Ispirazione

di Luca De Biase

Piero Carninci

Lo confesso è mio amico. Ma non è per questo che sta qui. Ma per le sue ricerche sul trascrittoma (RNA). Perché ha dimostrato che l'RNA non ha solo la funzione di trasportare e tradurre informazioni ma anche quella di coordinare il complesso lavoro teso a rendere integrate ed efficienti le migliaia e migliaia di componenti attive della cellula, di contribuire a regolare l’espressione del DNA. Perchè il 16 novembre scorso gli è stato assegnato il prestigioso Yamazaki-Teiichi Prizes. Perché è il primo scenziato non giapponese a vincerlo. Perché con le sue ricerche ha messo in discussione un dogma. Perché per una volta mi piace raccontare al presente. Perché innovare vuol dire non dover mai dire non si può fare. Forse basta.

Antonin Artaud, la palestra dell'alterità

Prendendo ora,  in ritardo, l'assist  per indicare alcune figure di riferimento a cui ispirarsi, pensando ai grandi temi che definirei della Cultura dell'Innovazione, scelgo Antonin Artaud che mi  permette di coniugare l'idea di fisicità con l'immaterialità del digitale. 

Per comprendere come  interpretare il web 2.0 in quanto partecipazione attiva, inventando format creativi dell'interazione tra reti e territorio, tra corpi e informazioni, secondo le linee di ricerca del Performing Media.

Artaud presagì quanto sarebbe diventato complesso, se non impossibile,  esprimere un’emozione vitale in un mondo sempre più mediato, sempre più inautentico.

Allora , negli anni Trenta del Novecento, la sua insofferenza veniva gridata contro le sovrastrutture della Letteratura e del Dramma borghese saturo di psicologismi.

Il teatro che cercava Artaud (nato più di cent’anni fa, il 4 settembre 1896)  tendeva  infatti  a radicalizzare la contraddizione tra fisicità e sovrastrutture psichiche e culturali, immettendo con forza l'elemento dell'alterità: la ricerca dell'altro da sè.

 Un atto di estremismo vitale.  Un “teatro dell crudeltà”  impossibile, mai realizzato se non intuito in una trasmissione radiofonica mai andata in onda (“Pour en finir avec le Jugement de Dieu” censurata dalla radio francese) e nella partecipazione estatica alle ritualità trance balinesi e tarahumaras.

Oggi, nell’era del virtuale, all’ultimo stadio della comunicazione mediata,  il corpo appare come un estremo luogo dello scontro tra vita e finzioni, e Artaud non solo risale alla mente ma nuove forme di spettacolarità lo evocano, rilanciandone l’estremismo vitale.

Ma il punto non riguarda le nuove forme del teatro ma riconoscere che nel digitale si creano condzioni inedite per rinegoziare il rapporto tra naturale e artificiale, tra fisicità e immaterialità. Ciò comporta un'espansione della coscienza culturale rispetto alle dinamiche della mutazione in atto, ridefinendo i rapporti in relazione allo spazio, al tempo, al corpo, alla condivisione con gli altri.

Il teatro ideato (più che realizzato) da Artaud ha contribuito a pensare l'esperienza creativa come una palestra dell'alterità, per imparare ad uscire fuori di sè per andare incontro ad altro, all'altro.

E' da qui che s'innesta un processo evolutivo che può attivare un reale pensiero multiculturale, capace d'interpretare lo sviluppo sociale del web come una reale opportunità glocal.

Concludo con una frase di Antonin Artaud, preziosa per rendersi conto di quanto ciò che definiamo arte, altro non sia che la nostra capacità di captare e trasformare:

"L'arte non è l'imitazione della vita ma la vita è l'imitazione di un principio trascendente col quale l'arte ci rimette in comunicazione". 

Il medium principale è il nostro corpo e tutta quell'esperienza che comporta  il suo utilizzo, quando amiamo e quando parliamo, quando vediamo e quando mangiamo, quando lo veicoliamo nello spazio su un autobus o quando clicchiamo con un mouse.

Credo che sia sempre più interessante elevare il grado d'attenzione sul corpo,  in relazione con lo spazio pubblico in primo luogo, individuando tutte quelle condizioni che ne stimolano la percettività, rilevando le condizioni di nuova sensibilità ormai ibridate nello sconfinamento tra arte e comunicazione.

L'esploratore dell'Oriente: Giuseppe Tucci

Giuseppe Tucci (1894-1984) è il più grande esploratore e studioso italiano dell'Asia. Averlo conosciuto e fare parte della sua scuola è stata una fonte continua di ispirazione e di crescita.

 

Ha compiuto  5 spedizioni scientifiche in Nepal, dal 1926 al 1954; 8 in Tibet, fino al 1948, quando entrò nella città probita di Lhasa. Ha riportato dall'Oriente migliaia di manoscritti antichi in sanscrito e in tibetano, di opere d'arte, di reperti archeologici anche dal Pakistan e dall'Iran. Ha fondato l'archeologia italiana in Asia con scavi che durano tuttora, per esempio quelli in Afghanistan e in Iran. Ha spiegato quello che all'Occidente fino ad allora sembravano solo superstizioni: miti, sogni e riti del buddhismo.

 

Ha rivoluzionato il modo di vedere e di intendere l'Asia, che imparò a conoscere alla scuola di Vishvabharati, a Shantiniketan, in India, col Nobel Rabindranath Tagore. Ha aperto le porte dell'Oriente ai viaggiatori moderni.

 

Ai suoi compagni di carovana chiedeva partecipazione affettuosa e apertura mentale per capire le culture dei paesi che attraversavano, e la gente. Fu il primo intellettuale italiano che concepì in modo articolato l'unità euroasiatica, di cui faceva parte anche l'Africa, in una circolazione di storia, di idee e di scambi che univano tutti.

 

Mi ha insegnato a spogliarmi di quella che chiamava "la boria europea": la pretesa che noi siamo migliori o superiori ad altri, in altre parti del mondo.

 

L'ultimo film di Francis Ford Coppola, Un'altra giovinezza, fa vedere Tucci, amico di Evola, come un grande studioso ed esploratore che al volo legge un manoscritto: e in effetti conosceva alla perfezione il sanscrito, il tibetano, il bangla, l'urdu, il nepali, l'hindi, il pali, il cinese, il farsi e un'altra mezza dozzina di lingue, oltre al latino, al greco antico e all'ebraico.

 

Discepolo di Gentile, autore di oltre 300 pubblicazioni, portò con sè nella spedizione del 1937 e poi ancora per un pezzo del tragitto della missione del 1948 il giovane fotografo Fosco Maraini. Amico di Subhas Chandra Bose, di Eliade, del grande filosofo indiano Dasgupta, del Primo Ministro del Nepal, solo per dire qualche grande del tempo, conobbe l'odierno Dalai Lama, che aveva poco più di 12 anni, e da lui ricevette il canone tibetano perché lo portasse con sé in Italia, salvandolo dalla Cina.

 

Così scrisse in Nepal, alla scoperta dei Malla:

 

[..] dove c’è un uomo, uno solo, lì siamo anche noi, dove c’è memoria di un passato lì troveremo la modulazione nuova delle stesse illusioni, l’inveramento diverso, ma non discordante, degli stessi archetipi dello spirito umano.

E poi, il Nepal non è sospeso nel vuoto; esso è parte di quel complesso di culture asiatiche che fin dall’alba della storia fu con l’Europa, per continui legami e commerci, congiunto: a tal punto che ne derivò una unità di tutto il mondo antico, quella che io direi solidarietà euro-afro-asiatica, intessuta di invasioni e di resistenze, di scambi e di concorrenze, di mutevoli espansioni e ripulse ma, appunto per questa sua varietà e confluenza, partecipazione o contrasto, così operosamente creatrice che soltanto nel triplice continente, diverso ed uno, si svolsero le più grandi avventure dell’intelletto e della fantasia.

 

Con Tucci ho viaggiato senza muovermi, ho sognato, ho imparato: ma, soprattutto, ho capito che siamo tutti uniti, responsabili di noi eppure interdipendenti. Che non esiste un fenomeno culturale, anzi, umano, slegato dagli altri, e che siamo tutti parte di un unico, grande universo che comunica, scambia, crea. Tutti insieme.

