E.Missione Zero

di Beppe Caravita

La sostenibile leggerezza delle auto elettriche

 

Qui una spegazione, da fonte credibile, di uno dei primi prototipi di batterie litio-aria, che si suppone saranno dieci volte più dense in energia, a parità di peso, rispetto a  quelle a ioni di litio.

Andranno in automobili elettriche superleggere, e persino in gran parte gonfiabili? (questo prototipo, un po' visionario, della XP di S. Francisco assomiglia un po' alla Phylla...)

Ambedue superleggere e con componenti ridotti al minimo....

Si risolverà così il paradosso attuale dell'auto elettrica, ovvero la necessità di doversi trascinare dentro centinaia di chili di batterie super-costose, solo per ottenere un'autonomia accettabile?

(via Slashdot)

Non lo so ma queste piste innovative appaiono promettenti.


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Fotovoltaico, oltre la crisi

Stephen è analista capo della Deutsche Bank. La presentazione si è tenuta all'ormai annuale convegno Ieee sul fotovoltaico di Philadelphia (plenaria con oltre mille partecipanti)

 

Un grazie al professor Giorgio Sbreveglieri per la segnalazione.

Alghe troppo importanti per farne bolle

 

Mi fa davvero piacere constatare che questa mia inchiesta scritta per Nòva (grazie a Mario Tredici, docente di microbiologia a Firenze) collimi con questa discussione su Tod.

La coltivazione di microalghe è di sicuro promettente, non solo per l'energia ma anche per l'alimentazione, ma ci vorranno 5-10 anni di intensa ricerca e sviluppo. Le valutazioni di Tredici sono sostanzialmente confermate anche dalla discussione su Tod.

Desertech in pratica

 

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Il progetto è enorme. 400 miliardi di euro in vent'anni. Il pilastro del 20-20-20 europeo. Gli italiani stanno lavorando con la Tunisia e l'Egitto, francesi e spagnoli con marocchini e algerini, e i tedeschi stanno per varare un grande consorzio industriale. Persino Gheddafi pare interessato al solare termodinamico italiano. Il Mediterraneo si annuncia come il grande laboratorio dell'energia rinnovabile aperta a tutti. Della ripresa (vera). Del lavoro sulle due sponde. E quindi della Pace.

Scusate l'ottimismo. Sempre fuori luogo dati i tempi in cui viviamo.

 

 

Carbon tax europea?

 

La nuova presidenza svedese dell'Unione Europea lancerà la proposta di una carbon tax europea.

In Svezia una prima carbon tax ha già dato qualche risultato nel residenziale, e così in Svizzera.

La tassa (certa) dovrebbe sostituire (l'ncerto e in gran parte discrezionale)  sistema cap-and trade (Ets) che negli ultimi anni ha funzionato davvero maluccio.

E' una proposta radicale, dura (specie in tempi di recessione) ma efficace.

Insieme il primo ministro svedese Fredrik Reinfeldt ha annunciato, per il suo semestre di presidenza (dal primo luglio) priorità sui posti di lavoro, il contenimento dell'immigrazione clandestina e la lotta al crimine organizzato.

Reinfeldt said combatting job losses amid the economic crisis is another priority Sweden will tackle along with efforts to forge common immigration standards to thwart illegal immigrants and closer border cooperation to tackle organized crime.

Bisognerà vedere se e come questo mix verrà accettato. Di sicuro ne vedremo delle belle, con l'ondata a destra che oggi percorre il continente. E le lobbies dell'elettrico e dei fossili di sicuro all'opposizione.

Il dilemma del prigioniero

 

1) Climate Monitor pubblica un post di Claudio Gravina del tutto incontestabile, su uno studio spagnolo (lettura consigliata) che mostra come un posto di lavoro sussidiato nelle rinnovabili costi, allo Stato, il doppio di un posto di lavoro normale.

Commento: non esistono pasti gratis, e al di là della bolla spagnola, la grid parity per le rinnovabili non è nè sarà un percorso agevole.

2) Matt Simmons  pubblica una sua presentazione, piuttosto eloquente, sullo stato reale delle riserve fossili negli Usa, nel mondo e sull'industria petrolifera (lettura consigliata). Il titolo sta nel dilemma del prigioniero. Nelle condizioni date qualunque mossa pare perdente.

3) Il New York Times, ieri, pubblica un articolo sulla centrale nucleare Epr di Olkiluoto in Finlandia:

Areva has acknowledged that the cost of a new reactor today would be as much as 6 billion euros, or $8 billion, double the price offered to the Finns. But Areva said it was not cutting any corners in Finland. The two sides have agreed to arbitration, where they are both claiming more than 1 billion euros in compensation. (Areva blames the Finnish authorities for impeding construction and increasing costs for work it agreed to complete at a fixed price.)

Un disastro economico.

Quindi: anche se il costo di inizializzare le rinnovabili fino alla grid parity sarà elevato, questa rimane l'unica strada percorribile. Fatti ultimi alla mano.
 

Dietro la crisi climatica c'è di peggio?

 



Qualcuno , e per la seconda volta*, ha vendicato gli scetticismi e persino le offese inferte agli autori di The Limits to Growth.

Quello scenario, e quel modello previsivo (uno dei primi su computer) del 1972 si sta rivelando,  a ben 37 anni di distanza, sorprendentemente vicino alla realtà attuale.

(lettura del post altamente consigliata)

Non si tratta di una buona notizia, ovviamente. Basta dare un'occhiata al grafico riportato su Oil Drum (e qui sotto) per rendersene conto:

Secondo me è abbastanza agghiacciante. Se Limits to Growth ha praticamente confermato le sue simulazioni-previsioni al 2008, con cifre molto vicine alla realtà, allora è giustificato pensare che quello che avverrà nei prossimi 30 anni potrebbe essere abbastanza vicino a queste curve visibili nel grafico.

Ovvero:

dal 2000 al 2050:

- le risorse (fossili, minerali, naturali...) crollano esponenzialmente;

- si innesca una crescente crisi idrica globale;

- si innesca una crescente crisi industriale e di produttività generale;

 -comincia e accelera una sempre più grave crisi alimentare globale;


Dal 2050 al 2100:

- anche il terziario entra in caduta verticale

- comincia a ridursi la popolazione

Queste del grafico sono linee previsive asettiche. Lascio alla vostra immaginazione il loro riempimento di contenuti umani, politici, culturali, storici.

