Fanno certamente bene (e fanno il loro mestiere) gli ambientalisti che mettono in guardia dai rischi di abusi del piano di rilancio edilizio preannunciato dal Governo.
Però questo mi pare un passaggio obbligato, che persino potrebbe rivelarsi ambientalmente strategico.
E' vero, innanzitutto, che la filiera edile è uno dei principali volani per l'economia. Non c'è bisogno di aver studiato economia per capirlo. L'Edilizia insiste sul mercato interno, promuove lavoro, attiva oggi anche rilevanti innovazioni.
Può persino mitigare le tensioni sociali, tra italiani autoctoni e non (ancora).
Se fossi nei panni di un rappresentante dell'opposizione, o di un qualunque cittadino informato, direi sì, in generale, all'idea di Berlusconi ma con alcune importanti condizioni (non esaustive, ovvio, ma solo dal mio limitato punto di vista):
Premetto che in Gran Bretagna, dall'anno prossimo, tutte le nuove case costruite dovranno essere (il più possibile) a emissioni zero. E anche altri paesi europei, dalla Francia alla Germania, si stanno orientando verso norme e obbiettivi di questo tipo.
Premetto che il Trentino, e la provincia autonoma di Bolzano hanno qualcosa da insegnare, a tutta Italia, in tema di nuova edilizia, di regole serie e innovative.
Aggiungo che abbiamo difeso, a furor di popolo, la detrazione fiscale del 55% sulle ristrutturazioni ecologiche degli edifici esistenti. C'è un potenziale, per quest'anno, stimato dall'Assistal di 2,8 miliardi di investimenti da parte dei proprietari di case, sia per l'isolamento degli edifici che per l'adozione di solare termico, caldaie ad alta efficienza, pannelli fotovoltaici.
Non mi fa scandalo quindi che anche venga attivato nuovo patrimonio edilizio, fuori dagli abusi urbanistici, dalle speculazioni e dal lavoro nero, ad elevata efficienza energetica.
Nella mi casa di Milano sono costretto a pagare rate di condominio salate perchè il condominio fu progettato (allora correttamente) con ampie vetrate, ovvero colabrodi di calore, molte famiglie di pensionati non hanno i soldi per doppi vetri, l'impianto di riscaldamento è a gasolio, il teleriscaldamento Aem non arriva, la centrale a metano a conti fatti non conviene.
Ed è impossibile, in un simile ambiente urbano congestionato (Lambrate), trivellare pozzi di geoscambio sfruttando da sè la meravigliosa falda idrica milanese. Non c'è lo spazio, non abbiamo i redditi per finanziare il nuovo impianto. Non cè spazio manco per le trivelle.
Mettiamo qualche lampadina a basso consumo ma poco di più. E paghiamo rate salate.
Qualche giorno fa, invece, ho completato una piccola inchiesta sul geoscambio geotermico nell'edlizia (nuova).
Riporto una citazione di un costruttore romano, di un'azienda piuttosto grande e mai finita nelle cronache di Report:
Barbara Mezzaroma è un'entusiasta dell'edilizia a emissioni zero - «Molti concorrenti ci dicevano che perdevamo tempo quando partimmo con il nostro primo progetto casa Kyoto» -, ma oggi fa anche una previsione economica precisa: «Ogni nostro appartamento a emissioni zero può significare anche 900 euro in meno all'anno, una rata di mutuo. E anche se, in classe A+, ci costano il 15% in più noi li venderemo allo stesso prezzo di oggi. In questo modo il cliente ci guadagnerà su base ventennale. Ci pare una buona proposta, per un mercato edilizio fermo come è quello di oggi».
Se il modello sarà questo ben venga. Se interi quartieri residenziali nuovi, costruiti senza abusi, offriranno a conti fatti, e via risparmio energetico e rinnovabili combinate, l'equivalente di un rata di mutuo all'anno in meno, c'è lo spazio, a mio avviso, per un gioco a guadagno condiviso.
Ci guadagna il costruttore che vende l'appartamento a basso consumo energetico, basso inquinamento acustico, buona integrazione con il verde, a prezzi quantomeno uguali a quelli di oggi.
Ci guadagna la Esco, il gestore del sistema energetico integrato, che sfrutta tutte le innovazioni possibili per ridurre i costi energetici e quindi aumentare i suoi margini.
Ci guadagna la banca, che può erogare mutui più convenienti, soprattutto per le giovani coppie.
Ci guadagna chi costruisce elettrodomestici di classe A+ (o persino A++, con recupero differenziato dell'acqua calda utilizzata, una soluzione che la Loccioni sta sperimentando insieme alla Whirpool).
Ci guadagna chi realizza sistemi di trasporto avanzati (treni, veicoli a metano e gpl) per connettere questi nuovi quartieri a emissioni vicinve allo zero.
Ci guadagna chi produce sistemi di illuminazione avanzati, a led e altro, con gestione sensorializzata dei consumi negli ambienti.
Su metrature costruttive abbastanza vaste, impianti centralizzati (geoscambio con pompe di calore, caldaie a biomasse e/o cogenerazione, dove possibile minieolico, fotovoltaico, persino centrali di riscaldamento-elettricità a geotermia non invasiva di terza generazione....) i costi aggiuntivi per metro quadro potrebbero non superare il 15%, anche progettando involucri edilizi ad elevata efficienza, e isolamento. Anche con condotti solari per illuminazione naturale di ambienti e sistemi di ventilazione naturale o controllati ben studiati. E altro da inventare.
Si tratta quindi di porre a mio avviso precisi paletti, tecnologici e strategici, a un'iniziativa di per sè positiva. E necessaria, in un momento durissimo come è questo.
Si tratta di riattivare, ma sulla strada maestra, un grande volano di attività civile.
I tempi delle mani sulle città mafiosi sono strutturalmente finiti. E lo sa pure Berlusconi che, a Milano Due, non ha esattamente costruito un scempio edilizio, sia detto per onestà intellettuale.
Spero vivamente quindi che in lui torni in pieno il miglior spirito di vecchio costruttore edile di qualità (per il ceto medio di allora). E si doti di un comitato di controllo e di dialogo con le Regioni guidato da trentini e bolzanini.
Spero vivamente quindi che non ripeteremo gli errori di triste cementificazione di massa della Spagna....
- Ma che sia l'occasione per mitigare la crisi e evolvere l'Italia verso una nuova era abitativa, peraltro obbligata.
Se riesco a conservarmi il lavoro, ci andrei ad abitare in questi nuovi quartieri a guadagno condiviso. Se riuscissi a scambiare alla pari la mia inefficiente (strutturalmente) casa di Lambrate.
Il mio vecchio condominio potrebbe essere abbattuto e reso verde pubblico e insieme campo di geoscambio per un'altro edificio nuovo. Sarei più contento io, la mia famiglia, il vicino e tutti quelli che hanno lavorato a creare questa doppia soluzione, con un città urbanisticamente meno compressa e più vivibile per tutti, redditi bassi inclusi.
Non è facile, ma è una sfida, una di quelle vere di questi tempi.
Fuori dalle menate ideologiche, fuori i cervelli, riflettiamoci tutti. E' roba concreta, vitale.