Wang Fuzhi

Così la virtù dell'achillea è di essere rotonda per accedere all'invisibile, quella dell'esagramma di esser quadrato per servire alla conoscenza [...].
L'accesso all'invisibile permette di precedere l'avvenire, la conoscenza consiste nel fare tesoro del passato.

Umberto Veronesi: Miope e Presbite

Umberto Veronesi è miope e presbite. Sa essere insieme concreto e visionario. Vede e cura con pragmatismo il dolore che lo circonda, ma allo stesso tempo con ineffabile ottimismo guarda oltre la sofferenza cercando nella ricerca scientifica il rimedio ai tumori. Da entrambe le sue attività trae ispirazione: la tenacia con cui combatte in ospedale alimenta la motivazione per la ricerca in laboratorio. La scelta di un approccio interdisciplinare culmina nel momento della sperimentazione di una nuova cura su un malato, (come la quadrentectomia l’asportazione del tumore al seno meno distruttiva inventata da lui). 

Questa capacità di saper guardare lontano e vicino è il principio cardine della sua lotta al cancro: così si batte equamente tanto per la cura, che per la ricerca. Da un lato sollecitando l’opinione pubblica ad adottare un’alimentazione più sana come forma di prenvenzione ai tumori. Lui stesso è un accanito vegetariano e acerrimo nemico del fumo. Dall’altro prima come Ministro della Salute poi come esperto, combattendo affinchè vengano assegnati più soldi alla ricerca scientifica. 

Nella sua carriera, ogni incarico è stato l’occasione per mettere in pratica questo modo d’essere. Quando nel ’73 divenne direttore dell’Istituto Nazionale dei Tumori, prima di iniziare la sua attività, decise di risolevere tutti i problemi burocratici della struttura. E per questo venne definito un organizzatore metodico e puntuale. E della sua esperienza di Ministro della Salute, ha detto: “Ho dato più fondi alla ricerca, tutto qui. La gente ha capito che un po’ di pragmatismo non guasta...Sono anche un pò naif, forse. Un elefante dentro la cristalleria. L’esperienza non è stata spiacevole tutto sommato. Anche se mi toccava fare le acrobazie e passare i weekend in istituto ad operare”. (Da un’intervista di Massimo Gramellini).

Umberto Veronesi è un ricercatore di buon senso, che ispira a guardare con pragmatismo la realtà delle cose senza rinunciare a lungimiranza e ottimismo.

 

anna marullo
annamarullo

Nanni Moretti

L'italia dei portaborse.
cristinatagliabue

Stanley Kubrick

2001 Odissea nello Spazio, Lolita, Arancia Meccanica, Barry Lindon e tutti gli altri. Anche in questo caso, un genio che ha visto oltre, e indovinato le molestie di un futuro che arriva, o di un passato che ritorna. Decadenza, senza speranza
cristinatagliabue

Robert Altman

America Oggi, i protagonisti, e il racconto di una realtà in fieri. Orrenda, ma reale.
cristinatagliabue

Karlheinz Brandenburg

Parto un po' da lontano.
Mi piace la musica in qualsiasi sua declinazione, credo poco nella musica colta , l'associo più che altro ai momenti della mia vita. E la portabilità è stato un passaggio fondamentale per la creazione di un nostro universo sonoro anche fuori dalle mura di casa, prima col walkman e ora con l'iPod e i suoi vari emuli, che sfruttano file senza più alcun bisogno di supporti fisici.
Ed è proprio sulla digitalizzazione dell'audio che mi voglio soffermare. Per quanto recente il concetto di codifica audio ha le sue origini 20 anni fa in Germania, nei laboratori della Società Fraunhofer (in particolare all'interno dell'Istituto per Circuiti Integrati) che si occupa ancora oggi di ricerca applicata per soluzioni di uso quotidiano. La codifica audio non ha portato direttamente a quella sigla che ormai tutti conoscono: MP3, ma queste sono le sue origini.

Quindi prendo il nome del Prof. Brandenburg per citare tutto il gruppo di lavoro che ha sviluppato questo avanzamento tecnologico, che per noi significa, oggi, una sorta di rivoluzione nei costumi di ascolto musicale.
E la musica è fonte di ispirazione per molti. Sicuramente è così per me.

(un video tratto dal sito della Società Fraunhofer)

Dall'email al "semantic web", buon lavoro mr Berners-Lee

Era  il 1980 e  un gruppo di  ricercatori del Cern di Ginevra, uno dei piu importanti istituti di fisica particellare del mondo, stava lavorando ad un grosso esperimento,elaborando e  riaggiornando continuamente dati e informazioni.Il team si trovava “dislocato” su varie postazioni,su vari piani e aree dell’istitituto e anche in altre parti del mondo.Immagino la scena come un continuo andirivieni da una postazione all’altra,  da un piano all’altro , tra telefonate e fax da chi lavorava all’esterno dell’istituto.Fu allora che un giovane ricercatore londinese di questo team, che si chiama Tim Berners Lee, pensò il modo di evitare tutto questo spreco di tempo.Conosceva gia un sistema  per mettere in rete tutti dati.Cioè un’area di lavoro condivisa su ogni terminale.Lo usavano i militari americani e si chiamava Arpanet già in era precomputer, negli anni ’70.Si basava sull’ormai famigerato protocollo di trasmissione  “Tcp/Ip”.Il problema era adesso, penso Berners- Lee, come adattarlo ad un software informatico, cioè a un comune pc.Da questa felice intuizione,nasce cosi   l’email e il “www”, da uno dei  suoi riconosciuti “padri fondatori” . Il nuovo programma si chiamava “Enquire” ,ed era ancora molto rudimentale ma efficace allo scopo.Sapeva  Berners-Lee che avrebbe  totalmente rivoluzionato  la diffusione dei saperi e il modo di comunicare tra le persone? Secondo me assolutamente si, ma non pensò mai di farne un business , vendendo il brevetto del software che peraltro nemmeno pubblicò..Ed avrebbe potuto.Tim Berners- Lee  ha avuto una prestigiosissima carriera, fatta di riconoscimenti e incarichi importantissimi.E anche di danaro, ovvio,ma non per quella sua scoperta.Sapeva che solo il “gratis” avrebbe creato la Rete cosi come la conosciamo oggi.Altrimenti avrebbe rischiato di rimanere solo uno strumento di nicchia per pochi eletti.Oggi Tim Berners-Lee, a distanza di quasi trent'anni da quella sua felice intuizione, lavora su un altro  importantissimo progetto.E’ il  “web semantico” cioè la possibilità di inserire dei quesiti sul motore di ricerca e ottenere la risposta esatta a cio che cerchiamo,attraverso la selezione “semantica” dei documenti sulla Rete.E’ l’incontro tra “linguistica “ e “informatica” ,saperi che il web ha ormai reso  ormai sempre piu vicini e complementari.Buon lavoro mr Berners-Lee.

La grande anima di Gandhi: gentile ma in tutta fermezza

Mahatma Gandhi (1869–1948) ha cambiato il corso della storia di miliardi di indiani, e anche il mio. Padre dell'indipendenza dell'immensa nazione, Gandhi, come sospeso in una prodigiosa ambiguità fra il mistico e il pratico, ha fatto conoscere al mondo il concetto di Satyagraha, cioè il non compromesso, l’adesione assoluta -- senza smarrimenti e senza svabature romantiche -- a un principio ritenuto fermamente valido.
 
Il Satyagraha si attua mediante la disobbidienza civile alla legge, lo sciopero pacifico, la sospensione di ogni attività, l’arresto della vita della nazione. Ma non fu un concetto astratto: se ne ebbe la dimostrazione nella marcia del sale, a Dandi, dove il 6 aprile 1930, violando la legge del monopolio britannico, Gandhi estrasse per primo il sale dal mare. Fu un’audacia che commosse e spinse come un fiume in piena l’India intera; e la ribellione non violenta si estese a macchia d'olio in ogni parte del paese.