Io non ci provo nemmeno.

Faccio una sola elementare considerazione: se anche la questione cambiamento climatico antropogenico fosse tutta una balla (materia su cui mantengo un dubbio limitato e cauto) il grafico del 1972 ci sta segnalando, ormai da 37 anni, il vero e autentico problema.

E la prima risorsa è l'energia. Esattamente quella, rinnovabile, che la spinta derivante dalla paura del climate change sta cercando di far accelerare.

Grazie quindi a chi ha rifatto i conti su quello studio e a chi ne ha messo in rete i risultati e gli scenari.

Repetita juvant.

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* qui il Pdf del primo paper australiano del 2008

La crisi del secondo millennio

Previsioni basate sul modello originale di Limits to Growth del 1972

Niente eco-bolle alla spagnola

 


Qui un'analisi del Wall Street Journal (basata su uno studio spagnolo) che certamente farà discutere.


Since 2004, Spain's Socialist government has essentially guaranteed a huge return on any investment in solar, wind or hydro. It's done so by requiring electricity distributors to buy all renewable energy produced in the country, at prices that at times have been 10 times higher than market rates. This is known as a "feed-in price," and it has cost Spanish energy customers an extra €28.6 billion this decade.

Initially, the government set a regulated price for solar power of 575% of market rates for small producers and "only" 300% for larger ones. The result was a series of inefficient solar farms small enough to get the higher subsidy but often owned by the same companies. And not just by power companies: "builders, real estate companies, hotel groups and even truck manufacturers" got in on the action.

In 2007 the government finally tweaked the subsidy schedule to level the playing field for larger solar producers. Yet within four months, regulators realized that the mandated prices were still so generous that 85% of all solar-powered generating capacity due by 2010 was already in place. To rein in the market, Madrid passed still another law that sharply reduced incentives to build new solar capacity.

Firms had one year to get in under the old system, and, boy, did they work overtime to make it: Government data indicate that 83% of Spain's solar capacity was installed in those 12 months. That jump came after solar capacity had already grown by 118% in 2005, 308% in 2006, and 458% in 2007. In all, solar-power capacity in Spain grew by more than 20,000% from 2004 to 2008, a rate surpassed perhaps only by Zimbabwe's inflation.

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Madrid's chosen method of curtailing solar-power growth is to set a quota for new installations, one that equals about 15% of the growth seen in 2008. That means the jolly green job fairy will soon be leaving: Two-thirds of the roughly 50,000 jobs created in renewables have been in construction, manufacturing and installation -- exactly the kind of growth that couldn't be maintained, and which Madrid is explicitly trying to curb now. Trade unions say the new law has already led to 15,000 solar job losses in just a few months

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Questa della Spagna è senza dubbio una vicenda istruttiva che in pochi mesi ha cambiato profondamente l'intero mercato mondiale del fotovoltaico, oggi in fase di sovraccapacità produttiva e di discesa rapida dei prezzi.

La candidata prima a un boom (e sboom) alla spagnola pareva lo scorso settembre proprio l'Italia. Oggi però, causa la recessione, la crisi finanziaria, e nuove leggi regionali (come quella pugliese) tese a evitare pratiche di investimento puramente speculative, l'Italia fotovoltaica dovrebbe crescere relativamente poco (all'8%) nel 2009.

Per evitare il caso spagnolo la miglior medicina è di puntare sui piccoli impianti, sul fotovoltaico integrato negli edifici. E su una riduzione della tariffa incentivata, quantomeno per i grandi impianti, realmente raccordata ai livelli dei prezzi degli impianti stessi.

Niente extra-profitti (e bolle) pagate dai contribuenti.

 

Dematerializzzare e stimolare a costo zero

 


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Qualche settimana fa abbiamo visto una bella puntata di Report dedicata alle frequenze televisive e al passaggio al digitale terrestre.

La sostanza, al di là delle beghe e delle truffe, è che le frequenze risparmiate con il digitale terrestre andranno a fare ulteriori inutili e dannose televisioni.

Leggetevi invece questa intervista, a uno dei maggiori tecnologi italiani, Mauro Sentinelli.

A nome della più grande associazione industriale del mondo (la 3gsma, oltre 4 miliardi di utenti e 700 gestori radiomobili) ci dice che destinando le frequenze risparmiate dal digitale terrestre potremmo attivare, in pratica a costo zero, la banda larga mobile su tutto il territorio italiano, a costi minori della fibra (non parliamo nemmeno della Vdsl) dando un colpo di maglio al digital divide, riattivando le tlc italiane, dando lavoro e producendo dematerializzazione.

Il tutto semplicemente con una scelta politica.

A me l'ossessione televisiva-edilizia  dell'attuale governo pare quantomeno eccessiva. Ascoltiamo Sentinelli e la 3Gsma invece.

Lui, con Tim e il radiomobile diffuso ha già creato nel passato vari punti di Pil aggiuntivi.

I politici attuali manco uno.

Ci sono manovre di stimolo che non deturpano, ma anzi arricchiscono il territorio, le persone, l'ambiente e il lavoro.

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Scheda sulla Dematerializzazione:

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La rete internet, nella sua accezione più vasta (anche radiomobile), insieme all'intera industria Ict (informatica e telecomunicazioni) potrà dare un contributo potente alla sostenibilità del pianeta? Uno studio piuttosto corposo (www.gesi.org- Smart 2020) ne è assolutamente convinto e per grandi cifre forse persino sottostimate. In totale l'Ict (industria più rete) può ridurre del 15% le emissioni di CO2 mondiali al 2020, secondo le stime dello studio. Soltanto i guadagni ottenibili tramite incorporazione di intelligenza informatica nei prodotti e sistemi potrebbero fruttare 600 miliardi di euro di minori costi (dai motori alla logistica, dagli edifici alle reti elettriche). Ma il grande rebus riguarda la rete. E il conseguente potenziale di dematerializzazione. Qui il gruppo degli studiosi Gesi – in pratica un club di grandi esperti di telecomunicazioni – avanza una stima: circa 500 milioni di tonnellate di CO2 in meno al 2020 (pari all'impronta carbonica di tutta l'Ict) in seguito non solo alla riduzione della carta bollata (come prevede il governo italiano nel suo piano di e-government), ma anche alla digitalizzazione della musica e dei video, al commercio elettronico, alle video e teleconferenze, alla diffusione dei documenti e libri in Pdf. Sono stime di massima però. Oggi la rete dei telefonini conta 4,2 miliardi di utenti, più di un umano su due. Se divenissero in breve termine utenti a larga banda wireless quadruplicherebbero il potenziale di dematerializzazione. E la tecnologia esiste, si chiama Lte, va a 50 megabit-secondo ma ha solo bisogno delle frequenze radio risparmiate con il digitale terrestre..

