All'interno di "Città illuminate", presentato nel n. 67 di Nòva24 ci sono sempre più cose cose: le inchieste e gli incontri, ma soprattutto il numero crescente di persone che abbiamo incontrato e che collaborano a quello che ormai è un racconto collettivo. Queste pagine ci aiutano a tenere traccia delle esperienze, ma vogliono essere anche uno strumento di ricerca pubblica sugli indicatori utili per misurare, e forse in qualche modo cercare di prevedere, come una città e il suo territorio cambiano e dove sono diretti.
Bruce Sterling, in un incontro con i collaboratori e i lettori di Nòva24, qualche tempo fa disse che le persone oggi non chiedono di sapere come sarà il loro futuro, ma soprattutto di sapere se avranno un futuro.
E io credo che quelli che stiamo cercando di sviluppare all'interno di "Città illuminate" siano proprio degli indicatori di futuro, che potrebbero dire se stiamo guadagnando o perdendo terreno.
Ecco qualche proposta che era emersa all'inizio del progetto, a Trento e che spero possa stimolae qualche riflessione. Il pdf integrale dell'articolo di Nòva24Review n. 4 del 2007 nel quale sono state presentate è qui.
La matrice di indicatori che segue e che dovrebbe permettere di valutare il progresso di una comunità verso uno sviluppo duraturo e sostenibile nell’economia della conoscenza è una serie di postulati, ma di proposte per una riflessione destinata a maturare nelle prossime tappe del viaggio di Nòva24 con integrazioni dei partecipanti alle tavole rotonde, ma soprattutto di quella comunità più vasta che sono i lettori.
1) Il grado di apertura verso le nuove generazioni, sia in termine di capacità di attrarre talenti esterni al sistema, che agli investimenti per farli crescere localmente. Indicatori di questo parametro sono l’età media dei ricercatori e sopprattutto dei vertici delle strutture, ma anche i salari offerti ai componenti della classe creativa che sono il motore dell’economia della conoscenza.
2) Gli investimenti e l’accesso alla formazione di base e superiore nel territorio. Ottimi indicatori, come quelli dell’indagine Pisa, sono già stati elaborati dall’Ocse.
3) I meccanismi di condivisione degli obbiettivi di lungo termine tra cittadini e decisori locali. Si tratta forse di uno degli elementi più difficilmente misurabili, ma allo steso tempo di uno dei più importanti poiché gli obbiettivi di lungo periodo necessari mettere a punto nuovi modelli di sviluppo basati sulla conoscenza necessitano di un consenso sociale forte e di stabilità. Un esempio è il meccanismo di tavoli di consultazioni messi in campo a Trento.
4) La valutazione degli obbiettivi e l’accountability delle parti coinvolte. I mezzi di valutazione della ricerca sono ben conosciuti e praticati a livello internazionale ed europeo, meno sul piano nazionale. Un’attenta applicazione a livello locale – ancora una volta l’esempio di Trento – può fornire un importante strumento di governance oltre ad aumentare la trasparenza – e quindi l’accettabilità sociale (punto 3) della spesa in ricerca, formazione e innovazione che non ha tradizionalmente ritorni nel breve periodo.
5) L’impatto ambientale della comunità e la rapidità di adozione di tecnologie pulite. Se i nuovi modelli di sviluppo sono basati sul binomio “conoscenza-capitale” il consumo di risorse naturali non rinnovabili va ridotto al massimo. Come dimostrato dagli esempi di Germania e Austria, le politiche di incentivazione, sia sotto forma di contributi che di defiscalizzazioni sonocruciali nel progresso su questo punto.