L'Ahimsa o non-violenza e l’autodisciplina, la coerenza totale all’ideale del Satyagraha, cioè la resistenza passiva -- i due cardini della lotta che guidò l'India contro il colonialismo -- furono realizzati non attraverso un gelido controllo su se stesso, covando nell’animo il rancore, ma attraverso l’amore e, a livello etico, attraverso la reciproca tolleranza, un principio che fa sì che ognuno di noi accetti le differenze nel modo di pensare e di vivere dell’altro.

In Italia poi, ispirati da Gandhi, vennero Claudio Baglietto, morto di stenti in terra straniera per non obbedire al regime fascista, Aldo Capitini, cacciato da Giovani Gentile dalla Normale di Pisa per non aver firmato la sua aderenza al credo politico vincente e per un eccentrico vegeterianismo, e lo stesso Gentile, che nel 1930 aveva sì scritto la prefazione all'autobiografia di Gandhi, ma non immaginava certo il potere rivoluzionario delle idee del piccolo grande indiano.

Ecco, questo libretto, l'<em>Autobiografia di Gandhi -- Storia dei miei esperimenti con la verità</em>, in edizione economica da 1000 Lire, ha cambiato profondamente la mia vita: una coerenza gentile, ma "in tutta fermezza", ai propri ideali, alle proprie idee, a quello che si sa giusto, alla propria verità interiore, limando e cesellando la propria vita per togliere via tutto il superfluo. Lo comprai molti anni fa, lo comincia a leggere di malavoglia, solo per saperne un po' di più su di un autore che studiavo, e poi lo lessi e lo rilessi tante altre volte. Mi sembrava che il Mahatman parlasse proprio a me. La vita e l'esempio di Gandhi e il suo stile asciutto e essenziale -- stile di vita e di scrittura -- che rispecchiava il suo modo di essere e vivere, sono, a parer mio, i più grandi ispiratori, creatori e innovatori di tutti i tempi. Sicuramente i miei.
 
E' questo il più grande pensatore del secolo scorso, un ometto che osò far visita a Mussolini mezzo nudo e portando nelle sale sfarzose di Palazzo Venezia, si dice, il suo arcolaio e la sua capretta, un ometto per cui la lotta più faticosa di tutta la sua vita fu quella per mantenere il celibato -- cosa che non gli riuscì mai -- che imparò dai suoi stessi errori e dalle cadute con sempre rinnovata energia. Un grande uomo. Ha fatto conoscere all'Occidente un nuovo metodo di vita e di pensiero, l'assoluta aderenza a se stessi, "gentile ma con fermezza". Ha rivoluzionato il modo stesso di pensare dell'Occidente: un modo che era valido nel periodo buio delle dittature -- ed è tanto più valido oggi.             

Herbert Simon: l'innovazione oltre le discipline

Le grandi idee resistono nel tempo. Non solo: acquistano nuova linfa ad ogni mutamento d’epoca, dimostrandosi sempre attuali. Herbert Simon ha prodotto grandi, bellissime idee. Un genio dell’innovazione che ha saputo abbattere gli steccati tra le discipline, contribuendo ad aprire squarci di comprensione in campi in apparenza tra di loro distanti: l’economia, la psicologia, l’epistemologia, l’informatica, l’organizzazione aziendale. Quale il punto in comune? La presenza dell’uomo. Con il suo bagaglio di razionalità e capacità cognitiva (in aperta rottura con la teoria neoclassica) limitato, imperfetto, incompleto.

Con “The Sciences of the Artificial”, Simon ci consegna il suo lucido, geniale sguardo sul futuro. Rappresentando in modo unico i processi attraverso i quali si raggiunge l’innovazione. Un insegnamento che costituisce una stella polare per chiunque si ponga l’obiettivo di innovare.   
riccardoviale

Odisseo

Il prototipo della modernità. L'uomo dal multiforme ingegno (il politropos) «le cui parole scendono come i fiocchi di neve d'inverno». L'inventore del cavallo di Troia, che fece vincere la guerra. L'eroe dai molteplici talenti, che ebbe la meglio su tutti: Posidone, Polifemo, i Lotofagi, le sirene, Circe, Scilla e Cariddi. Il marito e il padre che fece di Itaca e del nostos (il ritorno a casa) la sua ragione di vita e la sua certezza. Il primo innovatore nel segno della tradizione.
Matteo Mohorovicich
polytlas

Ludovico Geymonat

Perché era il mio testo di filosofia al liceo. Perché aveva la copertina colorata, era piccolo ma denso e ogni capitolo mi apriva un mondo. Perché ho iniziato ad amare le idee sui suoi testi. Perché mi ha insegnato a capire la scienza ma a criticare gli scienziati.Ma sopratutto perché mi ha convintoche nella vita bisogna scegliere da che parte stare. Per tutte queste ragioni e per nessuna di esse.

Il Metamondo di Marco Camisani Calzolari

Un manifesto in video che ho realizzato qualche anno fa, ma che sembra molto attuale. Quando lo rivedo è sempre fonte d'ispirazione perché mi apre la mente ricordandomi quando riuscivo a dedicare tempo a queste escursioni artistiche.

Ispirazione è Passione

L’ispirazione credo che si manifesti in determinate condizioni e che non sia dovuta ad un personaggio nello specifico. Ritengo che le condizioni fondamentali perché una persona venga ispirata durante un’attività siano il fatto di avere una certa conoscenza del contesto in cui opera e soprattutto l’essere contraddistinta da un certo livello di passione nel realizzare il suo operato.

La partecipazione, il coinvolgimento, la passione verso quello che si fa e verso il raggiungimento di un determinato obiettivo sono le componenti essenziali perché l’ispirazione abbia luogo. Se questi fattori sono effettivamente presenti, prima o poi la “folgore ispiratrice” in misura più o meno maggiore si farà presente.

I progetti nascono dalle idee, le idee nascono dai sogni. Ma se i progetti sono intimamente legati ai sogni, le idee, ovvero gli eventi ispiratori, hanno una probabilità molto elevate di manifestarsi.

lucadefelice

Kevin Kelly

A metà degli anni ’90 Kevin Kelly, allora editor di Wired, ha scritto un articolo sugli economics della rete. Successivamente ha sviluppato le sue idee nel libro Ten Rules for the new economy, e per me è stato il “Virgilio” che mi ha introdotto al mondo di Internet.

Kelly è stato anche uno dei fondatori di The Well, la prima grande community della rete Attualmente sul mio aggregare c’è il suo blog StreetUse, in cui raccoglie la creatività delle persone, prevalentemente dei paesi in via di svilppo, che riciclano di tutto in modo innovativo traendone manufattti originali. E’ anche promotore del progetto Linnaen Enterprise, in cui promuove l’inventario di tutte le specie viventi.

La capacità di vision sulle tecnologie e l’attenzione al design e all’ambiente ne fanno un cittadino del nostro tempo   

Sergio Marchionne e Corto Maltese

Sergio Marchionne e Corto Maltese. Anzi, per portare fino in fondo il gioco, Sergio Marchionne è Corto Maltese. Quanto a "ispirazione" non c'è male, perché a uno sguardo superficiale è difficile immaginare due personaggi tanto diversi.

Eppure...

Marchionne dice una cosa del genere: "Qui alla Fiat abbiamo l'aria dei sopravvissuti. È questa sensazione che ci portiamo dentro a darci ogni giorno nuove motivazioni". Corto appare, giusto 40 anni fa, legato a una zattera. È anche lui un sopravvissuto. Da quel momento non avrà più paura di niente.

Marchionne usa il maglione. Corto va in giro con la divisa da marinaio.

Marchionne si rivolge alla famiglia Agnelli: "Se volete puntare sull'auto bene, io ci sto. Altrimenti farete senza di me". Corto si comporta allo stesso modo: non ha bisogno di nessuno per andare dove lo porta il cuore, nemmeno di Hugo Pratt. Infatti lui è ancora vivo, Pratt, purtroppo, no.