L'Italia sostenibile e' dieci volte possibile

 

Mi limito a un elenco esplicativo:

1) Siamo con la California il paese più vicino alla grid parity solare e fotovoltaica;

2) Abbiamo un giacimento di risparmio energetico da edilizia a guadagno condiviso di enormi proporzioni, e attivatore dell'economia intera;

3) Abbiamo un manufatturiero diffuso capace di trasformare e creare efficienza energetica negli impianti competitiva in tutta Europa (quantomeno) e anche oltre, tramite soluzioni distribuite e a medio costo;

4) Disponiamo di giacimenti geotermici enormi e ancora inesplorati, ma affrontabili dalle nostre industrie;

5) Possiamo creare un sistema sociale di incentivi  diretto alla gestione giusta delle nostre vite senza aggravi fiscali e a guadagno condiviso;

6) Abbiamo un'agricoltura divenuta rapidamente la seconda in Europa per biologico e qualità;

7) Siamo sufficientemente disperati ma attivi per usare la rete per aggregarci e usarla per migliorare il nostro reddito reale;

8) Siamo sufficientemente cristiani per aiutarci a vicenda, per capire il valore per un povero dei cosiddetti rifiuti e per aiutarci;

9) Siamo sufficientemente risparmiatori e diffidenti per non affondare nella spirale del debito familiare anglosassone;

10) Siamo abbastanza storici e scafati per capire che lo Stato non è Berlusconi nè Fini nè Veltroni nè Franceschini. Che per la via d'uscita serve anche la semplificazione politica ma che il lavoro è nostro, insieme. Compreso il far valere, sempre, i nostri diritti.


Nella verità, nella pazienza e nel coraggio, giorno dopo giorno.

Fusione fredda: teniamo aperta la porta proibita

 

LE NUOVE PROVE - In questi giorni, al congresso di Salt Lake City, l'ultimo atto della tormentata ricerca. Pamela Mosier-Boss, chimica del U.S. Navy' s Space and Naval Warfare Systems Center (SPAWAR) di San Diego, California, annuncia, anche a nome di altri ricercatori, di avere ottenuto per la prima volta la prova che la fusione fredda esiste e che si tratta di un processo nucleare, come proverebbero le abbondanti tracce di neutroni registrate nel corso di vari esperimenti. Questa volta, spiega la ricercatrice, la cella elettrolitica contiene deuterio mescolato a cloruro di palladio e gli elettrodi sono fatti con fili di nikel o di oro. «Oltre ai neutroni, le cui tracce sono state evidenziate da una plastica speciale posta accanto alla cella -spiega la Mosier-Boss-, il fenomeno è accompagnato dall'eccesso di calore, dall'emissione di raggi X e dalla formazione di trizio. Tutti indizi a sostegno dell'avvenuta fusione del deuterio». Dal convegno di Salt Lake City, oltre alla speranza di un rilancio del fenomeno su più solide basi, è venuto però un avvertimento che suona come di rottura rispetto all'avventuroso passato di questa vicenda: non si parli più di fusione fredda, ora il termine giusto è l'impronunciabile LENR, acronimo di Low Energy Nuclear Reactions (reazioni nucleari a bassa energia). Basterà la nuova sigla a garantire un percorso meno accidentato a quanti ancora lavorano a queste ricerche?

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Fusione fredda o Lenr? Chissenefrega, basta che funzioni e ci dia a tutti un futuro. Complimenti a Franco Foresta Martin.  Non siamo soli a rischiare, anche giornalisticamente parlando.

Teniamo aperta la porta proibita.

Piano casa? Si' se sostenibile e (quindi) a guadagno condiviso

 


Fanno certamente bene (e fanno il loro mestiere) gli ambientalisti che mettono in guardia dai rischi di abusi del piano di rilancio edilizio preannunciato dal Governo.

Però questo mi pare un passaggio obbligato, che persino potrebbe rivelarsi ambientalmente strategico.

E' vero, innanzitutto, che la filiera edile è uno dei principali volani per l'economia. Non c'è bisogno di aver studiato economia per capirlo. L'Edilizia insiste sul mercato interno, promuove lavoro, attiva oggi anche rilevanti innovazioni.

Può persino mitigare le tensioni sociali, tra italiani autoctoni e non (ancora).

Se fossi nei panni di un rappresentante dell'opposizione, o di un qualunque cittadino informato, direi sì, in generale,  all'idea di Berlusconi ma con alcune importanti condizioni (non esaustive, ovvio, ma solo dal mio limitato punto di vista):

Premetto che in Gran Bretagna, dall'anno prossimo, tutte le nuove case costruite dovranno essere (il più possibile) a emissioni zero. E anche altri paesi europei, dalla Francia alla Germania, si stanno orientando verso norme e obbiettivi di questo tipo.

Premetto che il Trentino, e la provincia autonoma di Bolzano hanno qualcosa da insegnare, a tutta Italia, in tema di nuova edilizia, di regole serie e innovative.

Aggiungo che abbiamo difeso, a furor di popolo, la detrazione fiscale del 55% sulle ristrutturazioni ecologiche degli edifici esistenti. C'è un potenziale, per quest'anno, stimato dall'Assistal di 2,8 miliardi di investimenti da parte dei proprietari di case, sia per l'isolamento degli edifici che per l'adozione di solare termico, caldaie ad alta efficienza, pannelli fotovoltaici.

