasi elemento che possa portare al loro riconoscimento e che i dati servono per lo studio biomedico (se il progresso biomedico è la motivazione principale di questi studi, le sequenze devono restare a disposizione dei ricercatori);
vanno adottate leggi molto severe per la tutela dei donatori da chiunque voglia assumere comportamenti discriminatori di qualsiasi genere o avere vantaggi di tipo economico (assicurazioni, datori di lavoro), politico o propagandistico, personale.

Leggi tutto l'articolo 

Ireland, 1998

Irlanda, 1998
Giampiero Assumma
assumma

YES,WE CAN..

A partire da Adamo, l’uomo ha dovuto fronteggiare le difficoltà di prendere una decisione in qualunque momento della sua vita..

Bastano poche piccole rappresentazione per collegare i piccoli pezzi di puzzle che è la nostra conoscenza. E perché no l’anello mancante di tutto il processo che ci porta a spiegare il”nostro”processo decisionale potrebbe svelarsi essere proprio quello che di più semplice ci si possa aspettare…l’istinto…

L’emozione, l’irrazionalità, il soddisfacimento di un bisogno può avere ruolo determinante in un processo decisionale?

E perché no è proprio il processo decisionale a collocarsi come soddisfacimento di bisogno generico o bisogno specifico?

E perchè?

Tanti hanno dedicato fiumi di inchiostro a questo ”dilemma” ma restano ancora alcuni “dubbi” se non “curiosità”.

Se l’uomo è un animale sociale ed è capace di volare, così come è capace di decidere non ci saranno dubbi ad asserire che il processo decisionale può essere collocato come processo caratterizzato da fondamentale naturalezza come il nutrirsi, riposarsi, riprodursi..

.............dunque...............

STATUO ERGO SUM!

angelacasale

Twitter

Con Antonio ci abbiamo pensato un pò. Ma poi abbiamo deciso che non era il caso di scrivere di Twitter per dire che se siete già iscritti, o avete intenzione di farlo, potete ricevere i nostri aggiornamenti cliccando su http://www.twitter.com/sensemaking.
Do it. Fatelo. Naturalmente se ne avete voglia :-)

Knowledge Management e Decision Making

Era il 1986 quando Karl Wiig coniò il termine “knowledge management”. Keyword, questa, molto in voga oggi nella cosiddetta “economia della conoscenza” ma di cui ancora si fatica a trovare una definizione univoca e charificatrice. Nel corso di questi 20 anni si sono infatti susseguite diverse definizioni di tale concetto. Provenienti da ambiti disciplinari diversi (economia, organizzazione, information science ecc.) ma mai completamente esaustive. Ma cosa è il knowledge management? A cosa serve? E perché se ne parla tanto?

Iniziamo da ciò che è palese: lo scenario. Il Knowledge Management (KM) è una tipica disciplina del post moderno. Della società dell’informazione. In cui il rischio per le organizzazioni, produttrici di quantità sempre più elevate di dati e informazioni, è quello di ritrovarsi impelagate in un tipico trade off da information overload in cui, per dirla con Jean Baudrillard, “l’inflazione delle informazioni produce deflazione di senso”. Ed è proprio in tale scenario che è andata via via emergendo una nuova priorità per le organizzazioni complesse: riuscire ad usufruire di sistemi informativi in grado di selezionare ed estrarre, da una montagna di dati disponibili, “nuclei” (rilevanti) di informazione da consegnare ai decision makers aziendali (siano essi esseri umani o macchine), in modo da renderli in grado di orientare, in positivo, la loro attività di scelta.  

KM e decision making dunque. O, in altri termini: ricerca e recupero di informazioni rilevanti, e tentativo di realizzazione di attività decisionali meno azzardate e più “sensate”. In definitiva, dunque, questioni di senso (e di business). 

AntonioLietoNova

L'indifferenza

"Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L'indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L'indifferenza è il peso morto della storia. L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente ma opera. E' la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l'intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perchè la massa degli uomini abdica alla sua volontà...

La massa ignora perchè non se ne preoccupa, e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti. Chi ha voluto e chi non ha voluto. Chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch'io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"

Antonio Gramsci

...la storia, però, non si costruisce nè con i se, nè con i ma!

Ognuno senta la necessità di fare al meglio la propria parte nella costruzione di una città futura che non aspetta il caso o la fatalità, ma l'intelligente opera dei cittadini. 

Innovare l'Italia è possibile?

Mai come oggi, in politica, si parla di innovazione. Sembra essere la parola d'ordine. La campagna elettorale in corso si basa e si è basata su questo concetto, con contrapposizioni forti tra chi si accusa vicendevolmente di rappresentare il vecchio o solo quello che chiamano "nuovismo". 

Mi chiedo come possa essere realmente implementata una strategia di innovazione che risulti di successo a livello di sistema paese. Sembrerebbe uno sforzo immenso, un cammino lunghissimo, in un'Italia la cui situazione si è sedimentata negli anni, lentamente ed inesorabilmente. Innovare il nostro paese significherebbe, secondo me, partire con l'innovare le persone, le loro motivazioni culturali, la loro visione di società, renderle capaci di affrontare il nuovo che avanza...Si potrebbe obiettare che un sistema pull, ovvero innovare prima le istituzioni e l'economia in modo che questo senso innovativo venga "tirato fuori" in modo consequenziale anche dalle persone, sia più probabile che funzioni in Italia. Ma non si può rischiare, si dovrebbe esser certi che questo accada. L'economia potrebbe anche riprendersi, fornire delle performance positive del PIL e ridistribuire questa ricchezza in più in modo giusto; ma a cosa serve tutto ciò se le persone non cambiano? Sarebbe uno sforzo inutile!! Non tornerebbe tutto come prima una volta che qualcosa si intoppi? Come si fa a migliorare le persone, a renderle partecipi dell'innovazione, ed in senso permanente? Come le si insegna ad affrontare il nuovo che avanza? I politici sono solo lo specchio di questa insensibilità, di questa incapacità di reazione.

Staremo a vedere...

vincenzorisi

Uai. Perché.

Dopo quattro settimane quattro ieri sera il rientro da Tokyo, ma ho informato i pochi lettori del mio Diario giapponese che non intendo scrivere una riga sul come abbiamo (io e Luca) trovato Fiumicino Airport rispetto a Narita Airport in quanto ad efficienza, pulizia, ecc. Nè, tanto meno, su come abbiamo trovato Napoli rispetto a Tokyo.
Naturalmente non si tratta di una dimenticanza. E' che sempre di più non ci sono parole. E' pesante la consapevolezza che anche domani sarà tutto così.
Cosa abbiamo fatto per meritarci tutto questo?
Perché continuiamo a sopportarlo?
Forse sarebbe il momento di chiedercelo. Di essere consapevoli che qualcosa abbiamo fatto. Continuiamo a (non) fare. Per meritarci tutto questo. Per continuare a sopportarlo.
Non riesco a scrivere che è venuto il momento di cambiare. Non riesco a crederci. Mi sa tanto di frase fatta.
La verità è che non ne abbiamo neanche ancora cominciato a discutere seriamente.Di quelle discussioni nelle quali ad un certo punto si scrive la parola fine. E ci si comporta di conseguenza. Fine.

p.s.
Il uai del titolo è la trascrizione fonetica di why. Ed è la versione napoletana di "guai".

Brian circulation

Soft European Power. Me ne parla Philippe de Taxis du Poët, capo del settore ricerca ed innovazione della Delegazione della Commissione Europea (dell'Unione Europea tra pochi mesi), nel suo ufficio di Tokyo.
La sua proposta è in fondo semplice.
L'Europa ha l’obiettivo di migliorare il proprio sistema in termini di ricerca ed innovazione?
Ed allora perché non dire al Giappone “Noi possiamo fare le cose insieme ed avere una situazione cooperativa di tipo win win (classica strategia prevista nell'ambito della teoria dei giochi).
Ognuno può vincere. Una cooperazione di tipo win win è possibile non solo in Europa ma in tutto il mondo. Puntando per l'appunto sulla cooperazione. Sulle connessioni. Sullo scambio di esperienze e di cervelli.
Brian circulation invece che brian drain. O brian waste".

Già. Perché non dirlo? 

Naples, National Museum

Naples, National Museum
Giampiero Assumma
assumma

Danilo and Me

Con Danilo siamo amici da tempo. Un'amicizia vera. Fatta di musica. Racconti. Passeggiate. Rare. Promesse. Non mantenute. Di non perdersi di vista. Fino alla prossima estate.
Danilo è per qualche settimana a Tapei. Io a Tokyo. Ci parliamo più volte a settimana. Via skype. Quasi più di quanto in un anno in Italia.
Normale? Forse no. Forse facciamo troppa fatica a capire ciò che per noi veramente vale.
Accade con gli amici. Accade con i figli. Accade. E ci rende più poveri. Meno padroni del nostro tempo. Meno capaci di scegliere. Meno dsponibili a comprendere.
Davvero ne vale la pena? 

 

Legittima difesa

Niente paura. Questione di senso non ha cambato pelle. La leggitima difesa in questione è quella invocata da Fabio Marchesoni. 52 anni. Professore Ordinario di Fisica all'Università di Camerino. Membro di prestigiose istituzioni scientifiche in ogni parte del mondo. Che si rifiuta di “vivacchiare” per aspettare la pensione. E porta know how e capabilities in giro per il mondo. Aiutando a crescere giovani ricercatori di altri paesi. Prossimamente pubblicheremo tutta la conversazione avuta al RIKEN. Considerate quella di seguito una sorta di anteprima. Magari da discutere. Qui. Ora.

"Ci sono istituzioni straniere che si sono inventate tipologie di contratto specifiche, per esempio un contratto per 5 anni che impegna studiosi come me per 2/3 mesi all’anno. Questo vuol dire per l’istituzione fare un investimento finanziario equivalente a quello di un anno o poco più potendo però contare sulle tue capacità, il tuo Know how, la conoscenza accumulata nel corso degli anni. [...] Investono su di te a diversi livelli. Ti danno un ufficio. Poi cominciano a selezionare, su quella linea di ricerca che tu avvii, giovani ricercatori che hanno voglia di sperimentare nuove vie. Te li accostano. Creano un’interfaccia locale. Nel giro dei 5 anni ti ritrovi ad aver dato un contributo determinante alla costruzione di un gruppo che dirigi da remoto e che poi camminerà  con le proprie gambe (le persone che hai diretto sono cresciute) e  di conseguenza tu sei consapevole di aver impiegato al meglio quei 12/13 mesi che ti hanno pagato per costruire un progetto di ricerca".

Semplice. Cioè geniale. 

 

Il valore del tempo

Per scoprire il valore di un anno, chiedilo ad uno studente che è stato bocciato all'esame finale.

Per scoprire il valore di un mese, chiedilo ad una madre che ha messo al mondo un bambino troppo presto.

Per scoprire il valore di una settimana, chiedilo all'editore di una rivista settimanale.

Per scoprire il valore di un'ora, chiedilo agli innamorati che stanno aspettando di vedersi.

Per scoprire il valore di un minuto, chiedilo a qualcuno che ha appena perso il treno, il bus o l'aereo.