Marchionne è un romantico e risforna la 500, un'auto vecchio stile ma che guarda avanti. Corto si affaccia sulla baia di Hong Kong e pensa a Pandora (poche storie, il suo grande amore): "Eppure lei è qui in questa città, ma dove...". Però non la va a cercare, perché i tempi, dal loro primo incontro, sono cambiati. La Fiat è diventata nuova e grande. Pandora anche.

Marchionne sostiene che in Italia un manager deve avere bene in testa il nodo delle relazioni sindacali. Insomma, bisogna fare stare meglio la gente che lavora con te. Corto in apparenza se ne frega di tutto e di tutti, ma in realtà sta con Cush, il rivoluzionario abbissino della tribù dei Beni Amer.

Marchionne e Corto incarnano come nessun altro il detto di Che Guevara: "Bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza".

P.S. - Speriamo che Marchionne e Corto non mi sentano...

sandromangiaterra

Bruno Munari

"L'unica costante della realtà è la mutazione. Solo se sei in continua evoluzione sei nella realtà.”

"Come il giorno e la notte la regola e il caso sono due contrari (...) /La regola da sola è monotona/il caso da solo rende inquieti./Gli orientali dicono: La perfezione è bella ma è stupida/bisogna conoscerla ma romperla./La combinazione tra regola e caso è la uita, è l'arte/ è la fantasia, è l'equilibrio." 
lauraquili

Eero Saarinen

Citando una frase di Oscar Niemeyer che dice:

"Non è l'angolo retto che mi attira. Neppure la linea retta, dura, inflessibile...quello che mi attira è la linea curva, libera e sensuale. L'universo intero è fatto di curve".

lauraquili

Zaha Hadid

"In assenza di quell'elemento d'incertezza e di quella sensazione d'intraprendere un viaggio verso l'ignoto non può esserci progresso".
lauraquili

Lewis Carroll

E mentre la storia sempre prosciuga

l'ormai secco pozzo dell'invenzione

un'affannosa e debole preghiera

cerca di rimandare la continuazione

"Il resto la prossima volta"

"QUESTA E' LA VOLTA"

gridarono le voci felici

Nacque così il Paese delle Meraviglie

Lentamente, uno per uno

i bizzarri eventi furono spiegati. 

Renzo Piano

Tante opere d'architettura e visione avanzata diffusa in tutto il mondo: ora a Torino il grande dibattito sul grattacielo. Le sue risposte in disegni, chè per alcuni potrebbero sembrare degli schizzi leggeri ma necessariamente alla portata di tutti per arrivare anche a quelli che eventualmente sono ancora scettici. Non toccateci la Mole con il suo paesaggio sembrano dire in tanti "solo" per far grande una banca ed una città. I disegni qui sotto sono di uno dei più grandi architetti Italiani.
dariosalvelli

the matrix teaser

thomas "neo" anderson

L'Eletto non sa ma percepisce. Avverte l'errore nella Matrice. Non perdita di dato comunicativo ma alterazione del Mondo, dove l'immagine percepita e il virtuale sostituiscono il reale. Matrix è la Struttura dell'Informazione deviata, lo scarto di comprensione. La rivoluzione è consapevolezza dei mezzi/media. Come nella logica dell'Open Source e dell'hacking: uso e conoscenza di strumenti, link tra Uomo e Macchina.

Grigori Perelman

Al secolo Grigori Yakovlevich Perelman, ma per tutti Grisha, anche se di lui esistono pochissime foto. Ha risolto la congettura di Poincaré (http://www.sciencemag.org/cgi/content/full/314/5807/1848), uno dei problemi del Millennio rifiutando la borsa da un milione di dollari, ha vinto e rifiutato la Fields Medal (http://www.mathunion.org/medals/2006/) e, acclamato come uno dei più grandi matematici del nostro tempo, ha detto che in realtà non era ciò che gli interessava veramente.

Sergey Korolyov

Anzi a dirla tutta, si chiamava Sergey Pavlovich Korolyov (http://en.wikipedia.org/wiki/Sergey_Korolyov), ed è stato il papà dei programmi spaziali sovietici. Sono figli suoi lo Sputinik, i razzi e la Vostok, il programma Icbm per i missili intercontinentali russi. E' lui che ha messo il primo uomo nello spazio Yuri Gagarin e anche la prima donna, Valentina Tereshkova. In italiano si trova spesso come "Korlev", ma è sempre lui. Per i sovietici è stato un eroe nazionale che ha tenuto in scacco gli americani e Von Braun (quello che aveva sviluppato le V2 per Hitler), ma non ha sembre avuto una vita facile. Nel 1938 le purghe di Stalin lo spedirono per sei anni nei gulag siberiani dove perse tutti i denti per la malnutrizione. Romeo Bassoli ne ha recentemente scritto nel suo "La Luna di Ottobre" di cui ha parlato anche il Sole24Ore. (http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Speciali/2007/sputnik/sputnik-default.shtml?uuid=8a8b7dc0-62c5-11dc-9636-00000e251029&DocRulesView=Libero&area=box08#). Una cosa che non ho mai capito è se la prima moglie, Xenia Vincentini, avesse in qualche modo ascendenze italiane. 

William Gibson

È la domanda che da anni avrei voluto mi venisse fatta, ma nonostante questo sono lo stesso impreparato. In realtà, indeciso. Ma provo a ragionare ad alta voce, per così dire.

Tra Alan Turing, il matematico la cui vita e i cui studi sono un passaggio fondamentale per la comprensione del mondo in cui molti di noi vivono oggi, ed Edgar Rice Burroughs, uno dei grandi vecchi della fantascienza eroica degli anni venti che con Tarzan e John Carter di Marte ha saputo eccitare il senso del fantastico nella mente dei suoi lettori, scelgo un altro, più giovane. È William Gibson, la migliore sintesi tra i due. Soprattutto perché la sua parabola, da scrittore americano di fantascienza rifugiato in Canada a scrittore globale che parla dei brand e delle ossessioni di un oggi possibile, è a sua volta una metafora dei tempi che stiamo vivendo. E poi, soprattutto, perché lui, quando scrive ed ha bisogno di una parola nuova,  ne inventa una che è sempre meravigliosa...
antoniodini

JAMES C. MAXWELL

Ricordo una serie di momenti speciali della mia vita, che hanno prodotto intense emozioni e un senso di pienezza appagante, pur non appartenendo alla serie classica amore/sesso e matrimoni/nascite. Tra questi, un'alba maestosa sul mare Adriatico ammirata con il batticuore dalla cima del monte Vettore appena raggiunta con fatica; la perfezione geometrica di uno studio di scacchi del grande Liburkin, posizione di partenza semplice-4 pedoni e due pezzi maggiori- e poi una serie di mosse di inaudita bellezza fino ad un matto forzato di alfiere nel centro della scacchiera; un "Jeu de Vagues" di Debussy suonato con ispirazione e perfezione tecnica dal pianista Arturo Benedetti Michelangeli al Comunale di Bologna; la vista delle Tre Cime Lavaredo che "sorgevano" gradualmente al di sopra del Rifugio Locatelli  mentre si saliva l'ultimo tratto del sontuoso sentiero 103 proveniente dalla val Fiscalina.

  Ma indimenticabile, anche per l'impatto sul percorso futuro della mia carriera, fu l'incontro con le equazioni di James Maxwell nella preparazione dell'esame di Fisica II durante i miei studi universitari a Bologna. Non riuscivo a immaginare una genialita' cosi' assoluta da riuscire a compendiare in 4 semplici, meravigliose equazioni la scienza del passato (Faraday, Ampere), e a gettare contemporaneamente un ponte di ispirazione sul futuro (la relativita' di Einstein). Unificando  in modo cosi' perfetto, anche dal punto di vista estetico, i due mondi dell'elettricita' e del magnetismo Maxwell ha fornito un contributo fondamentale al progresso scientifico e tecnologico.

Scavando piu' a fondo nella vita (purtroppo breve) di Maxwell appresi che fu lui a realizzare la prima foto a colori della storia. Per un appassionato fotografo (e buongustaio) come me fu come aggiungere un gustoso ingrediente su un piatto gia' estremamente succulento.