Non mi fa scandalo quindi che anche venga attivato nuovo patrimonio edilizio, fuori dagli abusi urbanistici, dalle speculazioni e dal lavoro nero, ad elevata efficienza energetica.

Nella mi casa di Milano sono costretto a pagare rate di condominio salate perchè il condominio fu progettato (allora correttamente) con ampie vetrate, ovvero colabrodi di calore, molte famiglie di pensionati non hanno i soldi per doppi vetri, l'impianto di riscaldamento è a gasolio, il teleriscaldamento Aem non arriva, la centrale a metano a conti fatti non conviene.

Ed è impossibile, in un simile ambiente urbano congestionato (Lambrate), trivellare pozzi di geoscambio sfruttando da sè la meravigliosa falda idrica milanese. Non c'è lo spazio, non abbiamo i redditi per finanziare il nuovo impianto. Non cè spazio manco per le trivelle.

Mettiamo qualche lampadina a basso consumo ma poco di più. E paghiamo rate salate.

Qualche giorno fa, invece,  ho completato una piccola inchiesta sul geoscambio geotermico nell'edlizia (nuova).

Riporto una citazione di un costruttore romano, di un'azienda piuttosto grande e mai finita nelle cronache di Report:


Barbara Mezzaroma è un'entusiasta dell'edilizia a emissioni zero - «Molti concorrenti ci dicevano che perdevamo tempo quando partimmo con il nostro primo progetto casa Kyoto» -, ma oggi fa anche una previsione economica precisa: «Ogni nostro appartamento a emissioni zero può significare anche 900 euro in meno all'anno, una rata di mutuo. E anche se, in classe A+, ci costano il 15% in più noi li venderemo allo stesso prezzo di oggi. In questo modo il cliente ci guadagnerà su base ventennale. Ci pare una buona proposta, per un mercato edilizio fermo come è quello di oggi».


Se il modello sarà questo ben venga. Se interi quartieri residenziali nuovi, costruiti senza abusi, offriranno a conti fatti, e via risparmio energetico e rinnovabili combinate, l'equivalente di un rata di mutuo all'anno in meno, c'è lo spazio, a mio avviso, per un gioco a guadagno condiviso.

Ci guadagna il costruttore che vende l'appartamento a basso consumo energetico, basso inquinamento acustico, buona integrazione con il verde, a prezzi quantomeno uguali a quelli di oggi.

Ci guadagna la Esco, il gestore del sistema energetico integrato, che sfrutta tutte le innovazioni possibili per ridurre i costi energetici e quindi aumentare i suoi margini.

Ci guadagna la banca, che può erogare mutui più convenienti, soprattutto per le giovani coppie.

Ci guadagna chi costruisce elettrodomestici di classe A+ (o persino A++, con recupero differenziato dell'acqua calda utilizzata, una soluzione che la Loccioni sta sperimentando insieme alla Whirpool).

Ci guadagna chi realizza sistemi di trasporto avanzati (treni, veicoli a metano e gpl) per connettere questi nuovi quartieri a emissioni vicinve allo zero.


Ci guadagna chi produce sistemi di illuminazione avanzati, a led e altro, con gestione sensorializzata dei consumi negli ambienti.

Su metrature costruttive abbastanza vaste, impianti centralizzati (geoscambio con pompe di calore, caldaie a biomasse e/o cogenerazione, dove possibile minieolico, fotovoltaico, persino centrali di riscaldamento-elettricità a geotermia non invasiva di terza generazione....) i costi aggiuntivi per metro quadro potrebbero non superare il 15%, anche progettando involucri edilizi ad elevata efficienza, e isolamento. Anche con condotti solari per illuminazione naturale di ambienti e sistemi di ventilazione naturale o controllati ben studiati. E altro da inventare.

Si tratta quindi di porre a mio avviso precisi paletti, tecnologici e strategici, a un'iniziativa di per sè positiva. E necessaria, in un momento durissimo come è questo.

Si tratta di riattivare, ma sulla strada maestra, un grande volano di attività civile.

 I tempi delle mani sulle città mafiosi sono strutturalmente finiti. E lo sa pure Berlusconi che, a Milano Due, non ha esattamente costruito un scempio edilizio, sia detto per onestà intellettuale.

Spero vivamente quindi che in lui torni in pieno il miglior spirito di vecchio costruttore edile di qualità (per il ceto medio di allora). E si doti di un comitato di controllo e di dialogo con le Regioni guidato da trentini e bolzanini.

Spero vivamente quindi che non ripeteremo gli errori di triste cementificazione di massa della Spagna....

 

 -  Ma che sia l'occasione per mitigare la crisi e evolvere l'Italia verso una nuova era abitativa, peraltro obbligata.

Se riesco a conservarmi il lavoro, ci andrei ad abitare in questi nuovi quartieri a guadagno condiviso. Se riuscissi a scambiare alla pari la mia inefficiente (strutturalmente) casa di Lambrate.

Il mio vecchio condominio potrebbe essere abbattuto e reso verde pubblico e insieme campo di geoscambio per un'altro edificio nuovo. Sarei più contento io, la mia famiglia, il vicino e tutti quelli che hanno lavorato a creare questa doppia soluzione, con un città urbanisticamente meno compressa e più vivibile per tutti, redditi bassi inclusi.

Non è facile, ma è una sfida, una di quelle vere di questi tempi.

Fuori dalle menate ideologiche, fuori i cervelli, riflettiamoci tutti. E' roba concreta, vitale.

 

 

La scarsita' di Litio blocchera' l'auto elettrica?

 

L’avvento dell’auto elettrica (e ibrida) di massa verrà bloccata dalla scarsità di litio, il materiale chiave per la produzione delle batterie di nuova generazione?


Molti ne sono convinti, al punto che si sta diffondendo un acceso dibattito sul "peak lithium", anche sul sito di Wall Street Journal, oltre che sulle pagine di New York Times e Time.