Per scoprire il valore di un secondo, chiedilo a qualcuno che è sopravvissuto a un incidente.

Per scoprire il valore di un millisecondo, chiedilo ad un atleta che alle Olimpiadi ha vinto la medaglia d'argento.

Il tempo non aspetta nessuno. Raccogli ogni momento che ti rimane, perché ha un grande valore.

Made in Japan / Il valore del lavoro

Domenica 16 marzo. Sono nel mezzo del cammin della mia ricerca giapponese (sono trascorse 2 delle 4 settimane di lavoro qui al RIKEN, Wako, Tokyo) e le cose da raccontare sono tante. Tra le tante parole possibili ne scelgo due. Anzi tre.
La prima parola è treni. Di qualunque tipo. Su qualunque tratta. A qualunque ora. Precisi al punto da poterci regolare un cronometro svizzero. Lo so che si sa. Ma come dice il grande Morpheus, una cosa è conoscere la via, altra cosa è percorrerla. Specialmente per un vecchio pendolare italiano come me.
La seconda parola è lavoro. Qui chi lavora è rispettato. Qualunque lavoro fa. Naturalmente il Giappone non è l'isola che non c'è. E c'è differenza se sei presidente di una multinazionale o cameriere in un fast food. Ma è una differenza che non mette mai in discussione la dignità delle persone che lavorano. Qui insomma non potrebbe accadere che ragazzi universitari si vergognano di dire che fanno gli operai. Perché essere un operaio vuol dire essere uno sfigato. La società giapponese assegna un valore molto importante al lavoro. E chi lavora ha autostima di sè ed è socialmente riconosciuto in quanto tale.
La parola anzi tre è pastiera. Ne sentiremo molto la mancanza questa settimana.

Knowing Organization

E' l'organizzazione nella quale le persone, singolarmente e in gruppo, usano le informazioni per raggiungere 3 risultati principali:

1. Creare identità e contesti condivisi per l'azione e la riflessione.
2. Acquisire nuova conoscenza e nuove capacitazioni.
3. Prendere decisioni che impegnino risorse e capacitazioni per intraprendere azioni efficaci.

A sostenerlo è Chun Wei Choo in un bellissimo libro (The Knowing Organization, Oxford University Press, 2006) purtroppo non ancora tradotto in italiano.

Chi ha riflessioni da proporre o esempi da raccontare scagli pure il primo post. Direttamente su questo blog, se è uno degli autori. O inviando una mail.
Do it. Fatelo.

Franco Nori

Riken. Wako. Tokyo. E' qui che incontro Franco Nori.
Della sua genialità ho scritto su Nòva Il Sole 24 Ore del 31 gennaio 2008. Della possibilità che con i suoi studi e le sue teorie possa contribuire a realizzare il sogno chiamato computer quantistico, a determinare il cambiamento di paradigma destinato a sconvolgere tutto ciò che noi comuni mortali sappiamo, o crediamo di sapere, in questo campo.
Della sua genialità continuerò a scrivere. Nel libro che mi ha portato qui al Riken e del quale è uno dei protagonisti. Nei miei prossimi articoli.
Eppure non è per questo che ne parlo qui. Ma per la sua gentilezza. Per la sua semplicità. Per l'affettuosa riconoscenza con la quale sa parlare del padre, italiano emigrato in Venezuela. Per la leggerezza con la quale sa dire delle sue difficoltà a comprendere, e dunque a dare valore, alle conquiste e ai riconoscimenti scientifici del figlio. Per la maniera in cui racconta di come tutto questo abbia per lui, ancora nel 2007 eletto Fellow of of the American Association for the Advancement of Science (AAAS), una straordinaria importanza. Delle ragioni per le quali l'essenziale insistenza paterna per la feiicità e la buona salute del figlio e della sua famiglia gli fa riscoprire ogni volta i legami con le sue radici. Con la propria storia. Con tutte le cose importanti, vere, che quella storia gli ha insegnato. Storie di genialità. Storie di semplicità. Storie di leggerezza. Again.

Per saperne di più
Riken Research
About Franco Nori

Distratti dalla liberta'

Aldo Bianzino era un falegname di 44 anni. Il 12 ottobre scorso fu arrestato nel suo casolare in Umbria perchè trovato in possesso di alcune piantine di marijuana (per uso personale). Rinchiuso nel carcere di Perugia, è morto 2 giorni dopo.

Nessuno sa che cosa sia successo. L'autopsia ha rivelato lesioni al fegato e al cervello, compatibili -come dicono i familiari- con un pestaggio eseguito da professionisti. In un secondo momento si è parlato di decesso per cause naturali. L'unica cosa certa è che Aldo è entrato in carcere in perfette condizioni di salute.

L'inchiesta della magistratura è in corso, ma il caso ripropone almeno due questioni irrisolte: la trasparenza degli istituti penitenziari e il controllo di garanzia sulle forze di sicurezza. Amici e familiari di Aldo in questi mesi hanno scritto petizioni, presentato istanze, ma hanno sempre la sensazione di non potersi davvero fidare di nessuno. Il magistrato che indaga sulla morte di Aldo è lo stesso che ne ha ordinato l'arresto; gli apparati di videosorveglianza, presenti all'interno del carcere, non sembrano dare risposte su quanto avvenuto, ma anche qui viene il dubbio se tutti i  materiali siano stati davvero messi a disposizione.

Casi come questo indicano una doppia via da perseguire: da un lato non è più rinviabile la creazione di un organismo indipendente di garanzia e controllo sugli apparati di sicurezza, al fine di superare quei conflitti di interesse che minano la credibilità di chi indaga; dall'altro la videosorveglianza, tanto in voga nei centri cittadini sulla base di motivazioni opinabili e con esiti più che incerti, va applicata piuttosto a carceri e caserme, visto che Amnesty International da anni segnala continui casi di abusi e violenze in quegli ambienti. Come insegna il tragico caso Bianzino, le due "riforme" devono andare di pari passo.

Da AltrEconomia, www.altreconomia.it

Della leggerezza

Nei momenti in cui il regno dell'umano mi sembra condannato alla pesantezza, penso che dovrei volare come Perseo in un altro spazio. Non sto parlando di fughe nel sogno o nell'irrazionale. Voglio dire che devo cambiare il mio approccio, devo guardare il mondo con un'altra ottica, un'altra logica, altri metodi di conoscenza e di verifica. Le immagini di leggerezza che io cerco non devono lasciarsi dissolvere come sogni dalla realtà del presente e del futuro. [...]
Oggi ogni ramo della scienza sembra ci voglia dimostrare che il mondo si regge su entità sottilissime: come i messaggi del DNA, gli impulsi dei neuroni, i quarks, i neutrini vaganti nello spazio dall'inizio dei tempi.[...]
La seconda rivoluzione industriale non si presenta come la prima con immagini schiaccianti quali presse di laminatoi o colate d'acciaio, ma come i bits d'un flusso di informazione che corre sui circuiti sotto forma d'impulsi elettronici. Le macchine di ferro ci sono sempre, ma obbediscono ai bits senza peso.

ITALO CALVINO, LEZIONI AMERICANE, GARZANTI 

E se fosse proprio la società leggera l'alternativa alla società liquida? L'intelligenza vivace e mobile la risposta al conformismo opaco e bituminoso?

EU-Japan Cooperation Forum on ICT Research

L'appuntamento è per il 4 e 5 marzo 2008.  Al Mita Kaigisho Conference Hall di Tokyo. Per una iniziativa organizzata da European Commission (DG Information Society and Media), Ministry of Internal Affairs and Communications (MIC), Ministry of Foreign Affairs (MOFA), Ministry of Education, Culture, Sports, Science and Technology (MEXT), Ministry of Economy, Trade and Industry (METI).
Gli obiettivi? Sostenere la cooperazione e lo svluppo di progetti di cooperazione in S&T nel campo dell'ICT tra Europa e Giappone in particolare e Europa e Asia (www.EuroAsia-ICT.org ) più in generale.

 


 

Beograd, 1997, Museum

Beograd, 1997, Museum
Giampiero Assumma
assumma

We need visions

Innovazione, ricerca, creatività, capacità di visione (e di condivisione). Sono queste le parole chiave intorno alle quali andrà costruita la strada che porta al "futuro". Parola magica quest'ultima. Evocatrice di sensi plurimi e, delle volte, contraddittori. Come sarà il nostro il nostro futuro? Difficile dare un risposta univoca. Probabilmente ci saranno più futuri in futuro. Diversi l'uno dall'altro. Legati indissolubilmente alle diverse scelte che saranno prese nell'immediato, nell' hic et nunc. In questo nostro presente sfuggente.  

Ci sarà il difficile futuro di chi, per diversi ordini di ragioni, non avrà potuto (o voluto) puntare con fermezza sull'innovazione. E ci sarà, invece, il futuro costruito dagli innovatori. Da coloro che, la citazione è nota, hanno "realisticamente creduto nell'impossibile". Che sono stati in grado di fiutare trend,  di avere intuizioni non scontate, di scommettere sull'incerto (in alcuni casi sull'ignoto).

Sarà il futuro di chi avrà avuto il coraggio e la cognizione di investire, in modo sensato, in quelli che sono, ad oggi, i settori di frontiera della ricerca e della conoscenza umana. Sarà, in definitiva, il futuro di chi avrà saputo dare, oggi, una visione di insieme e di lungo periodo ai mutamenti in atto.

Una cosa appare certa: la strada che porta al futuro degli innovatori passa necessariamente attraverso le persone. E attraverso la loro capacità di costruire percorsi di senso intorno ai quali poter progettare visioni innovative. We need visions.

AntonioLietoNova

Par condicio

Illustrissimo Signor Ministro delle Finanze del Governo p. v.,
chiedo che sia estesa anche ai lavoratori dipendenti e ai pensionati la possibilità di non pagare le tasse.
Dichiaro  altresì che per evitarLe qualsivoglia aggravio organizzativo e/o economico (accertamenti, invio degli Ispettori, ecc.), sono disponibile ad una transazione preventiva che stabilisca che ogni 3 anni pagherò la metà (per anno) di quello che nel corso degli ultimi 28 anni ho pagato regolarmente anno per anno.
Certo che Lei saprà apprezzare l'alto valore civico oltre che economico della mia richiesta (assai più conveniente per lo Stato di quella di norma riservata a industriali, uomini di sport, evasori più e meno abituali, etc.) colgo l'occasione per inviarLe distinti saluti. 

 

Minestrone di plastica

Vi propongo un articolo impressionante che ho letto su www.promiseland.it su un "minestrone di plastica" grande 2 volte gli Stati Uniti che galleggia sull'Oceano Pacifico. A scoprirla, e' stato l'oceanografo americano Charles Moore, secondo il quale questo ''vortice di spazzatura'' ammonterebbe a circa 100 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica gettati in mare e crescerebbe a ritmo vertiginoso. Lo studioso, un ex marinaio erede di una famiglia di petrolieri, si era imbattuto per la prima volta nell'inquietante formazione nel 1997 nel corso di una regata.

La sterminata discarica - dove si puo' trovare un po' di tutto, dai palloni da calcio ai mattoncini del Lego, fino ai famigerati sacchetti di plastica - e' in realta' formata da due parti: la massa orientale, a sud-ovest del Giappone e quella occidentale a nord-ovest delle Hawaii.