 

GIOVANNI PACCALONI
gpaccal

Joseph Conrad

 

C’è un nucleo massiccio di persone che inorridiscono quando si prospetta loro l’eventualità di leggere qualcosa che sia scritto in una lingua diversa dalla propria (di solito si tratta dell’inglese). “Perché devo rompermi la testa?” mi dicono, oppure, se si tratta di romanzi, “Per quale ragione rovinarsi il gusto della lettura rendendo il tutto faticoso?”. E si parla solo di leggere, di estrarre un qualche senso da un testo già dato.

Joseph Conrad non si chiamava così, quando nacque. Il suo nome vero finiva in una -owski molto poco inglese (Jozef Teodor Konrad Korzeniowski, per la cronaca). La lingua in cui i suoi genitori lo esortavano a mangiare la presumibile minestra di patate in giro per la Polonia, non era la stessa di Shakespeare, proprio per nulla. Sibili, scivolamenti, aspirazioni la rendevano spessa, terrosa, una lingua da grandi pianure e foreste immobili.

Conrad ha scritto Hearth of Darkness, Lord Jim, The Shadow Line, alcuni tra i più profondi romanzi a cavallo tra i due secoli passati, pilastri della letteratura inglese, e li ha scritti in Inglese, una lingua che aveva iniziato a parlare all’età di vent’anni, sulle navi della Marina Britannica (benché la leggesse fin da ragazzino). Quello che stupisce, che ispira, è il modo di porsi di Conrad, il fatto che i suoi romanzi non siano descrizioni dell’Inghilterra e dei suoi valori come oggetti visti dall’esterno, ma risultino – nella prosa impeccabile, e ancor più nello spirito – inglesi al cento per cento. Conrad, nato in Polonia, vissuto in Francia, Inghilterra e in giro per i mari di mezzo mondo, è uno scrittore inglese come raramente se ne trovano. Conrad è la testimonianza, collocata ben prima della nostra epoca, di come si possa assorbire e ri-emettere una cultura che non è la propria, senza per questo rinnegare quest’ultima, ma tenendola in sé sempre, e di come sia possibile farlo anche sul terreno più difficile, quello dove le sfumature si fanno delicate e le note stonate saltano letteralmente fuori dalla pagina: il terreno della scrittura. Un cittadino del mondo, il precursore di una stirpe abituata a sentire nei tram, nelle strade, una lingua straniera, e a sentirla normale e come propria.

 

Una stirpe che, forse, è già su questa terra.




http://www.youtube.com/v/e9xFeVMued4&rel=1
Marlon Brando in Apocalypse Now, ispirato a Hearth of Darkness  
giorgionebuloni

Jorge Luis Borges

Nelle sue "finzioni" ha ritratto sogni e incubi della contemporaneità, dando loro forma di gioielli logici dall'abbagliante bellezza geometrica.
fabioturel

Italo Calvino

Nella sua narrativa si intrecciano numeri e parole, conti e racconti. Le "Lezioni americane" sono dedicate alla comprensione di leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità e molteplicità: una chiave di lettura importante per l'esplorazione degli scenari presenti.

Liddy Nevile

Conosco Liddy da più di dieci anni e ho imparato da lei che la rete è un grande strumento per cambiare l'apprendimento, per includere gli esclusi, per raccogliere e tramandare la cultura del nostro tempo.

Oggi Liddy lavora al MIT con Mitch Resnick al progeto Scratch e con Nicholas Negroponte al progeto One Laptop Per Child ma sono ancora straordinariamente innovativi i fondamenti del suo progetto Sunrise (in Australia 13 anni fa) o il suo lavoro con gli aborigeni ed è costantemente in giro per il mondo a incoraggiare l'innovazione altrui.

Da lei ho imparato che la WAI initiative (che si prefigge di garantire l'accessibilità a tutte le risorse della rete) non è solo un segno di attenzione per gli handicappati ma è l'espressione del rispetto per noi e per gli altri, per tutti coloro che non vedono, non sentono, non dicono le cose alle stesso modo. 

Da lei ho imparato che i metadati e il Dublin Core non è solo un sistema per la catalogazione di tutti i libri del mondo, ma è soprattutto un modo per condividere la nostra conoscenza e per aiutarci ad assumere la responsabilità di mettere a disposizione degli altri la nostra capacità di valutare i contenuti.

Da lei ho imparato che il computer da 100 dollari non è solo una macchinetta ma è l'espressione di una volontà di cambiare le forme di apprendimento per aiutare milioni di bambini a migliorare la loro vita senza perdere le loro origini e la loro cultura.

Ma soprattutto ho imparato che il mondo merita sempre un viaggio che ti farà incontrare persone stupende.

 

the mouse

l'esemplare femmina (almeno per pagina 2)

JACK BALKIN

 “Vorrei proporre una nozione differente per la libertà d’espressione nell’epoca digitale: ritengo che la ragione della libertà d’espressione consista nella promozione di una cultura democratica. Che cos’è una cultura democratica? E’ una cultura nella quale le persone possono partecipare attivamente alla creazione di significati culturali i quali, a loro volta, sono essenziali per gli individui. Non intendo la cultura democratica come la concessione del voto per ciascuna questione culturale; una cultura è democratica se permette a ciascuno di partecipare alla sua produzione. Le persone sono libere di esprimere la loro individualità attraverso la creatività e la partecipazione nelle forme della costruzione di significato, le quali, a loro volta, costituiscono gli individui, insieme ad altri, in una società.L’età digitale offre una promessa di una cultura di partecipazione e interazione veramente democratica. Realizzare questa promessa è la sfida della nostra epoca. Lo sviluppo tecnologico produce un conflitto sociale che si consuma nella politica e nel diritto. In questo modo i diritti cambiano. La questione, tuttavia, è di assicurarsi che il cambiamento vada nella giusta direzione.” (Jack Balkin, How Rights Change: Freedom of Speech in the Digital Era, in <<Sidney Law Review>>, 26, 2004)
sabinabulgarelli

What

La mia domanda non è “chi” ma “cosa”. La mia risposta il mito piuttosto che la verità. L’ambivalenza invece che la sorpresa. La contaminazione che dà valore alla varietà. La trasformazione che dà valore alla memoria. L’innovazione che dà valore al lavoro. La saggezza che dà valore al tempo. La capacità di cambiar forma. Di trarre vantaggio dalle circostanze. Per genio e per caso. Ad ispirarmi sono insomma la metis. L'ingegno. L'astuzia. L'intelligenza. Il potenziale. Le connessioni. Delle persone. Delle organizzazioni. Delle situazioni. Da Don Peppe detto “Testolina”, storico magliaro di Secondigliano, Napoli, che nei mitici anni 60 raccoglieva sassi ai margini di polverose strade di campagna e li vendeva come terapeutiche pietre laviche del Vesuvio. A George M. Weinstock e Gene E. Robinson che con le loro scoperte sul genoma dell’ape hanno creato le condizioni per scoprire i geni del comportamento sociale nell’uomo. È il mio modo di scrutare i segni del tempo. Di dare senso e significato alle storie che racconto. Alle esperienze che faccio. Alle idee che incrocio.

Kevin Roberts

Ho conosciuto Kevin Roberts (CEO di Saatchi & Saatchi) solo ieri ma ne son rimasto fulminato.