Ma le cose stanno proprio così? «Più che di una scarsità assoluta parlerei di squilibrio temporaneo tra domanda e offerta. Sulla crosta terrestre di litio ce n’è tra le 20 e le 60 parti per milione - spiega Maurizio Masi, docente di chimica al Politecnico di Milano - Quindi più del piombo».
Il problema è che oggi vi sono delle grandi aree appetibili e ricche di litio, come in Bolivia nel deserto salato di El Salar De Uyuni, dove è facile raccoglierlo anche in superficie, come avvenne in Arabia ai tempi del primo petrolio. E qui si è innescata una evidente contesa politica, con una possibilità di nazionalizzazione, o quantomeno controllo pubblico boliviano  del prezioso giacimento (stimato al 50% delle riserve facilmente sfruttabili) . «Ma vi sono anche molte miniere negli Usa, anche a pochi metri dalla superficie. Un esempio Quella della Kings Valley in Nevada. Questa, secondo molte stime, può rendere l’equivalente di 800 milioni di batterie da 10 chilowattora. Un numero piuttosto grande. E la dotazione di litio è anche abbastanza diffusa su tutta la crosta terrestre. Senza contare le acque marine».
In realtà, poi, nella batteria agli ioni di litio del metallo se ne mette ben poco. E sempre di meno con le strutture nanotech. «Servono 1,4 chili di carbonato di litio per fare un chilowattora – spiega Masi - E siccome una batteria con questa potenza costa sul mercato tra i 300-500 dollari, il peso del litio è fra un trentesimo e un cinquantesimo del costo della cella. Se anche il suo prezzo aumentasse di dieci volte sarebbe poca cosa».
Invece il componente più caro che esiste nella batteria è il cobalto. Che è il 60% del costo della batteria al litio. Ma anche il cobalto appare abbondante, solo più costoso da produrre.
«Certo, se pensiamo che fino a qualche anno fa il litio lo si comprava a 50 centesimi di dollaro al chilo, poi è andato a 8 dollari, sull’onda dei timori. Ma negli ultimi giorni è già sceso a 4 dollari».
«Il problema non è di scarsità assoluta, ma relativa. È una vicenda simile a quella del silicio, che è il 34% della crosta terrestre. Fino a pochi anni fa solo cinque fabbriche producevano le 13mila tonnellate di silicio iperpuro per l’elettronica. Poi è arrivata la valanga di domanda da fotovoltaico e il prezzo del silicio è schizzato. Ora con le nuove capacità produttive sta di nuovo cominciando a calare. Lo stesso avverrà con il litio. Quelli che pensano che verrà tutto da quella miniera boliviana - conclude Masi – sbagliano. Ce n’è molto di più di quanto pensino».

La lunga strada della geotermia Egs

 

Aggiornamenti geotermici da Scientific American:

Il Cooper Basin australiano sarà la piattaforma per il grande decollo?

Intanto l'Islanda, devastata dalla crisi finanziaria, comincia a tornare alla sua autentica risorsa strategica.

Ora le sue aziende geotermiche possono quantomeno lavorare all'estero a prezzi stracciati.

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Da questa estate il progetto europeo Egs di Soultz sous Forets ha, dopo vent'anni di lavoro,  ha cominciato a produrre energia.

Questa la sintesi di un reportage di Scientific American:

All told, the 1.5 megawatts of electricity cost $64.5 million (50 million euros) for research and construction, but the system could potentially produce as much as three megawatts. Electricity could be delivered to the grid for 31 cents (0.24 euro) per kilowatt-hour, according to Graff, though the project is designed to remain simply an experimental prototype.

But the residual heat in the water could also be used to heat greenhouses, such as is being done in Iceland�getting more heat out of every gallon (liter) and making the energy source even more attractive.

 

Questo il quadro della geotermia di seconda generazione, almeno finora. Quantomeno non rapido, direi.

 

Una piccola (ma non tanto) vittoria

 

La detrazione fiscale al 55% è stata ripristinata. Una piccola (ma poi non tanto con quasi 2 miliardi di interventi stimati l'anno scorso) battaglia di futuro e di civiltà è stata vinta.

Grazie a tutti i protagonisti di buon senso, sia in rete che associativi e istituzionali.

Il caso Ferrara

 

«Il risultato finale di un sistema tricroico a concentrazione e separazione spettrale sarà, nei nostri programmi, di alto rilievo strategico per il sistema Italia - continua Martinelli -. Le cifre attuali del fotovoltaico mondiale, a dispetto di tante enfasi, non sono buone. La risorsa base è il polisilycon, se ne sono prodotte circa 37mila tonnellate in tutto il mondo nel 2007 e forse raddoppieranno al 2010. Ma se anche immaginassimo di convogliare tutta questa produzione mondiale sul solo fotovoltaico italiano attuale otterremmo soltanto una produzione elettrica pari all'1-2% del fabbisogno elettrico nazionale. Una nicchia. A noi invece, con una concentrazione a 200 soli, e la separazione spettrale ad alta efficienza (tricroico) basterebbero 1.500 tonnellate all'anno di polisilycon, e quantità minime di metalli rari, per produrre sistemi capaci di coprire, ogni anno, ben il 10% del fabbisogno elettrico italiano. Con un risparmio di petrolio stimabile in 10 miliardi di euro».

Cifre grosse, ambiziose. Che a Ferrara già muovono investimenti industriali. Come la Estelux, che sta nascendo nel petrolchimico, che conta di produrre dal 2010 circa 4mila tonnellate di polisyslicon. «Se le destinassimo a celle tradizionali avremmo circa 500 megawatt di potenza di picco annua aggiuntiva - spiega Domenico Sartore, protagonista dell'iniziativa - pari a mezza centrale tradizionale. Ma se invece riusciremo a destinarli a sistemi fotovoltaici a concentrazione, come i Rondine della C-Power già esistenti (uno spin-off del gruppo di ricerca ferrarese), che raggiungono i 32 soli, potremmo tradurre queste 4mila tonnellate in ben 15 gigawatt di potenza di picco aggiuntiva annua, pari al 7,8% del fabbisogno elettrico italiano. Il che significa che in tre o quattro anni potremmo raggiungere l'obiettivo europeo del 20% in fonti rinnovabili. E con un consumo di spazio, stimato qui sulla provincia di Ferrara, pari al solo 2% della superficie non agricola».