David Karl, un oceanografo dell'Universita' delle Hawaii ha dichiarato che ulteriori ricerche sono necessarie per stabilire l'estensione e la composizione del ''minestrone'', ma che non vi e' alcuna ragione di dubitare la validita' della tesi di Moore. ''Da qualche parte la plastica deve pure finire'', ha detto. Tony Andrady, un chimico dell'istituto di ricerca americano Triangle, e' d'accordo: ''Ogni piccolo pezzo di plastica finito in mare da 50 anni a questa parte e' ancora li''.

Per Marcus Eriksen, direttore della ricerca della Algalita Marine Reseach Foundation, tutti questi rifiuti rappresentano un rischio anche per la salute dell'uomo. Minuscoli pezzetti di plastica si trasformano in una sorta di spugna per agenti inquinanti come idrocarburi e DDT e poi entrano nella catena alimentare. ''Cio' che cade nell'oceano finisce dentro agli animali e prima o poi nel nostro piatto'', ha detto.

M'illumino di meno

Ieri, 15 febbraio 2008, è stata la Giornata del Risparmio Energetico patrocinata dal Parlamento Europeo, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

Una gara a «chi spegne di più» -nel giorno precedente l’anniversario dell’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto- che ha superato i confini di Radio2, contagiando il vecchio continente: un grande «silenzio energetico» che scenderà sull’Europa per ricordare che esiste un enorme, gratuito e sotto utilizzato giacimento di energia pulita: il risparmio.

Nel nostro Paese sono simbolicamente rimaste al buio tutte le più grandi città d’Italia e centinaia di piccoli comuni: si sono spente l’Arena di Verona, la Mole Antonelliana e Piazza Castello a Torino, Piazza San Marco a Venezia, Piazzale Michelangelo a Firenze, il Maschio Angioino a Napoli, Piazza Maggiore a Bologna, il Duomo e Piazza della Scala a Milano, Piazza dei Miracoli a Pisa, Piazza del Campo a Siena, Piazza della Libertà a Bari, la Valle dei Templi ad Agrigento, la Fontana Maggiore a Perugia, il Teatro Massimo a Palermo, i castelli della Valle d’Aosta.

il risparmio è una possibilità concreta e reale a cui attingere oggi stesso per superare i problemi energetici che assillano il nostro paese e tutto il pianeta. L’invito rivolto a tutti è quello di spegnere le luci e tutti i dispositivi elettrici non indispensabili il 15 febbraio 2008 a partire dalle ore 18. Semplici cittadini, scuole, aziende, musei, gruppi multinazionali, società sportive, istituzioni, associazioni di volontariato, università, commercianti e artigiani saranno così uniti da una sorta di gara a chi risparmia di più: una gara che lo scorso anno ha prodotto -secondo i dati di Terna, il gestore della rete elettrica nazionale- un minor assorbimento di potenza sulla rete elettrica nazionale pari a circa 300 megawatt, equivalente al consumo di 5 milioni di lampadine.

La maschera dei diritti umani

In regime d’uguaglianza, allo scopo di implementare i diritti umani, storicamente, gli stati europei si sono date il compito di neutralizzare le differenze culturali al proprio interno, e di fare dello spazio pubblico una superficie regolata solo dal diritto universale e collettivo. L’implementazione di questi diritti è stata realizzata attraverso l’attribuzione alla politica del compito di produrre l’unità formale, neutrale e trasparente di tutti gli individui su un piano di uguaglianza.

Seguendo un modello razionalistico, le differenze di ogni tipo sono spoliticizzate, e relegate alla sfera privata, a fronte di una uniformità giuridica pubblica. Lo Stato si fa portatore di una politica di tolleranza «dall’alto», resa possibile dalla giuridificazione universale della politica, secondo una linea che esclude il pluralismo: si tollera ciò che non attenta all’uguaglianza dei cittadini e all’unità politica dello Stato che la deve promuovere e garantire. Questo universalismo è stato pensato non solo interno, ma anche esterno come progresso reale ed oggettivo. Ed ha ritenuto, e continua ancora a ritenere, che il prezzo da pagare per ottenere la civile convivenza e per garantire a tutti i propri diritti (ossia la privatizzazione delle culture e la trasformazione dello spazio pubblico in unità formale) non sia troppo oneroso, davanti al rischio della politicizzazione delle differenze culturali, cioè al rischio del conflitto.

Dietro l’universalismo c’è l’idea che fine ultimo della politica siano soprattutto l’unità e la pace, come assenza di conflitti giuridicamente garantita e come condizione per il godimento di diritti individuali e collettivi. L’esperienza politica moderna ha dentro di sé tanto le ragioni dell’apertura quanto quelle della chiusura, che sa immaginare la politica come incontro e ibridazione culturale, e nello stesso tempo sa organizzare la politica secondo modalità progressivamente sempre più rigide, monistiche, etnocentriche. Alla base della concezione dei diritti umani vi è l’ideale platonico (per usare un’espressione kantiana) della «unità morale» fra tutti gli uomini. Ideale che assume le forme dell’attualità nel momento in cui il nostro pianeta subisce un restringimento e la vita collettiva sembra essere esposta a pericoli maggiori di conflittualità e disordine.

Tratto dal lavoro di tesi "L' "Altro" nel mutamento globale. Diario dalle Filippine".

L'Uomo di Domani

In fondo è così. Ciò che ci separa dal futuro non è solo un divario temporale. È innanzitutto un divario di senso. Di immaginazione. Di scelte che implicano il dover ragionare su una condizione nuova, che concerne il senso della vita. Il vivente che è in noi, il vivente che è altro da noi. 

È  l’Uomo di Domani, il nostro dilemma. La sua esistenza, come qualcosa che ci appartiene di diritto. Su cui proiettare la nostra immaginazione. Come una condizione non altra, non diversa, non separata dalla nostra storia. Dalle nostre pratiche, dalle nostre regole. L’Uomo di Domani nasce dunque qui e ora. Su questa terra, tra queste macerie.È per questo che è così difficile discutere di diritti, di scelte che implicano cambiamenti in grado di incidere sul senso della vita.

E se l’Uomo di Domani fosse qualcosa di diverso, di separato, di altro dal vivente che è in noi?

Carmine Piscopo
cpiscopo

Jacques Derrida

Sono legato alle forme esistenti o ereditate della condizione umana, del corpo dell'uomo, di ciò che gli è prossimo, del suo rapporto con il politico, con i segni, con il libro, con il vivente, e nel contempo non voglio dire di no a tutto ciò che viene dall'avvenire. Che si tratti del vivente, delle protesi, dei trapianti, del genoma, di tutta l'avventura genetica o che si tratti della tecnica, della tecnologia di comunicazione, dei media che trasformano profondamente lo spazio pubblico e politico.

Sulla Parola, Edizioni Nottetempo, Roma, seconda edizione, febbraio 2005

 

PERIFERIA TOTALE/2

Chi vuole tentare di capire l’emergenza rifiuti deve partire necessariamente da qui. Dalle caratteristiche urbanistiche della provincia più congestionata ed inquinata d’Europa.

La provincia di Napoli è composta da novantadue comuni che si estendono su una superficie di 1.171 kmq, con una popolazione di oltre 3 milioni di abitanti. La densità di persone per chilometro quadrato sfiora le 2.700 unità che è la più alta d’Italia rispetto ai 750 ab/kmq della provincia di Roma e i 2400 della provincia di Milano. Se si analizza il dato di alcuni comuni intorno a Napoli si hanno dei risultati a dir poco inquietanti. Le città di Portici, San Giorgio a Cremano e Casavatore hanno una densità edilizia che supera i 13.000 abitanti per chilometro quadrato! In queste, ma anche in tante altre città dell’hinterland napoletano, sono nati interi quartieri privi delle più elementari urbanizzazioni e senza alcuna logica nel posizionamento degli edifici. A tutto ciò nel corso degli anni si è aggiunto il fenomeno dell’abusivismo edilizio che, sotto l’alibi della necessità, ha contribuito a sfigurare i volti di interi territori rafforzato da ciclici provvedimenti di condono edilizio che hanno ottenuto il solo risultato di creare una sorta di abusivismo perenne in attesa di nuove sanatorie. In alcuni quartieri della “periferia totale”, nel caos urbanistico più totale, anche posizionare un cassonetto per la raccolta dei rifiuti (per non parlare della raccolta differenziata) può risultare un esercizio di non facile soluzione....

massimo santoro
maxifree

Faccia per Faccia

In questo mese, la rivista AltrEconomia annuncia che l'11 aprile a Milano ci sarà il primo meeting tra organzzazioni no-profit e il mondo delle imprese sociali.

"Incontrarsi per riconoscersi e fare un pezzo di strada insieme"

Faccia per Faccia è un progetto che offre l'opportunità di costruire relazioni tra il settore no-profit, le cui iniziative sono spesso bloccate a causa dell'assenza di finanziamenti, e aziende impegnate in politiche serie di responsabilità sociale d'impresa. Faccia per Faccia è un ponte tra progetti sociali e possibili investimenti.

Modello Riken

Il RIKEN ha un album di famiglia ricco di ritratti illustri.
Dairoku Kikuchi, matematico. Kikunae Ikeda, lo scienziato del glutammato monosodico e del gusto chiamato umami. Hantaro Nagaoka, che per primo ha pensato il modello saturniano dell'atomo. Kotaro Honda, inventore del KS steel. Umetaro Suzuki, che ha scoperto la vitamina B1. Torahiko Terada, fisico e saggista. Yoshio Nishina, fisico atomico che ha lavorato con Bohr, Einstein, Heisenberg, Dirac. Hideki Yukawa, Premio Nobel per la Fisica 1949 per la predizione dei pioni. Shinichiro Tomonaga, che il Nobel lo vince nel 1965 per il suo lavoro sull'elettrodinamica quantistica. E naturalmente Ryoji Noyori, attuale Presidente, Premio Nobel per la Chimica 2001 (con William Knowles e K. Barry Sharpless) per i suoi studi sulla produzione di catalizzatori chirali.
L'idea è che tanta storia, genio, capacità di innovare possano essere per così dire sostenute da un modello organizzativo particolarmene efficace. E che tale modello possa avere successo anche dalle nostre parti. Dal 3 marzo sarò per un mese in Giappone per capirne di più. Se volete sapere come va a finire non mancate di tornare ogni tanto da queste parti.

Ontolomie

Organizzare l'enorme massa di documenti ed informazioni presenti sul web mediante dei modelli concettuali, chiamati "ontologie", appositamente creati per ogni singolo dominio dello scibile umano. Ciò al fine di rendere sempre più "intelligente" e semanticamente pregnante la fase di retrieval informativo delle risorse disponibili in rete. Questa, spiegata in due parole, la sfida del Semantic Web lanciata, ormai da qualche anno, da Tim Berners Lee.