Il concetto che va a predicare alle aziende è di stimolare, nella relazione con il cliente/persona, rispetto e amore. Nulla di nuovo, fin dai tempi di Gesù. La differenza tra Kevin Roberts e gli altri è che lui questi concetti li mette in pratica, concretamente.

pandemia

Michelangelo

" The greater danger for most of us

lies not in setting our aim too high and falling short;

but in setting our aim too low, and achieving our mark "

 

" Il più grande rischio per la maggior parte di noi

non sta nel fissare un obiettivo troppo alto e non riuscire a raggiungerlo

ma nello stabilirne uno troppo basso e ottenerlo "

 

Michelangelo

Noi

Devo ammetterlo, mai copertina fu più azzeccata. Mi riferisco a quella del Times che indicava l'utente comune come il protagonista indiscusso dello scorso anno. Ritengo che la massima fonte di ispirazione arrivi proprio dalle persone che ti stanno accanto, con le quali ti ritrovi ad affrontare non soltanto la giornata lavorativa e il tempo libero ma anche i "momenti secondari" come lo spostamento per la città mediante i mezzi pubblici o quando ci si ritrova in fila all'ufficio postale a pagare le bollette. Sembriamo tutti uguali ma in realtà, ognuno con i suoi "inediti" atteggiamenti (basta notare il piccolo gesto compiuto nella risposta al telefonino) e i continui sbalzi d'umore, riesce ad offrire sempre nuovi spunti e considerazioni, stravolgere le proprie certezze e giudizi riguardanti la società moderna. Da qui nasce un paradosso: Internet, una delle più importanti invenzioni del secolo, è gestita (si pensi al lavoro decisivo dei tecnici informatici) e animata da persone che magari riescono ad arrivare con difficoltà alla fine del mese, si alterano per il traffico, gioiscono per una squadra di calcio e si alzano la mattina alle 5 per andare in fabbrica. Questa forse è la testimonianza che, in questo mondo globalizzato, se vogliamo essere presi in considerazione, dobbiamo svolgere un ruolo di squadra e soprattutto essere in tanti.
gianlucamasina

Virginia Woolf

"I see a ring", said Bernard, "hanging above me. It quivers and hangs in a loop of light."

"I see a slab of pale yellow". said Susan, "spreading away untile it meets a purple stripe".

"I hear a sound", said Rhoda", "cheep, chirp; cheep, chirp; going up and down".

"I see a globe", said Neville", "hanging down in a drop against the enormous tlanks of some hill".

"I see a crimson tassel" said Jinny, "twisted tith gold threads".

"I hear something stamping" said Louis. "A great beast's foot is chained. It stamps, and it stamps, and it stamps".
 

(da The Waves, Wordsworth Editions, 2000, p. 4)

Quando Virginia Woolf pubblica Le onde, è già la scrittrice di La signora Dalloway e di Gita al faro, oltre che l'autrice del saggio Una stanza tutta per sé. Eppure, è da queste sei voci narranti che mi arriva la sua parola più dirompente, quella che segna ogni altra possibile parola, perché arriva senza urlare. Dei sei personaggi del romanzo, della loro vita vissuta, pensata e sentita, sappiamo sempre e solo attraverso una successione di enunciazioni. Niente effetti speciali, niente capriole avanguardistiche, ma una quieta rivoluzione che monta come la marea prima della tempesta. Bernard disse, Susan disse, Rhoda disse, Neville disse, Jinny disse, Louis disse, e poi ancora Bernard disse: questa scarna introduzione serve appena ad arginare lo straripare della coscienza che tracima dalla sintassi. Una coscienza strettamente personale e insieme inevitabilmente plurale: come uno è il mare che monta dal l'incessante processione, ma mille sono le onde che procedono, ciascuna inaudita, ciascuna irriducibile. 

Fabrizio De André

un poeta
cristinatagliabue

Fernand Braudel

braudel
Fernand Braudel, 1902-1985, ha trasformato la tecnologia, l'economia, la geografia, in storia. Ha ridefinito dei territori intellettuali tradizionalmente freddi, in dimensioni calde del tempo degli uomini. E ha ispirato centinaia di ricercatori arricchendone la visione del mondo. L'ho incontrato in una fredda mattina di gennaio, nel suo ufficio di Parigi, per ricevere le sue indicazioni su come avviare e condurre la ricerca per la mia tesi di laurea. Quando disse che era un inverno particolarmente freddo, non pensai che le sue fossero le solite parole sul tempo tanto per cominciare a parlare, ma una valutazione profondissima della storia del clima. Ma quando andai oltre il mito e imparai a conoscerlo meglio compresi che il suo pensiero sarebbe davvero restato una guida metodologica fondamentale.
lucadebiase

Carlo Sini

Carlo_sini









Carlo Sini l’ho conosciuto in una bella giornata d’autunno. Parlava da dietro una cattedra, in un’aula affollata dell’Università statale di Milano. Parlava di filosofia teoretica. Era l’inizio di un corso annuale: sebbene entusiasta non potevo immaginare che avrei frequentato tutte le lezioni, dal primo all’ultimo minuto.

Quando, iniziando il corso, disse qualcosa sull’aula, noi, se stesso e i cortili quattrocenteschi che si intravedevano dalle vetrate, pensai che le sue fossero le solite parole tanto per cominciare a parlare, non una profonda riflessione sulla pratica del sapere.

Poi, imparai ad ascoltarlo meglio e compresi la sua lezione. E in tutto quello che faccio ritrovo – per superarli – i suoi insegnamenti. Perché Sini mi ha dato una chiave per la realtà, da usare e gettare ogni volta. Mi ha spiegato che alla base del pensiero filosofico c’è la costante ricerca di nuovi usi per vecchi strumenti. Cos’è l’innovazione, se non questo? Innovare significa mescolare l’esistente in modo diverso, creando forme nuove: visive, del pensiero, dell’azione…

Fanno questo, per esempio, gli artigiani del rinascimento 2.0 – la definizione è di Ezio Andreta, affascinante cercatore di innovazione che ho incontrato in quest’avventura. Nelle loro botteghe piene di nanotecnologie indagano combinando vecchi strumenti (atomi e particelle) alla ricerca di nuovi usi.

E se ci guardiamo indietro - cento numeri sono tanti - ci accorgiamo che è anche quello che ha fatto fin qui Nòva: si è sforzata di usare in modo inedito vecchi (e nuovi) media.

Mikołaj Kopernik

Nicolò Copernico (in italiano). E' lui il mio principale riferimento fin da quando ero bambino. Per motivi di studio ho poi attraversato molta parte della storia e della filosofia della scienza ed è a lui che continuo a ispirarmi quando non riesco a venire fuori da un problema o a decifrarlo per la complessità che assume. E allora provo a mettere il sole al posto della terra e, di colpo, è come se mi scrollassi di dosso tutti i pregiudizi. I pregiudizi sono una brutta bestia e non è facile annullarli come nulla fosse. I pregiudizi sono ereditati dall'ambiente in cui siamo cresciuti e stanno alla verità come i pettegolezzi stanno alla storia che spesso ne viene sopraffatta. E poi durante l'università ho vissuto e navigato per parecchi mesi all'anno su una barca a vela mentre preparavo pigramente qualche esame e quando fai tante traversate notturne, le stelle e la luna ti diventano amiche e ti sembra davvero che tutto giri intorno a te. E stato necessario un pensiero potente e rivoluzionario per annullare questa verosimiglianza percettiva e quel pensiero lo ha avuto Copernico.
mimmocosenza

Primo eroe: Craig Venter

Così di getto il primo eroe che mi viene in mente è Craig Venter. La stampa, e molti ricercatori italiani lo trattano da outsider e lo considerano un businessman più che un ricercatore. In relatà si è dimostrato a più riprese capace di una visione sia scientifica che "logistica" non comune che gli ha permesso di raggiungere molti obbiettivi fino a poco tempo fa impensati. Due cenni di bio per riassumere. Biologo, ha lasciato l'Nih, l'Istituto superiore di sanità Usa, per fondare la sua Celera Genomics con la quale nel 2000 ha sfidato il consorzio di laboratori pubblici nella corsa alla sequenziazione del Genoma Umano. Una gara scientifica che si è conclusa a pari merito ma con cinque anni di anticipo sulla tabella di marcia grazie alle metodologie introdotte da Venter. Tra le sue "armi segrete" la sua tecnica di shot-gun sequencing che ha fatto fare un salto di diversi ordini di grandezza ai tempi di sequenziamento. Lasciata Celera nel 2004, ha fondato il Craig Venter Institute (www.jcvi.org) dedicato allo studio del genoma dei microrganismi e ha lanciato diverse campagne di ricerca dei microrganismi estremi in ambiente oceanico. Da tempo lavora alla creazione di un "organismo minimo" dotato solo dei geni indispensabili e modificabile a piacere per produrre energia, digerire rifiuti o sintetizzare farmaci. Nel 2007 è riuscito a sostituire completamente il genoma di una batterio facendogli cambiare identità, ha pubblicato la prima mappa completa del Dna di una persona (se stesso) e poche settimana fa ha creato un cromosoma artificiale che può essere aggiunto al patrimonio genertico di una cellula microbica.
A questo aggiungeteci una storia personale non comune. A 17 anni finì in Vietnam come infermiere (scelse Da Nang perché lì si faceva un solo turno, per poi scoprire perché... era il posto con maggiore mortalità e traumi psichici tra i soldati) e nel giro di pochi mesi imparò "molto più di quello che un adolescente dovrebbe sapere sulla scelta di quali pazienti vale la pena operare e quelli per i quali non c'è semplicemente speranza...". Su questa parte della sua vita le cronache sorvolano sempre, ma qualche anno fa ebbi l'occasione di parlarne direttamente con lui e lo trovai un personaggio duro, ma di grande umanità e che non temeva di andare controcorrente. Ci ho visto, in parte, un moderno Benjamin Franklin.
http://en.wikipedia.org/wiki/Craig_Venter