Perdonatemi se cito due passi di un mio articolo comparso giovedì scorso su Nòva24. Ma mi serve per fare un ragionamento piuttosto preciso.

Anche per dare corpo ai due post precedenti.

A Ferrara ci sono alcune startup e un centro di ricerca. Lavorano sul fotovoltaico avanzato. Hanno già realizzato un prototipo industriale, il Rondine, che concentra il sole per 32 volte su un chip di silicio, tramite specchi a imbuto di forma particolare.


http://blogs.it/0100206/images/rondine_gen1_new.png

Questa è la prima generazione, ma ora stanno lavorando sulla seconda.

Bene, questi ragazzi sono esclusi dal conto energia, che invece finanzia solo sistemi fotovoltaici vecchi e di nicchia.

Questa tecnologia è 32 volte più potente di quella fotovoltaica oggi importata dalla Cina o dalla Germania. Perchè allora, mi domando, non va aiutata e incentivata?

Ma a Ferrara sta succedendo di più. Al petrolchimico (quello di Giulio Natta, un tempo il sancta sanctorum della chimica italiana) un gruppo di investitori e imprenditori ha avviato la Estelux per la produzione, via un impianto chimico, di polisylicon, la (finora scarsa) materia prima di base per le celle fotovoltaiche.

Prevedono di produrne 4000 tonnellate/anno dal 2010. Bene, se andassero nel fotovoltaico vecchio farebbero niente. Se invece andassero al fotovoltaico a concentrazione farebbero chip che ci daranno, e per decine di anni, diversi gigawatt.

.....potremmo tradurre queste 4mila tonnellate in ben 15 gigawatt di potenza di picco aggiuntiva annua, pari al 7,8% del fabbisogno elettrico italiano. Il che significa che in tre o quattro anni potremmo raggiungere l'obiettivo europeo del 20% in fonti rinnovabili. E con un consumo di spazio, stimato qui sulla provincia di Ferrara, pari al solo 2% della superficie non agricola».

Poi Martinelli e il suo gruppo stanno lavorando, ormai a stadio avanzato, a un sistema ad alta efficienza e  200 soli. Ancora più avanti:

....A noi invece, con una concentrazione a 200 soli, e la separazione spettrale ad alta efficienza (tricroico) basterebbero 1.500 tonnellate all'anno di polisilycon, e quantità minime di metalli rari, per produrre sistemi capaci di coprire, ogni anno, ben il 10% del fabbisogno elettrico italiano. Con un risparmio di petrolio stimabile in 10 miliardi di euro».

Ci siamo messi a fare un giochetto, al convegno Sapio di presentazione a Ferrara. Ovvero stimare quanto costa questa filiera fotovoltaica vera:

- 400-500 milioni di euri per la Estelux, per 5 anni, e poi va avanti sulle sue gambe;

- 300 milioni di euri per un paio di fabbriche di alto volume (in Italia) di pannelli a concentrazione, Rondine e poi tricroici

- 200 milioni di euri per finanziare la ricerca ulteriore.

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I chip li fa St Microelectronics ad Agrate o a Catania. E ci guadagna. Il tutto poi cresce normalmente per competitività.

Gli specchi in plastica, i vetri dicroici li fanno già piccole aziende italiane (le prime pugliesi, i secondi in trentino) e la meccanica di precisione per noi è gioco facile (la Dea piemontese misura i micron con i suoi robot...)......

Totale: un miliardo di euri per la filiera di avvio del fotovoltaico vero italiano.

Confronto: una sola centrale nucleare alla Scajola ci costerà almeno quattro volte, sono soldi che andranno, in gran parte, a Edf e Areva francesi e non genereranno niente di nuovo. Salvo elettricità cara e scorie insostenibili.

Un miliardo sul futuro, per il 20% di energia elettrica al 2020 (e con profitti auto-alimentati e competitività di sistema paese) contro 40 miliardi minimi per 10 centrali nucleari (al 90% un puro costo per l'Italia).

Vedete Voi.

Geotermia a sviluppo rapido

 

Un impianto geotermico da 10 megawatt costruito in sei mesi. In Utah. Dalla compagnia Raser.

Once completed, the plant will have cost about $50 million to build.

(ovvero 5 dollari per watt - su 10 megawatt sostenuti - quindi al livello del costo di una centrale a carbone, ma con durata di vita prevista in 35 anni, superiore alla centrale fossile)

Mica male.

(noi potremmo avviarne una decina in Italia, e in sei mesi avere 100 megawatt continui senza importare un metro cubo di gas o di petrolio, con macchine analoghe già prodotte a Brescia dalla Turboden).

Immaginate in tre anni, quanti ci separano dal 2012, cosa potremmo fare.

 

Green Jobs

 

Sarà a causa del peso della crisi economica, sarà anche la maturazione degli studi e delle ricerche in tema di sostenibilità globale (che da sei mesi a questa parte stanno prendendo finalmente un taglio diverso, meno terroristico e più pratico e concreto) ma si fa strada, rapporto dopo rapporto, l'idea che il grande riequilibrio sia il vero gioco a guadagno condiviso da perseguire.

1.L'ultima ricerca è segnalata oggi, ed è stata costruita dall'Università di Berkeley sul caso californiano:

Rather than cost money, California's plans to fight global warming and improve energy efficiency will boost household incomes by $48 billion and create as many as 403,000 jobs in the next 12 years, according to a UC Berkeley economic study released Monday.

The state has already proved that efficiency pays, said author David Roland-Holst. Starting in the 1970s, the state adopted building codes and home appliance standards that have cut electricity use. Those efforts saved Californians $56 billion between 1972 and 2006 and created about 1.5 million jobs, according to the study.

"We find, I think demonstrably, that energy efficiency is good for the economy and good for jobs," said Roland-Holst, an adjunct professor in the school's Center for Energy, Resources and Economic Sustainability. "We find that even with very modest targets for energy efficiency improvements, California can continue its legacy of sustained job growth."

Per chi è interessato lo studio è scaricabile qui.

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2. Un paio di settimane fa è comparsa un'altra ricerca di fonte Usa, commissionata dalle 13 maggiori amministrazioni comunali a Global Insight  che prevede 4,2 milioni di nuovi posti di lavoro al 2030.