Alla base di questo progetto c'è l'idea che, per poter rendere più "intelligenti" gli agenti artificiali deputati al recupero di informazioni sul web, sia necessaria, a monte (e per ogni singolo dominio conoscitivo), una sistematizzazione concettuale di tutte le possibili informazioni (entità, relazioni tra entità, etc.) contenute nei documenti presenti in rete. Un progetto ambizioso dunque. Per una sfida davvero ardua.
Da qualche tempo a questa parte, però, va facendosi largo l'idea (sostenuta non solo da blogger modaioli e fautori a tutti i costi di modelli necessariamente bottom up, ma anche da studiosi del calibro di
Luciano Floridi) che ci possa essere un altro metodo, alternativo a quello ontologico e "top down", attraverso il quale poter fare emergere le relazioni semantiche tra i concetti presenti, in modo più o meno esplicito, nei documenti che affollano l'universo web. La parola magica che guida le schiere di fautori di questa impostazione "folksonomica"  è "tag". La nostra del resto- come sostenuto recentemente da Derrick De Kerckhove nel corso di un convegno tenuto all'Università di Salerno - è l'era del tag (ed il successo di siti di social bookmarking come Flickr o del.ici.ous sembrano confermarlo).

Tuttavia pensare ad una "semantica emergente" frutto esclusivamente dell'attività di "taggatura" (cioè di etichettatura di documenti) da parte degli utenti sembra davvero utopico. Perchè, ad esempio, persone diverse potrebbero taggare uno stesso documento con etichette diverse e questo genererebbe non pochi problemi nella fase di
retrieval informativo (senza parlare poi dei problemi di ambiguità linguistica che potrebbero sorgere).

Cosa fare allora? In casi di questo tipo, in cui il grado di complessità dei problemi da affrontare è davvero notevole, assumere una prospettiva dicotomica del tipo tutto/niente non ha mai portato molto lontano. Ed anche questa volta la soluzione potrebbe venire da quanto c'è di buono in entrambi gli approcci. Non dunque da una sterile contrapposizione ontologia vs folksonomia bensì da una proficua integrazione tra tali prospettive. E, dato che le parole hanno sempre una funzione importante nell'indirizzare i tortuosi percorsi delle nostre menti, potrebbe essere un buon inizio adottare dei neologismi per indicare, appunto, concetti nuovi figli di nuove prospettive.
"Ontolomia", dal mix di "ontologia" e "folksonomia", potrebbe essere ad esempio il termine con il quale indicare le future "ontologie sociali" nascenti da questo nuovo approccio di tipo middle-up down. Esse in sostanza dovranno essere in grado di avere un maggiore "trust" rispetto alle folksonomie e, nel contempo, un maggiore grado di flessibilità, rispetto alle attuali ontologie. Non c'è che dire. Una bella sfida.

AntonioLietoNova

Broken glass, 2005

caserta, provincia, broken glass, 2005, by giampiero assumma
Giampiero Assumma
assumma

Rostropovich - Bach Cello Suite No.1 - Allemande

J.S Bach scompare a Lipsia il 28 luglio del 1750.

M.L. Rostropovich muore il  27 aprile del 2007.

E' quasi banale sottolineare l'incredibile modernità di Bach, il suo essere così carico di significati, il suo essere così presente nalla nostra cultura moderna.

Nel 1989 Rostropovic tenne un concerto improvvisato sotto il muro di Berlino, proprio la notte del suo abbattimento.

250 anni separano questi due uomini, ma in questo caso, possiamo proprio dirlo con certezza, il tempo non esiste. 

  

AlessioStrazzullo

Soluzione alternativa

I nuovi e forti problemi dell'Italia e dell'Europa: immigrazione, disoccupazione, invecchiamento della popolazione... trovano una soluzione!

La soluzione arriva da un documento elaborato dai tecnici della Divisione Popolazione delle Nazioni Unite, "Migrazioni di compensazione: una soluzione ai problemi d'invecchiamento della popolazione", i quali affermano che i nostri paesi dovranno accogliere più di 300 milioni d'immigrati se non vogliamo che le nostre economie subiscano gli effetti di questi problemi.

Per superare questa crisi, l’Unione Europea deve accogliere circa 159 milioni di persone disposte a lavorare mentre gli Usa dovrebbero farne entrare altri 150 milioni. Se l’attuale situazione rimane inalterata, nel 2050 il 47% della popolazione europea sarà in pensione, mentre le persone con meno di 59 anni rappresenteranno appena l’11% della popolazione.

Internet vuol dire

Proprio pensando alle relazioni tra le persone si può comprendere meglio Internet.
Luca De Biase, Nova 24 n. 115.

Per essere significativa, una vita deve connettersi con altro; credo che E. M. Forster abbia detto che il significato della vita è "solo" connettersi. D'altra parte [...] sappiamo che chiedersi quale sia il significato di qualcosa equivale a chiedersi come qualcosa sia connesso con altre cose.
Salvatore Veca, Dell'Incertezza, Feltrinelli

La conoscenza risiede nelle connessioni formate nelle reti. I nodi nuovi che vengono aggiunti rimodellano la forma dei nodi esistenti. Bechtel e Abrahamsen sostengono, come molti altri nel campo dell’intelligenza artificiale e della computer science, l’idea del connessionismo.
George Siemens, Quaderni di Rassegna Sindacale, n.1 2008

Significato della vita, conoscenza, connessioni.
Forse anche per questo internet non è solo un media.
Forse può essere una traccia per successivi vagabondaggi. Non solo filosofici.

 

 

Non tutto è perduto...

Un saluto a tutti. Sono nuovo di questo blog e ringrazio chi mi hai invitato a parteciparvi ...

Ho letto, purtroppo, dei post pieni di amarezza, rammarico e delusione nei confronti della società che ci circonda. Oggi però voglio segnalarvi uno spiraglio di luce proveniente dal profondo sud; dalla Sicilia, terra troppo spesso martoriata dai pregiudizi e dalle false convinzioni.

E' in questa terra infatti che nasce il progetto di un manipolo di giovanissimi ricercatori che hanno deciso di non cedere alle allettanti proposte economico-lavorative d'oltre oceano, e di continuare a fare ricerca nella propria citta, nella propria regione, nella propria nazione!! E' con coraggio che hanno deciso di proporre al mondo il proprio lavoro, utilizzando il Web come mezzo di divulgazione GRATUITO ed aperto a tutti. Sto parlando del progetto BIOCODE, un portale italiano sulla bioinformatica, e sulla ricerca medico-scientifica, del tutto gratuito, che si nutre della sola passione dei suoi ideatori, lontano da qualsiasi forma di lucro. Vi riporto una piccola recensione del suo principale ideatore, Pietro.

"L’avvicinamento delle scienze biomolecolari alle scienze matematico-informatiche sta, ormai da diversi anni, aprendo la strada a tutta una serie di discipline complesse ed innovative come la Bioinformatica. Acquisire competenze in un settore in rapida espansione come questo, sta oggi diventando di fondamentale importanza in diversi ambiti della moderna ricerca scientifica. Su questo principio nasce il progetto Biocode che, attraverso la coordinazione di un gruppo di giovani collaboratori, tutti attivamente impegnati in differenti settori tecnico-scientifici, cerca di costruire un piccolo punto di riferimento italiano online per la bioinformatica. Biocode è un progetto dinamico che include diverse sezioni in costante lavorazione, si spazia così dalla sezione didattica, contenente diversi articoli e tutorials, a sezioni più tecniche che offrono l’accesso ad alcuni progetti di ricerca che hanno richiesto l'intervento della Bioinformatica, a sezioni che hanno lo scopo di  approfondire la conoscenza di strumenti e procedure. Il sito offre infine anche un’area forum dedicata."

Bravi ragazzi, e in bocca al lupo !

www.biocode.it

La politica e il divano

G.I. ha 30 anni. E' un valente dottorando dell'Università di Salerno. Al lavoro dal lunedì al venerdì. Dalle 9 a.m. alle 6 p.m. Ricerca. Studio. Esami. Fare le cose per bene perché è cosi che si fa.
Quelli della sua generazione sono cresciuti - parole sue - nel totale distacco dalla politica. Quelli delle generazioni successive ancora peggio. Almeno noi abbiamo il rimpianto, dice.

Solo divano e telecomando nel futuro della politica? 

 

 

 

 

Hit parade - Ennio Morricone

Hit Parade - Metallica

Inventiva Napoletana

 

Passeggiando per il centro storico di Napoli, mi sono imbattuta in un negozio per turisti che vendeva un particolare formato di pasta chiamato “'munnezza” (vedi foto). Ormai l'immondizia è talmente “tipica” del posto che può diventare, tra pastori e maschere di pulcinella, un prodotto per turisti, un ricordo da portare a casa. E la sua tipicità è garantita anche dalla denominazione: infatti se tutti producono spazzatura, solo quella campana è la 'munnezza, identificata così in tutta Italia, anche da telegiornali e ministri.

Ritornando al formato della pasta, ciò che mi preme sottolineare è che quest'idea non è che una sola delle prove a dimostrazione della capacità dei napoletani di trasformare i punti di debolezza in punti di forza, i problemi in opportunità, e tutto sempre nel modo più originale e divertente possibile.

Non sono forse queste le chiavi del successo del mondo attuale? Non è così che si affrontano le nuove sfide in tutti i settori della vita economica e sociale?

Ma allora perché tutta questa inventiva, tutta questa creatività, tutta questa energia restano imprigionate nei vicoli stretti del centro storico, nelle rughe dei pastori fatti a mano, nelle battute di qualche comico e non vengono messe a frutto per risolvere i problemi che affliggono questa città?

Emanuela Varriale
Emanuela

Organizzare l'innovazione

"Nobody can think of everything, so it's best to collaborate with as many people as possible".

Traduzione: "Nessuno è in grado di pensare a tutto, così è meglio collaborare con quante più persone, di qualità, sia possibile" (corsivo mio).

E' stato questo uno dei passaggi chiave dell' intervento fatto da Eric Schmidt (CEO di Google) alla NASA per la celebrazione del cinquantenario dell'Agenzia spaziale americana.

Schmidt ha indicato, al gigante americano della ricerca spaziale, quella che secondo lui (ma non è il solo a pensarla in questo modo) è la strada da seguire per il raggiungimento di obiettivi ambiziosi e ad alto tasso d'innovazione.

Open architetures, condivisione, networking, logica open source e collaborazione sembrano essere le parole chiave per le organizzazioni del terzo millennio. O almeno per quelle che decideranno di avere un ruolo da front runner nell'ambito di una economia sempre più globale e in cui la capacità di innovazione diventa sempre di più un elemento non accessorio per il raggiungimento di vantaggi competitivi difendibili (almeno nel breve periodo).

Organizzazione ed innovazione dunque. Due concetti strettamente legati l'uno all'altro. Nel mondo della complessità, quello attuale, sarebbe un errore strategico pensare di poter risolvere tutti i problemi in modo autonomo. Rinchiudendosi in se stessi. Nell'economia della conoscenza la parola chiave è coinvolgere (sia gli stakeholders esterni che quelli interni). Ed assumono un valore centrale le informazioni che vengono scambiate tra i diversi attori in gioco.

Servono, dunque, modelli organizzativi più flessibili rispetto al passato, ed in grado di privilegiare: flussi comunicativi bidirezionali (qui potrebbe risultare molto utile l'utilizzo degli strumenti collaborativi del web 2.0), processi di apprendimento continuo e creatività.