Mago Merlino

Nel maggio 2001, partecipando alla Java Conference in qualità di oratore, ho avuto la fortuna di conoscere uno dei mei guru preferiti, Jim Waldo, Distinguished Engineer di Sun Microsystems, un faro assoluto nella mia ricerca dell' innovazione. Jim si è occupato di sistemi aperti, di architetture distribuite, ha creato la tecnologia Jini™, una architettura orientata ai servizi che definisce un modello di programmazione che potenzia ed estende le potenzialità di Java™ nella realizzazione di sistemi distribuiti, sicuri costituiti da una federazione di oggetti collegati in rete tra loro. Jini può essere utilizzato per costruire sistemi di reti adattive che siano scalabili, evolutivi e flessibili come è tipicamente richiesto in un ambiente computazionale dinamico. Adesso Jim si occupa del progetto Neuromancer, nome preso in prestito dal famoso romanzo di W. Gibson, che ha l' obiettivo di investigare la possibilità di realizzare una rete telemetrica di sensori su larghissima scala, considerando di dotare tutta la popolazione di sensori biometrici a basso costo a scopo sanitario.  Prima della conferenza, nel maggio 2001, parlavamo di un problema in comune ovvero il reclutamento dei collaboratori. Io esponevo le mie perplessità e le mia difficoltà nel trovare collaboratori idonei da tutti i punti di vista e Jim, guardandomi sornione, mi rivelò il suo segreto. Mi disse : "Vedi Marco, è molto semplice ! Io chiedo sempre ad un candidato di pensare al ciclo arturiano e di dirmi che personaggio vorrebbe essere e l' unica risposta accettabile per me è The Wizard, il mago, Mago Merlino appunto." 
Non ho mai dimenticato questa lezione e porto con me, sempre molto nitido, il ricordo del contatto umano con questo personaggio straordinario, che spero di incontrare ancora nel corso della mia vita.
funkysurfer

Ada Lovelace

Augusta Ada Byron (Londra, 10 dicembre 1815 – Londra, 27 novembre 1852) è stata una matematica inglese, meglio nota come Ada Lovelace, nome che assunse dopo il matrimonio con William King, conte di Lovelace.

Ada era figlia del poeta Lord Byron e della matematica Annabella Milbanke. Il padre abbandonò moglie e figlia pochi mesi dopo la sua nascita, e non le rivide mai più.

...

Nel suo articolo, pubblicato nel 1843, la Byron descriveva tale macchina come uno strumento programmabile e, con incredibile lungimiranza, prefigurava il concetto di intelligenza artificiale, spingendosi ad affermare che la macchina analitica sarebbe stata cruciale per il futuro della scienza. Come in effetti si è poi verificato.

Ada inoltre corredò il proprio articolo con un esempio di quello che oggi viene unanimemente riconosciuto come il primo programma informatico della storia: un algoritmo per il calcolo dei numeri di Bernoulli (il maggiore dei due fratelli schierati con Leibniz nella disputa con Newton, che aveva infiammato di polemiche la nascita del calcolo infinitesimale un secolo e mezzo prima).

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Ada_Lovelace 

Steve Jobs

Trovo questo discorso di Steve Jobs uno dei suoi migliori interventi.

Ludwig Wittgenstein

 """"

 

 

“Gli aspetti più importanti delle cose sono nascosti dalla loro semplicità e quotidianità”

Ricerche Filosofiche, 129

Teilhard de Chardin

"L'umanità al centro dei primati. L'homo sapiens all'interno dell'umanità, sono il termine di un lavoro di graduale realizzazione, i cui abbozzi successivi si presentano ancora oggi, da tutte le parti, attorno a noi."

Così scriveva, nel 1923,  P. Teilhard de Chardin, gesuita, scienziato e paleontologo. Un uomo che non aveva paura di indagare.
andrea carobene
andreacarobene

Alan Turing

Turing

 

 

 

 


Per condannare la sua omosessualità ai giudici inglesi non servì un solo giorno di galera. Lo lasciarono libero, mentre un trattamento ormonale eseguiva lentamente la sentenza, rendendolo sterile. Ma Alan Turing sarebbe diventato comunque padre, dell'informatica, e nonno, dei moderni calcolatori.

Ludovico Geymonat

Perché al liceo ho studiato sui suoi libri. Perché erano sintetici, chiari senza troppi fronzoli. Perché mi ha insegnato ad amare la filosofia e ad essere critico verso la scienza e verso tutte le religioni. Perché ho capito che nella vita bisogna scegliere da che parte stare. Per tutte queste ragioni e per nessuna di queste.

Dall'Email al "semantic web": buon lavoro mr Berners-Lee

Era  il 1980 e  un gruppo di  ricercatori del Cern di Ginevra, uno dei piu importanti istituti di fisica particellare del mondo, stava lavorando ad un grosso esperimento,elaborando e  riaggiornando continuamente dati e informazioni.Il team si trovava “dislocato” su varie postazioni,su vari piani e aree dell’istitituto e anche in altre parti del mondo.Immagino la scena come un continuo andirivieni da una postazione all’altra,  da un piano all’altro , tra telefonate e fax da chi lavorava all’esterno dell’istituto.Fu allora che un giovane ricercatore londinese di questo team, che si chiama Tim Berners-Lee, pensò il modo di evitare tutto questo spreco di tempo..Conosceva gia un sistema  per mettere in rete tutti dati.Cioè per creare un’area di lavoro condivisa su ogni terminale.Lo usavano i militari americani e si chiamava Arpanet gia in era precomputer, negli anni ’70.Si basava sull’ormai famigerato protocollo di trasmissione  “Tcp/Ip”.Il problema era adesso, pensò Berners- Lee, come adattarlo ad un software informatico, cioè a un comune pc.Da questa felice intuizione,nasce cosi   l’email e il “www”, da uno dei  suoi riconosciuti “padri fondatori” . Il nuovo programma si chiamava “Enquire” ,ed era ancora molto rudimentale ma efficace allo scopo.Sapeva  Berners-Lee che avrebbe  totalmente rivoluzionato  la diffusione dei saperi e il modo di comunicare tra le persone? Secondo me assolutamente si, ma non penso mai di farne un business , vendendo il brevetto del software che peraltro nemmeno pubblicò..Ed avrebbe potuto. Tim Berners- Lee  ha avuto una prestigiosissima carriera, fatta di riconoscimenti e incarichi importantissimi.E anche di danaro, ovvio,ma non per quella sua scoperta. Sapeva che solo il “gratis” avrebbe creato la Rete cosi come la conosciamo oggi. Altrimenti avrebbe rischiato di rimanere solo uno strumento di nicchia per pochi eletti. Oggi Tim Berners-Lee, a distanza di quasi un ventennio da quella sua felice intuizione, lavora su un altro  importantissimo progetto.E’ il  “web semantico” cioè la possibilità di inserire dei quesiti sul motore di ricerca e ottenere la risposta esatta a ciò che cerchiamo,attraverso la selezione “semantica” dei documenti sulla Rete.E’ l’incontro tra “linguistica “ e “informatica” ,saperi che il web ha ormai reso  ormai sempre piu vicini e complementari. Buon lavoro mr Berners-Lee.