Trovate qui un resoconto dello studio.

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3. Negli stessi giorni (il 24 settembre, per la precisione) è stato reso pubblico un lavoro congiunto, piuttosto ponderoso, di due agenzie Onu (Unep e Ilo) insieme al Worldwatch Institute e alla Cornell  University dal titolo, appunto, Green Jobs, e che stima il potenziale mondiale in termini di nuovi posti di lavoro in sei settori.

Ne abbiamo dato conto su Nòva24 di oggi.

Abbiamo lavorato un po' sulle le loro cifre e scenari: in vent'anni il potenziale è, a grandi linee, dell'ordine di 100 milioni di nuovi posti di lavoro (ed è un potenziale minimo, basato su ciò che c'è oggi e i trend  esistenti).

Lo studio Onu lo trovate qui.

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4. I primi ad avanzare la tesi, a suon di cifre, secondo cui il riequilibrio sarebbe possibile a guadagno condiviso fu però la McKinsey, con uno studio ormai citatissimo.

mgi-cost-curve-small.jpg

Il bello di questo grafico è che la parte a sinistra, sui risparmi energetici ottenibili con illuminazione moderna, isolamento termico degli edifici, climatizzazione naturale e rinnovabile ecc.. ha costi negativi, ovvero l'efficienza energetica, è in pratica, il motore primo del gioco a guadagno condiviso.

Lo studio McKinsey lo trovate qui.

Altamente consigliata è anche la presentazione di Amory Lovins (il guru dell'efficienza energetica) tenuta a Milano a settembre.

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5. L'Unep sta lavorando oggi a un'estensione di Green Jobs in termini di proposta politica, definita come Green Global New Deal. Il New York Times ne da conto qui. E i comunicati sono disponibili qui.

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Quindi, cinque ricerche convergenti in pochi mesi.

Ci sarà un motivo?

La mia tesi è semplicissima: con tutti i dubbi che uno può avere sull'apocalisse climatica imminente, un numero crescente di soggetti sta lavorando sul prossimo ciclo, fuori dall'attuale recessione, finanziarizzazione fine a se stessa, mercatismo, globalizzazione incontrollata, o chiamatela come vi pare.

Il Governo italiano attuale, anche se non ha torto nel rivendicare una strategia europea di riequilibrio che non ammazzi le nostre imprese, dovrebbe però tenere conto, e seriamente, di questa crescente corrente di studi, di scenari e di elaborazioni sull'economia verde. E il connesso gioco a guadagno condiviso.

Forse scoprirebbe che notevoli carte in mano ce le abbiamo anche noi. E valorizzarle (nella paginata di Nova24 facciamo solo sei esempi di imprese in crescita) potrebbe essere la chiave per cambiare un positivo la 20-20-20, traducendola da direttiva di obblighi in piano di sviluppo, anche anti-recessivo.

Abbiamo insomma a portata di mano la possibilità di pensare e lavorare su un'idea positiva anche dell'Italia e del suo futuro (per fortuna in un paese che ha ancora industria vitale). E rischiamo invece di rinchiuderci solo nella negatività e nella paura dei costi.

Questa idea di futuro, sia detto per inciso, si può applicare (anzi si deve) anche alla ricerca, all'Università e alla Scuola. Identificata la locomotiva, fatta girare al meglio, questa trascina tutti i vagoni.

E la locomotiva, oggi, sta al 50% nei laboratori universitari e nell'altro 50% nelle imprese.

Geotermia 3g

 

Qui un buon articolo divulgativo sugli ultimi sviluppi.

 E qui una pagina di documentazione estesa.

 

Buona lettura

 

 

 

Quattro domande a Google

 


Ho inviato quattro semplici domande ai responsabili di Google.org, il team che si occupa degli investimenti in energie alternative per l'azienda californiana. Sono centrate sulla geotermia di seconda generazione (Egs, si veda il post precedente). Mi ha risposto Katy Bacon, portavoce di Google.org. Ecco domande e risposte (di cui mi pare rilevante soprattutto la seconda).

 

1) L'Egs, l'idrogeotermia profonda artificialmente creata, è stato un campo di ricerca piuttosto intenso, e nato da oltre venti anni. Eppure, almeno finora, non ha dato segni di reale maturità per la produzione elettrica su scala industriale. Google oggi sta scommettendo su un rapido revival di quest'area. Su quali basi si fonda questa scommessa?


R: Sebbene l'energia geotermica tradizionale sia una campo ben conosciuto e studiato, l'Egs - che espande la geotermia tradizionale di vari ordini di grandezza - non ha avuto sinora l'attenzione che merita. Un recente rapporto del Mit sul futuro dell'energia geotermica ha riscontrato come non via siano ostacoli fondamentali al pieno sviluppo, e su larga scala, dell'Egs.

 

2) Google prevede di estendere anche oltre i confini degli usa i suoi investimenti in energia e nelle fonti rinnovabili più promettenti (secondo lo schema RE < C, obbiettivo: fonti rinnovabili a minor costo del carbone) ?

R: Noi siamo interessati nelle aziende più innovative ovunque nel mondo. Riteniamo quindi che molti dei nostri investimenti saranno indirizzati a iniziative basate oltre gli Usa. Il nostro obbiettivo sta nel risolvere la disequazione RE < C rendendo le energie rinnovabili meno costose di quanto sia oggi il carbone, la fonte fossile a più buon mercato. Per questo abbiamo bisogno dei migliori ricercatori e fondatori di imprese in grado di abbassare i costi dell'energia verde prodotta su vasta scala, a livello di grandi utilities.

3) Google ha scelto di investire, per la geotermia, in due aziende e in un laboratorio universitario.6,25 milioni di dollari ad AltaRock Energy, 4 milioni di dollari per Potter Drilling e 489.521 dollari destinati al laboratorio di geotermia della Southerm Methodist University. Qual è la motivazione di queste tre azioni, presumo combinate tra loro?