Prima si intraprenderà, anche in Italia, la strada che porta all'adozione di tali modelli e minore sarà il gap da colmare nei confronti di quei paesi in cui, modalità organizzative di questo tipo, rappresentano già da tempo delle realtà conclamate.

AntonioLietoNova

Elogio della lentezza

La velocità è un ostacolo alla percezione della bellezza, quella interiore che può rivelare quella esteriore. Una sicurezza più profonda viene dalla lentezza. La calma predispone lo sguardo a cogliere le piccole apparizioni presenti in ogni secondo della giornata. E' la mano che ci permette di cogliere il frutto. Nella velocità, quella che ci viene imposta dall'esterno, quasi girassimo tutti su una giostra impazzita, tutto si spezzetta, diventa un trailer eccitante e vuoto. La velocità delle automobili riduce l'immagine di ogni angolo del nostro ambiente a un istante fuggitivo.

Responsabilità

Responsabilità deriva dal verbo latino respondeo, cioè dare una risposta a chi sta proponendo una domanda.

Di chi è la responsabilità se i rifiuti bloccano le strade? Di chi è la responsabiltà se i cassonetti vengono incendiati? Di chi è la responsabilità se lo Stato si allontana dalle persone? Di chi è la responsabilità se la raccolta differenziata non funziona? Di chi è la responsabilità se siamo costretti a vendere alle altre regioni o nazioni i nostri rifiuti?

Di chi è la responsabilità se coloro che votiamo come i "responsabili" delle nostre città non si comportano come tali?

LE PAROLE CHE MIGLIORANO IL SILENZIO

“…….Il risultato è questo: che più Leonia espelle roba più ne accumula; le squame del suo passato si saldano in una corazza che non si può togliere; rinnovandosi ogni giorno la città conserva tutta se stessa nella sola forma definitiva: quelle delle spazzature d’ieri che s’ammucchiano sulle spazzature dell’altroieri e di tutti i suoi giorni e anni e lustri.Il pattume di Leonia a poco a poco invaderebbe il mondo, se sullo sterminato immondezzaio non stessero premendo, al di là dell’estremo crinale, immondezzai d’altre città, che anch’esse respingono lontano da sé montagne di rifiuti. Forse il mondo intero, oltre i confini di Leonia, è ricoperto di crateri di spazzatura, ognuna con al centro una metropoli in eruzione ininterrotta. I confini tra le città estranee e nemiche sono bastioni infetti i cui detriti dell’una e dell’altra si puntellano a vicenda, si sovrastano, si mescolano.Più ne cresce l’altezza, più incombe il pericolo delle frane: basta che un barattolo, un vecchio pneumatico, un fiasco spagliato rotoli dalla parte di Leonia e una valanga di scarpe spaiate, calendari d’anni trascorsi, fiori secchi sommergerà la città nel proprio passato che invano tentava di respingere, mescolato con quello delle città limitrofe, finalmente monde; un cataclisma spianerà la torrida catena montuosa, cancellerà ogni traccia della metropoli sempre vestita a nuovo. Già dalle città vicine sono pronti coi rulli compressori per spianare il suolo, estendersi nel nuovo territorio, ingrandire se stesse, allontanare i nuovi immondezzai”   

Italo Calvino - Le città invisibili - Einaudi (1972)

massimo santoro
maxifree

Portrait

Portrait
Giampiero Assumma
assumma

Cose da pazzi

Lourdes, 2000, Flambeaux

Lourdes, France, 2000
Giampiero Assumma
assumma

Il valore del lavoro/3

Riduzione della settimana lavorativa di 8 ore e aumento del 15% del salario.
No, non è la rivendicazione di un sindacato massimalista. E' un fatto. Opera di Henry Ford. Sì, proprio quel Ford lì. L'ideatore della catena di montaggio. Il padre della Ford modello T. Che aveva capito che per sostenere lo sviluppo della società industriale era necessario sviluppare i consumi. Che la produzione di massa aveva bisogno di consumatori di massa. Che per consumare ci vogliono tempo e soldi.
E oggi? Nella transizione dalla società industriale alla società della conoscenza? Bastano 30 euro lordi al mese di anticipo sui futuri aumenti contrattuali?

Precarietà e senso della vita

Nella società attuale, la “cittadinanza sociale” passa attraverso il lavoro. Accanto agli altri ambiti della vita (famiglia, tempo libero, gruppi sociali) gli individui soddisfano le proprie aspettative di realizzazione, sviluppo, relazione e, in senso più forte, costruiscono la propria identità soprattutto nell’ambito lavorativo. Sempre più spesso si parla di deregolamentazione, di destandardizzazione del mercato del lavoro e di flessibilità lavorativa, tutti elementi che minano il ruolo socialmente significativo, fino ad oggi assunto, dal lavoro. Le forme di lavoro atipiche sono in continua espansione e costituiscono quelli che oggi sono chiamati i nuovi lavoratori ; nè dipendenti nè lavoratori autonomi, spesso retrocessi come  forza lavoro usa e getta, espropriati della stessa possibilità di progettare la propria esistenza. Parliamo di centinaia di migliaia di lavoratori cosidetti “ precari” sottomessi ad un'incertezza costante,  impossibilitati a darsi delle regole fisse di consumo, ad una sicurezza nell'acquisizione dei beni individuali strategici come l'abitazione o nella pianificazione familiare. Questi lavoratori subiscono il rischio costante di ritrovarsi senza lavoro o la paura di restare totalmente marginalizzati nel corso di una qualsiasi crisi ciclica di lavoro.In un sistema dove l’instabilità caratterizza i sistemi organizzativi gli individui non riescono a vedere la propria realizzazione,  e viene a svalutarsi il concetto dell'etica del lavoro , del senso di responsabilità , del bisogno di costruire un senso comune tra i lavoratori appartenenti ad una data organizzazione. 

Il valore del lavoro/2

Cosa vuol dire lavoro, oggi?
1 lavoratore su 4 ha il proprio attuale impiego da meno di 1 anno;
1 su 2 da meno di 5 anni;
gli scolari di oggi avranno svolto tra i 10 e i 14 lavori al compimento dei 38 anni.
[Negli USA, secondo il Dipartimento del Lavoro statunitense]

Cosa vuol dire essere operaio, oggi?
Qual'è in italia la condizione ecomica di chi sta in fabbrica?
Qual'è l'equilibrio tra contributi (ciò che i lavoratori danno all'azienda) e incentivi (ciò che l'azienda dà ai lavoratori?)
Qual'è la considerazione sociale di cui gode chi lavora in fabbrica? 

Il valore del lavoro/1

La mostra è Rossa. Il tema l'immagine, la comunicazione, il valore del lavoro.
Valore del lavoro. Forse bisognerebbe tornare a parlarne. Non solo quando si muore per ordinaria insicurezza. Perché in un paese che sa dare valore al lavoro c'è più condivisione, maggiore coesione sociale, più forte identità.

Le badanti sono soggetti di cooperazione?

Cooperazione è politica estera, politica estera è Stato come soggetto di relazioni internazionali basate su accoglienza e promozione dei diritti.

PERIFERIA TOTALE/1

Tante case, molte abusive, troppe condonate. E poi ancora capannoni, assi mediani, discariche, centri storici che si svuotano, centri commerciali che si materializzano, il “sistema” che comanda, consigli comunali che si “sciolgono”, la politica che non c’è, la brava gente che è ‘na necessità.

Benvenuti nella periferia totale di Napoli, territorio post-metropolitano, geografia di eventi prodotti senza regole. Dove i confini non rappresentano che un consolatorio artificio, sciolti in un unico ed indistinto “non luogo”.

Venite qui studiosi, ricercatori e giornalisti di ogni razza. Venite qui politici di buona volontà. Venite a studiare questi posti e questa gente. Le cose morte sono il centro dell’innovazione (http://nova.ilsole24ore.com/nova24ora/2007/11/la-visione-di-b.html )

massimo santoro
maxifree

Beograd, 1997, Gallery

Beograd, 1997, Museum
Giampiero Assumma
assumma

Migrantes

60 anni di senso?

“Abbiamo bisogno di sviluppare una nuova cultura politica basata sui diritti umani.”    Nelson Mandela 

I diritti umani sono ciò che essi comportano sul terreno della loro pratica attuazione.Sui diritti umani non si fanno e non si possono fare sconti.Il Codice internazionale dei diritti umani non soltanto richiama gli stati e le pubbliche istituzioni al dovere di rispettarlo, ma legittima tutti a farsi soggetti attivi per l’effettività dei suoi principi e delle sue norme.

Stop making sense

Irene ha quasi tre anni. Ieri le ho chiesto di scrivere la letterina a Babbo Natale. Entusiasta ha risposto di si. Io mi sono avviato a prendere carta e penna. Lei si è precipitata al computer.
massimo santoro
maxifree

Questioni di confine

Credo che dovremmo iniziare a chiederci con maggiore consapevolezza quale sia lo spazio “delle cose”. Il campo del loro dominio, prima del confine. Il campo delle interferenze, dietro le quali si celano le ragioni del nostro agire. Le azioni possibili, la loro attraversabilità, la loro reversibilità. La loro misura.

È un concetto, questo della misura, che sembra aver perso senso. Eppure, è figlia del senso.

 

I silenzi della storia, i venti xenofobi, la cattiva coscienza del passato. Facile, appellarsi ai fantasmi del passato, quando la storia, per molti di noi, è diventata la nostra cattiva coscienza. Un testo di eventi, sempre in grado di spiegarci quanto le azioni drammatiche dell’uomo siano perfettamente ricorrenti, addomesticate ai contesti e alle ragioni di appartenenza. Falsamente democratica, abilmente pacificata, la storia fonda sulla propria atrocità.

Credo, allora, che dovremmo riprendere un cammino antico, fondato sull’osservazione dei fatti e delle cose. Chiederci, quando si traccia un confine, perché lo si fa. Ammettere che l’osservazione dei fatti non è poi un’attività così innocente come ci piacerebbe fosse.

 

Carmine Piscopo
cpiscopo

Mexico City, 1997, Museum

Giampiero Assumma
Giampiero Assumma
assumma

Senza parole

Sono parole inaccettabili quelle espresse dal consigliere comunale di Treviso Giorgio Bettio. Che manifestano una xenofobia latente che qualcuno cerca di giustificare tirando in ballo il tema della sicurezza. Una xenofobia che, a dirla tutta, è più volte venuta fuori nei discorsi di alcuni esponenti del Carroccio.

Non ci sono parole per definire la barbarie culturale e linguistica in cui un certo tipo si politica sta sguazzando. Davvero. 

  

AntonioLietoNova

Siamo tutti immigrati

No. In casi come questi le scuse non bastano. E neanche il ritiro dalla politica. Meglio il risarcimento del danno. Ad esempio facendo prestare al "signor" Giorgio Bettio servizio a favore degli immigrati per almeno 1 anno. Non so a loro. A lui farebbe solamente bene.

p.s.
Ce n'è anche per noi. Per tutti noi. Quelli che non esagerano. Quelli che sono solo indifferenti. Quelli che si girano dall'altra parte. Forse è bene non dimenticarlo.

A mio figlio

Morti bianche, cantieri irregolari...ancora

Scandali che investono politici ...chi ci governa

Violenza incontrollata....negli stadi, tra i giovani, nelle famiglie.