Dall'"email" al "semantic web": buon lavoro mr Berners-Lee

Era  il 1980 e  un gruppo di  ricercatori del Cern di Ginevra, uno dei piu importanti istituti di fisica particellare del mondo, stava lavorando ad un grosso esperimento,elaborando e  riaggiornando continuamente dati e informazioni.Il team si trovava “dislocato” su varie postazioni,su vari piani e aree dell’istitituto e anche in altre parti del mondo.Immagino la scena come un continuo andirivieni da una postazione all’altra,  da un piano all’altro , tra telefonate e fax da chi lavorava all’esterno dell’istituto.Fu allora che un giovane ricercatore londinese di questo team, che si chiama Tim Berners-Lee, pensò il modo di evitare tutto questo spreco di tempo..Conosceva gia un sistema  per mettere in rete tutti dati.Cioè per creare un’area di lavoro condivisa su ogni terminale.Lo usavano i militari americani e si chiamava Arpanet gia in era precomputer, negli anni ’70.Si basava sull’ormai famigerato protocollo di trasmissione  “Tcp/Ip”.Il problema era adesso, pensò Berners- Lee, come adattarlo ad un software informatico, cioè a un comune pc.Da questa felice intuizione,nasce cosi   l’email e il “www”, da uno dei  suoi riconosciuti “padri fondatori” . Il nuovo programma si chiamava “Enquire” ,ed era ancora molto rudimentale ma efficace allo scopo.Sapeva  Berners-Lee che avrebbe  totalmente rivoluzionato  la diffusione dei saperi e il modo di comunicare tra le persone? Secondo me assolutamente si, ma non penso mai di farne un business , vendendo il brevetto del software che peraltro nemmeno pubblicò..Ed avrebbe potuto. Tim Berners- Lee  ha avuto una prestigiosissima carriera, fatta di riconoscimenti e incarichi importantissimi.E anche di danaro, ovvio,ma non per quella sua scoperta. Sapeva che solo il “gratis” avrebbe creato la Rete cosi come la conosciamo oggi. Altrimenti avrebbe rischiato di rimanere solo uno strumento di nicchia per pochi eletti. Oggi Tim Berners-Lee, a distanza di quasi un ventennio da quella sua felice intuizione, lavora su un altro  importantissimo progetto.E’ il  “web semantico” cioè la possibilità di inserire dei quesiti sul motore di ricerca e ottenere la risposta esatta a ciò che cerchiamo,attraverso la selezione “semantica” dei documenti sulla Rete.E’ l’incontro tra “linguistica “ e “informatica” ,saperi che il web ha ormai reso  ormai sempre piu vicini e complementari. Buon lavoro mr Berners-Lee.

Dall'email al "semantic web": buon lavoro mr Berners-Lee

Era  il 1980 e  un gruppo di  ricercatori del Cern di Ginevra, uno dei piu importanti istituti di fisica particellare del mondo, stava lavorando ad un grosso esperimento,elaborando e  riaggiornando continuamente dati e informazioni.Il team si trovava “dislocato” su varie postazioni,su vari piani e aree dell’istitituto e anche in altre parti del mondo.Immagino la scena come un continuo andirivieni da una postazione all’altra,  da un piano all’altro , tra telefonate e fax da chi lavorava all’esterno dell’istituto.Fu allora che un giovane ricercatore londinese di questo team, che si chiama Tim Berners-Lee, pensò il modo di evitare tutto questo spreco di tempo..Conosceva gia un sistema  per mettere in rete tutti dati.Cioè per creare un’area di lavoro condivisa su ogni terminale.Lo usavano i militari americani e si chiamava Arpanet gia in era precomputer, negli anni ’70.Si basava sull’ormai famigerato protocollo di trasmissione  “Tcp/Ip”.Il problema era adesso, pensò Berners- Lee, come adattarlo ad un software informatico, cioè a un comune pc.Da questa felice intuizione,nasce cosi   l’email e il “www”, da uno dei  suoi riconosciuti “padri fondatori” . Il nuovo programma si chiamava “Enquire” ,ed era ancora molto rudimentale ma efficace allo scopo.Sapeva  Berners-Lee che avrebbe  totalmente rivoluzionato  la diffusione dei saperi e il modo di comunicare tra le persone? Secondo me assolutamente si, ma non penso mai di farne un business , vendendo il brevetto del software che peraltro nemmeno pubblicò..Ed avrebbe potuto. Tim Berners- Lee  ha avuto una prestigiosissima carriera, fatta di riconoscimenti e incarichi importantissimi.E anche di danaro, ovvio,ma non per quella sua scoperta. Sapeva che solo il “gratis” avrebbe creato la Rete cosi come la conosciamo oggi. Altrimenti avrebbe rischiato di rimanere solo uno strumento di nicchia per pochi eletti. Oggi Tim Berners-Lee, a distanza di quasi un ventennio da quella sua felice intuizione, lavora su un altro  importantissimo progetto.E’ il  “web semantico” cioè la possibilità di inserire dei quesiti sul motore di ricerca e ottenere la risposta esatta a ciò che cerchiamo,attraverso la selezione “semantica” dei documenti sulla Rete.E’ l’incontro tra “linguistica “ e “informatica” ,saperi che il web ha ormai reso  ormai sempre piu vicini e complementari. Buon lavoro mr Berners-Lee.

Willem Kolff e il rene artificiale

Il medico olandese Willem Kolff è considerato il padre della dialisi, avendo realizzato il primo rene artificiale nel 1943. Fin dai primi anni trenta, Kolff, svolgendo la sua professione nell’ospedale di Groningen, osservava donne e uomini morire lentamente ed inesorabilmente di insufficienza renale cronica. Traendo l’ispirazione da un articolo scientifico pubblicato da John Abel nel 1913, che documentava esperimenti di trattamenti dialitici su animali, Kolff intraprese un lungo percorso che lo portò alla realizzazione del primo rene artificiale che venne usato con successo su un essere umano.

I primi esperimenti, durante la seconda guerra mondiale in un remoto ospedale olandese, erano realizzati con pelle di salciccia, lattine di aranciata e una piccola lavatrice. Nel 1943 Kolff tentò i primi sedici trattamenti con scarso successo, ma nel 1945, una donna di sessantasette anni in coma uremico riprese conoscenza dopo undici ore di trattamento dialitico. La donna visse altri undici anni.

Al termine della seconda Guerra Mondiale Kolff  regalò le sue macchine a cinque ospedali in diversi paesi del mondo, consentendo a molti medici di apprendere e migliorare le prime tecniche dialitiche. Nel frattempo, buona parte della comunità scientifica e medica ridicolizzava e spesso avversava il lavoro di Willem Kolff. Ciononostante, Kolff continuò il suo lavoro e con l’aiuto di George Thorn al Peter Bent Brigham Hospital di Boston, realizzò il prototipo di rene artificiale di nuova generazione, che rappresentò il passaggio decisivo per l’avvio della produzione su scala semi-industriale delle macchine per il trattamento dialitico.

Il percorso intrapreso da Willem Kolff continuò ed ebbe un impulso decisivo con la realizzazione delle prime fistole ed attrezzature per la circolazione extracorporea da parte del dottor Belding Scribner. Willem Kolff, all’età di novantatre anni è considerato uno dei più importanti bioingegneri del mondo e continua il suo lavoro. La sua invenzione assicura oggi un’ottima qualità di vita ad oltre 1,2 milioni di persone nel mondo che soffrono di insufficienza renale cronica.

In un livido pomeriggio di gennaio del 1998 ho provato un immenso senso di riconoscenza verso Willem Kolff e tutti coloro che dedicano, ogni giorno, le loro energie fisiche e morali alla ricerca e all’innovazione. Da quel giorno, ricerca è per me una parola vera.

L’innovazione è essenzialmente chi la fa. Ma ogni innovatore conserva la memoria di un pensiero, di una ricerca, di una biografia, di una visione che lo ha spinto a contribuire alla costruzione del futuro. Ebbene: chi sono gli ispiratori del pensiero che alimenta i cercatori di innovazione che abitano le pagine di Nòva?