R: Ambedue le aziende sono ben posizionate per ridurre i costi dell'energia geotermica Egs. Il finanziamento allo Smu è stato accordato perchè noi abbiamo bisogno di maggiori informazioni sulla disponibilità delle risorse geotermiche. Il finanziamento al laboratorio universitario servirà a sostenere la creazione di una nuova valutazione delle risorse geotermiche Usa, e una nuova mappa geologica del Nord America

4) Google prevede di sfuttare direttamente l'energia geotermica Egs per le sue necessità, e in particolare per i suoi grandi datacenters?


RE minore di C sarà un percorso che ci porterà a sviluppare fonti rinnovabili meno care del carbone con un obbiettivo dimensionato su almeno un gigawatt - abbastanza per rifornire una metropoli come S. Francisco - e nello spazio di anni, non di decadi. I datacenters di Google oggi si alimentano, per l'energia, dalla rete, attualmente fortemente gravitante sul carbone. Noi vogliamo creare e disporre di altre alternative. Per noi e per il pianeta.

Google investe sulla geotermia, noi no

 

 

http://blogs.it/0100206/images/geotermia3g.jpg


10 milioni di dollari sul geotermico di nuova generazione.

Qui

Qui

E qui.


Anche in Australia ci danno dentro.


In Italia invece, e dal 1977, vige il silenzio e l'inerzia.

Nonostante il nostro enorme potenziale energetico.

Domanda: esiste un capitalismo e un'imprenditoria in questo Paese?


 

 

 

Una presentazione su cui riflettere

 

Da parte di un team di ricercatori del centro di ricerca europeo di Ispra. Si vedano qui i link e i punti salienti (almeno per me) 

Siamo già alla grid parity solare?

 

Questo grafico sta facendo il giro dei blog che si occupano di energia.

 

Un mio commento (e non solo mio)  è qui.

 

Buona lettura 

Un tetto che farà storia

 

Ricordate la presentazione di Piero Perlo sul nucleare equivalente? Ovvero su grandi impianti fotovoltaici, a costi via via minori, capaci di fornire decine di megawatt, e poi persino gigawatt?

Bè, proprio sul tetto di un grande impianto automobilistico, della Gm in Spagna, ne sta nascendo uno che comincia ad avvicinarsi a queste dimensioni: 12 megawatt, il più vasto tetto solare finora in progetto.

Protagonista una società storicamente all'avanguardia nei pannelli fotovoltaici a film sottile in silicio amorfo, l'Ecd , alias Ovonics, fondata da Stanford R. Ovshinsky, un mitico inventore (con sua moglie) conosciuto però solo tra gli addetti ai lavori.

Il grande tetto spagnolo dell'Ovonics potrebbe essere il più eloquente monumento al genio di questa coppia.

Una risposta

 



http://blogs.it/0100206/images/phylla.jpg Una risposta 


Nel Luglio del 2007 la Regione Piemonte decideva di fare, per una volta, il Dod (Department of Defence, alias Pentagono, alias Darpa, creatrice di Internet...) italiano.

Ovvero: chiedere alla ricerca circostante un prototipo visionario e non buttare soldi a pioggia in studi, consulenze o speculazioni immobiliari, senza fine.

Grazie Andrea, buon lavoro.

Nel novembre del 2007 era già delineato il progetto. Di un'auto elettrica solare di seconda generazione.

In prospettiva (lunga) a costo zero. Ma già a guadagno, materiale, condiviso.

In gennaio presentato.

Sei mesi dalla commessa, a Fiat, Pirelli e tutta la banda maggiore auto coinvolta.

Sto parlando di tecnici, non di finanziari.

In luglio 2008 Phylla (foglia) sarà circolante come prima piccola flotta. All'aereoporto di Caselle, con tre punti di ricarica fotovoltaici fino al centro di Torino.

Phylla è la dimostrazione pratica che non siamo finiti, che non siamo alla retroguardia, se solo vogliamo. E agiamo.

La comunità attivata è una delle migliori, nell'auto, in Europa (quantomeno).

Phylla è piena di idee nascoste, ci sto lavorando per Nòva24.

Esploratela anche voi, ci sono segreti.

Phylla è una risposta. Una risposta credibile e esplorabile ancora.

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Ora voglio,che come Torino ha dato una risposta.


Altrettante risposte ce le diano Milano, Brescia, Roma, Napoli, Genova,Firenze, Pisa, Padova, Vicenza, Treviso, Ancona, L'Aquila, Perugia, Udine, Trento, Cagliari, Catania, Palermo, Bari...... e pure qualcuno dei mille paesi e distretti industriali e attivi di questa Penisola.

Ciascuna come Torino. Sfidata da Torino.

Una risposta. Visibile, comprensibile, credibile, concreta, pratica, visionaria, aperta, industrializzabile, controllabile, risparmiabile, a guadagno per tutti, italiani e fratelli altri...

La minaccia la sappiamo.

Inutile, per ora, menarla di più.

I dati sono dati.

Ora lavoriamo, e basta, sulle conseguenze.

E voliamo anche alto, quanto siamo capaci.

Vinca la migliore, se sono davvero città illuminate...

 

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 "The era of procrastination, of half-measures, of soothing and baffling expedients, of delays, is coming to a close. In its place we are entering a period of consequences..." - Winston Churchill, November 1936.

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P.s. Così come una risposta stiamo cercando di darla noi qui, da più di due anni.

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E dai e ridaje, pure qualcuno di grosso comincia a capire il nostro oro nascosto....;-)


(more to come, spero)

Raccontiamoci la nuova energia

In Italia, più che altrove in Europa, sarà  cruciale l'impegno dal basso sulla sfida energetica e ambientale.

 Questo blog collettivo, e spero partecipato, si propone di stimolare un contributo di esperienze concrete da parte di tutti coloro che ce ne possono offrire una.

Maggiore efficienza energetica,  forme di generazione distribuita, esperienze positive e negative compiute.....

Per essere abilitati a scrivere su questo blog dovete inviarmi una email a  giuseppe.caravita@ilsole24ore.com per proporre un vostro post o anche, meglio, una collaborazione . Sarò felice di leggere i vostri contributi  di invitarvi a partecipare a questo esperimento di giornalismo scritto con Voi.

 Beppe Caravita

Uno spazio aperto per raccontare e discutere delle nuove energie in Italia e nel mondo. Quelle che già ci sono e quelle che verranno.

 

 

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