In questo strano paese di cattolici e moralisti, antiabortisti e sostenitori della coppia di diritto, ancora una volta si parla di immigrati.

Così.. per cercare chi deve espiare ai tanti mali prodotti. Il colpevole comodo!

raccapricciare la pelle sentire ancora parlare di SS, è un insulto alla dignità, a chi lotta ogni giorno per sopravvivere in una giungla di orrori.

Eppur non vado via da questo mio paese ricco di gente che ha cuore, voglia di cambiare per costruire un futuro migliore. E’ a mio figlio e a tutti i ragazzi che come lui stanno crescendo , che grido di non farsi schiacciare dai falsi miti che bombardano continuamente le loro intelligenze, ma di usarle per ri-dare senso a questo Paese, per non dover più sentire “ mi spiace , ho sbagliato”.

Sia chiaro...

"Sia chiaro che non sono razzista ma il problema c'è". Il vero problema è la quantità di persone che ragionano in questo modo. Disarmante è il numero di volte che io stesso ho sentito questa affermazione. Ed entrando ancora di più nel cuore della questione, il vero problema è la quantità di miei coetanei che ragionano in questo modo. Ragazzi intelligenti, magari laureati, persone che in alcuni casi hanno “scelto” la cultura come via da intraprendere.

A nulla servono gli appelli di chi ricorda: “Anche noi italiani siamo stati così”.

E’ l’incoscienza a guidare le persone durante questa discussione. L’incoscienza e l’abuso del termine “immigrato” pronunciato, con colori e timbriche piuttosto drammatiche, da alcuni incredibili telegiornali che educano il nostro paese. O dovrei dire diseducano?

 

AlessioStrazzullo

Il Leader, il potere e la legittimazione sociale

Sempre più spesso, sbirciando tra i curricula che vengono inviati per trovare lavoro, mi capita di leggere questo: "competenze particolari: forte attitudine alla leadership".

Mi sono chiesto più volte che senso avesse questa espressione (al giorno d'oggi assolutamente inflazionata). Sono arrivato alla conclusione che essa sia un non sense. E qui cercherò di spiegare perché.

Nelle intenzioni di chi scrive "forte attitudine alla leadership" emerge chiaramente la non conoscenza di ciò che vuol dire "essere un leader" e la sola volontà di dire "guarda che io voglio comandare" (cosa che un vero leader non direbbe mai. Almeno non in modo così pacchiano).

Un leader, per essere tale, ha bisogno di essere investito di questo ruolo da una comunità di persone che sia altra da sè.

Un persona che si autodichiara leader, quindi, non lo è affatto. Il conferimento e l'attribuzione di una leadership sono processi eterodiretti (cioè determinati dall'esterno). Sono gli altri membri di una comunità, cioè, che conferiscono il ruolo di "guida" a questa o a quella persona. E sono solo loro, dunque, che possono dire se una data persona abbia o meno "una forte attitudine alla leadership" (espressione che, quindi, si svuota di ogni senso quando pronunciata in prima persona).

L'idea di "leadership", infatti, si fonda sul concetto weberiano di "potere" (Herrschaft). Basato a sua volta sul concetto di "legittimazione". Non esiste potere, cioè, senza che esso sia, in qualche modo, riconosciuto e legittimato socialmente da una comunità. Allo stesso modo non esiste leader senza che esso sia socialmente riconosciuto come tale. L'atto di autodichiararsi leader non tiene minimamente in conto di questi aspetti.

Un consiglio? Diffidare dagli pseudoleaders autoproclamatisi. Ed andare alla ricerca di guide vere, in grado di fornire nuovi sensi e visioni non scontate. In grado di aprire nuove strade, di sfidare "ciò che è sempre stato" per andare alla ricerca di ciò che sarà. In grado di fornire nuovi frames (cornici concettuali) all'interno dei quali inquadrare i processi di metamorfosi politica, sociale, economica e tecnologica che stiamo vivendo. E' di queste persone (notoriamente poche) che abbiamo veramente bisogno. Degli altri ce n'è a bizeffe.

Alla domanda, dunque, "a chi serve un leader?" una possibile risposta potrebbe essere: "a tutti i membri di una comunità che ha bisogno di riconoscere e riconoscersi in una guida". Una ulteriore questione da poter indagare potrebbe essere, forse, la seguente: "come è che si riconosce un leader?". Ma questa, come è noto, è tutta un'altra storia.

AntonioLietoNova

Fujemmecenne

Ho voluto pensarci su. Evitare l'impatto emotivo. Mediatico. Non è servito a niente. Non ce la faccio a sentirmi cittadino di un paese nel quale c'è chi con infinita ordinaria stupidità afferma "facciamo come i nazisti". Chi risponde "no comment". Chi aggiunge "sia chiaro che non sono razzista ma il problema c'è". Come se potesse esistere una qualunque giustificazione per la barbarie. Fujemmecenne.

Sacrificati nel nome dell'innovazione

Ci sono gli uomini comuni, e ci sono gli uomini straordinari.

Raskòl'nikov la pensava così: "In generale di persone con pensieri innovativi, o anche appena appena capaci di dire qualcosa di nuovo, ne nascono straordinariamente poche, poche fino all'inverosimile. È chiara solo una cosa, che il criterio della nascita degli uomini di questi ordini e sottordini è probabilmente definito con precisione ed esattezza da una qualche legge della natura. Ovviamente questa legge è oggi sconosciuta, ma io credo che esista e che in futuro possa anche venire conosciuta. Un'enorme massa di persone, il materiale, esiste al mondo solo per questo, per sforzarsi alla fine, con un certo impegno, per un qualche processo sin qui misterioso, per mezzo di un qualche incrocio di stirpi e speci, di mettere infine al mondo magari solo un uomo su mille, magari indipendente soltanto un po'. Con un'indipendenza più ampia ne nasce forse uno solo su diecimila; con un'indipendenza ancora maggiore uno su centomila. Gli uomini geniali, uno su milioni, e i grandi geni, le vette del genere umano, forse uno dopo molte migliaia di milioni di individui sulla terra".

Dostoevskij faceva dire queste parole al suo personaggio. Ma anche di più, e cioè che a questi uomini innovatori tutto era concesso, anche di macchiarsi di un delitto, se esso si rendeva necessario. Sul cammino dell'innovazione ci sono destini di uomini comuni travolti da un progetto più grande di loro.

E a Napoleone, un uomo "fatto di bronzo, non di carne", era concesso saccheggiare Tolone, fare una carneficina a Parigi, dimenticarsi un esercito in Egitto, spendere mezzo milione di uomini nella campagna di Mosca ma cavarsela con una battuta a Vil'na. Ma è lui l'innovatore, a lui sono innalzati gli idoli.

Gli altri vennero solo sacrificati nel nome dell'innovazione!

vincenzorisi

Ireland, 1998, Crosses

Giampiero Assumma
Giampiero Assumma
assumma

Un racconto in stile monista: il Leader

Costruttore, decostruttore di strategie e di interpretazioni possibili, il Leader è funzione di una immagine della realtà. Della sua mistificazione, della sua impossibile demistificazione. In questo abile gioco, la realtà si fa processo, specchio di ambiguità e luogo della disambiguazione, feroce simulacro di un mondo di spettri. E vi sarà sempre un nemico, in un tavolo di messe a punto di “realtà da rilanciare”.

È l’immagine di una realtà rilanciata – e mai esperita– contro tutta l’immaginazione del mondo.

 

Ricordo un testo di Salvatore Veca, giocato come una partita a scacchi, dentro il quale la ragione dominante si costruisce per simulacri, come un mondo tenuto in vita da un racconto in stile quasi monista. È la ragione vincente che ragiona se stessa, un attimo prima del crollo.

È l’idea di un mondo, fatto di immagini, contro tutta l’immaginazione del mondo.

 

Se ci chiediamo cosa sia innovare, dobbiamo chiederci, allora, cosa sia oggi la democrazia.

Se ci chiediamo a chi serve il Leader, analogamente, dovremo chiederci cosa sia la democrazia.

 

Carmine Piscopo
cpiscopo

Il leader è nudo atto primo

Il leader altera o guida il modo in cui i suoi seguaci pensano il mondo dando ad esso un volto inellutabile.
Il leader non dice le cose come stanno ma come potrebbero essere.
Il leader è un fornitore di senso.
A chi serve il leader? Vale anche per ringraziamento.

Che cos'è il tempo?

Se nessuno me lo chiede, lo so; se dovessi spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so; eppure posso affermare con sicurezza di sapere che se nulla passasse, non esisterebbe un passato; se nulla sopraggiungesse, non vi sarebbe un futuro: se nulla esistesse, non vi sarebbe un presente.

Così Sant' Agostino nelle "Confessioni".
Il tempo come scorrere della vita.
E noi? Noi che siamo diventati ladri di tempo. Che facciamo fatica ad assaporare la bellezza di un tramonto. Che abbiamo smarrito il senso di un fiore che sboccia. Riusciremo a riconquistare il nostro tempo?

E quando sembra che niente abbia un senso?

Qualche volta,se ci si ferma a riflettere su ciò che accade intorno a noi,sorge quasi spontanea la domanda:qual è il senso del nostro agire?Quando tutti gli sforzi che porti avanti,tutte le fatiche che usi in un particolare momento,tutte le ore che passi nel cercare di dare tutto il meglio di te stesso vengono osservati,da chi ti è accanto,con un certo senso di disprezzo e sufficienza...in questi momenti viene spontaneo pensare che tutto ciò che si fa è completamente inutile.E allora ci si domanda per quale motivo bisogna impegnare anima e corpo in un qualcosa che,in realtà,neanche interessa davvero,solo per avere il sostegno ed il rispetto di una persona che non vede tutto ciò che fai.Proprio in questi momenti si crede che tutto quello fatto fino a quel momento sia stato vano,"senza un senso",appunto.Ma proprio in queste occasioni si deve avere la forza ed il coraggio di distinguere le persone per cui vale la pena sfruttare le proprie risorse,per cui vale la pena impegnarsi...perchè sono proprio quelle persone che hanno la capacità di donare un senso alla tua vita.
Sara Pensieri
Sara

Idee Innovative

Che forma ha un'idea innovativa? Ha un odore, un colore, un sound, un ritmo
o un umore particolare? Veste casual? Ascolta rock? Tifa Bartali o Coppi? Legge Croce o Voltaire? Vota a destra o a sinistra? Beve whisky o mojito? E' divertente o superba? Guelfa o ghibellina? Elitaria o alla portata di tutti?

Come è che si riconosce? E si riesce a cogliere? Quale è, in altri termini, la sembianza riconoscibile dell'immaterialità creativa?
Non è mai semplice rispondere a quesiti di questo tipo. Un fatto però appare in tutta la sua evidenza: ipotizzare la presenza di una metodologia ("modello" direbbe forse il filosofo Jullien?) in grado di farci riconoscere, in modo sistematico, un'idea, un prodotto, un progetto come "innovativi", implica, alla radice, l'assunzione che la creatività, e quindi l'innovazione, siano il frutto di un qualche insieme di tratti più o meno regolari, riconoscibili, classificabili. Il che non è detto che non sia vero. Ma non è neanche detto che non sia falso.

La capacità di percepire e di cogliere il senso dell'innovazione è, infatti, legata spesso ad una sensibilità particolarissima, individuale (a suo modo innovativa) e che, per diverse ragioni, non è disponibile a tutti in egual misura (questo è il motivo per cui la maggior parte delle idee innovative vengono, dalla maggioranza delle persone, riconosciute come tali solo a posteriori).

Cercare di individuare, però, una metodologia che tenti di rendere un po' più trasparente la differenza tra ciò che è solo nuovo rispetto a ciò che invece è innovativo è, a sua volta, un qualcosa che assomiglia molto alla mia idea di "idea innovativa". Il che, come punto di partenza, non è affatto male.

Io ho già preparato un mio personalissimo piano per studiare a fondo l'universo ideale. Il mio biglietto per il platonico iperuranio è pronto. Lì avrò la possibilità di poter entrare a più stretto contatto con le idee (anche con quelle creative) e, quindi, di poterle conoscere (e ri-conoscere) meglio.

Nella speranza che, di tanto in tanto, abbia anche io la fortuna e la possibilità di  poter esclamare il mitico "eureka".

AntonioLietoNova

Facebook, Facebook, Facebook

"Microsoft ha siglato un importante accordo con Facebook: per la cifra di 240 milioni di dollari USA la casa di Redmond si aggiudica l'1,6% di proprietà del social network. Con l'accordo appena citato, Microsoft si aggiudica anche l'esclusiva per gli USA e per gli altri paesi in cui il network verrà attivato.

Come riporta Arstechnica, facendo alcune stime si può dedurre che Facebook venga oggi valutato per circa 15 miliardi di dollari e risulta significativo segnalare come solo un anno fa falliva una trattativa di Yahoo: in tale occasione il valore di Facebook veniva stimato a meno di un decimo della cifra odierna."

 

Leggo questi dati in un articolo pubblicato da HWupgrade. Facebook come potente strumento di marketing e comunicazione?

 

"....Scopro immediatamente che in Facebook ci sono 121.000 utenti italiani, e con pochi click posso creare una campagna pubblicitaria in base al sesso, età, orientamento politico, stato civile, livello scolastico, e anche inserendo alcune parole chiave (come interessi, musica o film preferiti, etc).
Posso infine scegliere il prezzo massimo per singolo click, il massimo budget giornaliero e la durata della campagna...."

 

Reti a legami deboli, loosely coupled, come li chiama Weick. Parti di un sistema non coordinate in maniera rigida, libertà di accesso e partecipazione da parte degli attori coinvolti. Capitale sociale reticolare. Fiducia.

È possibile realmente sfruttare queste caratteristiche delle reti sociali online?

vincenzorisi

La fiducia nell'innovazione

Capire l’innovazione e riconoscerla come tale, senza confonderla con la “sola” sperimentazione non è ovviamente un lavoro semplice. Perché di lavoro vero e proprio si tratta. Non è solo “buon occhio” per la novità, ma anche un chiaro esempio di lungimiranza. La mia paura, e credo non solo la mia, è di non riuscire a cogliere l’innovazione e lasciarla sfuggire come uno dei tanti esempi di sperimentazione del mio tempo.

Chi sta creando la “novità” ne è consapevole? O l’innovazione prevede il suo riconoscimento solo dopo tempo, che serve a chi non aveva colto per tornare indietro sui suoi passi.

Mi rifiuto nonostante ciò di credere che riconoscere l’innovazione sia solo fortuna o caso. Che sia propio questo che ci chiede l'innovazione per "farsi" portare a termine? Un atto di fiducia?

 


AlessioStrazzullo

Hit parade - Janis Joplin

Innòvare vuol dire

La giornata (15 novembre) è cominciata alle 5.00 am e ancora non finisce. Ma ne è valsa la pena. Di senso e di idee a NòvaLunch ce ne sono state tante. Come tanta, vera, niente affatto banale, è stata la voglia di (ri)conoscere facce, di dare un volto a un nome, a una telefonata, a un indirizzo di posta elettronica.
Vengo al punto. Proposto da Luca De Biase. E che io provo a riassumere così:
Come si riconosce l'innovazione? Come condividere l'approccio, la metodologia, che ci porta a dire che quel determinato fatto, quell'idea, quel progetto sono destinati a cambiare i nostri modi di vivere, studiare, lavorare, divertirci?
Questioni di identità. Di apprendimento organizzativo. Di persone e organizzazioni che hanno voglia di crescere. Assieme.
Quelli che hanno qualcosa da dire scaglino pure il loro post.

Il senso dei "non sense"

Non sense, paralogismi, ragionamenti erronei, cortocircuiterie mentali, inferenze fallaci. Non sono solo "scarto dalla norma" (ossia scarto da una regola astratta, logicamente e rigorosamente definita) bensì strategie euristiche con cui noi, esseri a "razionalità limitata", (come direbbe Herbert Simon) affrontiamo la quotidianità.

Una quotidianità in cui non vale sempre il principio logico della bivalenza (secondo cui un enunciato può essere esclusivamente o Vero o Falso).

Una quotidianità che appare complessa, sfumata ("fuzzy" direbbero gli anglosassoni), variegata, ambigua. In cui, paradossalmente, (il bello della logica sta nei paradossi) assumono valore e senso il "non sense", l'errore logico, le strategie fallaci di ragionamento che utilizziamo (Daniel Kahnemann nel 2002 ha vinto il Nobel per l'economia proprio grazie ai suoi studi, condotti per anni insieme ad Amos Tversky, sulle euristiche di giudizio utilizzate dai decision makers simoniani).

Il senso del non sense dunque. Che trova in alcune menti illuminate, come quella del reverendo Charles Lutwidge Dodgson (in arte Lewis Carroll), una dimensione ironica, poetica, a tratti onirica. Tratto da Al di là dello specchio:

 “<<Chi hai sorpassato per strada?>> continuò il Re, stendendo la mano al messaggero per avere dell’altro maggese.

<<Nessuno>>, disse il messaggero.

<<Perfetto>>, disse il Re; <<anche questa signorina lo ha visto. Ne segue, naturalmente, che Nessuno cammina più lentamente di te>>”

 

AntonioLietoNova

Il caso degli strani abitanti del cimitero di Lowhill

Il Tempo, caro Enzo, è un argomento assai difficile. I poeti dicono che esso è per l’uomo una “prodigiosa foresta parlante”, dentro la quale ognuno di noi dovrà piantare un albero.

Tempo storico, tempo cronologico, derive del tempo, desideri vissuti come già memorie. Gli strani abitanti di Lowhill tornano perché hanno dimenticato di fare qualcosa. È il tempo emotivo.

È lungo il suo asse, che si situano eventi, ricordi, immaginazioni, come un reale perso o un reale ritrovato. Così per loro il tempo torna come l’imminenza di una rivelazione, ora associato a una speranza sconosciuta.

È sull’asse del tempo che M. Proust, in “Albertina scomparsa”, ritrova, nelle strade di Venezia, i lontani minareti di Istambul, e J. Baudrillard, nei grattacieli di New York, la grande estate indiana, il verticalismo barocco dei canyon siderali, dalle cui sommità puoi vedere scivolare ancora fiumi fossili.

Ma, sempre, il tempo è portatore di memorie, di figure, di mappe, sulle quali abbiamo sovrascritto altri testi e altre scritture. Così, gli eventi immaginati si sono spesso trasformati in oscuri fantasmi. Come negli immaginari di M. Blanchot, una luce fredda e senza ombre, che passa attraverso tutte le nebbie, attribuisce oggi agli oggetti “sognati” la medesima consistenza degli oggetti “percepiti”.

Se da Freud in poi, sappiamo che è l’inconscio il piano del pensiero latente, sappiamo anche che “se ho una strada dritta che si apre dinanzi a me, non è detto che dovrò per forza seguirla”. Dico questo, perché, credo, stia qui il punto. Scrivere dentro scritture interrotte. Riprendere un percorso antico. Credo sia questo il compito più urgente. [“Ricostruire lo spazio e il tempo”, scriveva già Massimo Bontempelli]. Tornare a descrivere il nostro tempo, come un grande volto sospeso. La sua “assenza”, come l’imminenza di una rivelazione, che ognuno di noi dovrà produrre per sé, ma potenzialmente orientata dentro uno sforzo collettivo.

Riprendere a descrivere il senso dei nostri sforzi e delle nostre azioni. “Allora appare l’”altro” tempo, quello vero, quello che cerchiamo senza saperlo”, scrive O. Paz.

 

Carmine Piscopo
cpiscopo

Gli inquilini del cimitero di Lowhill

In una bellissima storia di Dylan Dog, il fumetto culto delle generazioni post Tex Willer, l’indagatore dell’incubo si trova alle prese con una categoria molto speciale di morti viventi.
Diversamente dai loro colleghi dei film dell’orrore, canonicamente assettati di vendetta e di sangue, gli inquilini del cimitero di Lowhill, la cittadina nella quale l’autore Michele Medda ha ambientato l’avventura, ritornano alla vita perché intendono recuperare tempo, quello che si sono accorti di non aver speso bene nel corso della loro vita, impegnati come erano a correre avanti e indietro, giorno dopo giorno, come forsennati.
Facciamo ancora in tempo a dare senso al tempo?

L'ascolto dei popoli

Anche quest'anno, a Perugia, durante i giorni che hanno preceduto la marcia per la giustizia e la pace, ho incontrato diversi popoli del mondo, dal Nord al Sud. Fermarsi ad ascoltare la loro voce, le loro idee, le loro proposte ha restituito a tutti noi il vero significato della parola verità. La verità non sempre seglie la via di un testo o di un sito, spesso ha bisogno dell'ascolto della voce di chi è il protagonista principale degli eventi della storia.

Tutti uguali sulla Carta

Dal 1974 c'è una nuova carta che disegna il mondo rispettando la reale distribuzione della superficie terrestre, seguendo in maniera precisa l'asse che divide il mondo a metà e ricordando la presenza delle zone polari. Arno Peters ha dimostrato che non bisogna più "guardare il mondo con gli occhi del proprio paese, ma guardare il proprio paese con gli occhi del mondo".

Palermo, Archivi dell'architettura del XX secolo

Carmine Piscopo
cpiscopo

Un mondo di SENSI

Viaggiare, guardare, toccare con le proprie mani per scoprire che il mondo non ha un senso... ne ha più di uno!

Le persone, gli eventi, la vita osservata dal Sud del mondo hanno un senso diverso rispetto al Nord, ma soprattutto danno un senso al Nord.

Ho scelto di guardare il Nord dalle Filippine... ho fotografato un mondo distorto che sente la necessità di un cambiamento.

Un cambiamento che parte da noi.

Dot.bs

Comunicazione, Condivisione, Partecipazione. Sono alcune parole chiave per l'organizzazione (impresa, istituzione, no profit) che sceglie il bilancio sociale. Che legittima se stessa agli occhi della comunità. Che rende trasparenti programmi, attività, risultati. Che dà senso alla propria mission.
E se al tempo di internet il bilancio sociale fosse un'opportunità importante per tutte quelle realtà che puntano sulla loro capacità di essere creative? Sviluppare idee? Creare valore?
Per tutti quelli che crescono se queste loro qualità sono riconoscibili dai mercati? Dai clienti? dai partner?
Bilancio sociale. L'economia virtuale che si fa reale.

Architettura, la macchina dall’infinita resistenza

Discontinuità incantatrici, proiezioni del tempo, desideri come già memorie. È forse questo il fascino segreto che avvolge oggi l’architettura: l’idea stessa della sua fine, come un immenso edificio che crolla dopo aver sedotto se stesso. Fine dell’estetica per l’estetica, dell’architettura per l’architettura. E’ l’avvento delle tecnologie dolci, del corpo attraversato dall’architettura e tenuto in vita da organi artificiali dolcemente avvolti da pellicole nomadi, metamorfosi del vento… Come in un paesaggio presunto, per certi versi congetturale, l’immagine della città convive con quella della sparizione di ogni forma critica ed estetica, nell’irradiarsi di una neutralità senza oggetto. È in questo spazio, fatto di seduzioni sovrane, di utopie vissute come già realizzate, che la politica costruisce oggi i suoi discorsi come castelli ideologici su frantumi di discorsi preesistenti. In questo gioco di simulazioni, di seduzioni, di sorprese infinite, nel loro continuo apparire e scomparire, il potere dei segni sembra quello di cancellare l’immagine del mondo. 

Intreccio inseparabile di opere e di pensieri, macchina dall’infinita resistenza, l’architettura è costruzione di mondi materiali e, insieme, creazione di sovramondi legati all’immaginazione. Nell’ordine della ricerca, come nell’ordine della creazione, è forse giunta l’ora di ripercorrere alla rovescia il tempo degli storici e lo spazio dei geografi, per ritrovare l’immagine di una realtà diversamente fondata, finalmente sottratta a un proprio fine originario, diversamente ricomposta in un nuovo quadro di conoscenze. Così il valore di un metodo sta nella sua attitudine a scoprire, sotto ogni silenzio, un interrogativo sepolto. Se l’architettura si propone come palinsesto, ossia, come opera e accesso all’opera, il senso delle opere allora non è dietro, ma dinanzi a noi, come una riserva di forme in attesa, l’imminenza di una rivelazione che ognuno deve produrre per sé. Così il valore di un’opera fonda sul suo segreto e diviene nel suo farsi spiegazione. Muta seguendo un principio di continuità e si trasmette per risonanze ed echi nel respiro delle generazioni. Acquista coscienza storica. Ma sempre attinge a quella sfera universale e costante dell’immaginario collettivo, come un processo che nutre forze originarie e modella culture. Questo filo che lega all’esperienza, come un processo che include memoria e immanenza, non può che essere oggi, più di ieri, orientato in senso collettivo. Nell’ordine della ricerca, come nell’ordine della creazione, è forse giunta l’ora di quella esplorazione auspicata da Valéry, di sottoporre a indagine quel campo di forme che si riconosce nel gioco delle figure e delle loro metamorfosi. Giacché, è l’intero universo immaginario che si legittima nei modi in cui la realtà si offre al campo delle possibilità. Un’esplorazione, questa, che può esser fatta anche a tentoni, ma non è detto che un giorno non possa essere sistematicamente praticata.

Carmine Piscopo
cpiscopo

Hit Parade - Bertrand Russell

Nella mia personalissima hit parade del senso non poteva mancare Bertrand Russell. Con il suo virulento attacco a tutti quei ragionamenti basati niente altro che su stereotipi e luoghi comuni condivisi (presenti sovente anche in ambito scientifico). Tratto da Marriage and Morals (1929): 

"Il solo fatto che un'opinione sia stata ampiamente sostenuta non dimostra affatto che essa non sia completamente assurda; in effetti, considerando la sciocchezza della maggioranza del genere umano, è più probabile che una credenza diffusa sia assurda piuttosto che sensata".

Per chi crede che innovare voglia dire anche avere il coraggio di andare in controtendenza rispetto all' ordine di idee precostituito di un dato periodo storico. Avendo il fegato e la capacità di mettere in discussione ciò che viene assunto (senza alcuna evidenza empirica e razionale) come verità indiscutibile e tautologica.

AntonioLietoNova

Jean Luc Nancy - La comunità inoperosa

Supponendo che la mia esistenza " abbia un senso ", esso è ciò che la fa comunicare e ciò che la comunica a qualcos'altro che non sono io. Il senso costituisce il mio rapporto a me in quanto in rapporto ad altro. Un essere senza altro ( o senza alterità) non avrebbe senso.

Hit Parade

Il monologo di Charlie Chaplin ne Il grande dittatore mi  sembra un buon inizio. Dedicato a tutti quelli che non si stancano mai di rivederlo. E a quelli, molti di più, che non lo hanno mai visto.
E se la hit parade del senso cominciasse così? A voi la prossima mossa.

Artificial Intelligence

Sono passati poco più di 50 anni dallo storico seminario di Darthmouth che nel 1956 sancì ufficialmente la nascita dell’Intelligenza Artificiale (IA). Ma quali erano le speranze e gli obiettivi dei pionieri del settore agli albori della disciplina? Che cosa è che avevano esattamente in mente questi signori quando parlavano di Intelligenza Artificiale? Una delle prime generiche definizioni di IA fu data da Marvin Minsky, Nathaniel Rochester, Claude Shannon e John Mc Carthy  (i quattro promotori del seminario di Dartmouth) in un documento antecedente alla data di quello storico incontro (il documento è datato 31 agosto 1955 ed è stato tradotto per la prima volta in italiano da Paronitti).

In tale documento veniva individuato, come obiettivo primo dell’IA, quello di “costruire una macchina che si comporti in modi che sarebbero considerati intelligenti se un essere umano si comportasse in quel modo”. Insomma i protagonisti della prima IA (detta anche IA classica) sognavano di costruire degli automi intelligenti le cui “capacità” ed attività  potessero essere del tutto equiparabili, e quindi “confondibili”, con quelle svolte da un essere umano in carne ed ossa dotato di intelligenza (andava in tale direzione anche il famoso test ideato da Alan Turing  qualche anno prima).

Artificiali e intelligenti dunque. Gia…”intelligenti”. Nel primo periodo di sviluppo dell’IA uno dei tratti essenziali dell’ ”intelligenza” era considerata la capacità di manipolare ed elaborare simboli (una definizione alquanto stringente). Poi, con il passare degli anni, e con il susseguirsi di nuovi approcci teorici e programmi di ricerca, sono state “tentate” altre strade e sono state date nuove definizioni di tale concetto (che rimane, tuttavia, ancora oggi avvolto da costellazioni di definizioni incomplete e non definitive).

Ad ogni modo da Dartmouth ad oggi di acqua ne è passata sotto i ponti. E di certo, nella storia dell’IA,  non sono mancati successi (pensiamo al clamore che fece la vittoria del calcolatore della IBM, Deep Blue, quando riuscì a battere il grande campione di scacchi Garry Kasparov) come pure momenti di difficoltà.

Restano ancora aperti, però, quesiti non rinviabili di natura epistemologica. Ad esempio: in che modo può essere inquadrata, oggi, tale disciplina? All’interno di quale frame (teorico e di senso) può essere inserita? Un fatto appare certo: l’IA, oggi più di ieri, ha la necessità di essere “duplice”. Di essere, cioè, come sostiene Roberto Cordeschi, tanto disciplina ingegneristica (finalizzata alla costruzione di macchine che permettano all’uomo di vivere una vita migliore), quanto disciplina psicologica (rivolta, cioè, alla costruzione di agenti che riproducano, o che quantomeno tentino di riprodurre, alcune caratteristiche cognitive umane allo scopo di poterci rivelare qualcosa in più sui misteri del funzionamento della nostra mente).

Il futuro di questo settore si gioca sulla capacità di bilanciare questi due aspetti. Ed è proprio in tale duplicità che risiedono le maggiori potenzialità di sviluppo per l’IA.

AntonioLietoNova

Benvenuti

Ci sono pensieri che diventano, per un minuto o per sempre, parte di noi, del nostro DNA, del codice della nostra anima. Pensieri che non ci si stanca mai di citare. Coccolare. Amare. Pensieri come  “Nella politica come in tutto il resto della vita, per chi non è balordo, contano quei due principi lì: non farsi mai troppe illusioni e non smettere di credere che ogni cosa che fai potrà servire” (Italo Calvino), “Si potrebbe fissare il prezzo dei pensieri. Alcuni costano molto, altri poco. E con cosa si pagano i pensieri? Io credo così: con il coraggio” (Ludwig Wittgenstein), "Nessun uomo è un'isola (John Donne).
Ci sono idee che non si sono ancora fatte pensiero.
Questioni di senso è una di queste. L'idea che tra innovazione e sensemaking ci siano esperienze, progetti, relazioni, connessioni che vale la pena raccontare. Che attraverso il racconto sia possibile condividerle. Dare loro senso. Rispondere in modo meno provvisorio alle domande intorno a ciò che siamo. A ciò che facciamo. A ciò in cui crediamo. Benvenuti.

Una crisi in Verde

L’effetto a catena non si placa. L’inarrestabile crisi economica non risparmia nessuno, coinvolgendo per riflesso anche il settore ambientale. Il Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclaggio e il Recupero dei rifiuti di Imballaggi in Plastica (Corepla), deve ora fare i conti con una situazione di grave squilibrio economico-finanziaria determinata, in primis, dal crollo delle quotazioni delle materie prime seconde di riciclo.  

Altra causa di crisi del settore è da rintracciarsi, per assurdo, nel tanto concitato aumento della sensibilità dei cittadini italiani verso una mentalità del riciclo.  Dopo l’emergenza rifiuti in Campania, si è assistito all’incremento della raccolta differenziata degli imballaggi di plastica che ha difatti indotto un drastico peggioramento della qualità del materiale conferito  determinando, a sua volta, un’esplosione dei costi di selezione e smaltimento degli scarti. Insomma, a fronte di un maggiore senso civico dei cittadini, si assiste all’incremento dei costi che fa sorgere non pochi interrogativi circa la covenienza economica della raccolta differenziata.

Tutto ciò accade inoltre nel frangente di una crisi economica globale che induce ad una progressiva riduzione dei consumi e dunque dei quantitativi di imballaggi in plastica immessi nel mercato. A sostenere il Corepla è il consiglio  Conai che ha disposto, a partire dal 1° Luglio 2009, una variazione del contributo Ambientale sugli imballaggi in plastica che passerà da 105,00 Euro/ton a 195,00 Euro/ton. Resta da capire, se gli effetti della crisi, con il passar del tempo possano influire anche sul riciclo di altri materiali altamente inquinanti rendendo così inutile e altresì costoso il processo di raccoltà differenziata. 

antonellaromano

Humanized

Dare senso e significato a ciò che accade. Nello spazio pubblico. E in quello privato. Qui. Ora. Mentre stiamo come d’autunno sugli alberi le foglie. Mentre inseguiamo cluster di celebrità da 15 secondi. Mentre ci aggrappiamo alle rughe che ci siamo guadagnati.

Artificiali e Intelligenti
Bella Napoli
Organizzo, dunque apprendo
Serendipity Lab